Un libro da leggere (febbraio 2010)

Per chi, come me, ha sete di conoscenza del periodo storico degli anni di piombo, quelli in cui l’ideologia veniva portata alle estreme conseguenze fino a diventare violenza, “Terroristi italiani” di Luigi Manconi è un saggio molto utile a capire le origini, il perché, il substrato culturale e l’intersezione col contesto socioeconomico mondiale di certi fenomeni. Il libro non è affatto leggero. Innanzitutto non è una ricostruzione storica fatta con l’arte del cronista, come invece è, ad esempio, la trilogia di Nicola Rao sul terrorismo nero; non è neanche il racconto di un’epoca vissuta in prima persona – Manconi, prima di diventare parlamentare, militò per oltre un lustro in Lotta Continua – ma è semplicemente un testo in cui da una prospettiva sociologica – l’autore insegna all’università – si studia il fenomeno. E così, se “Mara, Renato e io” di Alberto Franceschini è pathos, emozioni, batticuore, lacrime e sangue, “Terroristi italiani” di Luigi Manconi è rigore scientifico, analisi minuziosa, compiuta con l’impronta tipica del sociologo che “spacca il capello in quattro”. Ma è una lettura importante per capire le differenze tra le prime Br e quelle attuali, i punti di contatto e le distanze incolmabili con gli anarco-insurrezionalisti da una parte; Hamas e Al Quaeda dall’altra. Il finale, è abbastanza inquietante quanto compie una riflessione molto cruda sul terrorismo: «Bandirlo completamente e definitivamente dalla nostra società è obiettivo irrealizzabile; ridurlo a un ferrovecchio che pure può fare assai male, come tutte le lame arrugginite, è possibile».

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