La Siderno che vorrei

Siderno è un paesone di quasi ventimila abitanti; ci vivo da quasi quarant’anni; si sta quasi bene qui. La cittadina si è sviluppata parecchio dal punto di vista commerciale negli ultimi tempi, tanto che farsi una passeggiata tra i negozi del centro offre parecchie opzioni di shopping. Tutto ciò che è da ricondurre alla proprietà privata si è sviluppato alla grande qui; quello che invece fa parte dei servizi basilari che eroga lo stato sta via via scomparendo: l’ospedale ridotto a casa della salute, gli uffici postali aperti solo la mattina, la stazione rimessa a nuovo ma nella quale non passano i treni, sono solo alcuni esempi della decadenza che accomuna questa cittadina a molte realtà del Sud Italia. Confesso di avere una grande nostalgia di un tempo che però non ho mai vissuto, almeno in prima persona. Perchè nei racconti di padri, zii e amici con qualche anno in più ho sentito di una Siderno viva, fatta di gente laboriosa, di professionisti che ripagavano le famiglie dai sacrifici fatti per farli studiare, di operai ai quali veniva riconosciuto l’appellativo rispettoso di “mastru” da anteporre sempre al nome di battesimo. Di impiegati, ai quali si dava il “don”, come forma di benevolo affetto e non pseudorispetto mafioso e maestri elementari che venivano chiamati “professori”, geometri comunali “ingegneri” e così via. Ma soprattutto ho nostalgia di una classe politica che ho conosciuto solo attraverso i racconti e i libri, che parlano di sezioni di partito fumose e sovraffollate, di scontri accesi in Consiglio tra appartenenti a opposte fazioni risolti con una “bicchierata” finale. Ma si faceva politica all’epoca. Con la “P” maiuscola. Si voleva l’ospedale? Eccolo, dopo tante proteste di piazza, barricate e il sindaco del tempo che, da buon politico “di lotta e di governo” conciliava le interlocuzioni giuste nei palazzi che contano con lo spirito della gente. Oggi la maggior parte della gente vota chi ti può fare un favore: dall’incarico comunale per sè o un proprio congiunto (staff, ufficio legale e dei revisori, difensore civico), fino a chi ti passa la variante del Prg studiata apposta per te o semplicemente ti asfalta o ti illumina la via sotto casa. La partecipazione collettiva alla vita cittadina è sparita e lo si è visto quando sono riusciti a toglierci l’ospedale e nell’unica manifestazione organizzata non siamo riusciti a riempire la piazza. Oggi ci si accontenta del proprio pezzo di orticello. Punto. E la classe politica è lo specchio di questa società apatica, sonnacchiosa, di queste famiglie che ostentano quello che non hanno, delle due-tre finanziarie al mese per acquistare beni voluttuari e mantenere un tenore di vita superiore a quello che ti garantisce il tuo reddito. Tra qualche mese ci saranno le elezioni comunali. Sappiano, i politicanti paesani, che io voterò solo chi penserà a riportare il metodo amministrativo che si usava negli anni ’60 e ’70. Certo, i tempi sono cambiati e di soldi ai comuni ne arrivano sempre meno. Mi basterebbe che si riportasse un po’ di dignità alla politica, oculatezza nella gestione, taglio a spese inutili e a incarichi distribuiti col manuale Cencelli. Non chiedo tanto. Solo di vivere in un paese normale.

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5 Responses to La Siderno che vorrei

