I colori della memoria

Congiusta dipinto da Spatari
murales Congiusta

Trio davanti alle impronte

RIACE Un’altra Locride è possibile. Anzi, c’è già. È quella parte di Locride che non si rassegna al giogo della mentalità mafiosa, intinge le proprie mani nella vernice per lasciare l’impronta sul muro, disegna i murales dei volti delle vittime di ‘ndrangheta e si ritrova in una torrida notte di mezza estate a Riace, splendido borgo antico, divenuto paese simbolo dell’accoglienza e di un altro modo di essere Locride. C’era davvero una bella atmosfera venerdì sera alla presentazione del libro “Ius sanguinis” di Paola Bottero, nel quadro della manifestazione “I colori della memoria”. Dopo la proiezione di due filmati dedicati a Gianluca Congiusta e Federica Monteleone, si è aperto il dibattito, moderato da Raffaella Rinaldis. Il sindaco di Riace Mimmo Lucano ha evidenziato l’importanza della manifestazione: «Per uccidere una persona ci vuole un attimo, mentre per costruire qualcosa di positivo di vuole un sacco di tempo. Spero che questa manifestazione sia la prima di una lunga serie». Dopodichè la parola è passata a Iske Maas, moglie di Nik Spatari, l’artista di Mammola che ha realizzato uno dei murales di Riace, raffigurante il volto di Gianluca Congiusta, le cui lacrime, da azzurre, diventatano rosse come il sangue. Spatari, con il suo Mu.Sa.Ba., ha subito nel corso dei decenni, diverse intimidazioni, ma come ricorda la moglie «Abbiamo sempre resistito, dimostrando di non avere paura». Un esempio da seguire. Così come quello di Mario Congiusta, che dopo aver ricordato «Quando a Nik Spatari rovesciarono addosso un carico di sabbia da un camion, rischiando di soffocarlo» ha espresso una forte autocritica «Alla mia generazione, che non ha fatto mai abbastanza per rompere con l’omertà e reagire alla sottocultura mafiosa. Dall’omicidio di Lollò Cartisano in poi – ha proseguito – sono sempre stati i giovani a mobilitarsi e a reagire, e forse li abbiamo lasciati soli. È vero che le forze dell’ordine e la magistratura fanno il loro dovere, ma ognuno di noi dovrebbe chiedersi quanto non sia complice, col proprio silenzio, della criminalità». Le conclusioni sono state affidate all’autrice del libro, la “calabro-piemontese” Paola Bottero: «Nik Spatari col suo dipinto murale ha colto in pieno lo spirito del libro, con le lacrime che diventano sangue. Non sono scesa dal Piemonte con la pretesa di dare una sferzata ai calabresi, non ne hanno bisogno. Spero soltanto che il mio libro abbia offerto qualche spunto di riflessione per rompere l’indifferenza, un pò come fanno questi splendidi murales. Non voglio definire vermi gli ‘ndranghetisti perchè offenderei i vermi; dico solo che la ‘ndrangheta è un cancro schifoso che si combatte anche col dialogo, col coraggio di parlare».

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

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One Response to I colori della memoria

  1. pietro ha detto:

    Cari amici dell’inutile blog…approfitto dell’inutilità di questo blog per invitarvi tutti alla presentazione del mio ultimo libro, la cui prefazione è curata proprio dal gestore di questo spazio, che sarà anche, insieme a Maria Teresa D’Agostino, relatore della serata. La presentazione si svolgerà sul lungomare di Roccella (mica pizza e fichi…una cosa così na caca a ciavula…), venerdì 31 luglio alle ore 21,30.
    Spero di avere il piacere di conoscere molti di voi.
    L’unica assente giustificata sarà Alessia, per sopraggiunta maternità…

    PS per Alessia: non ti ho fatto gli auguri perché te li voglio fare dal vivo.

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