Hanno vinto questi

marzo 30, 2010

La foto è emblematica. Simbolizza l’Italia berlusconiana che oggi gioisce. Il verdetto delle urne va sempre rispettato, certo. Ma ormai, a parte l’italia centrale, quella che resiste, la Liguria e le oasi del Sud come la Basilicata e soprattutto la Puglia del grande Nichi Vendola, è dappertutto lo stesso marciume, sia che vinca per pochi voti, come quella della foto che rivela la sua natura facendo il saluto romano, sia che stravinca doppiando il suo avversario, come ha fatto Scopelliti in Calabria. Già, la Calabria. Da qualche tempo, chi arriva primo alle elezioni stravince. Vi sarete chiesti il perchè? Non è che, forse, ci sono dei pacchetti di voti che, in massa si trasferiscono da sinistra a destra e viceversa e che non appartengono al voto d’opinione? E’ un dubbio legittimo il mio, o no? Staremo a vedere. Intanto, i fans locridei del candidato ggggggggggggggggggggggggggggggiovane e rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrreggino hanno ben poco da festeggiare. Il candidato ggggggggggggggggggggggggggggggggggggiovane e rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrreggino, infatti, li ha fatti candidare tutti, li ha messi in conflitto tra loro, ha fatto frammentare il voto del comprensorio, ottenendo due risultati: la Locride ha votato in massa per lui alla presidenza della Regione, ma non ha espresso alcun consigliere (nè di maggioranza, nè di opposizione) a palazzo Campanella. Il nostro comprensorio, insomma, sarà sempre più marginalizzato, con buona pace dei berluscones locali, che ieri sera festeggiavano la vittoria del candidato gggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggggiovane e rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrreggino, che in tempi non sospetti aveva espresso la sua idea della Locride: una sorta di periferia di Reggio città metropolitana, alla quale potrebbe arrivare qualche briciola. Ricordate il post con l’incipit “Meno male che Reggio c’è”? Proprio quello! Non so cosa pensare. Se non che “cchiù scuru d’a menzanotti non veni”. 😦

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Ora tocca a noi

marzo 27, 2010

Finalmente la campagna elettorale è finita. L’ho sofferta particolarmente, quest’anno, quasi come un candidato al consiglio regionale, per via dei ritmi forsennati che ho dovuto tenere e conciliare con le due ore e mezza di terapia giornaliera. Ma ce l’ho fatta. Ho seguito tutto (o quasi) quello che è accaduto nella Locride; tutte le manifestazioni pubbliche, almeno. E così, in questo sabato di “riflessione” prima del voto, sto riavvolgendo il nastro dei ricordi. Odori, sapori, attimi. La campagna elettorale è stata queste cose: una stanza sovraffollata di una casa raggiungibile da una scala strettissima e senza passamano – che gioia per chi ha ancora difficoltà a salire e scendere i gradini – nella quale non si respirava per quanta gente c’era; un sorso di Sangrìa nel solito locale “a cui dai del tu”; un teatro che in pochi attimi si è riempito di quella gente che prima ha fatto i soliti capannelli per strada; i siparietti sbirciati con l’impertinenza di un Enrico Lucci; il caffè, il ricco buffet di dolci e i sorrisi di signore non più giovanissime in un’atmosfera da prima repubblica; un bacchettone che non ha trovato di meglio che fare battute sulla bassa statura del suo principale avversario «non conoscendo affatto la statura di Dio»; i flute pieni di Champagne e le tartine con caviale e salmone nella tenuta nobiliare di un postfascista che le spara grosse, e il gradevolissimo gineceo che – quello sì – ha attirato la mia attenzione; le salsicce in piazza di una persona simpatica e modesta; gli incontri dagli amici di Locri; le telefonate non aspettate di chi per un lustro non ha risposto alle mie; una pagina di giornale con un mio articolo sventolata in piazza durante un comizio; il bicchiere del solito magistrale nettare degli dei degustato ieri sera con gli amici. Sono alcuni dei fotogrammi di questa campagna elettorale che, almeno ufficialmente, è appena finita. La mia riflessione l’ho già fatta. Penso che si debba innanzitutto arginare il pericolo di consegnare questa Regione a uno che ha già fatto troppo male nel suo paese. Poi, si deve pensare a governare bene e, nel contempo, costruire una classe dirigente nuova tale da assicurare continuità e rinnovamento, e le facce pulite non mancano, nemmeno da queste parti. Mi piace tantissimo il tonno. Ma quello fresco, cucinato da Fabio alla “tagliata” col cuore crudo, l’esterno cotto e ricoperto da una granella di nocciole. Quello in scatola no. Lo trovo indigesto. 😉


