I fatti sono ostinati

novembre 29, 2009

Lo scorso 15 settembre (ed erano davvero altri tempi) scrissi su questo blog che preferivo la Juventus corta e grintosa di Ranieri; poi, rafforzai il concetto, sostenendo che Ferrara è solo «’nu buono guaglione» e nulla più, e comunque non adatto a sedere sulla panchina della squadra più blasonata d’Italia. Oggi, dopo l’ennesima delusione (sconfitta a Cagliari per due a zero), tutti mi stanno dando ragione. Basta leggere sui forum e sui social network come facebook. Era ora! Via Ferrara e via i cavalli da parata come Tiago e Felipe Melo, i mediocri come Poulsen e compagnia bella. Siccome Nedved non vuole tornare a giocare, diamo ancora un pò di fiducia a Diego, sennò largo ai giovani che vogliono emergere; del resto, Marchisio e De Ceglie non sono venuti fuori così? Ma con un Primavera come Luca Belcastro che è sempre più leader della squadra cosa vogliamo fare? Lo vogliamo lanciare o no?

P.S.: cambierò il mio giudizio su Ferrara solo se inserirà Belcastro all’88° di Juventus-Inter e se lo stesso segnerà al 92′ il goal vittoria; altrimenti, rimango della mia opinione, già espressa molto tempo fa.


Liberi di candidarsi

novembre 27, 2009

Chiariamo subito un punto: questo non è e non vuole essere un endorsement ad alcuno. Lo so che “excusatio non petita, accusatio manifesta”, ma con l’aria che tira è meglio mettere le mani avanti. Devo solo riconoscere ai primi due candidati resi noti dal partito dell’Italia dei Valori alle prossime elezioni regionali in Calabria, il merito di averci messo la faccia prima di molti altri, ancora presi da calcoli, tatticismi, strategie e giochi di correnti, e hanno ufficializzato la loro candidatura. Come è noto, io non impazzisco per il candidato alla presidenza della Regione Pippo Callipo. Ma le liste le sta facendo con cura. Anche con qualche piacevole sorpresa.
Mario Congiusta è stato uno dei primi amici di questo blog. Da quattro anni, dopo l’omicidio del figlio Gianluca, ha condotto, prima da solo e poi col supporto di tanta gente per bene, mille battaglie contro la ‘ndrangheta e per la cultura della legalità. Ora, vorrebbe tradurre in impegno politico nelle istituzioni la sua esperienza e i suoi valori. Non sarà facile, ma lui ci ha messo la faccia subito. E siccome abbiamo condiviso moltissime battaglie, mi sento molto vicino a lui, in primis dal punto di vista umano.

Giovanna D’Agostino condivide i suoi stessi valori. E’ giovanissima ma da una vita milita nel partito di Di Pietro. Un esempio di coerenza in un mondo in cui i cambi di casacca sono all’ordine del giorno e dove l’opportunismo accomuna quasi tutti gli esponenti politici.

Entrambi vogliono il rinnovamento della classe politica, col contributo della società civile, e sono distanti anni luce (se non proprio agli antipodi) dall’idea di scendere a compromessi per ottenere facile consenso elettorale. Loro sono contro ogni tipo di mafia. Lo hanno detto a chiare lettere.
I prossimi candidati che saranno altrettanto chiari, saranno citati, con tanto di foto, su questo blog.
Per ora ci sono loro.


Amarsi a Berlino Est

novembre 25, 2009

Sono sempre più rari i momenti in cui posso dedicarmi al mio inutile blog. E altrettanto rari sono quelli in cui posso guardare la Tv. Di solito succede mentre ceno. E preferisco sempre sintonizzarmi subito su Current Tv, canale 130 del pacchetto Sky. Una rete completamente dedicata all’informazione indipendente, senza influenze, lottizzazioni, errori ed omissioni. Una merce rara, nell’era della “Scomparsa dei fatti” per dirla con Travaglio. L’altra sera ho visto un documentario sui costumi sessuali nelle due Berlino. Dagli anni ’60 fino alla caduta del Muro. E’ emerso in maniera chiara e inequivocabile, come a Berlino Est fossero molto più progrediti dal punto di vista della libertà sessuale, della scelta da parte di una donna se procreare o meno, più precoci nella “prima volta” e più liberi. Ad Ovest la presenza forte di un partito come la Cdu influenzava le coscienze e imperversava tra i bigotti; ad Est, il “regime” vietava la pornografia ma incentivava l’uso della pillola anticoncezionale. Ad Ovest si cominciò a parlare di certe cose solo verso la fine degli anni ’60, coi Beatles e l’ondata di contestazione giovanile. Mi viene da pensare che forse il pensiero unico dominante in occidente prima della caduta del Muro abbia volutamente taciuto su alcuni aspetti positivi della vita oltre cortina. O almeno mi piace pensarlo. E se penso alle emittenti americane anticubane ancora attive e ai giornali pagati dal governo Bush per dipingere a tinte fosche il regime di Castro, forse non mi sbaglio. Mi sarebbe piaciuto visitare un Paese dell’Est Europa prima dell’89. Ma ero troppo piccolo. Nel 2003 ho visto la Repubblica Ceca, un paese uscito da 14 anni dal socialismo reale. E ho visto anche il cinismo e la smania di denaro di molti, tra i mendicanti e mutilati abbandonati dallo Stato capitalista che passavano le giornate a chiedere l’elemosina, i casermoni di periferia dove circolavano ancora vetuste auto Skoda e il centro delle boutique con le costosissime griffe italiane. Mi resta qualche bel ricordo. E ora, a distanza di più di un lustro, riesco ancora ad emozionarmi quando ascolto questa canzone.

