Ora tocca a noi

Finalmente la campagna elettorale è finita. L’ho sofferta particolarmente, quest’anno, quasi come un candidato al consiglio regionale, per via dei ritmi forsennati che ho dovuto tenere e conciliare con le due ore e mezza di terapia giornaliera. Ma ce l’ho fatta. Ho seguito tutto (o quasi) quello che è accaduto nella Locride; tutte le manifestazioni pubbliche, almeno. E così, in questo sabato di “riflessione” prima del voto, sto riavvolgendo il nastro dei ricordi. Odori, sapori, attimi. La campagna elettorale è stata queste cose: una stanza sovraffollata di una casa raggiungibile da una scala strettissima e senza passamano – che gioia per chi ha ancora difficoltà a salire e scendere i gradini – nella quale non si respirava per quanta gente c’era; un sorso di Sangrìa nel solito locale “a cui dai del tu”; un teatro che in pochi attimi si è riempito di quella gente che prima ha fatto i soliti capannelli per strada; i siparietti sbirciati con l’impertinenza di un Enrico Lucci; il caffè, il ricco buffet di dolci e i sorrisi di signore non più giovanissime in un’atmosfera da prima repubblica; un bacchettone che non ha trovato di meglio che fare battute sulla bassa statura del suo principale avversario «non conoscendo affatto la statura di Dio»; i flute pieni di Champagne e le tartine con caviale e salmone nella tenuta nobiliare di un postfascista che le spara grosse, e il gradevolissimo gineceo che – quello sì – ha attirato la mia attenzione; le salsicce in piazza di una persona simpatica e modesta; gli incontri dagli amici di Locri; le telefonate non aspettate di chi per un lustro non ha risposto alle mie; una pagina di giornale con un mio articolo sventolata in piazza durante un comizio; il bicchiere del solito magistrale nettare degli dei degustato ieri sera con gli amici. Sono alcuni dei fotogrammi di questa campagna elettorale che, almeno ufficialmente, è appena finita. La mia riflessione l’ho già fatta. Penso che si debba innanzitutto arginare il pericolo di consegnare questa Regione a uno che ha già fatto troppo male nel suo paese. Poi, si deve pensare a governare bene e, nel contempo, costruire una classe dirigente nuova tale da assicurare continuità e rinnovamento, e le facce pulite non mancano, nemmeno da queste parti. Mi piace tantissimo il tonno. Ma quello fresco, cucinato da Fabio alla “tagliata” col cuore crudo, l’esterno cotto e ricoperto da una granella di nocciole. Quello in scatola no. Lo trovo indigesto. 😉

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6 Responses to Ora tocca a noi

  1. Pietro ha detto:

    Lui è allergico all’approfondimento. Per questo ha fatto tutto quel casino con le trasmissioni che approfondivano i temi che affrontavano; senza soffermarsi agli slogan vuoti, alle buigie dette platealmente. Con l’approfondimento hanno fatto emergere il marciume di quest’ultima legislatura berlusconiana. Uno guarda la luna sperando che non appaia … Mostra tuttoanche lì il suo cerone che spara slogan vuoti e accuse ridicole a tutto ciò che non si uniforma al suo invito a non pensare, a delegare a lui ogni decisione. Infondo, è un modo per non affaticare il cervello. Il problema non erano gli ospiti delle trasmissioni di approfondimento, ma il fatto che era diventato un calvario per i rappresentanti del PDL che erano invitati in queslle trasmissioni a difendere le porcherie che stanno combinando. Nel momento in cui tutto inziava a crollare, con gli scandali che vengono fuori ormai giornalmente, quelle trasmissioni erano diventate pericolose, per loro.
    Lui si lamentava della mancanza di contraddittorio ad Annozero e Ballarò, mentre adesso lo vediamo a reti unificate, oppure ad elettrodomestici unificati; lo vediamo girare nella lavatrice, o nel vetro del forno a microonde, dai fogli A4 delle stampanti che partono da sole stampando i miracoli del governo del fare, sulle luci dei semafori etc. Lì, adesso, il contrattittorio secondo Remolo è assicurato. Il suo sistema va smontato pezzo per pezzo, cominciando dal porcellum, la legge elettorale di Calderoli, che, di fatto, ha consegnato al monarca il potere assoluto sulle candidature. Gente che in un contesto normale, cioè con il voto di preferenza, non sarebbe mai stata votata. Ballerine, veline, avvocati, fisioterapiste, igieniste, massaggiatori del Milan, preparatori atletici e chi più ne ha più ne metta. Smontare tutto e cercare di sistemare un po’ le tessere di questo mosaico che adesso comunque le si collocano danno sempre la stessa faccia di bronzo: la sua. Oggi credo sia giunto il momento di fargli capire che la misura è colma. Che la corda è stata tirata troppo e si è spezzata. Oggi è uno snodo importante per l’Italia, che non possiamo fallire. Votiamo tutti, votiamo per salvare il salvabile e per cercare di ritrovare una strada normale da percorrere.

  2. Virginia ha detto:

    L’onda lunga dell’entusiasmo provocato da Raiperunanotte non è riuscita a farmi vedere rosei orizzonti successivi a queste elezioni. Anche perché, diciamolo, a quella trasmissione non fa da corrispettivo nessuna forza politica italiana attuale.
    Sono comunque andata a votare perché il mio senso civico ( unito alla mia figliola rompiscatole) non mi avrebbe consentito di venir meno al mio dovere di cittadina.
    Comunque, in attesa di ennesimi exit poll, proiezioni e bandierine, incrociamo le dita e viva l’Italia, sperando che resista, sempre.

  3. lirì ha detto:

    Amara sorte ci è toccata…

  4. maxreale ha detto:

    😉 Con tutte le disgrazie che ha combinato Berlusconi quest’anno, il PDL avrebbe dovuto prendere 10 voti, quelli dei familiari di Silvio, invece……. povera Italy!!

  5. simona ha detto:

    l’ignoranza fa da padrona, come sempre. sono disgustata. e ho un’ulcera perforante a 26 anni nemmeno compiuti.

  6. gianlucalbanese ha detto:

    Lirì, tra Locride e Grecanica siamo messi proprio male. Io non mi sento periferia di Reggio!

    Simona, dai, addirittura l’ulcera. Non ne vale la pena… 🙂 La delusione però è tanta. Speriamo che chi in queste ore si sta leccando le ferite abbia anche modo di riflettere

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