L’abbraccio infinito


Ho avuto la fortuna di conoscere Mimmo Carone nel giugno del 2001. Ero reduce, infatti, da un infortunio al capitello radiale sinistro (sempre quello…) e, una volta tolto il gesso, decisi di fruire delle sue prestazioni di fisioterapista. Fin da subito mi risultò simpatico: le sedute di terapia con lui scorrevano piacevolmente e poi, dopo qualche tempo, diventammo amici. Non è retorica se dico che persone come lui, con la sua squisitezza, generosità e bontà d’animo si contano nelle dita di una mano. Per lui, il Natale appena trascorso è stato atroce. Un incidente stradale ha provocato la scomparsa dell’adorata madre. A nulla sono valsi i soccorsi immediati e le cure prestate. Un dolore enorme per lui, per la sua famiglia e per gli amici che hanno fatto di tutto per stargli vicino. Oggi, alle esequie nella sua Santa Caterina dello Jonio eravamo davvero in tanti. Troppi per poter entrare nella piccola chiesa a pochi metri dalla statale 106. Tutti lì, ad aspettare di poter porgere al caro Mimmo e ai suoi cari, le nostre condoglianze. Come ha acutamente osservato Giovanni «la presenza di tutta questa gente è testimonianza di un affetto autentico nei confronti della famiglia, che va ben al di là di ogni costumanza». E ha ragione. Perchè il dispiacere è stato più forte del freddo e dell’attesa. Avrei voluto che quell’abbraccio a Mimmo fosse durato in eterno, come estrema testimonianza di affetto e vicinanza. Coraggio Mì…

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2 Responses to L’abbraccio infinito

  1. giuseppe ha detto:

    Voglio porgere anche io un abbraccio a Mimmo. Tieni duro Mimmo, il tempo ti aiuterà a lenire il dolore e renderà più intensi e vivi i momenti trascorsi con la tua mamma.
    Con affetto

  2. giovanni certomà ha detto:

    Mimmo è un Amico di quelli veri ed essenziali, il suo è stato un Natale affettivamente distruttivo, ma ha la forza, la fede e l’affetto di Tanti che gli hanno manifestato e gli manifesteranno concretamente ed in modo silienzioso gli “aspetti positivi” anche di un dramma che lo sta vedendo “protagonista”. Solitamente alle persone cui sono molto legato manifesto il mio affetto con dei versi…

    “Alla Madre adorata…”
    Non passava istante
    che non telefonasse
    o Lei non gli telefonasse.
    “Gioia mia” era l’espressione
    che più usavi per accarezzare
    anche al telefono la sua Voce.
    Le lacrime hanno inondato il cuore
    ma Lei dal “luogo” beato in cui
    si trova, ti seguirà Mimmo,
    proprio come fa un runner che punta
    e segue con lo sguardo Chi
    sta davanti…

    un abbraccio forte, Giovanni Certomà

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