Summer’s almost gone

agosto 30, 2009

Col pass

La cantavano i Doors, e significa che «L’estate è quasi finita». Per me finisce oggi, perchè per me il concetto di estate coincide con quello di ferie. Posso dire che quest’anno anche se ho la tendenza a brontolare spesso e a sproposito, le ferie sono passate molto serenamente, tanto da ritenermi soddisfatto delle ultime tre settimane trascorse. Sono certo che i giorni appena passati mi mancheranno; ancor più mi mancheranno le notti. Notti di jazz e di taranta, notti di panini con salsiccia ed Enterogermina del giorno dopo, notti di pizze e birre, di chilometri macinati e tanta benzina consumata per sfuggire (con successo) al piattume del lungomare di Siderno, notti di pass appesi al collo e di sagre imperdibili, di nuove conoscenze e amicizie, di sveglie a mezzogiorno con granita al caffè con panna – buonissime, ma minchia quanto costano – di brevi consulti telefonici per improvvise svolte, di Luca e di Cristiano, dell’eterno fascino dei borghi antichi da gustare in buona compagnia, specie dopo un pomeriggio frenetico passato in redazione a dare il mio contributo per confezionare un prodotto che qualcuno (molti per fortuna…) l’indomani comprerà. Mi è proprio piaciuta quest’estate, nonostante lo scempio del petrolio in mare, le lunghe code sulla statale 106 che inevitabilmente dilatano i tempi degli spostamenti. Ma quando si ha quasi tutta la giornata libera, le cose si prendono con maggiore filosofia, con uno spirito più leggero, che ora mi permetterà di affrontare al meglio la ripresa, già a partire da domani mattina. Certo, se passasse questo caldo boia e il mare si ripulisse come per incanto, non sarebbe male. Ma c’è di peggio nella vita, e quindi ringrazio Dio per avermi fatto trascorrere tre settimane serene. Adelante! 🙂

P.S.: l’immagine che forse più di tutte mi ricorderà questo mese, è quella di Dee Dee Bridgewater che sul palco di Roccella Jazz canta “Besame mucho”. Una delizia!

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Due anni d’inutilità

agosto 30, 2009

In questi giorni l’inutile blog compie due anni. E anche se in queste ultime settimane l’ho colpevolmente trascurato (MEA CULPA!) lui continua a darmi grandi soddisfazioni. E quindi brindo a questi due anni d’inutilità 🙂


Il paese che balla

agosto 30, 2009

La serata finale del Kaulonia tarantella festival, non ha affatto tradito le attese. Anzi…piazza Mese era piena come un uovo, comprese le comitive giunte in autobus (ce n’era una di San Vito sullo Jonio con le magliette “tarantella group”, cameraman al seguito e grande caciara in piazza) e un sacco di auto parcheggiate quasi fino a Caulonia Marina. L’evento tira sempre di più. Tutti a Caulonia, tutti nel paese che balla, tutti nella unica, vera e inimitabile patria della taranta. Eugenio Bennato quest’anno è riuscito in un’impresa che appariva impossibile: coniugare la sua musica con l’esecuzione da parte di un’orchestra sinfonica. Il risultato? Eccellente. Ora vi offro un saggio: il brano di apertura, un suo grande classico “Tarantella power”; ne ho ripresi altri, che però caricherò in un secondo momento. “Lucia e la luna” invece no. Non l’ho ripresa: me la sono cantata a squarciagola battendo le mani sopra la testa e a ritmo, perchè certe canzoni ce l’hai impresse nel cuore e non c’è bisogno di alcun supporto magnetico per immortalarle. Grazie Eugenio e W Caulonia e W la taranta!


Se volete ancora una stampa libera, firmate l’appello di Repubblica

agosto 29, 2009

L’attacco a “Repubblica”, di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera “retoriche”, perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.

Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di “cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee”, come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.

Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.

