I’ll shot the sheriff

Questa brutta copia di Leone Di Lernia si chiama Joe Arpaio, sceriffo di Phoenix, nel cuore dell’America più tamarra, in Arizona. Ho appreso della sua esistenza oggi, guardando Tg2 “costume e società”. Sentite cosa dice di lui l’autorevole sito http://www.youreporter.it: «Joe Arpaio è lo sceriffo di Phoenix, in Arizona, eletto nel 1993 e sucessivamente riconfermato. Il New York Times lo ha definito lo sceriffo peggiore d’America, un uomo armato e pericoloso, una minaccia pubblica con un passato di brutali abusi. I suoi modi sono stati aspramente criticati da Amnesty , dall’Antidefamation league e anche da istituzioni conservatrici. Arpaio ha ripristinato i lavori forzati per i detenuti, una misura riabilitativa, costringendoli a lavorare otto ore al giorno sotto il sole del deserto, vestiti con la tradizionale uniforme a righe verticali e legati a gruppi di otto da una robusta catena. Non solo gli uomini, anche le donne: ‘Sono un equal opportunity incarcerator’, dice. Ai detenuti non è concesso né fumare né leggere giornali». Com’è facile intuire, Joe Arpaio è di origine italiana; anzi, se non ricordo male, irpina. Oggi l’hanno fatto vedere mentre costringeva i detenuti a pedalare per poter guardare la Tv alimentando i televisori con l’energia prodotta dalle cyclette, mentre li faceva marciare con le catene al piede e le divise a strisce orizzontali, proprio come nei cartoni animati. Arpaio, evidentemente, non ha letto Beccaria. Non sa che lo scopo della pena è quello di rieducare il detenuto, non di umiliarlo. A me sono bastati pochi minuti di un servizio televisivo per odiarlo e provare schifo nei suoi confronti. Per qualcuno – penso ai vari Borghezio, per esempio – potrebbe essere, al contrario un esempio. Quelli che arringano le piazze parlando di castrazione chimica, di pena di morte o di “fine pena mai” sono gli interlocutori ideali di Joe Arpaio. Io ribadisco che ci vuole sicuramente la certezza della pena, ma che le condizioni di detenzione devono essere compatibili con un percorso rieducativo che possa dare al detenuto una residua prospettiva di reinserimento sociale, anche se nella terza età, se si tratta di condannati per i reati più gravi. I metodi di Arpaio mi ricordano quelli del diritto penale islamico di qualche secolo fa: quelli della lapidazione, delle frustate in piazza ed altre “delicatezze” del genere. Ma gli americani non stanno facendo le guerre nel medio oriente per “esportare la democrazia”? La democrazia di Joe Arpaio?

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4 Responses to I’ll shot the sheriff

  1. Virginia ha detto:

    Il Maestrone ha sempre le parole giuste:

    Dove il sogno dell’oro ha creato
    mendicanti di un senso
    che galleggiano vacui nel vuoto
    affamati d’immenso.
    Là babeliche torri di cristallo
    già più alte del cielo
    fan subire al tuo cuore uno stallo
    come a un Icaro in volo
    Dove da una prigione a una luna d’amianto
    “l’uomo morto cammina”
    dove il Giorno del Ringraziamento
    il tacchino in cucina
    e mentre sciami assordanti d’aerei
    circondano di ragnatele
    quell’inutile America amara,
    leva l’ancora e alza le vele.

    E naviga, naviga via
    più lontano possibile
    da quell’assordante bugia…

  2. Giuseppe ha detto:

    Vabbè, d’altra parte con quella faccia schifosa che si ritrova. E’ solo uno sporco ignorante. Punto e Basta.

  3. Virginia ha detto:

    … mò però, riguardando la foto, m’è venuto in mente Calderoli… sarà che, in fondo, anche noi esportiamo democrazia…

  4. maxreale ha detto:

    sono d’accordo su tutto tranne che sulla castrazione chimica: per me e’ un’ottima idea. Perche’ la violenza sessuale per me e’ uno dei delitti piu’ gravi che si possano commettere! Nessuno puo’ permettersi il lusso di decidere che un’altra persona debba fare per forza del sesso con noi! Nei casi piu’ gravi, naturalmente accertati al 100% e recidivi (per es. violenze sui minori) io sono per la castrazione chimica.

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