Bentornata politica

Sto seguendo in diretta il discorso di Gianfranco Fini alla direzione nazionale del Pdl. E’ incredibile la chiarezza e la franchezza dell’ex leader di An, davanti a una platea abituata solo a battere le mani a comando, un po’ come al Bagaglino. Ma Fini ha sorpreso tutti, guardando in faccia il suo interlocutore Berlusconi senza considerarlo il proprio padrone, difendendo le proprie opinioni e la propria autonomia di pensiero. Qualcosa di rivoluzionario nel centrodestra esistente dal 1994 ad oggi; addirittura Fini ha fatto riferimento al metodo del centralismo democratico del vecchio Pci “che qua – ha detto – non deve diventare un centralismo carismatico” e ha difeso i suoi spazi, la sua identità politica, la sua storia. “Non ci può essere l’ortodossia, e quindi neanche l’eresia”; “Il tradimento spesso alligna tra chi invece che al confronto dialettico è più abituato a battere le mani davanti al leader, salvo poi criticarlo duramente appena va via”; “Abbiamo diritto di confronto, non di sabotaggio”; cita Falcone: “Lo Stato è un valore interiorizzato, non una sovrastruttura”; e sulla mancata presentazione della lista nel Lazio: “Berlusconi, credi davvero che sia stata colpa di un complotto dei giudici e dei radicali violenti?”; “Nel Nord c’è uno squilibrio a favore della Lega”; sugli immigrati: “se diciamo di ispirarci ai valori del Ppe, e quindi se sentiamo come prioritario il rispetto della dignità umana, come facciamo a cacciare i bambini dalle scuole se i genitori hanno perso il permesso di soggiorno? O volere che i medici devono fare la spia se un immigrato clandestino ferito va in ospedale? Non potete dire che non è così, perchè negare la verità non è saggio”; “Al Nord siamo diventati la fotocopia della Lega”; “Il partito dovrebbe mettere nelle condizioni il suo leader e presidente del consiglio di potersi opporre ad alcune richieste degli alleati come la Lega”; “Hanno ragione al Sud ad essere preoccupati, se utilizziamo i fondi Fas per coprire le quote latte care agli allevatori del Veneto”. “Il federalismo fiscale senza alcune cautele e antitodi culturali di identificazione nazionale, può minare alla coesione sociale”. Sulla giustizia: “non si tutelino sacche di illegalità”; sull’economia: “Il programma del Pdl è stato superato dalla crisi”. Cose mai sentite tra i berluscones. Che stiano diventando un partito normale? Certo, la strada è lunga, Alemanno sonnecchia mentre il suo ex leader parla, Bondi e Verdini fanno i vassalli del loro Signore, ma quando finirà la lunga notte berlusconiana, la speranza di avere avversari leali, politicamente validi e credibili non si è spento. Bravo Gianfranco!

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4 Responses to Bentornata politica

  1. Enrico Corsi ha detto:

    ….Dopo un lungo freddo faticoso e doloroso
    INVERNO…..forse sta tornando la Primavera….

  2. pablo ha detto:

    Anch’io ho seguito tutto l’intervento di Fini. Ha detto cose normali ad una platea che tanto normale non è se stenta a capire il senso delle parole di Fini. Due esempi: l’unità nazionale intesa da Fini è un valore da condividere, un collante, una piattaforma etica e culturale. Cosa risponde P2? Che lui si sta dando da fare per realizzare ottimi festeggiamenti nella ricorrenza dell’Unità d’Italia, per cui è tutto a posto. Non ha capito niente perchè non rientra nel suo sentire il concetto di unità nazionale. Federalismo fiscale, Fini pone un problema di coesione nazionale che rischia di essere travolta da unfederalismo fiscale che dividerà definitivamente il sud dal resto del Paese; patetico vedere la platea sbattere la testa come per dire “ma cosa sta dicendo?” La cosa + mortificante è la sordità della maggioranza della platea alle ragioni di Fini che sono ragioni serie e condivisibili x chiunque faccia politica vera, mentre ad ogni sconclusionatezza o pisciatina di P2 si esalta. Ma come siamo caduti così in basso? Qualcuno di voi me lo spiega?

  3. Virginia ha detto:

    Le reazioni della platea e di Berlusconi, sfociate in una quasi rissa, hanno confermato quello che è davvero il cosiddetto ‘popolo dell’amore’.
    Riguardo a Fini, mai avrei pensato di dover plaudire ad un ex fascio… ma mi è toccato fare pure questo in tempi in cui le idee sono andate all’ammasso, lasciando spazio a destra e a sinistra ad una assenza di politica (perché la politica, piaccia o no, senza idee ed ideali connotativi non esiste, ed è per questo che aumenta l’astensione).
    Più specificamente, credo che Fini sia un politico di testa e non di pancia, e che quello che sta facendo sia frutto di un ragionamento per il futuro, in prospettiva per se stesso e per le prossime politiche. Si è mosso per tempo, insomma, per creare un’alternativa a Berlusconi.
    Vedremo. Certo, un avversario intelligente e ben connotato ci piacerebbe molto di più.

  4. Pietro ha detto:

    Ho seguito un po’ del discorso di Fini ad Annozero. Sì, in effetti mi sembrava un Che Guevara di destra.
    La mia speranza è che questo granello di sabbia che si è insinuato nei meccanismi del PDL, che funzionavano in modo perfetto solo perché la linea “politica” era chiara, ed era quella di limtarsi a condividere ogni decisione – e cagata – del capo supremo, possa essere l’inizio di un ritorno ad una normalità politica generale. Tutto ciò, perché no, potrebbe giovare anche al CSX.
    Non si preoccupi, Fini, per i colonnelli persi per strada; perché basterà che il nuovo ducetto perda qualche colpo perché loro scappino, come topi dalle nave che affonda, di nuovo verso di lui. Che a quel punto diventerà il nuovo condottiero di questi voltagabbana con l’attak al culo che li tiene incollati alle loro molteplici poltrone. Crtedo che arriveranno le epurazioni, perché lui, il ducetto, non accetterà nessuna voce discordante all’interno del PDL. Quel che mi chiedo è come abbia potuto un politico come Fini, non capire con chi andava a fondersi. Solo per questo, adesso è meno credibile il fatto che lui ci venga a dire queste cose. Quando è stato il maggior artefice della scalata del duce di arcore. Mi chiedo dov’era quando la lega è entrata al governo con lui. Mi chiedo dov’era quando i barconi degli immigrati affondavano regolarmente prima dell’approdo sulle nostre coste. Mi chiedo come ha fatto ad apporre la sua firma accanto a quella di un certo Bossi proprio su un tema a lui caro, come la gestione interna dell’immigrazione.
    Possibile che se ne sia accorto solo adesso che è cominciato il declino del ducetto, di tutto ciò? E’ possibile non porsi queste domande, pur condividendo le sue prese di posizioni attuali? Quel che mi conforta è che lui, Fini, che si è autoproclamato successore del ducetto, l’abbia fatto con temi condivisibili e di interesse generale. E’ una linea di discontinuità e rottura netta, clamorosa. Una virata che potrebbe essere storica. Ma non si illuda. Non avrà vita facile, perché usare quei temi nel PDL equivale ad una spinta fuori dall’Eden a calci nel sedere.

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