Sfogliando la margherita

Lo so, in questi giorni non sono proprio prolifico dal punto di vista della scrittura su questo inutile blog, ma visto l’esito poco confortante dell’ecografia di martedì scorso, dal quale è emersa la rottura parziale del muscolo quadricipite e la persistenza di un ematoma che non vuole andare via, l’umore non è proprio alle stelle. Leggo, in questi giorni. Divoro un sacco di libri. L’ultimo l’ho fatto fuori in 36 ore, e ne valeva la pena. Si tratta di “Mara, Renato ed io”, un bestseller della Mondadori, scritto da Pier Vittorio Buffa e Franco Giustolisi, che hanno raccolto, con pazienza certosina, le testimonianze della stagione delle Br, rese da uno dei suoi fondatori, Alberto Franceschini. La lettura del libro ti prende, ti porta in un’epoca passata, durante la quale è stato versato molto sangue, anche se le ragioni dei primi brigatisti, affondavano le loro radici in una critica permanente alla perdita di rappresentatività del vecchio Pci, al punto tale che Franceschini, Curcio, la Cagol e Moretti si sentivano gli eredi legittimi dei partigiani, dai quali traevano insegnamenti ed armi. Prima che i soliti idioti mi facciano passare per simpatizzante delle Br, ricordo a tutti che Alberto Franceschini si è dissociato dal 1987, riconoscendo il fallimento dell’esperienza della lotta armata, quindi non è un testo la cui lettura costituisce apologia di terrorismo; anzi, ne mette a nudo le contraddizioni, le debolezze, le sconfitte; ma anche gli ideali di figli di operai e contadini che entravano nelle fabbriche, anzi, nei cessi delle fabbriche, per tastare il polso agli operai delle metropoli industrializzate e progettare azioni militari. “Mara, Renato e io” è un tuffo all’indietro di qualche lustro, che fa capire tante cose e conoscere la realtà vissuta nel carcere “speciale” (leggasi “inferno”) dell’Asinara dai brigatisti e anche – seppur in maniera superficiale – le “prigioni del popolo” laddove erano rinchiusi i sequestrati. Una storia da conoscere, capire e guardare senza pregiudizi o soverchie simpatie. Ma da conoscere.

Ora, invece, sto leggendo “Mafia export” di Francesco Forgione, e sono orgoglioso di essere stato uno dei suoi 175 elettori sidernesi, quando si ricandidò al Senato alle elezioni politiche del 2008. Venne anche a Siderno, da presidente uscente della Commissione Antimafia, riuscendo anche a scaldare i cuori di molti che all’antimafia vera credono, anche se poi, per “disciplina di partito” votarono il candidato del Pd Luigi De Sena. La relazione della commissione antimafia presieduta da Forgione è stata la più completa, esaustiva e approfondita di sempre. Ma lui non è stato eletto, a differenza dei suoi concorrenti De Sena e Palma. Stranezze italiane. Anzi, calabresi.

Infine, tra una lettura e l’altra, sfoglio la margherita: mi dovrò operare o no? Lo scopriremo solo vivendo.

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4 Responses to Sfogliando la margherita

  1. domenico ha detto:

    ma dai!!! lo sto leggnedo pure io!!!

    tupamaros che non siamo altri!!!

    d.

  2. Virginia ha detto:

    ‘Mara, Renato ed io’ lo lessi qualche tempo fa, l’altro invece non lo conosco; rispetto al primo posso dire che hai ragione, la storia delle BR si deve conoscere. E non solo quella, ma tutta la storia in generale. Se tutti si impegnassero a conoscere i fatti, cercandoli nei documenti e nelle testimonianze invece che nei ‘sentito dire’ il mondo sarebbe più civile perché ci sarebbero muomini liberi che si formano liberamente una coscienza critica. Invece abbiamo progresso ma non civiltà, perché i più si limitano a mutuare le idee di pochi capipopolo.

    Rispetto al ginocchio, invece, io mi auguro che tu non debba operarti, ma se fosse… ti ricordi come mi dicesti al telefono l’estate scorsa? Mi dicesti’Sono sicuro che non ti farai fermare da questo problema’. Ecco, lo stesso dico io a te: sursum! 😀

  3. pablo ha detto:

    Visto che si parla di libri, cari, suggerisco tre titoli che, a mio modestissimo avviso, sono dei veri capolavori. Il primo: “La Baia”di Michener, racconta la storia dell’America dal cinquecento allo scandalo del Wotergate attraverso le vicende familiari di una famiglia, gli Steed, percorrendo le principali vicende, dalla prima colonizzazione allo sterminio degli indiani, dalla guerra di indipendenza allo schiavismo, via via fino ai giorni nostri. Credetetemi, un capolavoro. Il secondo: “Vita” di Melania G. Mazzucco, racconta una straordinaria storia di amore e di emigrazione nell’America dei primi del Novecento; è uno spaccato straordinaria di un’epoca caratterizzata da grandi sofferenze e speranze dei nostri nonni e bisnonni. Un viaggio alla ricerca delle nostre radici. Infine, terzo: “L’mbra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn; dove vanno i libri quando nessuno li vuole più?

  4. gianlucalbanese ha detto:

    A Domenico: attento che potrei condurre “un’inchiesta” su di te… 🙂
    A Virginia: grazie dell’incoraggiamento 🙂 E’ che non sono abituato all’inattività forzata e quindi ne risento dal punto di vista psicologico
    A Paolo: terrò nella debita considerazione le tue indicazioni bibliografiche. Anzi, al prossimo ordine che farò di libri a Ibs, inserirò il primo titolo che hai indicato, anche se parla di America, e io per i film – e forse anche per i libri – americani non ho proprio passione. Però, considerato l’ampio excursus storico e dato che per i miei studi universitari mi sono dovuto preparare sugli inizi del costituzionalismo a stelle e strisce, potrei trovarlo interessante. Il punto è che io sono “malato” di saggi. Compro sempre e solo saggi, specie di attualità o storia contemporanea. E li divoro, perché di fronte alla completezza d’informazione che un libro ti può dare, non c’è History Channel o “Correva l’anno” che tenga. Però ogni tanto bisogna cambiare 🙂

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