Franco Cordero

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky

Fin qui l’appello dei tre giuristi, che si può firmare sul sito http://www.repubblica.it. Io, ovviamente, l’ho già fatto.
Anche se devo dire che non mi sorprende affatto che un piduista voglia far tacere la libera stampa. Semmai, tutto ciò potrebbe stupire chi non conosce il passato del nostro presidente del consiglio. Mah! Intanto firmiamo, và, che quando lo facciamo abbiamo ancora l’impressione di essere in democrazia! 😦


Piazza Mese

agosto 29, 2009

Piazza Mese

Tra un’ora partirò per Caulonia, per assistere alla serata finale del Kaulonia tarantella festival. Giovedì e ieri non ci sono stato, per via di alcuni impegni assunti in precedenza a Siderno. Peccato. So di un fantastico concerto di Mimmo Cavallaro giovedì, di Tony Esposito in jam session con Eugenio Bennato, che spunta sempre sul palco quando meno te lo aspetti, e di Roy Paci che ha imperversato ieri sera. Ma stasera ci sarò, più forte della “vendetta di Montezuma” che da stamani mi attanaglia. Stasera la scena sarà tutta per Eugenio Bennato con la sua “opera di taranta”. Non vedo l’ora di sedermi in piazza Mese, anche per terra su un telo spugna. Piazza Mese è uno di quei posti nei quali sto meglio in assoluto. E’ tutto bello, lì: perfino l’attesa di un interminabile soundcheck. E’ bello guardare i palazzi antichi di quattro piani, pensare a chi li ha abitati, e la storia dei grandi conflitti sociali culminati con l’insurrezione popolare del dopoguerra e la proclamazione della “Repubblica rossa” di Pasquale Cavallaro che durò cinque giorni, prima di essere tradita da molti, non ultimo dal Pci. E’ bello anche prendere atto dell’abilità dei “tamburinari” e dei ballerini di ogni età. Io non sarò mai bravo come loro, anche se mercoledì sera mi sono sorpreso a ballare anche io, a pochi metri dal palco, quando il declivio diventa più ripido. E ho scoperto, con mia grande sorpresa, che la discesa rende più aggraziati i movimenti di chi balla, persino i miei. Stasera voglio riprovare se sarà ancora così, anche se quando suona il direttore artistico del festival, non ci sarà spazio neanche per uno spillo, figuriamoci per la mia figura così ingombrante. Vedremo.

Bennato e i cantori di Carpino
L’altra sera, dopo la maratona di gruppi provenienti da tutta Italia che hanno suonato sul palco per un quarto d’ora a testa, è stata la volta di Eugenio Bennato, salito sul palco a sorpresa per intonare “Carpino Italia” e introdurre, quindi, i bravissimi cantori della cittadina in provincia di Foggia laddove «la poesia cade dal cielo come una pioggia, come una pioggia che ritrova nel mare il segreto della musica popolare». A fare da prima voce dei cantori di Carpino, un vecchietto secco e arzillo, con tanto di coppola in testa. Da buon ignorante, non sapevo si trattasse di Antonio Piccinini, menzionato nel brano “L’anima persa” di Bennato e vero e proprio alter ego di Compay Segundo, per quanto riguarda la longevità artistica. Viva il Caulonia Tarantella Festival!


