Anche a Bologna…

Mi ha molto colpito l’episodio di grave intolleranza che si è verificato qualche sera fa nel centro di Bologna: quattro balordi di estrema destra, hanno aggredito un gruppo di studenti che di notte suonavano chitarra e bongo. Il motivo? Nessuno plausibile, come al solito. Li hanno visti lì, avevano i capelli lunghi e suonavano le percussioni africane. Davvero “un buon motivo” per prenderli a bottigliate in testa e per colpirli con sedie e sgabelli. Incredibile. In mezzo a quei ragazzi che suonavano e cantavano avrei potuto esserci anche io, come ci sono stato un sacco di volte. E avrei dovuto subire dapprima le provocazioni e poi l’aggressione di quattro balordi, che per darsi un tono usano simboli e ideologie tristemente famigerate. Che schifo. Ormai gli episodi di intolleranza si verificano anche nelle zone d’Italia più evolute: a Parma i vigili pestano uno studente di colore, mentre storie recenti di aggressioni ad extracomunitari e “diversi” in genere si sono verificati anche a Rimini e perfino a Livorno, forse la città più “rossa” d’Italia, che fu sede, nel 1921 del congresso che istituì il Pci. Davvero gli italiani sono peggiorati così tanto? Mah! Tornando all’episodio di Bologna, mi auguro due cose: che lo studente (peraltro catanzarese) che ha avuto la peggio nell’aggressione possa guarire presto e che ai quattro balordi (prontamente fermati dalle forze dell’ordine) si riservi un trattamento adeguato alla loro bestialità. Viva l’Italia antifascista, democratica e figlia delle lotte partigiane.

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12 Responses to Anche a Bologna…

  1. max reale ha detto:

    quest’anno siamo andati in recessione economica, ma la strada della recessione culturale e degli ideali l’abbiamo imboccata gia’ una quindicina di anni fa.
    Quando a Bologna succedono queste cose, significa che siamo alla frutta: a questo aggiungiamo pure che hanno chiamato, come allenatore del Bologna, un signore di nome Sinisa Mihailovic che si e’ reso protagonista di squallidi episodi di razzismo (sembra che abbia sputato il calciatore di colore Vieira, apostrofandolo “negro di merda)….
    Cosa vogliamo di piu’?

  2. Pietro ha detto:

    Bologna, Bologna…difficile raccontarla, figuriamoci viverci. Bologna ha perso ogni sua identità: politica, sociale e culturale. Non è più la città di qualche ventina d’anni fa, quella ai vertici della classifica sulle città più vivibili. Bologna è indecifrabile, ormai ridotta ad icona delle contraddizioni dove sembra che tutto sia di passaggio, dove nulla si ferma, pur soggiornandovi come fosse casa di ogni persona che passeggia per le sue strade. Bologna è altro, altro, altro, altro…città simbolo di libertà e democrazia, adesso è soltanto simbolo di decadenza civile. Non certo per colpa sua, in quanto paga la sua propensione al dialogo e all’inclusione di chiunque voglia andare a viverci. E’ un po’ come ospitare un barbone, dargli da mangiare, da bere, da dormire e poi scoprire che è scappato, in piena notte. Certo, un pensierino malandrino gli è passato per la mente, alla Bologna grassa e dotta, cioè quello di fregare la moneta che il barbone aveva raccolto chiedendo l’elemosina a lei stessa, che dopo aver elargito l’obolo, pur di riprenderselo aveva ospitato in casa colui che tiene alla sua libertà più di quanto Bologna possa neppure immaginare di poter disporre.
    Bologna include e poi, se può, spolpa gli “inclusi”, e anche quelli che inclusi non vogliono essere. Così tutti si fermano, magari per sempre, sentendosi però di passaggio. Eterni passeggeri su un’isola raccontata un tempo da colorati depliant, un tempo affatto ingannevoli, come lo sono adesso.
    Bologna è così. E’ cambiata, purtroppo, perché a me piaceva moltissimo, quando l’ho conosciuta, nella metà degli anni ottanta, non certo un secolo fa. Si sdoppiava come il sole e la luna, e spesso il sole sembrava sorgere la sera, illuminando le sue notti, mentre di giorno c’era una luna piatta e soporifera, che rallentava i ritmi, faceva riposare e rilassare chiunque passava sulle sue strade, a guardare le sue vetrine con i prezzi in lire. Ora la notte è buia, non c’è più neppure la luna, e il sole, di giorno, o brucia oppure è irrilevante, anonimo, simbolo di quello sbiadimento totale e della corsa a ritroso di queste splendida città.
    Peccato!

