57 channels and nothin’ on

Il titolo è quello di una canzone di Bruce Springsteen di una quindicina di anni addietro. Mi è venuto in mente ieri sera, facendo uno dei rarissimi “giri completi” di telecomando sulla piattaforma digitale. I canali ora non sono solo 57, ma molti di più. Tuttavia, raramente si trova un programma che piace così tanto da fermarsi a vederlo. Già, perchè con tutti quei canali a disposizione, hai sempre il sospetto che se vai avanti col telecomando trovi qualcosa di meglio, fino a quando ti ritrovi a vedere solo spezzoni di trasmissioni. Si inizia con La 7: talk show politico condotto da Ilaria D’Amico: una sorta di Ballarò dei poveri. Mah! Meglio quando si occupa di sport con Massimo Mauro e Mario Sconcerti la D’Amico. E poi i politici presenti (Fassino compreso, eh?) correggevano in continuazione ogni sua battuta infelice. Passiamo avanti. La sosta più lunga (un quarto d’ora circa) è per il programma di Victoria Cabello con ospite in studio Serena Dandini, poi avanti con un pezzo della replica di Ballarò del giorno prima. Tra i canali d’informazione, mi fermo un minuto su Al Jazeera e scopro una conduttrice del Tg formosa e sensuale che accentua i miei sentimenti antiamericani, ultimamente mitigati dall’elezione di Obama. Saltati a piè pari i canali di cartoni animati mi perdo nella selva oscura di Tv locali e un pò tamarrognole alle quali dedico 3″ ciascuna. Insomma… “57 channels and nothing on”. Scopro, in extremis, un canale tematico che trasmette partite di tennis vecchie. Coppa Davis del ’77 Panatta contro Alexander. Era un tennis completamente diverso, rispetto a quello fisico e muscolare dei Federer e dei Nadal, con scambi quasi da “pallettari” come si dice da queste parti. Più elegante l’abbigliamento e primordiali quelle racchette in legno, che hanno richiamato uno dei ricordi più tristi della mia adolescenza: nel 1980, infatti, frequentai due corsi di base di tennis. Così, senza particolare trasporto, solo perchè ci andavano i miei amici dell’epoca. Dal 1984 in poi, lasciai ogni attività sportiva (in primis il calcio per manifesta incapacità), per poi riprendere con buona lena dal 1990 in poi, in età “adulta”. Ricordo che intorno alla metà degli anni ’80 mi arrabbiai talmente tanto (non so per cosa e contro chi) che in cinque minuti di foga distrussi proprio la racchetta che i miei mi regalarono nell’80 prima del corso. Fu un lampo di rabbia. Mi resi conto della gravità del gesto solo quando mia madre mi disse: “Perchè l’hai rotta? Era la prima racchetta della tua vita…”. Oggi, a distanza di quasi un quarto di secolo, mi pento e mi vergogno di quel gesto. In primis per il valore affettivo del dono e poi (ma questo lo imparai già dal 18° compleanno, visto che iniziai a lavorare a 18 anni e due mesi) anche per il valore materiale, che sicuramente allora non comportò una spesa facile, per una famiglia monoreddito composta da quattro persone. Errori di gioventù… 😦

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10 Responses to 57 channels and nothin’ on

  1. Virginia ha detto:

    Racchetta Maxima in legno: io ce l’ho ancora!

  2. Pietro ha detto:

    Anch’io, ieri sera, ho fatto tardi…ho ascoltato qualche vecchio brano pop degli anni ottanta, e la nostalgia mi ha fatto venire i crampi al sonno…

  3. gianlucalbanese ha detto:

    Esattamente una Maxima azzurra con uno scudetto tricolore tra il manico e il “corpo” della racchetta. Che cazzata che feci…

  4. Virginia ha detto:

    Pure la mia ha lo scudetto!!!
    Anno 1978, la mia, ho trovato pure una foto mia immortalata al campo con tanto di racchetta e completino da tennis… ma te la risparmio, tranquillo!
    Comunque chi è che non ha fatto una cazzata in gioventù! Non ti dispiacere troppo, che chi non le ha fatte in gioventù le fa in vecchiaia ed è molto più pericoloso…:-)

  5. betta ha detto:

    a te che piace un certo tipo di giornalismo, ascolta questa intervista a iacona. è bellissssima!!

  6. max reale ha detto:

    Infatti Angeletti e Pezzotta non hanno mai spaccato una racchetta in gioventu’…….

  7. Roberto Tolomeo ha detto:

    Un consiglio. La prossima volta non saltare i canali dei cartoni animati. A fine zapping di accorgerai di aver dedicato più tempo a questi che a tutti gli altri channels messi insieme.

  8. gianlucalbanese ha detto:

    Do il mio personale benvenuto al caro collega catanzarese Roberto, invitandolo ad organizzare quanto prima, insieme al funambolico Vito Fabio, al resto della redazione catanzarese e alle due cuoche designate, la premiata ditta Galati&Galati(Maria Rita e Rossella) una cena a base di “morzeddu”, «cu chidu vrodu chi ti cala galgi galgi» che ora con questo brutto tempo si apprezza di più. Ci state? 🙂

  9. Virginia ha detto:

    cu chidu vrodu chi ti cala galgi galgi… credo che voglia dire ‘con quel brodo che ti scende nella gola’ , però non ne sono sicura… e non so cosa sono i murzeddu…

    Non è che mi rendereste edotta? Grazie! 😉

  10. gianlucalbanese ha detto:

    Allora, Vidi: ‘u murzeddu è una specialità gastronomica tipicamente catanzarese. Consiste in una forma di pane (c.d. “pitta) ripiena di pezzetti di trippa in un sugo molto piccante che si mangia come un megapanino, con le mani. E quindi il “vrodu” (il sugo) tende a calare nelle guance del buongustaio che lo mangia (galgi galgi, appunto…). Un piatto tipicamente invernale, insomma! 🙂

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