Come inizio non c’è male

agosto 26, 2009

cartello di benvenuto

Il cartello ritratto nella foto fa bella mostra di sè in uno dei meravigliosi palazzi antichi che si affacciano su piazza Mese, il luogo che ospita i concerti del Kaulonia tarantella festival. La serata d’inizio è appena trascorsa, e non è stata niente male. Piazza gremita, per dirla col compianto Sandro Ciotti «al limite della capienza» già dalle venti, numerosissimi gli stand gastronomici e tanta tantissima gente. Al di là dello spettacolo musicale, è bello, dopo aver assecondato il richiamo primordiale dello stomaco, sedersi e osservare le persone che arrivano, magari contando i (tanti) sidernesi che, come me, hanno disertato il lungomare per scegliere Caulonia per trascorrere al meglio queste sere di fine estate. C’è una cosa che accomuna il Kaulonia tarantella festival ai concerti di Guccini: piacciono a tutte le generazioni, e così il vecchietto davanti a me era inclinato sulla propria destra, non perchè in preda a un capogiro, ma perchè provava un passo di danza che io, negato per il ballo, non avrei mai potuto fare. E poi tanti giovani, soprattutto ragazze, che sembrano avere il fuoco dentro quando ballano, muovendosi con grazia ed energia. Prima e dopo la taranta, c’è stato il concerto della cantante israeliana Noa che, in coppia con la palestinese Mira Anwar Awad hanno concluso proprio in piazza Mese il loro tour italiano. Anche loro, come Pelù a Roccella, erano un pò decontestualizzate dal punto di vista musicale, specie nella prima parte, in cui le nenie arabe si sono alternate a brani cantautoriali in lingua inglese. Poi, alcuni grandi classici come “Fragile” di Sting, “We can work it out” dei Beatles e la colonna sonora del film “La vita è bella” hanno scaldato il pubblico, deliziato alla fine con alcune canzoni napoletane meravigliosamente ricamate dalla splendida voce di Noa.
E stasera ci sono i cantori di Carpino. Di nuovo tutti nel “paese che balla”.
Noa in piazza Mese


Omaggio a Caulonia

agosto 24, 2009

Stasera inizia il Kaulonia tarantella festival. Desidero, nel mio piccolo, omaggiare questo splendido borgo antico con questo scritto che risale a qualche mese fa, sperando che si facciano presto le 20, per iniziare finalmente a riassaporare l’atmosfera unica dell’evento
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CAULONIA