  3. Virginia ha detto:

    Pietro ha dipinto uno spaccato di Bologna molto bello, sicuramente vero visto che egli conosce la città, ma anche molto amaro… triste per chi come me aveva di Bologna la stessa idea che ne aveva Gianluca… cadono miti a mazzi ormai…
    Io ho visto Bologna per la prima volta nel 2004 poco dopo l’elezione di Cofferati a sindaco.
    Rimasi a Bologna poco più di 48 ore, girando per le sue strade con lo stesso spirito di Alice nel paese delle meraviglie. Un pomeriggio in una trattoria che era proprio di fronte alla sede del suo comitato elettorale, mentre eravamo a pranzo io, mia figlia ed una mia amica, entrò proprio Cofferati; ricordo il suo sorriso che sembrava quasi schivo e le parole di speranza di chi si alzò a salutarlo.
    Ma anche Cofferati si è bruciato a Bologna… è diventato lo sceriffo, è diventato inviso alla gente, forse per errori suoi, forse perché la gente ormai non sa più davvero che cos’è la libertà e la confonde con il ‘faccio quel che mi pare’.
    E da questa confusione nasce l’intolleranza, che è figlia a sua volta dell’individualismo, dell’interesse personale, del credersi migliori di altri, del pensare che il diverso è un nemico…
    In questo io vedo l’inevitabile deriva di una società che non ha più ideali di alcun tipo e quindi non ha più nulla di aggregante ed ecco che si disgrega in rivoli di violenza; e tutto questo porta a volte a casi come quelli di Bologna, che sconfinano nel fanatismo e nella violenza…dimenticando, per dirla con Guccini, che infine tutti avremo due metri di terreno…
    .

  4. Alessia ha detto:

    Pietro conosce bene Bologna, molto bene.
    ricordo il mio primo incontro con quella città: mi fece timore e impressione allo stesso tempo. avrò avuto all’incirca 8 o 9 anni e, di ritorno da una settimana bianca, andammo a cena a casa di un cugino prima di ripartire e far rientro a Siderno.
    l’ho guardata, grande e buia, dai finestrini della macchina e ne ebbi paura perchè mi sentii piccola e spaurita. tornai a Bologna dopo 10 anni e fu subito come respirare ossigeno dopo essere stata in apnea, nel silenzio e nell’isolamento della pianura padana.
    Bologna ti accoglie, a braccia aperte; ti fa sentire parte di essa, ti rende artefice della tua vita e delle occasioni che avrai. ora che sono andata via da Bologna, ora che sono trascorsi 4 anni, mi raccontano che non è più la città che conoscevo, i miei ricordi e le mie esperienze. è altro, come ben racconta Pietro.
    e i motivi, in fondo,sono quelli indicati da Virginia: cambia l’uomo, o cambia la società. e inevitabilmente l’uno condiziona l’altra, e viceversa.
    non ho conosciuto Cofferati sindaco, anche se mi hanno raccontato di derive estreme in balia del forte gruppo di Alleanza Nazionale che, gasato dall’improvvisa e quanto mai inspiegabile rimonta elettorale, ha pensato bene di divenire l’ago della bilancia e di fare il bello e il cattivo tempo con maggioranza e opposizione. anche questa è politica, certamente la peggiore!
    ho conosciuto Guazzaloca sindaco, lo sviluppo della città in termini di vivibilità e sicurezza, nella zona universitaria come nelle periferie; autobus in più soprattutto di notte per venire incontro agli studenti e alla loro voglia di divertimento e di scoperta della città. le feste ai Giardini Margherita, il centro piano piano chiuso alle auto, la pulizia nelle strade, le iniziative per i bambini nei parchi della città.
    Via Zamboni, storica strada delle facoltà, era diventata una grande piazza per tutti gli studenti: bar, ritrovi, disco pub…e lo spaccio ridotto al minimo!
    ora non so più cosa ci sia a Bologna: si accoltellano in piazza Verdi dove un tempo si viveva giorno e notte.
    è il degrado a cui inesorabilmente stiamo andando incontro, ovunque e a tutti i livelli.
    ma le scene di razzismo, di intolleranza, di violenza, non possono trovare albergo nelle coscienze di nessuno, in particolare dei giovani il cui futuro è multirazziale e globale!
    alcuni politici, con il clima da perenne scontro verbale, acutizzano le insofferenze e prestano il fianco a degenerazioni di questo tipo. ora davvero la politica ha delle responsabilità! e la classe dirigente che stanno formando, a loro immagine e somiglianza, non è certo il miglior risultato delle loro azioni!

