Due buoni cittadini

Come sapete, non pubblico quasi mai sul blog i miei articoli. Ma quello che è successo a Locri qualche giorno fa, merita di essere conosciuto e apprezzato anche da chi non abita da queste parti. Per la prima volta, infatti, due cittadini locresi hanno rotto il muro di omertà, denunciando i loro usurai e contribuendo in maniera determinante alle indagini che li hanno fatti arrestare. Il sindaco e il leader del principale gruppo di opposizione, hanno deciso, quindi, di portarli in consiglio comunale, affinchè il loro esempio possa essere preso da tutti. Ovviamente, mi unisco al plauso per Luca Rodinò e Rocco Rispoli, qui ritratti nella bellissima foto scattata da Gigi Romano

Rodinò e Rispoli

LOCRI Benvenuti a Locri. La città con la testa alta e la schiena dritta ha reso omaggio a due suoi concittadini che hanno il merito di aver squarciato il muro di omertà che ha oppresso e purtroppo opprime molte realtà meridionali, denunciando i propri aguzzini e collaborando in maniera determinante con le forze dell’ordine per farli arrestare.
E così, per una sera, la sala delle adunanze del palazzo di città non è la solita arena in cui vanno in scena gli scontri dialettici e politici tra maggioranza e opposizione. No, perchè il sindaco Macrì e il leader del principale gruppo di opposizione sono stati concordi nell’organizzare un consiglio comunale speciale ed esemplare, al quale tutte le realtà del nostro comprensorio dovranno d’ora in poi ispirarsi. Dunque, alla presenza delle principali autorità politiche e religiose, delle forze dell’ordine e della magistratura, dell’associazionismo con in testa il padre coraggio Mario Congiusta, Locri si è stretta attorno a Luca Rodinò e Rocco Rispoli, due concittadini che hanno denunciato e indicato nomi, cognomi e circostanze e che oggi non ci stanno a passare come eroi, ma sottolineano all’unisono di essersi “soltanto” comportati da buoni cittadini; anzi, da cittadini normali di un paese normale.
Il lungo applauso che ha accompagnato i loro interventi, ha messo i brividi alla schiena dei numerosi presenti. Non c’era l’antimafia “danzante e saltellante”; ieri sera c’era l’antimafia vera, quella fatta dai piccoli gesti della vita quotidiana, e bene ha fatto il prefetto di Reggio Calabria Musolino, durante le conclusioni, a sottolineare come «mentre noi c’interroghiamo sulle iniziative da intraprendere, Rodinò e Rispoli si sono semplicemente difesi, scegliendo di abbandonare la condizione di sudditi e riscoprendosi cittadini, mostrando quella dignità che spesso noi calabresi non abbiamo». Ma non solo. Nel rivolgersi ai sindaci – pochi per la verità – presenti, Musolino li ha invitati «a far funzionare normalmente i propri comuni», perchè la legalità si dimostra partendo dalle piccole cose.
E così, il presidente del consiglio comunale Carabetta, all’unisono col sindaco Macrì si è detto «orgoglioso di questo civico consesso».
Molti gli interventi che si sono succeduti in aula.
Il capogruppo del Pd Pino Mammoliti ha indicato la data dell’operazione “Shark” come un momento storico: «prima in città vedevo troppi sguardi tristi e tesi, ora è l’alba di una nuova era». Mammoliti ha detto che «l’ordinanza di custodia è una Gomorra scritta a più mani che deve avere la stessa diffusione della relazione Basilone» e, nel definire gli ‘ndranghetisti «scorie radioattive con tracce di residui fecali» ha invitato a creare un codice etico per gli amministratori locali che sia ispirato «più da De Amicis che da Machiavelli», ricordando altresì l’importanza di facilitare l’accesso al credito per non cadere nella morsa dell’usura.
E se il capogruppo di Locri Positiva Sergio Laganà ha invitato a «ricostruire il muro che separa la gente per bene dai criminali di questa città» sottolineando l’importanza di dare uomini e mezzi alla magistratura, l’assessore Rosario Scarfò ha disegnato un ritratto molto umano dei due concittadini «Rocco il pianista e Luca che mise in piedi l’associazione culturale “Terra di mezzo”». Il suo collega di giunta Raffaele Sainato ha ricordato l’importanza dell’operazione Primavera e il sacrificio di tutti quegli imprenditori «che furono costretti a chiudere le proprie attività piuttosto che fare accordi con la ‘ndrangheta, anche a costo di frenare quello che sarebbe stato solo un falso sviluppo economico».
Il vicesindaco Calabrese ha esortato i cittadini a dire «basta alla sudditanza psicologica nei confronti della criminalità», mentre Alfredo Cappuccio ha evidenziato l’importanza di creare un fondo antiusura.
L’assessore regionale Liliana Frascà ha ribadito la disponibilità della Regione ad aiutare chi soffre, ricordando come l’omicidio Fortugno «sia stato un gravissimo segnale dato alla politica regionale», mentre una dura autocritica alla classe politica è giunta dal presidente del comitato dei sindaci Salvatore Galluzzo, che ha tributato un plauso alle forze dell’ordine, invitando i politici a rifiutare i voti dei mafiosi. Il presidente dell’assemblea dei primi cittadini Pietro Crinò si è impegnato a convocare un’assise per «discutere più a fondo di questi temi».
Denso di significati, infine, l’intervento del vescovo di Locri-Gerace Fiorini Mososini: «Oltre a celebreare, dobbiamo formare le coscienze. Sono stufo – ha detto – di una falsa partecipazione alla cristianità da parte di chi viene in chiesa a ricevere i sacramenti come se fossero semplici formalità. Non ha senso fare duemila cresime all’anno, quando negli occhi di chi riceve il sacramento non leggo la cristianità, così come spesso non hanno nulla di cristiano certe feste patronali». Il presule ha rincarato la dose dicendo che «la Chiesa non ha paura di sentirsi minoranza, perchè già lo è. Chiederemo l’abolizione temporanea dei testimoni e padrini della cresime, perchè spesso non hanno alcun significato».
Locri ha rialzato la testa. Ora tocca a tutti gli altri.

g.albanese@calabriaora.it

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One Response to Due buoni cittadini

  1. maxreale ha detto:

    Durante la visita del capo dello stato ad Altamura, alcuni cittadini inermi hanno esposto in modo assolutamente civile e pacifico, uno striscione “NON FIRMARE LO SCUDO CRIMINALE”.
    Lo striscione non aveva altra finalita’ che quella di chiedere al Capo dello Stato di rimandare alle camere questa legge che permette di far rientrare in Italia milioni di euro frutto di attivita’ criminali e di evasione fiscale, legge che rappresente l’ennesimo schiaffo per quei pochi cittadini che continuano, nonostante tutto, ad essere onesti.
    Ebbene, si sono avvicinati a questi cittadini, uomini in borghese delle forze dell’ordine togliendo loro lo striscione e i volantini e minacciandoli di portarli in caserma…. il tutto con i poveri malcapitati a chiedere invano, il rispetto dell’art. 21 della costituzione!!

    Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma quando anche le forze dell’ordine si comportano cosi’, prende ancora piu’ valore il coraggio di gente come Rispoli e Rodino’ che hanno scelto di mettersi nelle loro mani per difendersi dai malfattori. L’augurio e’ che la loro fiducia sia ben riposta. Non vanno abbandonati a se stessi.

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