Hobbes docet

Quanto sta accadendo in queste settimane nel panorama politico calabrese è quantomeno desolante. Sembra di rileggere il Leviatano di Thomas Hobbes, pubblicato nel 1651, specie nella parte in cui spiega come i moventi individuali degli uomini siano dettati da una sola “stella polare”: L’AUTOCONSERVAZIONE. Ma sì, l’unico scopo dei politici calabresi sono le poltrone, quelle da incollare al sedere in maniera permanente, ammantando questo atteggiamento con significati programmatici, politici, e chi più ne ha più ne metta. Lo so, sto scoprendo l’acqua calda, ma in questi giorni hanno davvero superato ogni limite. Eccovi alcuni esempi illuminanti.

SINISTRA: gli ex “fratelli coltelli” PRC-PDCI ora sono federati, ma non in nome delle battaglie a favore del proletariato, bensì nella speranza di superare lo sbarramento imposto dalla legge elettorale regionale; se pensiamo a quanto sta accadendo, è il male minore.

PD: partito di maggioranza relativa nell’attuale coalizione di governo regionale. Esprime il governatore uscente, ma non vuole candidarlo, perché, pur riconoscendo i buoni risultati del lavoro svolto dall’esecutivo (che ha fatto molto meglio e di più di chi lo ha preceduto – la giunta di centrodestra guidata da Chiaravalloti, amico di gioventù di Berlusconi – e quindi avrebbe tutti i titoli per ricandidarsi) non lo vuole ripresentare perché non sarebbe gradito ai suoi potenziali alleati. E quindi? Il partito “strutturato”, quello delle primarie interne, prima si cala i pantaloni davanti all’Udc; lo scudo crociato sfrutta la sua capacità di seduzione, e “gliela fa annusare”, al punto tale che il PD annulla le previste primarie per eleggere il candidato alla presidenza della Regione, che avrebbero visto la competizione tra il governatore uscente Loiero, il presidente del consiglio regionale Bova e un candidato vibonese, Censore. «Ma sì – avranno pensato – che le facciamo a fare le primarie, tanto siamo già d’accordo con l’Udc e vinciamo». Erano talmente d’accordo che subito, senza primarie o eccessive consultazioni, avevano offerto la candidatura alla presidenza della Regione a un giovane uddiccino, quel Roberto Occhiuto che con grande simpatia è intervenuto anche su questo inutile blog. Poi, che succede? Succede che l’Udc, dopo aver sedotto il Pd, lo abbandona e torna col suo ex: Il Pdl. «Ma sì, è stata solo una sbandata», avranno pensato quelli dello scudo crociato. Ora, da quasi una settimana, il Pd calabrese brancola nel buio: non sa se deve fare le primarie, non sa chi candidare alla presidenza e sa solo che non vuole candidare il governatore uscente, il quale con l’orgoglio di chi ha passato una vita a fare politica, non vuole mollare sul più bello e minaccia di candidarsi in maniera autonoma. Ma non solo. Dopo aver collezionato un sacco di “due di picche” dall’alleato scomodo Italia dei Valori (che da diversi mesi ha scelto di candidare un bravo e onesto industriale del tonno, ma alla prima esperienza politica) ora il Pd torna alla carica, ed è pronto a calarsi di nuovo i pantaloni, stavolta davanti a Idv, e presentare una coalizione comune, lasciando intendere che il candidato comune alla presidenza potrebbe essere proprio lo stesso Pippo Callipo (l’industriale del tonno) o – e questa è un’ultima ora – il presidente di Confindustria De Rose (previo accordo e placet di Callipo, ovviamente…). Che significa? Significa che un partito piccolo, le cui strutture regionali e provinciali sono COMMISSARIATE DA MESI, e che ha perso una fetta consistente di militanti e dirigenti, (che non avevano approvato la scelta di correre da soli, ma che volevano rimanere attaccati al centrosinistra) TIENE IN SCACCO IL PD, il partito strutturato, potente, di maggioranza relativa e leader della coalizione uscente. Ora ci sarà sempre qualcuno del Pd (magari in buona fede, come Pablo e Pietro) che mi dirà che sto estremizzando il concetto, ma mi sa che la realtà è proprio questa…«conzala comu voi, è sempre cucuzza».