25/03/10 Niente è più come prima

marzo 26, 2010

Ce l’abbiamo fatta. Hanno tolto l’informazione libera dalla porta e questa è tornata in centinaia di migliaia di finestre. Aperte come occhi spalancati sulla realtà che la retorica di regime vorrebbe negare. Tv satellitari (io l’ho vista su Current – 130 Sky, come tributo a questo bellissimo canale), siti internet, tv locali, radio. C’è un’altra Italia. E’ quella che non frequenta le piazze di chi vuole idolatrare il caudillo di oggi, così simile a quello di ieri. Quell’altra Italia ha ritrovato il diritto di esprimersi. E di informare davvero. Onore a Santoro, Travaglio, Floris, Lerner e così via. Ieri era il venticinque marzo, ma sembrava il 25 aprile.


Il “nuovo” che avanza

marzo 24, 2010

L’asta del microfono al tavolo dei relatori all’hotel President è troppo corta; il dirigente regionale del Pdl Riccardo Ritorto, che ha il compito di porgere il saluto iniziale, armeggia un po’ e finalmente riesce ad allungarla. Peppe Scopelliti (nella foto insieme al candidato della Fiamma Tricolore Antonio “Carbonella” Ferreri) coglie la palla al balzo per lanciare la prima battuta di dubbio gusto all’indirizzo dell’attuale presidente della Regione: «prima l’asta era all’altezza di Loiero». Ne seguiranno altre, sempre incentrate sulla bassa statura di Agazio. Detto dal pupillo di Berlusconi è il massimo. Ma tant’è. E’ uno Scopelliti pimpante quello che ieri sera ha chiuso la campagna elettorale nella Locride dopo che in precedenza aveva disertato gli appuntamenti di Locri e Gioiosa Jonica. Accanto a lui ci sono molti candidati locridei nelle liste che lo sostengono. Parla da governatore in pectore e spazia, durante i tre quarti d’ora di monologo, da un’argomento all’altro. Prima lancia un segnale “ecumenico”: «quando andremo al governo, dovremo ragionare da calabresi e non da uomini di parte», strizzando l’occhio agli scontenti del centrosinistra che di solito non votano a destra. Quindi, preannuncia che «dovremo avere il coraggio di tagliare i rami secchi in tutti i settori, a cominciare dalla sanità». Rami secchi? Scopelliti parla di tremila esuberi nel comparto sanitario, ma preannuncia altresì che «è ora di finirla con questa politica che sforna in continuazione lsu ed lpu; piuttosto – ha proseguito – bisogna mettere le imprese in condizione di creare lavoro, perchè non è la pubblica amministrazione che crea ricchezza». Pregusta un massiccio spoil system negli incarichi dirigenziali pubblici «specie tra i manager delle aziende sanitarie che vanno scelti non in base alle appartenenze partitiche» e immagina una Calabria «che guarda al bacino Mediterraneo, grazie alla riforma costituzionale del governo con a capo Giuliano Amato che nel 2001 ha dotato le Regioni di strumenti per interagire e cooperare con i Paesi esteri». Manca uno dei suoi grandi cavalli di battaglia, ovvero l’area metropolitana dello Stretto, che non viene citata. Preferisce concentrarsi sull’appuntamento elettorale: «dobbiamo presidiare i seggi e vincere bene, ma prima vi voglio tutti a Catanzaro venerdì sera quando chiuderò la campagna elettorale». E’ l’ultimo appello alla platea prima dei saluti.
GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it


