Pessima fine del mese

aprile 30, 2009

Il mese di aprile non si poteva chiudere peggio. Nella serata di ieri, infatti, è venuta a mancare una persona che, seppur conosciuta da pochi mesi, mi era divenuta familiare. Forse perchè nel dolore misto a speranza di un reparto ospedaliero si diventa naturalmente amici, solidali. Seduta dopo seduta, protocollo dopo protocollo, attesa dopo attesa, mi è capitato di vivere, seppur da semplice “accompagnatore”, le storie di chi è costretto a sottoporsi ai trattamenti di chemioterapia. C’erano volti conosciuti come quello di Enzo Galletta, presidente della squadra di calcio del Brancaleone, battagliero e carismatico sui campi di calcio, triste e malinconico nei suoi ultimi mesi di vita, e volti sconosciuti divenuti ormai noti, ognuno dei quali porta con sè un storia. C’era anche la zia della mia cara, insostituibile ed eterna amica Maria Teresa. Ebbene, la zia della mia amica e collega è scomparsa ieri sera. Quando la conobbi non sapevo della sua parentela. Vedevo questa signora che, nonostante l’aspetto salubre e la pelle fresca e liscia, lottava da anni contro quel male che ti divora dall’interno e che la scienza, purtroppo, non riesce sempre a curare. Ricordo la sua compostezza, la pazienza quasi rassegnata con la quale si sottoponeva ai trattamenti e alle attese. Era diligente. Non si lamentava mai. Poi, una volta finito, ci incontravamo spesso al supermercato per qualche compera prima di pranzare. Lei era sempre accompagnata dalla figlia Teresa, piccola grande donna, alla quale ha trasmesso i lineamenti dolci del viso e quella naturale compostezza nel porsi col prossimo. Una ragazza forte Teresa, che ben presto ha imparato a conciliare gli impegni universitari con le piccole grandi incombenze della “donna di casa”. So quanto Maria Teresa fosse legata alla zia, quella donna dall’aspetto così giovane da sembrare una coetanea. Oggi è uno di quei giorni in cui sembra che il destino avverso tocchi solo alle persone più buone. Ci vuole molta fede, tanta cristiana rassegnazione per convincersi che non è così. Ma non è facile. Oggi mi tocca lavorare, anche se con questo grande dispiacere dentro. Stringere i denti e tirare avanti, come succede da 21 anni a questa parte. Ma domani niente festeggiamenti, niente scampagnate e niente allegria. Non è proprio il caso. R.I.P.


Manipolata dalla Sinistra

aprile 29, 2009

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Mi sia perdonato il machismo del post, sicuramente poco consono alla mia weltanschauung, ma stavolta il cainano me l’ha proprio tirata…
Oggi, nel replicare alle dichiarazioni della moglie Veronica Lario, che criticava la scelta di candidare attricette e soubrette nelle liste del Pdl, ha detto che, come al solito, le dichiarazioni di sua moglie sono state fraintese e che la sua gentile (e fin troppo paziente) consorte, sarebbe stata manipolata dalla solita stampa di Sinistra.
A onor del vero lo sfogo della Lario in Berlusconi mi sembrava assolutamente autentico. E poi, stando al gossip di qualche anno fa, relativo alla presunta liason tra la signora Berlusconi e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, mi sa che mi tocca dare ragione al Capo del Governo: la moglie è stata manipolata da… (un uomo di) Sinistra. Cacciari appunto, che in questa foto sembra dire «zitto, becco che non sei altro…».
Ribadisco le scuse per i contenuti del post, ma credetemi che il cainano ha fatto di peggio, molto peggio.

cacciari


Ma il tempo, il tempo chi me lo rende?