PDL: dopo anni di opposizione fiacca in consiglio regionale, in cui ha rivelato in maniera palese la propria incapacità di essere alternativa al centrosinistra – quando Marco Minniti propose di tornare alle urne a metà consiliatura i pidiellini si nascosero sotto gli scranni consiliari e naturalmente non colsero l’attimo – ora si propone come probabile vincitore delle elezioni regionali, dopo aver fatto un coordinamento regionale e cinque provinciali che hanno suscitato molti “mal di pancia” (nella migliore delle ipotesi) o purghe staliniane mascherate da dimissioni (nella provincia di Cosenza). Candida alla presidenza uno come Scopelliti che ha fallito come sindaco di Reggio, come assessore regionale (quando lo è stato) e che si propone a fare “il sindaco della Calabria”. Ma non solo. Se è vero che nei propri coordinamenti c’è una significativa presenza di socialisti (che però hanno sposato il progetto politico pidiellino in tempi non sospetti, da più di un anno) e che gli ex aennini sono stati trattati a pesci in faccia, ora, in fase di composizione delle liste, sta imbarcando di tutto. Esuli dal centrosinistra e forse anche chi se n’era andato sbattendo la porta, passando gli ultimi due anni a dire peste e corna del Pdl calabrese. Francia o Spagna, purché se magna, dunque, tanto per la distribuzione dei posti c’è sempre il caro, vecchio, manuale Cencelli.

MPA: è stata la grande novità dell’ultimo biennio, alla quale molti hanno aderito con grande entusiasmo, mentre altri lo hanno fatto, probabilmente, per convenienza. Il progetto politico è – forse è meglio dire era – importante, ed era stato premiato da ottimi consensi elettorali, sia alle Politiche del 2008 che alle Europee del 2009. Ora, il movimento di Lombardo, che in Sicilia è stato capace di cambiare volto al governo regionale, sembra un autobus dal quale molti vogliono scendere – o sono già scesi, come l’unico parlamentare calabrese Elio Belcastro – in fretta, attirati da altre e ben più seducenti sirene. Alla faccia del progetto politico, di partiti e dei governi nazionali che dall’unità d’Italia ad oggi hanno sempre discriminato il Mezzogiorno, dell’esigenza di partire dal basso, dei tavoli tematici e dei circoli territoriali.

E allora, cosa dovrebbe fare un elettore libero in Calabria? Fare come Fantozzi che quando va a votare butta la scheda nello sciacquone, o cercare col lanternino qualche candidato che valga quella “x” a matita sulla scheda? Io non mi arrendo, e voglio cercare ancora.

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11 Responses to Hobbes docet

  1. pietro ha detto:

    Provo a dire la mia, relativamente al momento di confusione interno del PD, prendendo spunto da un articolo che ho letto ieri, su Repubblica.
    In sintesi, l’errore dei dirigenti del PD è che corrono al centro invece di cercare di recuperare i voti persi a sx, che basterebbero a vincere senza altre alleanze, mal digerite (vedi il laboratorio chimico pugliese) dalla base. Io, però, mi ricordo che mio nonno Comunista, diceva sempre: i parli cuccù non senti e mi futti cuccù no staci, è tempu persu”.
    Questo per dire che io credo che a sx non vogliano essere recuperati. Certamente, a mio avviso, non vogliono essere recuperati se non dettando loro, in toto, le condizioni. E sarei curioso di vedere delle primarie per scegliere tra le condizioni dei fuoriusciti e quelli dei dirigenti del PD…perché il popolo del PD, quello tacciato di essere un esercito di yes man al soldo di D’Alema, è molto più maturo e responsabile dei soliti duri e puri a targhe alterne.
    segue…più tardi.

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Infatti il problema non è la base. Nè nel Pd (tranne i Cipputi della situazione che “non capiscono ma si adeguano” e lo sai che ci sono ovunque…), nè nella sinistra radicale, il cui popolo ha una straordinaria capacità di autocritica, che a destra non hanno proprio. Il problema sono le classi dirigenti, soprattutto del Pd, soprattutto in Calabria che in questi giorni – e lo dico come uno che avrebbe, in teoria, potuto votare Pd – stanno proprio perdendo la faccia, provando a gettarsi tra le braccia di chiunque, pur di racimolare qualche migliaio di voti in più. Tutto si può imputare alla sinistra, tranne la fedeltà alla maggioranza consiliare. Il centrosinistra nel suo complesso, invece, che ha vinto nel 2005 con oltre 20 punti in percentuale più di una destra a pezzi, avrebbe dovuto, per coerenza, ripresentare la stessa coalizione (tranne quelli che se ne sono andati, ovviamente…) e lo stesso candidato alla presidenza, lasciando agli elettori il giudizio e la facoltà di decidere se Loiero e quella coalizione fossero da mandare a casa. Invece no, presentando un altro candidato e provando in tutti i modi e, pur sputtanandosi, ad allargare la coalizione, ammettono, implicitamente, di aver fatto male e di meritare la sconfitta ancora prima della competizione elettorale. E che il Pd calabrese non venga a parlare di rinnovamento della classe dirigente, in chiave antiloieriana! Chi ha provato, alle primarie regionali e nazionali, a proporre dei volti autenticamente nuovi, è stato sonoramente sconfitto; chi ha proposto i soliti noti li ha rieletti in massa, dando il contentino di eleggere anche qualche volto nuovo che comunque è legato a doppio filo ai “soliti noti”. E allora? Allora il Pd calabrese ha toccato il fondo, appoggiato, in questa spirale suicida, dai vertici nazionali, che invece di pensare alla propria incapacità di attrarre consensi, cercano sempre qualcuno da colpevolizzare e, in Calabria, non si decidono a far votare i cittadini, il vero popolo democratico, che in un momento così drammatico per la vita di questo partito nato male e cresciuto peggio, avrebbe sicuramente qualcosa di valido da dire. E da tenere, una volta tanto, in considerazione.

