San Martino ad Antonimina

Mentre scrivo sono le due e mezza di notte, ma, caso strano, la stanchezza è passata. Già, perchè quest’anno il giorno di San Martino è stato davvero speciale. Come preannunciato nel post precedente, infatti, la serata l’ho trascorsa con gli amici della squadra di calcio dell’Antonimina (paese montano della Locride) che milita nel campionato di Prima categoria calabrese. Non credevo di farcela, viste le dieci ore di lavoro e l’ora e mezza di palestra, ma i dirigenti locali mi hanno aspettato fino alle 22 e alla fine ci sono andato con piacere. Avevo già cenato, ma l’organizzazione, come sempre, è stata impeccabile, predisponendo un menu e un’atmosfera davvero impagabili. La sede del “raduno”, infatti era in un luogo impervio ma incantevole: monte Tre Pizzi, molto sopra il centro abitato di Antonimina, una località raggiungibile solo con mezzi a trazione integrale. E così, in una Fiat Panda 4×4, il padrone di casa Beniamino Murdaca, io, il presidente Mimmo Filippone, “zì” Mimmo Gregori e il mitico “assistente arbitrale” Tola, abbiamo raggiunto la casetta intorno alle 22,30

La tavolata, non si sa come, ha atteso il nostro arrivo


Dopo il primo e il secondo, che comunque non ho mangiato, si è passati alle inimitabili caldarroste, cucinate prima dal padrone di casa Beniamino e dal capitano e avvocato Paolo Pelle e lì mi sono fatto una scorpacciata 🙂


e poi dal “mastro” Mario, inimitabile custode del campo sportivo


L’allenatore Nicola Fazzari, intanto, si diletta nel lavaggio del formaggio


Speriamo di non aver disturbato i vicini di casa…


Alla fine, i due mattatori della serata, Mario e il Mericioto (decano della locale tifoseria e acceso sostenitore del Boca Juniores), si sciolgono in un abbraccio riconciliatore, dopo qualche teatrale “schermaglia”


Non ditemi che sono retorico, ma il bello del calcio dilettantistico è proprio questo:conosci un sacco di persone speciali, che anche se tu sei un semplice operatore dell’informazione, ti rendono partecipe di questi momenti conviviali.
Come fai a non affezionarti a loro?
Ora e sempre….forza Antonimina!

😀

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8 Responses to San Martino ad Antonimina

  1. Pietro ha detto:

    …non sei retorico, sei fortunato! Solo un appunto: cazzalata, la foto delle caprette ti è venuta malissimo!

  2. max reale ha detto:

    che non si critichi mai piu’ chi sostenne, tra l’ilarita’ generale, che “a ggenti voli u mangia.”!!
    scherzi a parte, spero che questa serata sia servita al gestore del blog per metabolizzare la notizia della chiusura del GUSTO (gestione Fabio Sacca’).

  3. Virginia ha detto:

    Sì, vabbuò, ma mò dopo le castagne e la retorica, come va con la deriva centrista? L’hai dimenticata o no? No, perché se l’hai dimenticata, mi autoinvito alla prossima tavolata di San Martino! 🙂

  4. Alessia ha detto:

    l’unica cosa di cui si sono dimenticati, mi pare, sono le mitiche e tradizionali “zeppole” che si mangiano di regola a San Martino.
    e poi un’altra cosa…com’era il vino?

  5. Aurelio ha detto:

    Mentre voi eravate li in compagnia di amini sinceri e vino novello io ero in viaggio da Roma in uno dei “lussuosi” che la Ferrovie dello Stato ci riservano a noi piccoli mortali del sud.

    Mentre viaggiavo vi pensavo con molta nostalgia.

    Sarà per la prossima volta con le frittole o lo stocco!!
    saluti

  6. max reale ha detto:

    Cara Alessia, non sapevo che ti interessasse l’acqua rossa….!
    Mi permettero’ di segnalare la tua inclinazione all’alcool ad una persona tra le piu’ brave ed in gamba che ho incontrato in vita mia, che tu conosci bene in quanto uomo di sinistra, che ti fara’ avere (ne sono certo) quando sara’ maturo, un fiasco di nettare prodotto da egli stesso con l’uva della sua bella vigna!!!!
    Ciao riccia………. (o liscia?)!

  7. gianlucalbanese ha detto:

    Allora, il vino era davvero eccellente e naturalmente non ho pensato alla deriva centrista del Pd. Poco importa se ogni momento libero di ieri l’ho passato dormendo: ne è valsa davvero la pena 🙂

  8. Pietro ha detto:

    Alessia, i “zippuli” sono state consumate sulle colline imolesi, domenica! Il mio piccolo angolo di Aspromonte ha visto una tavola imbandita di “maccarruna”, volgarmente chiamati anche “pasta i casa”, zippole e brascioli, da non confondersi con le braciole di carne! Non sono neppure mancate le castagne provenienti dall’Aspromonte, accompagnate però da un vinello – caratteristico di queste colline in cui vivo il mio esilio – ad hoc, chiamato “La Cagnina”; dolce e molto indicato ad accompagnare le caldarroste. Per cui, non ti resta che emigrare…
    PS per Max Reale: che parrucca dovrei indossare per poter avere anch’io del nettare “dall’uomo di sinistra”, liscia, gassata o ferrarolla?

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