Ora è facile associare il nome del paese al festival di agosto. Caulonia, ormai, nel linguaggio corrente è quasi un sinonimo di tarantella. Ma sarebbe ingeneroso non descriverne tutte le peculiarità, a prescindere dall’evento che ormai la caratterizza. Con oltre cento chilometri quadrati, infatti, è il terzo paese della provincia di Reggio Calabria per estensione. Ci si arriva, manco a dirlo, tramite la statale 106 jonica. Almeno a Caulonia marina, una sorta di propaggine costiera del borgo antico. Venendo da Nord, il paese viene dopo Riace marina, famosa per le sue statue in bronzo, custodite nel museo di Reggio Calabria; venendo da Sud, invece, è preceduto da Roccella Jonica, la cittadina del festival jazz internazionale “Rumori mediterranei” e del castello dei Carafa. Un campeggio sulla spiaggia precede il dosso che dopo una ripida discesa, dà il benvenuto a Caulonia Marina a chi arriva da Roccella. Il paese è piccolo ma carino. Poche centinaia di metri di strada statale, l’ampia e centralissima piazza Bottari coi suoi bar e i portici e poco altro. Il suo fiore all’occhiello era sicuramente il lungomare. Vi si accedeva attraverso un sottopasso ferroviario a senso unico alternato. Costruito negli anni 2000, il lungomare cittadino era il più bello e moderno dell’intero comprensorio: una vasta isola pedonale con tanto verde, piste ciclabili, un anfiteatro a ridosso del mare e una piazza con panchine, altalena e anche due evitabilissime riproduzioni dei bronzi di Riace. Spiagge attrezzate e “in” di giorno; lidi per notti intere di infinito divertimento di notte. C’era quello dal sapore vagamente caraibico, preferito dai teenagers, e quello a gestione familiare, frequentato da un target anagrafico leggermente superiore, famoso per le sue grigliate di pesce fresco a cena, preparate da una simpaticissima e sempreverde moretta, mentre di notte il fratello non disdegna di affiancare il deejay nella selezione dei brani, mixando le ultime hits con improbabili revival. Gli abitanti di Caulonia hanno una marcia in più rispetto agli altri. Agli occhi del “forestiero”, infatti, appaiono generalmente simpatici, umili e aperti di mentalità. Già, perchè a Caulonia la mentalità mafiosa, quella che va ad inquinare anche le manifestazioni più elementari della vita quotidiana sembra non aver mai attecchito. Del resto, la presenza della criminalità organizzata, qui sembra quasi marginale. E quindi, viene meno anche la piaga della “mafiosità”, che per molti è ancora peggio del fenomeno criminale in sè. Quando si relazionano con gli abitanti degli altri paesi, i cauloniesi appaiono molto discreti. Non sono attaccabrighe o fanfaroni. Sono talmente riservati da passare quasi inosservati, se non fosse per quel loro caratteristico accento, con quella strana cantilena che a primo acchito sembra quella del comprensorio dello Stilaro, ma se si presta la dovuta attenzione, cambia, anche se di poco. Da queste parti le sfumature del dialetto variano da paese a paese. È facile, infatti, riconoscere il comune di provenienza semplicemente ascoltando qualcuno parlare in dialetto stretto, cogliendo così quelle sottigliezze che ti fanno dire: «ma tu sei di Caulonia, vero?». La natura ha sempre dato una mano a questo posto, regalandole, tra l’altro la fiumara Allaro, vero e proprio paradiso degli appassionati di torrentismo, che nei mesi estivi, quando il livello dell’acqua si abbassa, si cimentano nella risalita del corso d’acqua. Un esercizio fisico difficile e faticoso, in cui ci si aiuta con le corde, si devono superare massi piuttosto alti e in alcuni tratti occorre nuotare controcorrente. Alla fine dello sforzo, però, si è gratificati dalla “doccia” di acqua gelata sotto una cascatella o dal gioco dello “scivolo” in uno dei punti in cui i massi sembrano levigati apposta per far divertire ancora di più i temerari che hanno risalito l’Allaro. Il torrentismo non è sport da tutti, ma i cauloniesi, quelli “d.o.c.” ad Allaro ci vanno spesso, al punto tale da aver preso confidenza con la fiumara, imparando ad eluderne le insidie. La parte più bella di Caulonia, però, è decisamente il borgo antico, che è anche sede del Comune. Vi si accede attraverso una strada provinciale relativamente lunga e piena di tornanti. Molti i terreni agricoli e quelli incolti che si presentano agli occhi dell’automobilista che sale a Caulonia. Poche le case e le attività commerciali, a parte una trattoria tipica e quasi nient’altro. La provinciale di notte non è illuminata e chi non ha senso dell’orientamento, o non possiede un navigatore satellitare, ha sempre come l’impressione che, al ritorno, abbia sbagliato strada, visto che per un paio di chilometri non si vede alcunchè. Men che meno un segnale stradale capace di dare un pò di conforto. Gli ultimi tornanti sono quelli che, finalmente, conducono al centro abitato. Diciamo gli ultimi nel senso che sono tali per chi si muove in macchina e, appena arrivato, decide, saggiamente, di parcheggiare nella parte alta del paese. Già, perchè Caulonia va “gustata” a piedi, visto che si sviluppa come una sorta di spirale piena di tornati ripidi e circolari. Sarà stata questa forma particolare del paese, probabilmente, a ispirare