  3. Pietro ha detto:

    …e non m’interrompere, cazzalata! :-))
    Scindiamo i due contesti: quello calabrese lo conosci molto meglio di me e non vedo come proprio la Calabria potesse rappresentare un’isola felice in questo momento di totale confusione. La Calabria???? Sic! Io parlo in generale, e credo che la situazione non è affatto semplice. Se anche Prodi è uscito allo scoperto, chiedendo chi ha le chiavi del PD, vuol dire che la situazione è davvero sotto i livelli di guardia. Cosa bisognerebbe fare? Abbandonare completamente i panni del pragmatismo. Smetterla di elaborare alchimie indigeribili per la base e cercare di tenere le posizioni senza cedere di fronte a niente e con nessuno. Soppiantare il bisogno di vincere attraverso le alleanze con la necessità di un riposizionamento chiaro, anche più semplice e diretto; smettere di presentarsi come coloro che pensano che il bene comune stia nella condivisione delle riforme: la dx faccia le sue, noi, qusndo sarà il nostro turno, faremo le nostre. Insomma, una rottura netta col modo di fare politica di questi ultimi anni. Non avere paura di investire energie sulla questione morale, nonostante il berlusconismo dilagante, che ne è l’opposto e che sembra aver attecchito anche nelle alte sfere del PD. Semplificazione, semplificaione e ancora semplificazione del modo di fare politica. Potrebbe non bastare, ma non vedo altre strade. Soltanto quando si riuscirà in questa semplificazione si avrà la forza di dettare l’agenda politica a sx, dicendo chiaro a chi non ci sta che quella è la porta. Di fronte ad una linea chiara, l’utorevolezza non sconfinerebbe nell’arroganza. Non ci servono estremismi, ma neppure calderoni che finora hanno portato solo confusione, anche in questa fase dove nla necessità di allargare un fronte comune contro questa destra populista e arrogante aveva secondo me una ragion d’essere.
    Le risorse umane ci sono ancora, ma bisogna davvero fermarsi e mettere un pò di ordine per uscire da questa confusione che rischia di costarci molto, molto cara. Per certi versi, la scelta di Veltroni andava nella diirezione della semplificazione, ma è stata subito abbandonata. Si pensava che con Bersani l’asse si sarebbe riposizionato a sx, ma così non è stato e Bersani non ha la dote di trascinatore delle folle. Infatti, se fossi andato a votare alle primarie, avrei votato per Franceschini, che, secondo me, aveva capito cosa poteva aiutarci, in questo momento. Serviva un populismo di sx, contrapposto a qullo di dx. Infatti, a dx, nel periodo di traghettamento del Partito, sotto la guida di Franceschini, alcune sue proposte demagogiche, come il reddito minimo per tutti i disoccupati, avevano messo in difficoltà il Berlusca. E poteva riavvicinare gli terni delusi di sx, ai quali queste proposte piacciono; e non importa se siano realizzabili o meno.
    Anche quella demagogia poteva funzionare, perché era del tutto diversa da quella di dx.
    Ora non ci resta che aspettare gli esiti delle Regionali, sperando che la scoppola che si preannuncia possa finalmente servire come ultima raschiata al fondo, dal quale ripartire, perché più giù non si potrà andare.