Ho riacceso il mangianastri

marzo 23, 2010

Spero che questa settimana finisca più in fretta possibile. Sono giorni di superlavoro, per cercare di coprire, come un mediano settepolmoni che mette le “pezze” in mezzo al campo, tutti gli eventi in programma nella mia zona, e il riposo va a farsi benedire. Non ne posso più di capannelli di persone che attendono in piedi, ossequiano e riveriscono i potentucci di turno, di frasi trite e ritrite, di appuntamenti organizzati in quattro e quattr’otto, senza neanche essere preannunciati, così come non ne posso più di trascurare la riabilitazione della gamba per lavoro. Ma tant’è. Ieri sera, però, la mia cena delle 22,15 è stata allietata dal concerto di Francesco De Gregori e Lucio Dalla su Raidue. Rivederli lì, con la barba bianca e lo zuccotto, a cantare le loro canzoni eterne, mi ha riportato in pace con me stesso. E così, tra una forchettata e l’altra di un paio di fette di arrosto riscaldate, ho ricantato Rimmel; poi, ho apprezzato molto la regia, con dei primi piani bellissimi. Uno su tutti: due mani amorevolmente incrociate durante l’esecuzione di Caruso. Una serata dal sapore antico, di cassette Rca bianche con l’etichetta rossa che si scollava sempre da qualche parte. Ma che ascoltavi sempre dall’inizio alla fine, tanto che finivi per apprezzare tutte le canzoni. E’ stato come riaccendere un vecchio mangianastri. Vintage come le barbe bianche dei due cantautori sotto gli zuccotti di lana. Un mangianastri che non ha bisogno di cavetti Usb, perchè collegato direttamente col cuore di ognuno di noi. O forse, il mangianastri che ognuno ha dentro di sè.


Giornalismo “parassitario”

marzo 19, 2010

Oggi la concorrenza apre le pagine locali con una notizia che noi abbiamo dato martedì scorso. Ma non solo. Mentre io lunedì scorso ho attinto, in tempo reale, ad una fonte vicina alla giunta regionale (che è la sede istituzionale nella quale è stata presa la decisione riportata nel mio articolo uscito martedì), loro, per dare la notizia, hanno scritto ieri pomeriggio sulla scorta di un comunicato diffuso da un candidato alle elezioni regionali che, in quanto tale, non è il massimo in fatto di imparzialità. Evidentemente, ognuno ha le fonti che si merita. Ma c’è dell’altro: nella sua nota, il candidato replicava a dichiarazioni di altri politici apparse solo sul nostro giornale. In pratica, i lettori della concorrenza conoscono la replica ma non le dichiarazioni che l’hanno originata. Nel giornalismo, si sa, i “buchi” si danno e si prendono. Ma c’è modo e modo per recuperare una notizia che altri hanno dato prima. Loro, sicuramente, non hanno scelto il modo migliore.


Messaggio urbi et orbi

marzo 18, 2010

«Ai giornalisti raccomando, specialmente in questo momento di campagna elettorale, una maggiore attenzione ai messaggi di coloro che, pur di apparire in un articolo, sono pronti a negare e rinnegare anni di assoluta inefficienza politica sul territorio locrideo». Non è il presidente della Repubblica che l’ha scritto; e non è nemmeno un messaggio rivolto da una finestra di piazza San Pietro con tanto di eco. E nemmeno da piazza Venezia. Si tratta dello stralcio finale di una nota diffusa da un candidato alle elezioni regionali. Siamo in campagna elettorale e non ne posso fare il nome. Non voglio sputtanarlo. A questo potrebbero pensarci gli elettori. Il punto è che il soggetto in questione, che raccomanda attenzione ai giornalisti, qualche mese fa è stato colto con le mani nella marmellata dal sottoscritto – unico nel panorama editoriale locale – quando ha cercato di spacciare come proprio successo il positivo esito di una vicenda nella quale non ha avuto alcun merito. E mi fermo davvero qui. Anche perché di fronte a certe “raccomandazioni” di attenzione e cautela, che nella fattispecie possono essere interpretate come richieste di censura preventiva a suo favore, non mi rimane che stendere un velo pietoso, rimandando al mittente la raccomandazione e ricordandogli che censure preventive e “favori” quando scrivo io non ne faccio ad alcuno. Nemmeno ai miei amici personali. E non insista, perché i fatti sono ostinati, e se dovesse perseverare con questo atteggiamento, potrei renderli noti su questo blog in maniera chiara. Anche nel corso della campagna elettorale. Chiaro?