Pacta sunt servanda

A Pomigliano hanno vinto i Sì; anche se un consenso dei due terzi dei lavoratori non è proprio un plebiscito. Ora, a Marchionne e ai suoi sodali, tocca rispettare i patti presi con i sindacati e soprattutto coi lavoratori. E all’opinione pubblica tocca rimanere molto vigile, perchè non sarebbe la prima volta che “i padroni” (si sono sempre chiamati così, anche durante le riunioni separate che facevamo in viale dell’Astronomia a Roma nella sede dell’Assindustria) non rispettano in toto un accordo preso. Ho letto e apprezzato la poesia in rima baciata dell’amico di Virginia. Vi sembrerà strano, ma io non sono così pessimista riguardo il futuro. Credo, infatti, che ci siano delle fasi cicliche di espansione e contrazione dei diritti dei lavoratori. Questa è una fase di grande contrazione, ma si risorgerà. Così come gli operai della Cina e dell’Est europeo la smetteranno di sentirsi sfruttati e contenti. Oggi, con la scusa della caduta delle ideologie del Novecento, si è permesso ai padroni, ai furbetti del quartierino e agli sfruttatori di tutte le sembianze, di tornare a fare quello che vogliono, in nome di una presunta “modernità” tanto cara al ministro Bertolino-Sacconi, che ha trionfato per la vittoria del Sì. Ma si può risorgere. Come? Tornando a studiare un po’ di più e a riassumere consapevolezza dei propri diritti. Compagni, meno “Grande fratello” e “Isola dei famosi” e più letture di libri e giornali. Non sperate che i vostri figli diventino calciatori e le vostre figlie veline. Insegnate loro il valore della scuola, della cultura che rende liberi, regalate loro libri, non l’I-phone. Cresceranno uomini e donne con la schiena diritta e la testa alta, e difenderanno con i denti i loro diritti, senza cadere mai nell’errore di abusarne. E poi, quando si va a votare, non vi fate distrarre dalle sirene di turno. Non so perchè, ma io sono convinto che in mezzo a quel 38% di lavoratori che ha votato “no” all’accordo ci siano anche degli elettori di Berlusconi. Mi giocherei qualunque cosa. E si ricomincino a frequentare le sezioni di partito, non per sperare di ottenere una piccola fetta della torta, una piccola prebenda. Si ritorni alla politica vera. Perchè più gente che lavora, all’interno dei partiti, e meno politburo non può che far bene alla politica. Si riscopra la dimensione sociale, collettiva, e non si guardi solo il proprio orticello. Ci hanno bombardato il cervello con messaggi narcotizzanti dalla Tv. Difendiamoci. Riscopriamo la democrazia. Riappropriamocene. Non cambierà dall’oggi al domani. Ma cambierà, eccome.

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5 Responses to Pacta sunt servanda

  1. Virginia ha detto:

    Carissimo Gianluca,
    era ovvio che i sì vincessero. Se avessero vinto i no, chi avrebbe aiutato nella lotta per il lavoro quegli operai? Nessuno. Ieri leggevo l’intervista a tal Stefano Fassina del PD che diceva che ‘noi del PD siamo sempre stati favorevoli al sì’. Il grande partito della sinistra è questo: un partito omologato sulle posizioni dei PADRONI.
    “Secondo qualcuno il nostro partito dovrebbe finire di essere diverso, dovrebbe cioè omologarsi agli altri partiti. Veti e sospetti cadrebbero, riceveremmo consensi e plausi strepitosi, se solo divenissimo uguali agli altri… se decidessimo di recidere le nostre radici, pensando di rifiorire meglio. Ma ciò sarebbe, come… ha scritto Mitterrand, il gesto suicida di un idiota.” (Enrico Berlinguer, 1979)
    La sinistra è finita, si è suicidata rincorrendo l’omologazione, Gianluca, e per ricostruirla ci vorrebbero persone diverse, che in Italia non ci sono; non basta Vendola, quando poi i suoi (almeno qua da me) sono come tutti gli altri, dal PD a rifondazione, abbarbicati esclusivamente alle sedie… per cui Pomigliano, avendo messo all’angolo anche la FIOM, temo che non sarà altro se non il grimaldello per togliere i diritti a tutti. E per venirne fuori avremo come unica arma il difenderci da soli…
    Spero di sbagliarmi.

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Carissima Virginia, ma chi è la sinistra se non noi? C’è un sacco di gente che ha bisogno di riscoprire il suo essere membro di una comunità, ancora prima che individuo. L’aspetto politico è solo uno dei tanti responsabili della decadenza di una comunità. Riscoprire la cultura è un passo fondamentale. E magari tornare a popolare le sedi dei partiti. E’ vero che anche a sinistra quasi tutti sono abbarbicati alle poltrone; ma è altrettanto vero che c’è una base viva, propositiva e nuova, persino nel Pd. Da noi è così. Ed è quella base che va supportata e alla quale va data manforte. Sinceramente credo più a loro che non ai giovani professionisti diventuti improvvisamente comunisti, e i cui compensi per consulenze alla Regione con la passata giunta sono stati pubblicati su CO di ieri. Sei mesi della loro consulenza, valgono molto più di un anno di lavoro mio a dieci ore al giorno, compresi tutti sabati e tantissime domeniche. Ma la sinistra sono io, non loro. Siamo noi che la pensiamo in un certo modo e che dobbiamo tornare a farci sentire da chi ha smesso da tempo di pensare. Dai Vidi, ce la possiamo fare. Il sol dell’avvenir è ben lungi dal tramontare!

  3. Virginia ha detto:

    Sarà che sono in una fase di pessimismo cosmico, ma non ci credo più che ce la possiamo fare.
    E’ vero che la sinistra siamo io e te e quelli che la pensano come noi, ma il problema è: se quelli che dovrebbero portare avanti le nostre istanze si sono omologati, come si fa a essere rappresentati e a modificare questo stato di cose?
    Insomma, io non credo che la base basti. Non se dà forza a certi vertici. E però creare nuovi partiti non va bene, ci si frammenta ulteriormente. Pomigliano poteva essere il momento di svolta: tutti uniti a difesa del lavoro. E invece…
    Mah, forse le mie sono le malinconie di chi vede cadere inesorabilmente non dico gli ideali che già son finiti da un pezzo, ma i princìpi di sinistra che credeva inalienabili, e cioè la difesa del debole e del lavoro, princìpi che, quando vengono meno, tolgono ogni possibilità di scelta libera, perché se c’è bisogno non c’è scelta e non c’è libertà.

  4. Giuseppe ha detto:

    I lavoratori hanno rinunciato a dei diritti, dubito sulla legittimità del referendum….Bisogna studiare con attenzione l’art. 2113 del codice civile.La cosa grave è il ricatto cui sono sottoposti i lavoratori in questo paese che insiste a definirsi civile…

  5. Giuseppe ha detto:

    Attenzione anche alla Carta Costituzionale

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