  1. Giuseppe ha detto:

    Caro Gianluca, ho anche io tanta nostalgia di quella Siderno, che, per mia fortuna, sono riuscito a vivere sino a metà degli anni ’80. Probabilmente una coda positiva, sino a metà anni ’90. Purtroppo, Siderno sta vivendo, in peggio, un dramma che avvolge molti luoghi del Sud. L’emigrazione del ceto medio scolarizzato ad un certo livello. Oggi, sempre meno emigrano le manovalanze e sempre di più gli intellettuali, gli educatori. Siderno, che notoriamente è una cittadina mafiosa, ancor di più lo è diventata, nel modo più grezzo e affaristico che esiste, a causa del venir meno delle uniche onde di resistenza, degli unici fiori nobili che che questo paese ha sinora coltivato. Il ceto medio, quello più onesto, è ancora in maggioranza, ma non ha più espressione politica. Per fare un esempio. Domani decidiamo che Gianluca si candida a Sindaco (comunque bisognerà prima o poi partire, una minoranza di semina oggi, chissà, forse è un campo coltivato bene domani). Oggi, dicevo, che lo voterà? Abbiamo presente il potere di certi soggetti, soprattutto nelle periferie? Le teste mafiose, grezze, tamarre costituiscono, ahimè, la maggioranza schiacciante quando si tratta di andare a votare.Siamo isole nell’oceano diceva Scialpi. Aggiungiamo che la società in generale ha avuto un imbastardimento…e la frittata è fatta!! Non ci resta che resistere ed incominciare, seppur perdendo, scendere direttamente in campo noi quarantenni o almeno aiutare i giovanissimi a non andare via da qui. Quando partii per Bologna dissi che non sarei più tornato; alla fine sono qui ed in qualche modo sopravvivo (spero di vivere). Partire per ritornare. Ritornare per colonizzare o i nostri figli vegeteranno in territori bruciati dagli altri e, i pochi che rimarranno saranno rami secchi da buttare, inutili per i signori della COCA.

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Grazie Peppe per il tuo appassionato intervento, corredato dalla citazione di Scialpi che ti rende così anni ’80! 🙂 Che tu, Mimmo e altri siate tornati da Bologna è sicuramente un fatto positivo. Speriamo tornino anche altri, e che mettano in pratica un po’ di quello che hanno imparato in terre sicuramente più evolute della nostra.

  3. Pablo ha detto:

    A proposito di casa della salute, caro Gianly, non è detto che si faccia. Demetrio Naccari e Franco Laratta hanno denunciato come la finanziaria di P2 storna, tanto per cambiare, soldi dal Sud al Nord in ossequio ai dictat del tamarro nordista. Mi riferisco ai 500 ml di euro destinati alla riqualificazione degli ospedali calabresi. In questa somma rientrano i 78 ml previsti per le così dette case della salute. Per quanto riguarda Siderno c’è da dire qualcosa di molto semplice: riportare la politica al servizio dei cittadini; rimettere a posto le finanze comunali, riqualificare il territorio, ripristinare le regole e il diritto, dare servizi efficienti ai cittadini. Non è complicato (nonostante la finanziaria di P2 e “crosca” sottrae ulteriori risorse dai trasferimenti agli enti locali). Basta che vadano ad amministrare persone col senso di responsabiltà che deriva dalla consapevolezza di essere al servizio della gente.Sono convinto che il c-s sidernese sarà all’altezza della situazione. Vinceremo e manderemo a casa un c-d incapace di rappresentare i bisogni e le aspettative del popolo.

  4. domenico ha detto:

    sono mancato da siderno per parecchi anni circa 12 nonostante i classici rientri per le feste comandate per rientrare definitivamente nel 2004. non ho esperienza pertatno delle giunte comunali che hanno preceduto la giunta Figliomeni quindi non azzardo confronti. il confronto però lo posso fare con le altre cittadine ioniche della locride. al loro confronto Siderno mi sembra una sorta di grande centro commerciale in decadenza, una cittadina culturalmente arida, povera di stimoli, povera di musica e sopratutto povera di pensiero.
    d.

  5. pablo ha detto:

    Caro Domenico, non potevi fare descrizione migliore. Quando si pensa solo ai soldi si finisce per trascurare tutto il resto. Siderno era la perla politica e culturale della provincia e guarda ora. Comunque, senza accoglienza anche la vocazione commerciale va a farsi friggere, vedrai. E dire che proprio questa vocazione commerciale aveva consentito ai sidernesi di essere gente aperta al contatto e quindi al confronto. Si sa che la civiltà si sviluppa la dove c’è contatto tra culture ed era quello che succedeva a Siderno. Ma oggi, in assenza di altri valori resta solo il denaro che inaridisce e “impoverisce” le persone, è quello che chiamerei consumismo immotivato. Ci vuole una svolta, una scossa, uno scatto di orgoglio! Si può? E’ tardi? Non lo sa nessuno. Comunque bisogna provarci.

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