L’umanità del provinciale

L’aneddoto risale all’autunno di qualche anno fa. Mi trovavo a Roma e avevo il pomeriggio libero. Mancava un’oretta al tramonto e mi sedetti su una panchina di piazza del Popolo per ascoltare il Cd appena acquistato alla Ricordi di via del Corso. La serata era splendida, una delle classiche “ottobrate” romane, una meravigliosa appendice dell’estate appena conclusa. A un certo punto, nonostante ascoltassi la musica in cuffia, riuscii a sentire il pianto di un bambino nella grande piazza. Mi alzai e vidi lui e la sua bicicletta – per la verità molto grande, vista l’età – a terra. Gli prestai i primi soccorsi, accompagnandolo a lavarsi alla fontana e tamponando l’escoriazione con dei fazzoletti di carta che avevo in tasca. Gli dissi se voleva chiamare i genitori col mio cellulare, ma mi rispose che era inutile, perchè entrambi stavano lavorando. Dopo qualche minuto si alzò e riprese il suo giro in bicicletta, dopo avermi ringraziato per il mio intervento. La scena mi fece riflettere, perchè capii che i bambini si rialzano facilmente dopo le cadute, che in fondo non era successo nulla di particolarmente grave e che la sua famiglia (che immagino distinta e benestante, magari residente nel centro di Roma) avesse cose più importanti da fare che non badare al passatempo del bambino di età apparente inferiore ai dieci anni. E’ che io non mi immaginavo proprio, alla sua età, a scorrazzare in bici nel centro di Roma, senza che nessuno mi “sorvegliasse”. Sarà. Altri tempi. Magari lui crescerà più “sveglio” di me. Certo che la cosa che mi fece veramente specie fu il fatto che io fui l’unico a prestare soccorso al bambino, in una piazza che era tutt’altro che deserta e fuori mano. Possibile che turisti e residenti siano così insensibili da non soccorrere un bambino caduto dalla bicicletta? Possibile che l’umanità emerga in maniera più spontanea da noi provinciali?

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3 Responses to L’umanità del provinciale

  1. Pietro ha detto:

    Gianluca, se invece di soccorrere un bambino tu avessi omesso di soccorrere un cagnolino, ti saresti trovato con una denuncia per omissione di soccorso sul groppone…anche sugli autobus, l’abbaiare di un cane di razza anche “estera” è più tollerato del pianto di un bambino extracomunitario…e forse anche italiano…
    Le maglie sono ormai troppo larghe, al punto che è diventato un’utopia pensare in un piccolo viaggetto a ritroso alla riscoperta di un minimo di socialità che non sia vissuto come simbolo di arretratezza e provincialismo…

  2. Luigina S. ha detto:

    E’ vero… sensibilità e attenzione verso gli altri è tipica dei provinciali, si vede che hanno un cuore aperto alla vita…

  3. Virginia ha detto:

    E’ un po’ un luogo comune la disattenzione dei ‘cittadini’ rispetto a certe situazioni, ma è anche oggettivo il fatto che noi provinciali siamo un po’ più sensibili rispetto a certe dinamiche, perché viviamo una vita più ‘allargata’, visto che ci conosciamo tutti e questo ci porta a considerarci un’unica grande famiglia…
    Ognuno porta con sé le proprie abitudini e i propri ritmi, non sempre modificabili, per cui noi provinciali continueremo ad accorrere al salvamento del bambino e i cittadini cintinueranno a guardarlo con più distacco, forse consapevoli che prima imparerà a curarsi da solo e prima sarà in grado di vivere meglio…
    Chi è migliore? Non lo so.

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