aprile 29, 2009

Fare cinquanta minuti di fila soltanto per consegnare una provetta con del sangue già prelevato a domicilio e consegnare un’impegnativa, mi sembra francamente troppo. Eppure è così. Ore 8 in un laboratorio di analisi privato convenzionato. C’è fila. Si vede che ancora non si è esaurito il budget che l’Asl destina alle strutture private e che di solito dura sei mesi. Entro, ritiro il numeretto e attendo. Ce ne sono dieci davanti a me, ma l’accettazione sembra il check-in di un volo internazionale. Documento d’identità, firma, esibizione della tessera sanitaria – ma non doveva, quest’ultima, snellire tutte le procedure ed essere un passepartout universale nel mondo della sanità? – e poi applicazione del codice a barre. Non mancano i furbetti del quartierino, quelli che con astuzie da “furbi contrabbandieri macedoni” cercano di eludere un pò di fila. Io no. Ligio alle regole come uno junker prussiano, rimango in attesa. Mi “gusto” l’esibizione dei passaporti come documenti d’identità e le autocertificazioni dello status di disoccupato da parte di chi porta occhiali da sole e abbigliamento griffati. Finalmente arriva il mio turno. Ma si sono fatte le nove. Troppo per consegnare una provetta e un’impegnativa. Certo, siamo messi meglio degli americani che loro un servizio sanitario nazionale non ce l’hanno, ma quanto tempo che si perde. Tra prescrizione del medico di base, check in al laboratorio e adempimenti vari ho perso più di un’ora. E non sono un tipo impaziente. Anzi. In oltre vent’anni di lavoro ho maturato una pazienza certosina. Ma quando è troppo è troppo! 😦


E guardo il mondo da un oblò

aprile 28, 2009

E anche aprile sta terminando. L’aprile più freddo e piovoso della mia vita. Il mare ha invaso di nuovo la spiaggia e tira un forte vento di scirocco che entra nelle orecchie e mi riporta antichi fantasmi di un’estate di tre anni fa, passata ad assumere antibiotici per via di una fastidiosa otite. Allegria! Le previsioni per il ponte del Primo maggio sono discrete, ma sicuramente non farà il tempo adatto a farmi iniziare la stagione balneare: temperatura intorno ai 15° e ancora della lana addosso, sicuramente non incentivano “primizie” del genere. Oggi rimpiango il fatto di non sapere suonare la chitarra. Non ho mai imparato e forse, l’avessi fatto in tenera età, sarei diventato un cantautore. Sono anche discretamente intonato e mi piace scrivere, ma non ho mai sentito un blue’s senza musica. E quindi mi resta il rammarico di non aver mai saputo suonare e di non avere il tempo di imparare, consolandomi con questo inutile blog nel quale scrivo quello che mi passa per la testa. Certo che se sapessi suonare, oggi canterei in continuazione questo brano degli anni ’80, uno di quelli più gettonati nel juke box sotto casa. Oggi mi sento come uno che “guarda il mondo da un oblò” e vuole cantare (o abbaiare) alla luna.


Rigurgito antifascista

aprile 26, 2009

25-aprile

SIDERNO L’oltraggio alla Storia è triplice. Uno, perchè il gesto provocatorio giunge nel giorno in cui l’Italia festeggia la Liberazione dal nazifascismo; due, perchè lo striscione con la scritta “25 aprile, lutto nazionale” è stato esposto ai piedi del monumento ai caduti in guerra di piazza Risorgimento; tre, perchè il gruppo di balordi che ha ideato e realizzato questa bravata si firma con simboli come le croce celtica e il fascio littorio e, quasi a garantirsi l’anonimato, si definisce “Epizephiri division”. Già, Epizephiri, il nome dell’antica Locri, quella della Magna Grecia. È stato triste il risveglio dei sidernesi in questo 25 aprile macchiato dallo striscione lungo oltre cinque metri che ignoti, nottetempo e di nascosto, hanno esposto ai piedi del monumento ai caduti, a due decine di metri dal palazzo municipale. Proprio nel cuore della Siderno dalla lunga tradizione antifascista, a metà strada tra il corso della Repubblica, salotto buono della città, e il municipio. È bastato poco ad alcuni cittadini mattinieri per accorgersi di quello sconcio e allertare subito la polizia, che, intervenuta prontamente, ha rimosso lo striscione, consentendo alle autorità di poter celebrare degnamente la ricorrenza. Ora, le forze dell’ordine indagano a tutto campo, alla ricerca del manipolo di balordi – si ipotizza la partecipazione di almeno tre persone alla bravata, vista la zona molto centrale e le dimensioni dello striscione – che hanno compiuto il gesto. La denominazione “Epizephiri division”, infatti, è assolutamente inedita e potrebbe celare sia l’iniziativa isolata di un manipolo di esaltati che un’ipotesi della presenza di gruppi eversivi neofascisti nella zona. Ma sono solo supposizioni. Fatto sta che la bravata non ha impedito una degna celebrazione della ricorrenza, anzi. Nella tarda mattinata, infatti, l’amministrazione comunale, insieme ai rappresentanti di associazioni, forze dell’ordine e della scuola, ha festeggiato la Liberazione «con grande partecipazione», come riconosciuto dal sindaco Alessandro Figliomeni che ha altresì bollato il gesto come «iniziativa isolata di pochissimi soggetti per nulla rappresentativi della comunità sidernese». «La vera Siderno – ha proseguito – è quella che condivide i valori fondativi della carta costituzionale e la nostra tradizione democratica. E la migliore risposta a simili provocazioni è stata proprio l’aver celebrato la festa in maniera numerosa e rispettosa dell’appello rivolto dal capo dello Stato».