    PS: attenti alla base del PD, perché dopo l’elezione di D’Alema al Copasir, sarà al soldo dei servizi segreti…

  4. pablo ha detto:

    Caro Gianluca, hai proprio ragione, ciò che sta accadendo fa riflettere molto sulle capacità dirigenziali e la buona fede di chi oggi ha in mano il PD calabrese.
    Sono uno di quelli che dall’inizio auspicava una candidatuira di rinnovamento, ma non si puà buttare a mare Loiero senza avergli dato una via di uscita onorevole e senza aver preparato, con Loiero conpartecipe, una proposta alternativa credibile e vincente.
    La proposta di Occhiuto purtroppo si è dimostrata campata in aria.
    Mi chiedo: possibile che i dirigenti del PD calabrese non sapessero dell’accordo già stipulato tra PDL e UDC? (a dire il vero Loiero lo aveva detto che non ci sarebbe stato alcun accordo tra UDC e PD)
    Se non lo sapevano dico che sono degli incapaci e dei dilettanti; se lo sapevano, invece, hanno sbandierato un accordo con l’UDC al solo scopo di far fuori Loiero, e quì c’è malafede.
    La domanda perciò nasce spontanea: perchè qualcuno ha avuto interesse a creare una situazione di caos politico che ci porta dritti alla sconfitta? Quali obiettivi inconfessabili ci sono dietro?
    Caro Gianluca, in ogni caso tutto ciò è dimostrativo della assoluta inadeguatezza e inaffidabilità di queti dirigenti e si fa sempre più urgente farli uscire dal gioco prima che di questo partito restino solo macerie. Pablo.

  5. gianlucalbanese ha detto:

    L’autorevole avallo di Pablo, che addirittura rincara la dose, mi onora. In Calabria non ci sono riferimenti politici chiari e affidabili. Alla fine, il più coerente di tutti si sta dimostrando un vecchio democristiano come Loiero. Perchè non si fanno le primarie in Calabria? Perchè non si da la parola agli elettori? E soprattutto perchè questo livello così basso della politica regionale è coinciso con la nascita del Pd?

  6. pietro ha detto:

    Prima, invece, com’era, Gianluca? Nello scadimento totale della politica, chi stava peggio starà sempre peggio e continuo a dire che ci vuole una buona dose di autodeterminazione e volontà di iniziare a camminare da soli, in Calabria. Il PD è piombato in una confusione quasi totale, e la Calabria, ripeto, difficilmente avrebbe potuto avere la forza di diventare modello di chiarezza. La tua analisi è vera, non l’ho minimamente messa in discussione, anche perché non la posso conoscere come te. Ti confesso che sono molto preoccupato, perché la dx si è messa davvero in moto con la campagna elettorale e il CDM di oggi a Reggio Calabria, conferma la loro furbizia. Stanno sequestrando beni alla mafia, però con l’altra mano gli consentono di riportare in Italia il danaro sporco…ripulito con una maciata di euro di tassazione. Stanno arrestando molti latitanti, ma poi fanno le leggi per farli uscire, così non dovranno più neppure essere latitanti. Ma intanto dimostrano di essere paurosamente compatti. Anche Fini esterna sempre di meno, man mano che si avvicinano le elezioni. Loro sanno crescere e giocare d’astuzia, noi ci sciogliamo come neve al sole di fronte a delle candidature per le regionali…

  7. maxreale ha detto:

    I PARLI CU CU’ NON SENTI E MI FUTTI CU CUI NON STACI, E’ TEMPU PERSU!
    Pietro, sei un grande, ed ora capisco da chi hai preso…! 🙂

  8. Virginia ha detto:

    Il primo governo Prodi cadde perché Bertinotti, che aveva formato l’accordo di desistenza come alleanza elettorale ma non politica con l’ Ulivo, aveva chiesto solo 2 ( e dico DUE) cose come cardini dell’appoggio di desistenza: la non partecipazione a missioni militari (la missione Alba in Albania, prima crisi tra Prodi e RC, fu votata con l’appoggio dell’allora Polo delle Libertà) e le 35 ore (che servivano per evitare crisi interne al partito, nel quale trotzkisti e operaisti erano contrari all’accordo di desistenza).
    Nessuna delle due UNICHE richieste fu soddisfatta.

    Il secondo governo Prodi (che a dire il vero fin dall’inizio reggeva l’anima coi denti con quella maggioranza risicata che aveva, e che meglio avrebbe fatto a tornare alle urne invece di insediarsi) cadde perché Mastella ritirò l’appoggio dell’UDEUR al governo.
    E’il caso di sottolineare ulteriormente che al momento del voto di fiducia votarono contro Tommaso Barbato (UDEUR), Clemente Mastella (UDEUR), Lamberto Dini (Liberaldemocratici, eletto nella Margherita), Domenico Fisichella (indipendente, eletto nella Margherita), Franco Turigliatto (Sinistra Critica, eletto in Rifondazione Comunista), Sergio De Gregorio (Italiani nel Mondo, eletto nell’Italia dei Valori). Si astenne (ma l’astensione ha effetto di voto contrario) il senatore Giuseppe Scalera (Liberaldemocratici, eletto nella Margherita).
    UNO SOLO ERA COMUNISTA, Turigliatto, che si era già dissociato al momento dell’invio delle truppe in Afghanistan; va appena sottolineato che pure in questo caso, come per la missione Alba, chi s’è dovuto piegare a 90… ehm… alla ragion di stato sono stati i COMUNISTI, visto che le truppe sono partite entrambe le volte. Certo, ora fa tanto ‘opposizione’ chiedere a gran voce il rientro dei nostri ‘ragazzi’… che ipocriti!

