Democratici “fino alla curva”

Il Pd continua a dare il meglio di sé. Anche a livello periferico. In un paese qua vicino si presenta insieme al Pdl. Appoggiano lo stesso candidato a sindaco. Ma dicono che non è un inciucio «ma un estremo tentativo per fronteggiare l’emergenza democratica e dare governabilità al paese». Affido ai lettori l’interpretazione della mossa. Scrivo dell’accordo e del dissenso di alcuni militanti democrat, che non ci stanno e se ne vanno. In fondo, ho sempre pensato che la base del Pd sia molto meglio dell’establishment. Stamattina mi chiama un dirigente storico del partito in quel paese. Si esprime in maniera educata, ma contesta l’entità di quello che secondo lui non è un esodo delle proporzioni riportate nel mio articolo, ma solo qualche sparuta posizione individuale. Gli dico di mandarmi una nota con la sua chiave di lettura dei fatti, alla quale avremmo dato spazio e diritto di replica. Non capisce e mi dice: «e sennò, fammi un’intervista che ti dico quello che penso». Gli rispondo che né io, né i miei colleghi facciamo interviste a comando. Ha trovato pane per i suoi denti, insomma.
Hanno uno strano concetto dell’informazione politica questi politicanti paesani. Per loro, il giornalista – parola grossa, diciamo “corrispondente” – è quello cui “commissionare” articoli e/o interviste “a comando”, nei tempi, modi, forme e dimensioni che decidono loro. Quando trovano uno che cerca di informare i lettori con tempestività, completezza d’informazione, in anticipo sulla concorrenza e magari anche interpretando le mosse e il loro linguaggio criptico e lontano dalla gente, si spaventano. Lo vedono come uno strano extraterrestre; un presuntuoso che pretende di scrivere le cose come sono e non come vogliono loro. Pazienza. Se è allergia nei miei confronti, impareranno a conviverci; se i sintomi sono meno gravi, di solito si risolvono sotto un abbondante flusso di acqua gelata. Ma il bello deve ancora arrivare. Perché poco dopo mi telefona il segretario cittadino. Uno che, evidentemente, misura gli altri col proprio metro. Esordisce chiedendomi «ma lei è candidato alle elezioni del nostro paese?». So dove vuole andare a parare, gli dico di stendere un velo pietoso – proprio così – su quanto ha appena detto e lo invito a dirmi che cosa gli serve. Mi dà del fazioso, dice che ho parlato solo di quelli che hanno abbandonato la sua lista e non di chi – una sola persona nuova – ha aderito al suo progetto. Gli urlo che né lui, né nessun altro può dubitare della mia professionalità e della mia imparzialità. Il dialogo tra sordi prosegue per qualche istante, tra le sue risposte stizzite e la mia sacrosanta irritazione. Dico a lui quello che ho detto al suo sodale: se dovete dire qualcosa, mandatemi una nota che, come sempre, c’è spazio per tutti, quindi anche per voi. Mi dice, acidissimo, che non ha bisogno di alcun spazio. E che ha chiamato a fare?
Le due telefonate hanno qualcosa in comune: nessuno dei due ha contestato la veridicità delle notizie da me riportate e tratte da una fonte attendibile; nessuno dei due ha ritenuto di dover aggiungere, o eventualmente rettificare con una loro nota, qualcosa da me scritto. In pratica, il loro è stato solo uno sfogo, che accetto con spirito quasi compassionevole. Piccolo particolare: due mattine precedenti il mio articolo in questione ho chiamato il segretario per chiedergli delle novità riguardo la scelta del candidato a sindaco e delle alleanze. Mi ha detto che non c’è alcuna novità e che si sarebbe fatto sentire lui. Il giorno dopo esce la notizia dell’accordo col Pdl su un’altra testata. I casi sono due: o non era informato dell’alleanza in itinere – e questo è grave per un segretario – o era così prevenuto nei miei confronti da boicottarmi. Pazienza. I fatti sono ostinati. E vengono sempre a galla, specie quando sono letti e riportati da chi è in una posizione di terzietà rispetto alle parti in una competizione elettorale. E’ la stampa, bellezza.

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3 Responses to Democratici “fino alla curva”

  1. Virginia ha detto:

    Grande, Gianluca! 😀

  2. Virginia ha detto:

    Commentino politico: all’inizio della corsa al centro dei DS dissi: ‘Prima o poi li vedremo alleati con Berlusconi’. Eccoli qua!
    Quel ‘garantire la governabilità’ uniti al PDL, suona macabro come ‘portare la democrazia’ armati di cannoni.
    E speriamo che abbia ragione tu, cioè che la base di questi sia sana e si svegli, anche se io temo che la base dell’attuale PD sia la stessa della vecchia DC, quella cioè che faceva scelte politiche non per idee ma per opportunismo, e in fondo se si alleano con il PDL è vittoria sicura, sicché più opportuno di così…

  3. Alessia ha detto:

    adesso ti do una notizia in mondovisione: Filippo è candidato come consigliere alle prossime elezioni comunali “in un paese qua vicino”. ma non è nè con il PD, o meglio con quello che ne resta, e nè col PDL che a leggere i nomi fa solo invidia a Piero Angela e ai suoi documentari sulla preistoria e sull’era glaciale.
    la lista e il candidato a sindaco danno l’idea di un vero rinnovamente, di un cambio di rotta rispetto a partiti e partitini che, per il proprio tornaconto personale, cavalcano l’onda del “legame col territorio” per giustificare alleanza da far rivoltare i morti nelle tombe.
    se solo avessero un pò di vergogna…

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