La tessera del cialtrone

Non ho mai avuto un gran concetto di quelli che amano definirsi “ultrà”. Troppo spesso, infatti, dietro a un vessillo con i colori della squadra del cuore, all’appartenenza a una comunità cittadina, a presunti “ideali”, si celano questi soggetti che praticano la violenza ad alto impatto mediatico, nelle arene piene di telecamere come gli stadi moderni. Stamattina, oltre trecento “ultrà” hanno sfilato in corteo a Roma, contro il provvedimento governativo che impone, dal prossimo primo gennaio, la c.d. “tessera del tifoso”, un valido strumento che aiuterà le forze dell’ordine nel procedere alla loro identificazione. Protestano, perché, a loro dire, sarebbe un modo di limitare la loro libertà di “essere ultrà”. Vorrei ricordare loro che non sono boy scout o volontari della Caritas: molti di loro si sono resi protagonisti di episodi di violenza, danneggiamenti, saccheggi di autogrill, e, come nel caso del povero Filippo Raciti, omicidi. Nei loro forum su internet vaneggiano di “mentalità ultrà”, quella che esalta lo scontro fisico con le tifoserie avversarie, purché non vengano utilizzati i coltelli – il motto è “basta lame, basta infami – lasciando intendere che il loro concetto di lealtà si ferma lì. Quindi, se il ministro Maroni, che sicuramente non può essere definito un genio, ha emanato un provvedimento del genere, devo ammettere che stavolta non ha tutti i torti. Ma la cosa che mi ha fatto davvero imbestialire, è che questa marmaglia fascistoide – è noto come svastiche, croci celtiche e slogan nazi-fascisti abbondino in quegli ambientini per bene che sono le curve degli stadi – abbia copiato di sana pianta lo slogan dello striscione posto all’inizio del corteo, che recita “Se i ragazzi sono uniti, non saranno mai sconfitti”. Capito? Queste vittime di un provvedimento “restrittivo” che limiterebbe la loro libertà di essere teppaglia, hanno copiato il ritornello di “El pueblo unido, jamas sera vencido” degli Inti Illimani, peraltro scrivendo lo slogan nello striscione con quei caratteri di norma usati da quei “bravi ragazzi” di Forza Nuova. Gli Inti Illimani scrissero quella canzone da esuli di un regime dittatoriale come quello di Pinochet; gli ultrà in corteo oggi lo copiano e si dicono vittime del ministro Maroni che ha introdotto la tessera del tifoso. Mi pare che ci sia una bella differenza. Ma per loro, la storia e la cultura non contano. L’importante è la “mentalita ultrà” e che non venga introdotta la tessera del tifoso. Ci sto: suggerisco a Maroni di consegnare a ognuno di loro la “tessera del cialtrone”.

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