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it


Anime di razza

aprile 23, 2009

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Voglio rassicurare Stefano D’Orazio dei Pooh, che nella sua “Cinquanta primavere”, dedicata al cinquantesimo anniversario di matrimonio dei genitori, cantava che «sarà che di anime di razza, è un pò che non ne fanno più». Le anime di razza ci sono ancora, eccome. Due si sono unite in matrimonio stamattina. Il fraterno amico Peppe Reale, infatti, ha coronato il suo sogno d’amore con la sua Carmen. Un amore che ho visto nascere, quando negli anni ’90 si vedevano spesso, nelle strade di Siderno, una Renault Clio nera affiancata da uno scooter Piaggio giallo. Entrambi in movimento. Avanti e indietro tra corso della Repubblica e Lungomare. Parlavano a lungo, Peppe e Carmen, ognuno a bordo dei propri “mezzi”. Il loro amore nacque così e negli anni si è solidificato sempre di più, superando tutti gli ostacoli logistici, perchè – e stavolta voglio citare Battisti e Mogol – «uno scoglio non può arginare il mare». Impegni personali mi hanno impedito di prendere parte alla cerimonia religiosa, officiata dal vescovo della diocesi di Locri-Gerace mons. Giuseppe Fiorini Morosini. Ma all’hotel President c’ero, insieme a tanti cari amici, e ho trascorso un paio di piacevolissime ore in loro compagnia. C’erano, tra gli altri, Claudio (stranamente stavolta non è stato immortalato) e tanti amici di sempre, come il testimone Mimmo Scopacasa, accompagnato dalla sua splendida famiglia

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L’altro testimone era Lino Macrì, qui ritratto insieme agli sposi
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Ottimo il menu, molto raffinato. Eccellente il sottofondo musicale, spesso disturbato dalla mia fragorosa risata suscitata dall’impareggiabile ironia di Mimmo. Alla chitarra, infatti, c’era Peppe Platani dei Quartaumentata, affiancato da Francesco Sgambelluri al violino. L’unico rammarico, almeno per me, è dovuto al fatto che poco dopo le 16, sono andato via, per improcrastinabili impegni lavorativi, come testimonia la foto

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Ma è stata una bellissima giornata ugualmente.
Oggi come non mai….VIVA GLI SPOSI! 🙂


Loro lo avevano previsto

aprile 22, 2009

La notizia è di quelle che ti mettono di buon umore per tutta la giornata: domani partirà in Norvegia il primo autobus alimentato da biometano derivato da escrementi umani. Sì, proprio così: quell’autobus “andrà a merda”. In tempi di crisi come questi è una notizia che induce sicuramente all’ottimismo, visto che un giorno potrebbe ridurre la schiavitù dal petrolio e pensare alla cacca come miglior carburante per autotrazione, riscaldamento e produzione di energia in genere. Certo, il principio ispiratore dev’essere stato questo: visto che di norma viene prodotta quotidianamente, perchè buttarla via? Utilizziamola! Per me a quello che ha inventato questa cosa dovrebbero dare il premio Nobel. Come minimo. Ma un doveroso merito va altresì riconosciuto a Elio e le Storie Tese, che vent’anni fa ipotizzarono, nella loro celeberrima “Silos” l’uso di ogni secrezione umana per un utilizzo futuro. Mi piace pensare che per vent’anni abbiano stipato tutto su dei silos pieni di «frutti del nostro corpo» che ora, finalmente, possono utilizzare. Una vera e propria rivoluzione 🙂