P.S.: tornando al documentario di Current Tv. ho scoperto che una delle prime “grandi conquiste” di chi ha buttato giù il muro con grande foga, è stata la pornografia, con i tedeschi dell’Est che facevano la fila per noleggiare le videocassette hard nelle videoteche dell’Ovest. Per citare una frase del documentario di Current Tv «Berlino Ovest regalò ai tedeschi dell’Est la scoperta del sesso dalla prospettiva di chi guarda». Complimenti. Ne valeva proprio la pena.


Semplicemente idioti

novembre 22, 2009

Mi riferisco a quelle migliaia di pseudo tifosi juventini che stasera durante la partita con l’Udinese hanno ripetutamente cantato dalle tribune dell’Olimpico «se saltelli, muore Balotelli». Sono juventino da una vita, ma certe manifestazioni d’idiozia non hanno nulla a vedere col gioco del calcio; semmai sono l’ennesima manifestazione dello stupidario del c.d. “mondo ultrà”. Vent’anni fa, dopo la tragica scomparsa del calciatore del Cosenza Donato Bergamini, gli pseudotifosi di Catanzaro e Reggina cantavano «dai Bergamini facci un goal»; dopo la morte del tifoso reggino Buda, gli pseudo tifosi del Messina cantavano «e Buda non canta più». Piccoli, semplici, esempi di come l’idiozia collettiva possa trovare sfogo nelle arene ad alto impatto mediatico come gli stadi. Sia ben chiaro, secondo me Balotelli è un personaggio pessimo, un cattivo esempio per i giovani e una bella gatta da pelare per gli allenatori, come lo stesso Mourinho ha ammesso. Ma da qui ad augurarne in coro la morte ce ne passa. Vorrei proprio vedere in faccia l’idiota che ha ideato questo coretto, ammesso che abbia ancora una faccia.
Sono molto deluso anche dall’atteggiamento pilatesco di Alex Del Piero. Mentre si riscaldava, alla fine del primo tempo, gli stessi idioti che inneggiavano a lui, e ai quali il capitano rivolgeva continuamente applausi di ringraziamento, erano quelli che poi cantavano «se saltelli, muore Balotelli». Sono certo che sarebbe bastato un semplice cenno con la mano da parte di Del Piero, o anche solo con un dito, per dire loro di smettere. Ma non se l’è sentita, perdendo l’occasione di fare la figura dell’uomo di buon senso. Ma tant’è. Il calcio, quello vero, farebbe volentieri a meno di certe manifestazioni deteriori.

P.S.: bentornato Sissoko! Cuor di leone ed eleganza di una gazzella. Con lui in campo, è tutta un’altra musica!

P.P.S.: da una rapida ricerca su internet ho scoperto che il coretto è molto comune, specie tra gli pseudo tifosi di Milan e Roma ed è stato applicato da altri idioti con le varianti del caso: INTER «se saltelli, muore un altro Agnelli»; LAZIO «se saltelli, muore Lucarelli» e così via.
Cambiano i colori delle sciarpe, ma l’idiozia del “mondo ultrà” è accomunata dal colore dell’inciviltà.
DEFICIENTI DI TUTTI I PAESI UNITEVI!


