Con l’incoscienza dentro al basso ventre e ad alcuni audaci in tasca L’Unità

CONCITA DE GREGORIO
Giorni fa, nella sua quotidiana rubrica “Luna Rossa”, ospite fissa della copertina di CO, il Maestro Pasquino, disse de “L’Unità” che fu “fondato da Antonio Gramsci e affondato da Concita De Gregorio”. E così, per curiosità, sono andato a comprare il quotidiano nuova versione, con la direzione di una donna relativamente giovane, piacente quasi quanto Giovanna Melandri e con un sufficiente background professionale alle spalle. A parte la rubrica quotidiana “Ora d’aria” di Marco Travaglio, che è il vero e proprio punto di forza, mi ha fatto venire in mente l’ultima volta che acquistai quel giornale. Correva l’anno 1988, l’ultimo dei miei studi superiori, e avere L’Unità nella tasca posteriore dei jeans era un gesto spontaneo, che feci ancora prima di conoscere Guccini e la sua leggendaria “Eskimo”, col verso che riporto nel titolo del post. Se non ricordo male, allora il direttore era Walter Veltroni, il più filoamericano dell’allora Pci, che iniziò un’opera di restyling del gironale a partire dalla testata, rendendola meno seriosa e più tondeggiante: scoppiò una polemica feroce tra militanti e lettori, fin tanto che dovette tornare alla tradizionale testata con i caratteri originari. Dopo 21 anni, il Pci non c’è più e neanche i suoi “discendenti” diretti. L’Unità ha assunto un formato più piccolo del tabloid, e questo rende molto comoda la lettura del giornale, che ha una discreta prima parte (anche se è ancora troppo intimo il legame con Walter e quella fetta di Pd di origine Ds) ma per il resto oscilla tra l’inchiesta alla “Diario della settimana” nel paginone centrale e certe rubriche molto più leggere e dalla chiara impronta rosa. Insomma, un giornale quasi “figo” come la sua direttrice. Non condivido il giudizio drastico emesso da Pasquino, ma non diventerò nemmeno un assiduo lettore de L’Unità. Lo comprerò ogni tanto, magari in concomitanza con qualche momento particolare, anche perchè non ho mai trovato un quotidiano nazionale capace di fidelizzarmi: il Corriere lo rispetto ma non lo compro, Repubblica non mi è mai entrata nel cuore, del Manifesto ho vissuto forse la fase meno felice, Liberazione è un organo di partito e non m’interessa, il Riformista è lontano dalle mie vedute ma a volte regala dei retroscena interessanti. Quindi, quando ho voglia (e soprattutto tempo) di leggere qualche testata nazionale, scelgo uno tra questi, ma non mi sento mai “soddisfatto” come lettore. Li compro occasionalmente. Aspettando il ritorno di Paese Sera…

P.S.: vedere la pubblcità a pagina intera con L’Unità nella tasca posteriore di una minigonna jeans di una modella col culetto neanche troppo sexy mi ha lasciato perplesso. Non tanto per il culetto quasi piatto della tipa, ma per il fatto che anche un giornale di tradizioni così gloriose debba ricorrere a strategie d’immagine che non riescono ad uscire dal binomio tette-culi. Se penso questo, forse Pasquino non ha tutti i torti.

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2 Responses to Con l’incoscienza dentro al basso ventre e ad alcuni audaci in tasca L’Unità

  1. Virginia ha detto:

    Va detto che l’Unità non è più giornale di partito dal ’90 per cui ha perso già da tempo la sua connotazione storica, che era quella di foglio stampato dai lavoratori, ma Pasquino non ha torto per niente.

  2. romeo ha detto:

    Ho ripreso a comprare “L’Unità” da poco, anche io saltuariamente, il alternativa a “Il Fatto Quotidiano”, a “La Stampa”, “La Repubblica”. Compravo anche “L’

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