    Ma torniamo alla sfiducia al Prodi II: uno degli sfiducianti era COMUNISTA, ma gli altri erano 3 della Margherita, due dell’UDEUR e uno dell’IDV, e i loro voti, alla faccia del COMUNISTA traditore, sarebbero stati sufficienti a non far cadere il governo.

    Eppure, è SEMPRE e SOLO colpa dei COMUNISTI.

    Tant’è che, mentre Rifondazione e PdCI perdevano tutto il loro elettorato a causa di queste compartecipazioni a governi senza identità, il centrosinistra ha avuto il plauso di TUTTI i suoi militanti, felicissimi di aver chiuso DEFINITIVAMENTE con questa SINISTRA SLEALE, conservando invece solo quelli che erano stati LEALI alleati: nel PD ci sono infatti i LEALI ALLEATI della Margherita, alle elezioni Veltroni sul pullman diede un passaggio SOLO ai LEALI alleati dell’IDV e oggi si cerca l’alleanza con l’UDC, all’interno della quale ( correggetemi se sbaglio) sono confluiti UDEUR e Mastella, anch’essi LEALI ALLEATI e soprattutto alleati che nulla chiedono e nulla impongono, mica come la sinistra che osò chiedere DUE ( oh, due!!!) cose a Prodi.

    Insomma, è colpa dei COMUNISTI lo sfacelo politico attuale, è colpa dei COMUNISTI se nessuno affronta nel centrosinistra la questione morale ( De Luca, prossimo candidato in Campania senza ricorso alle primarie, ha ottime possibilità di rastrellare voti: peccato io abbia scoperto ad annozero l’altra sera che è plurinquisito…degno sostituto del mai rimosso Bassolino, diciamo); è colpa dei COMUNISTI se nel centrosinistra si continua a parlare di neoliberismo nonostante la crisi mondiale di questo sistema; è colpa dei COMUNISTI se nel centrosinistra nessuno ha le palle per andare in direzione ostinata e contraria a questa decadenza inarrestabile, è colpa dei COMUNISTI se la destra riesce a essere più credibile in quanto un’idea, UNA SOLA(salvarsi il culo) ma ce l’ha, è colpa dei COMUNISTI se il PD è una cosa informe e senza identità.

    Sì, è così: è SOLO colpa dei COMUNISTI.

    Scusandoci per l’interruzione, lasciamo cordiali saluti ai presenti e ai passanti; per i futuri (le elezioni regionali) si sapeva da dopo le elezioni politiche che, senza segnali seri di cambiamento, si sarebbero perse e ormai cchiù nera d’a mezzanotte nun po’ venì, per cui io torno alle mie ferie dal dibattito politico. Mea culpa, mea culpa.

    Mio nonno, COMUNISTA pure lui, se avesse letto quello che ho scritto, avrebbe detto ‘Bella d’o nonno, sient’a mme, puro si tu ci ‘o spieghi, quilli continuino a dice che hanno raggione loro, perciò nun ti fa sang’amaro, che ‘a lavà a cap’o ciuccio si perde tiempo e sapone’.
    Viva i nonni.

  9. pablo ha detto:

    Sulla prima crisi del c-s hai proprio ragione, le cose sono andate così. La conseguenza è stata la consegna nelle mani di P2 del Paese. La missione si è fatta comunque e le 35 ore le stiamo aspettando. In compenso, però, ci hanno fatto un mazzo così. Bella soddisfazione! Per quanto riguarda la seconda crisi Prodi…a Virgì, cerca i sì cchiù stritta!

  10. Pietro ha detto:

    …e quel genio di De Magistris indagava Prodi quando era Presidente del Consiglio.
    Non che non dovesse, per carità, solo che poi tutti abbiamo visto la consistenza delle sue accuse…oggi il “Compagno De Magistris” è un autorevole esponente dell’Italia dei Valori…Comunisti.

  11. Virginia ha detto:

    Pablo, fatti coraggio e leggi tutto, jà, che se pò ffà! 😀

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