Essere quarto stato oggi

Capisco poco di pittura, l’ho sempre ammesso. Ma un quadro come “Il Quarto stato” è così famoso che perfino io lo conosco e lo apprezzo. Stanotte pensavo a come si potrebbe attualizzare, inserendo le figure dei nuovi proletari, vittime della morsa del capitalismo che agevola le bolle finanziarie, ma per sua natura non permette una redistribuzione della ricchezza improntata a criteri di equità. E così, nel Quarto stato del 2010, il marrone dominante nella versione originale, ritratto di una civiltà prevalentemente contadina, si ridurrebbe parecchio. Oggi il Quarto Stato è composto dai nuovi poveri, magari anche laureati, rimasti vittime del precariato legalizzato e consolidato, delle assurde leggi del mercato, della corruzione che si è inserita nelle istituzioni democratiche fino a quando queste hanno perso di credibilità agli occhi dell’elettore, che ha smesso da tempo di essere cittadino, preferendo fare il suddito in cambio di chi gli promette qualcosa. Nel nuovo Quarto Stato ci saranno, sì, il marrone dei contadini (specie quelli extracomunitari ostaggio dei nuovi caporali), il blu degli operati, ma anche il bianco dei medici ospedalieri, ci saranno il grigio dell’esistenza di chi si guadagna da vivere in un call center o in una scuola pubblica sempre più abbandonata a sé stessa; il giallo delle tute dei netturbini, il bianco calce dei muratori, l’azzurro dei poliziotti; ma anche i precari di ogni mestiere intellettuale, che oggi invidiano l’Italia degli artigiani che sono rimasti a galla stabilendo le tariffe a loro piacimento, così come quella dei commercianti che hanno raddoppiato i prezzi dopo l’avvento dell’euro e gli industriali che con la scusa della crisi, trasferiscono le aziende all’estero, laddove gli operai si possono sfruttare meglio, anche se gli affari vanno a gonfie vele in Italia. L’invidia sociale è umana; la rabbia sociale è sacrosanta, di fronte a chi ha fatto rientrare i capitali dall’estero con lo scudo fiscale e ai tanti, tantissimi furbetti del quartierino. Una sinistra che non riesce a dare risposte a queste diseguaglianze non ha ragione di esistere. Una volta lo studio rappresentava per molti giovani di famiglie povere, un mezzo di emancipazione, grazie al quale condurre una vita dignitosa e avere, perché no, un minimo di prestigio sociale. Ora, i modelli vincenti di questa società sono altri, e il più delle volte non hanno studiato, non conoscono la storia ma sanno bene come fare i soldi facendo i furbi col prossimo. Il nuovo blocco sociale dominante è questo. E allora non stupiamoci più se la gente non riesce ad indignarsi e manda giù qualsiasi cosa, votando distrattamente, per inerzia, chi in questi giorni non trova di meglio da fare che discussioni da salotto sulle riforme per una nuova forma di governo che vada oltre la Repubblica parlamentare. E’ questa l’Italia della quale non mi sento di far parte.

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One Response to Essere quarto stato oggi

  1. Virginia ha detto:

    Che dire… forse solo che dalla scarsa competenza in pittura al non sentirsi parte di questa Italia, mi sento di condividere tutto, ma proprio tutto, virgole comprese…

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