  5. max reale ha detto:

    Dalle vostre considerazioni temo proprio che Bologna sia stata vittima del ” fatto del riccio” o meglio du “fattu da rizza”.
    U FATTU DA RIZZA, narra di un riccio impaurito e dimesso che durante un fortissimo temporale con acqua e vento bussa ad una porta dove gli aprono due anziani coniugi: il riccio, tutto bagnato ed infreddolito, racconta ai due di essere in condizioni pietose e chiede di essere accolto in un angolino della casa, senza disturbare, nell’attesa che passi la burrasca.
    Il marito si mostra impassibile ma cede all’anziana moglie che gli dice: chi ndavi u ndi faci ntall’angulu da porta…, jamu… facimula u trasi amara ca e’ tutta vagnata!”
    Il riccio viene fatto entrare e si apposta, molto discretamente, in un angolino, ma vedendolo tremare per il freddo, i due coniugi convengono che non basta per consentirgli di asciugarsi, si impietosiscono ancora di piu’ e decidono di metterlo ai margini del letto: ” chi fastidiu ndi poti dari, amara rizza, nta punta du lettu?”. E vanno a dormire.
    Durante la notte, il marito muove i piedi e si punge negli aghi aguzzi del riccio e gli urla: “E no, cazzu! vattindi du lettu ca mi buchi i pedi” ed il riccio risponde: ” mi dispiaci ma cui si pungi nesci fora!!”.

  6. Alessia ha detto:

    …pillole di saggezza…
    ma il riccio è una specie in via d’estinzione?

  7. max reale ha detto:

    purtroppo no, Alessia: ne ho viste di persone che quando erano in difficolta’ si dimostravano miti e cordiali ed una volta ottenuto un miglioramento sfociano la loro rabbia ed il loro veleno, magari proprio contro chi li ha sostenuti ed aiutati…
    Dove lavoro io ce ne sono a decine.

  8. Alessia ha detto:

    ne è pieno il mondo, Max!
    e da quando sono appassionata di politica e dedico un pò del mio tempo a questa passione ne ho scoperti moltissimi, di ricci!
    e allora penso che serva, qualche volta nella vita, fare un pò di selezione soprattutto tra coloro che ritieni amici e in realtà non lo sono affatto. anche perchè poi scopri delle persone splendide, affettuose e interessanti, come quelle che ho conosciuto io sempre per lo stesso motivo.
    W i ricci…

  9. Pietro ha detto:

    Max, guarda che io non soffro di sindrome da rizza…io Bologna mica la disprezzo, anzi, mi dispiace perché è cambiata in peggio! Non è colpa mia, eh, se è diversa da quando l’ho conosciuta! Io non pungo nessuno, anzi, credo che in dieci anni non ho mai buttato a terra una cicca o un pezzettino di carta. Ho un rispetto direi maniacale per la città, però la sua gente mi piace sempre meno…questo non perché io mi senta migliore, ma proprio perché non mi ci ritrovo più come una volta.

  10. max reale ha detto:

    Che vadano a cagare i ricci!
    Viva le riccie, semmai……. specialmente quando prendono in considerazione l’opinione degli amici del blog, prima di allisciarsi……. toma castagna!
    Comunque e’ bellissimo come avete descritto Bologna com’era prima: si legge nelle vostre parole un grande amore per questa citta’ e questo prova che tu e Pietro non l’avete usata e gettata, ma vi eravate fortemente affezionati e la sentivate come la vostra citta’.

  11. max reale ha detto:

    Pietro, e’ chiaro che il “riccio” in questo caso simboleggia la figura di coloro i quali hanno approfittato della grande apertura ed accoglienza di Bologna per imbarbarirla cosi’.
    U FATTU DA RIZZA forse e’ stato frainteso.
    Comunque siamo a Giovedi’: e’ il momento di lanciarsi verso il confronto di sabato sera contro la squadra del petrolio. PETROLCLUB-JUVENTUS, che sfida affascinante!

  12. Pietro ha detto:

    Beh, meno male che non è domani sera, altrimenti sarei costretto a perdermela…invece sabato no problerm!

    PS: se ci rieusciamo ad organizzare una specie di videoconferenza vi fornisco il link, se volete vedermi in streaming parlare di emigrazione, immigrazione e presentare il mio libro, a Pavia…spero sia fattibile, così poi mi direte come sarò andato…

    Pensavo di ispirarmi a Rocco Barbaro o a Cetto La Qualunque…

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