Prove tecniche di tolleranza

novembre 22, 2009

Ho sempre sostenuto che in Italia ci siano 58 milioni di commissari tecnici della Nazionale di calcio e altrettanti direttori di giornali. Sì, perchè tutti pensano di sapere cos’è giusto pubblicare e cosa no, a cosa dare visibilità e come riportare le notizie. Tutto ciò ignorando che per arrivare a sedersi in una redazione davanti al cosiddetto “desk” e concordare con colleghi e superiori i contenuti della pagine, occorrono anni e anni di gavetta, e la capacità di apprendere sempre, ogni giorno, senza fermarsi mai o sentirsi arrivati. Le critiche sono sempre ben accette. Ma se sono costruttive, fondate, e soprattutto se arrivano da chi ogni mattina spende un euro per leggere anche quello che hai scritto tu. Ogni tanto è il turno dei soliti noti, che non ti leggono se non sporadicamente e magari “scroccando” il giornale del vicino di casa, che ti raggiungono solo per darti qualche segnalazione su argomenti da approfondire e, non riconoscendo nemmeno l’impegno profuso quotidianamente – che non ti lascia nemmeno il tempo per curare il blog o per uscire, se non nel week end e con grande fatica per poter essere presente a orari decenti – dopo qualche giorno che non hai “risposto” alla loro segnalazione, t’incontrano per strada e, ancor prima di salutarti, ti chiedono : «che tipo di giornalismo vuoi fare?». Quanto basta per mandarli affanculo per direttissima. Questo è un segno di grave mancanza di rispetto del lavoro altrui. Mi sono trattenuto, limitandomi a rispondere che «siamo noi, giornalmente a stabilire le priorità e i temi da trattare». Un modo come un altro per dirgli di non ficcare il naso nel lavoro altrui. Ma c’è voluto un grande sforzo di tolleranza, specie se si pensa che è gente che non mi legge quasi mai. Preferisco passare per scorbutico che intrattenere false pubbliche relazioni con chi non ha la più pallida idea di cosa sia il lungo e tortuoso percorso di formazione giornalistica.


Non li riconoscevo più

novembre 18, 2009

Da elettore di sinistra, avrei dovuto compiacermi nel guardare, ieri sera, i pidiellini mostrare grandi crepe, coi finiani che minacciavano il ricorso a elezioni anticipate e un piccolo, ma importante segnale di ammutinamento nei confronti di padron Silvio, dopo aver sopportato di tutto ed essersi tappati il naso così tante volte da avere le narici ancora sigillate. Invece no. Mi stavo preoccupando. Perchè immaginavo un centrodestra a guida Fini, con una leader serio e credibile, senza scheletri nell’armadio – se non l’ormai lontana radice ideologica – e che avrebbe mal digerito un rapporto privilegiato con la Lega. Immaginavo un centrosinistra che, avendo appena iniziato la propria ricostruzione dopo l’isolazionismo suicida del Pd di Veltroni, sarebbe sicuramente arrivato impreparato alle elezioni e avrebbe subito un’altra sonora sconfitta, opposto a uno schieramento retto da una persona seria. Non li riconoscevo più: loro, così machiavellicamente amorali, che si preoccupavano di questioni di natura etica, o comunque di opportunità politica, connesse alla candidatura dell’ennesimo personaggio quantomeno equivoco come il “casalese” Cosentino. Per fortuna, è stato un incubo di breve durata. Oggi, padron Silvio ha ordinato ai suoi di restare uniti e di non andare ad elezioni anticipate. E soprattutto Cosentino rimane il probabile candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania. Questo è il Pdl che mi piace. E che vorrei fosse sconfitto. Per il bene del Paese.

P.S.: era da tempo che non guardavo il Tg2. D’ora in poi, lo chiamerò Tg2 al quadrato. Moltiplicando Tg2 per 2, infatti, fa Tg4. SERVIZIO TELEVISIVO PUBBLICO…VERGOGNA!


Un medico in famiglia

novembre 15, 2009

A quanto pare, padron Silvio potrebbe cambiare idea. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, sembra che quella che fino a ieri appariva come una certezza – ovvero la candidatura del sindaco di Reggio Calabria, nonchè “uomo della provvidenza” Giuseppe Scopelliti alla presidenza della Regione Calabria – non sia più tale. Il padrone, infatti, gli preferirebbe Bernardo Misaggi, figlio del braccio destro del potentissimo democristiano della prima repubblica Riccardo Misasi. Misaggi, dunque, sarebbe un volto più spendibile di Scopelliti, perchè ha fatto poca politica e quindi non ha scheletri nell’armadio. Poi, è un moderato, e le elezioni, da quando c’è questa caricatura di bipolarismo, si vincono intercettando i consensi al centro. Ma soprattutto, Misaggi è stato per anni il medico della regina madre, la compianta donna Rosa, mamma di padron Silvio. Insomma, un medico di famiglia – o “in famiglia” che avrebbe anche più appeal presso il pubblico televisivo – sarebbe meglio di un sindaco troppo discusso, specie negli ultimi tempi. Staremo a vedere. Se fosse candidato, l’attuale direttore del centro sulle patologie della colonna vertebrale, dovrebbe sobbarcarsi un gravoso compito: raddrizzare la schiena ai berluscones, abituati ad inchini troppo frequenti.

p.s.: mi scuso fin da ora con chi soffre davvero delle patologie in oggetto. Lungi da me il voler ironizzare su certe cose. Sull’eccesso di sudditanza dei berluscones, invece, c’è parecchio da scherzare.