Faber rivive. Grazie a “C”

Sono fresco reduce dal concerto di Cristiano De Andrè a Roccella Jonica, su quel palco dove undici anni fa suo padre tenne l’ultima esibizione. Quante emozioni, ieri ma soprattutto oggi. La standing ovation del pubblico quando “C” (così Faber chiamava il figlio) ha ricordato quella data, e poi tanti classici rifatti in maniera assai fedele, come “Don Raffaè”, “Creuza de ma”, “Se ti tagliassero a pezzetti”, ma anche altri brani magistralmente riarrangiati, come il blue’s di “Quello che non ho” o l’hard rock de “Il Pescatore”. Ma il ricordo che più di ogni altro terrò nel cuore, ricordando questa magnifica serata è questa meravigliosa poesia, perchè definire “Verranno a chiederti del nostro amore” una canzone, mi pare veramente riduttivo. Un concerto che dal punto di vista tecnico-musicale è stato anche più bello di quello del De Andrè padre, che quando si esibì a Roccella nel ’98 era già parecchio sofferente. Stasera, invece, ci siamo proprio divertiti.

Grazie Faber
e grazie anche a “C”

Ecco il capolavoro:

A proposito…questa è l’intervista che ho fatto a Cristiano qualche giorno prima del concerto

SIDERNO “De Andrè canta De Andrè”. È questo il titolo del tour di Cristiano, figlio d’arte del compianto Fabrizio De Andrè, incentrato sulle canzoni di Faber, che farà tappa il prossimo 12 agosto al teatro al castello di Roccella Jonica, sullo stesso palco che undici anni fa ospitò uno degli ultimissimi concerti dell’indimenticato cantautore genovese. Abbiamo raggiunto telefonicamente Cristiano per rivolgergli alcune domande.
Qual è lo spirito di questo tour?
«Principalmente quello di far rivivere le sue canzoni attraverso la mia interpretazione, una sorta di passaggio di testimone che dal punto di vista musicale si concretizza cambiando gli arrangiamenti alla mia maniera».
Nel ’98 su quel palco, all’ennesima richiesta di bis, tuo padre disse “Avete costretto un povero vecchio a un supplemento di lavoro e sarete puniti con una canzone in genovese”. A Roccella eseguirai qualche brano dialettale?
«Certamente: da “Creuza de ma” a “Megu Megun”, passando per “Zirichiltaggia” in gallurese»
L’altra sera a Locri, Fiorella Mannoia ha eseguito “Smisurata preghiera”; sembra quasi che sia il brano più adatto a rappresentare l’eredità musicale di Fabrizio…
«Direi di sì. È una splendida poesia, tristemente attuale, nel descrivere questo periodo storico di indifferenza verso tante cose. È una delle poesie più belle scritte da mio padre, oltre ai brani più conosciuti».
Nel presentare il tuo concerto, si parla di un’anima rock e di una più intimista. In quale delle due ti riconosci maggiormente?
«In questo momento in quella rock, visto che mi sono divertito a riarrangiare in chiave rock molti brani di mio padre, che eseguirò sul palco»
A quale canzone del repertorio di tuo padre sei più affezionato?
«Ad Amico fragile. Mi ritrovo in molte cose che ha scritto mio padre e con l’età adulta ho imparato ad apprezzarla appieno»
Che ricordi hai di Fabrizio papà, durante la tua infanzia?
«Le vacanze, la campagna, la musica e gli amici che venivano a trovarlo, come Ugo Tognazzi e Paolo Villaggio. Molti sketches di Fantozzi nacquero a casa mia. Durante il concerto racconterò qualche aneddoto di quei tempi»
Negli anni ’80 a Sanremo cantavi “Tempi duri” con l’omonimo gruppo. Se tanto mi dà tanto, quelli di adesso sono tempi ancora più duri…
«Direi di sì. Se dovessimo ricantarla adesso, saremmo sicuramente non banali».
Eseguirai qualche brano del tuo repertorio durante il concerto?
«”Dietro la porta”, sicuramente, e poi anche “Cose che dimentico”, che scrissi insieme a mio padre».
I tuoi progetti futuri?
«Dopo questo tour, continuerò a lavorare per il mio prossimo album di inediti che dovrebbe uscire nel 2010».
GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

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