uno dei riti più caratteristici della settimana santa, ovvero il “Caracolo”, dallo spagnolo “karacol”, che significa “chiocciola”. Proprio la forma del guscio di una chiocciola, con la sua spirale naturale, infatti, rende l’idea del percorso della processione del sabato santo, in cui due distinti cortei partono dalle rispettive chiese, fanno il giro dei principali edifici religiosi accompagnati dalla banda che suona una marcia funebre, e si incontrano in piazza, compiendo quel lento e circolare movimento che, visto dall’alto, ricorda, appunto, il guscio di una chiocciola. Sorprende constatare che, in una comunità cittadina che si segnala per il suo carattere pacifico, ci sia una così accesa rivalità tra le arciconfraternite che prendono parte ai riti della settimana santa. Quasi una stracittadina. O, se preferite, la versione mignon del palio di Siena. Senza cavalli, però. Ma torniamo ai tornanti di Caulonia. La salita per “conquistare” la centrale piazza Mese può essere compiuta sia dalla strada principale, che dalle “scorciatoie” dei vicoli a gradini. L’ideale è fare la prima all’andata e la seconda al ritorno. Dalla strada principale, infatti, si notano tante sottigliezze, che poi sono quelle che danno quel fascino antico a questo posto, il quale esplode in tutto il suo splendore quando il paese diviene meta di numerosi visitatori. Il pavè, quelle botteghe antiche scomparse nei centri della costa, le tendine a listelle di plastica multicolore all’ingresso di negozi e bar e il cartello di latta appeso al muro con tipi e gusti dei gelati. E poi le trattorie “all’antica”, quelle in cui ogni sera si prepara un tot di pizze, che, una volta esaurito, costringe gli avventori a mangiare “quello che passa il convento” o a cambiare locale se si ha particolare appetito. Quelle che a una certa ora (di solito poco dopo le 22,30) chiudono il portone d’ingresso quel tanto che basta a far apparire, da fuori, un filo di luce e il vociare di chi è là dentro per giocare a carte, bevendo un bicchiere di vino e masticando legumi secchi. Tutto sommato, queste trattorie antiche, reggono la concorrenza di pizzerie, bar e pub moderni, che comunque, non mancano neanche qui. C’è il piccolo spiazzo con la statua di padre Pio, con le braccia ad angolo retto, il palmo delle mano destra semiaperto e una leggera inclinazione all’interno, che ha indotto qualche burlone iconoclasta a pensare che il santo di Pietralcina volesse cimentarsi in una sfida a “braccio di ferro”, e poi, dopo un altro paio di tornanti, si arriva a piazza Mese. Imponente e unica. Col suo caratteristico declivio. Una piazza inclinata, insomma. Nella parte alta, c’è la balconata con un ampio spiazzo con delle panchine e i tavolini dei bar d’estate. Ai lati, alcuni negozi di generi alimentari e qualche “catojo” (gli antichi e umidi ripostigli che spesso vengono usati per contenere cibi che necessitano dei necessari tempi di maturazione, come le salsicce) e in basso il maestoso campanile, col suo orologio perfettamente funzionante, che l’occhio del facilone potrebbe confondere col “big ben” londinese. Il palco del festival della tarantella è qui. Ovviamente, per renderlo diritto e tale da mantenere il suo equilibrio, viene disposto in maniera tale che le gambe posteriori siano più alte di quelle inferiori, accorgimento, questo, che annulla i disagi del declivio. Sotto il campanile, ma anche alla sua destra e alla sua sinistra, Caulonia offre ai visitatori più curiosi la possibilità di avventurarsi nei suoi vicoletti più stretti e bui, che, come tanti piccoli affluenti, “sfociano” nella strada principale, quella dei tornanti, ma prima di finire, offrono tante sorprese, dai ponticelli per improvvisare serenate, o una piazza che non ti aspetti e che ti sbuca all’improvviso. Sono come le ciliege, quei vicoli. Uno tira l’altro, e non fai in tempo a gustarti quello che è già finito che vuoi subito scoprirne ed esplorarne un altro. Ma torniamo a piazza Mese. Se si sceglie di salire ancora, ci sono due opzioni, altrettanto invitanti: a destra si raggiunge un cortile che durante il festival diviene il paradiso dei golosi, con le bancarelle di salsicce e porchetta arrosto, qualche dolce, le tradizionali “zeppole” e fiumi di birra e vino. A sinistra, invece, si sale verso un altro angolo assai suggestivo, quello dal quale si ammira il panorama delle frazioni riconoscibili dalle luci accese nel buio della notte, o ci si può rilassare in una panchina, mentre i bambini giocano nell’altalena. Il merito del Tarantella festival è quello di aver fatto conoscere il posto a chi non l’aveva mai visitato. Lo vedi per la prima volta durante i giorni del festival, pieno di gente, di musica, di strumenti in vendita, di bancarelle con prodotti etnici e alimentari, e poi ti viene subito la voglia di rivederlo “al naturale”, e ne rimani comunque affascinato. Non ha niente da invidiare all’Umbria e ai suoi mitici borghi. Ed è unico, te ne innamori e non lo scordi più. Chiedere se questo festival di tarantella avesse avuto eguale successo in un altro posto, è come domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina. Di sicuro, Caulonia è la cornice ideale per una manifestazione del genere.