“Palazzini” stadium

Le ferie sono una gran cosa. A me permettono di fare una delle cose che amo di più, ovvero girare in bicicletta per le vie della mia città. Proprio così, come Nanni Moretti in Vespa per le strade semideserte di una Roma accaldata e ferragostana, ieri pomeriggio sono tornato in quelle viuzze nelle quali non passo mai, oltre che nelle principali arterie, ovviamente. Quello che ho notato, oltre alla solita cornucopia di odori che nelle vie più strette e meno trafficate si percepisce (dall’eau de toilette “Dolce e Gabbana classic” agli escrementi di cane in una cuccia non pulita) è l’incredibile quantità di impianti sportivi presenti. Ce n’è per tutti i gusti: in terra battuta, in erba sintetica, in cemento. E i ragazzini ci vanno a giocare tutti “infighettati”, coi completini delle squadre del cuore, la borsa in tinta, la doccia dopo la partita. E giocano sempre dopo le 17: prima fa troppo caldo e poi è in corso la digestione. Alla loro età noi giocavamo dopo pranzo, fino a quando non faceva buio. Come Massimo Ranieri in “Erba di casa mia”. E correvamo e calciavamo con jeans, camicie, maglioni e felpe. Era assolutamente normale, sfruttare una strada poco trafficata come terreno di giuoco, poi il campetto in sabbia e ghiaia di un albergo, che era fruibile più o meno da tutti, fino al grande passo: “‘U campu d’i palazzini”. Era una struttura in terra battuta con misure a metà strada tra il calcio e il futsal, ricavata su un terreno poi divenuto edificabile. Qualcuno aveva montato due porte regolamentari con tanto di reti. Che emozione, vedere il pallone insaccarsi dopo un calcio di punizione con parabola a rientrare alla Zico o alla Platini. Una volta persino io segnai così, sia di destro che di sinistro. E poi, complice la singolare regola della “sponda” – il fallo laterale non esisteva, e se il pallone toccava il muro lungo la linea dell’out si poteva continuare a giocare – facevo delle discese sulla fascia scimmiottando il Boniek “bello di notte”. Poi, la magia finiva quando arrivavano i più grandi e si prendevano il campo. Ci cacciavano, perchè spettava loro di diritto. Oggi tale diritto è stabilito da un custode che raccoglie le prenotazioni, incassa le quote prima della partita (spesso più care dei campi fa tennis) e concede l’uso delle docce. Forse era un modo come un altro per far rispettare le gerarchie, quello del “Campu d’i palazzini”, con le risse a bordo campo che facevano emergere i bulli del quartiere, facendo prevalere la legge del più forte. Anche allora, infatti, non era tutto rose e fiori. Solo che i ragazzini erano meno viziati e più pronti ad affrontare il mondo. O così a me sembra. Ma non c’è nemmeno più tempo per la nostalgia, perchè da qualche lustro, dove sorgeva il campo hanno costruito un palazzone. L’ennesimo. E i figli di quei ragazzi più grandi di allora, quelli che a una certa ora si prendevano il campo, vanno a giocare nei campetti in erba sintetica con i completini Nike. Chissà, però, se provano la stessa gioia dopo una punizione a rientrare che s’insacca all’incrocio, o se per loro è assolutamente normale perchè alla Playstation una prodezza del genere l’hanno fatta migliaia di volte…

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7 Responses to “Palazzini” stadium

  1. Giuseppe ha detto:

    Chi potrà mai dimenticare il mitico Campo delle Palazzine. E’ stato un passaggio calcistico per tutti i sidernesi. Da ragazzino, con i capelli chiari a boccoli e smilzissimo mi divertivo a giocare con i ragazzi che abitavano alle case popolari (i palazzini). Erano fortissimi!! Ricordo ‘Ntoni u Panga, Fra-Fra con le sue finte, i fratelli Telli e tanti altri ragazzi che, giuro, avrebbero potuto giocare in categorie calcistiche di un certo livello.Oggi c’è un palazzonoe, ma mi fa enorme piacere avere provato la stessa sensazione di Gianluce qualche settimana fa, quando ho percorso quella strada di ritorno da un’estenuante corsa. Un mare di ricordi che mi danno da vivere.

  2. Virginia ha detto:

    Con l’età ho imparato che ciascuno vive le proprie esperienze con emozione, e quindi anche quei ragazzini che giocano sul campo d’erba sintetica si emozioneranno di certo infilando la palla nel sette e da grandi, ricordando le loro partite, si chiederanno se quelli della nuova generazione si emozionano ancora.
    Munno (mondo) era e munno è, si dice dalle mie parti.
    L’unica cosa che mi viene da chiedermi è quale diavoleria avranno domani i ragazzini di oggi per esprimere le loro nostalgie, giacché credo che i blog saranno per loro passati di moda.

  3. gianlucalbanese ha detto:

    Dici davvero che sarà così, Virginia? Anche se non avranno “le mie risse terrose di campi, cortili e di strade?”. Non lo so. Giuseppe, che ha qualche anno più di me sicuramente ricorda che giocavamo vestiti con gli stessi indumenti che portavamo per andare a scuola. Tutto era “tecnico”:jeans, maglioni, camicie…Che tempi!
    Peppe, di quelli che hai citato, ricordo solo i fratelli Telli, che poi nel calcio hanno fatto parecchia strada. E ricordi “l’equazione fondamentale” scritta con la vernice sul muro “di sponda”, ovvero “GINO-SERRA=CUSTODE DEL CAMPO?” 😀

  4. Virginia ha detto:

    Sarà così, Gianluca, perché ‘il vivere è sempre quello, ma è storia antica’. 😀

  5. Pietro ha detto:

    Ciao a tutti.
    Io credo, invece, che ai ragazzi manchi il bisogno di “arrangiarsi”, dal quale scaturivano le forme simpatiche derivanti da questa nobile arte. Oggi non dobbiamo inventarci niente, perché fanno tutto gli altri. Basta pagare.
    C’è, esiste, un impoverimento generale della genialità che vada oltre la tecnologia, unico filone nel quale si può inventare qualcosa.
    Se questi ragazzi di oggi saranno dei nostalgici come noi, mi piacerebbe sapre cosa ricorderanno e cosa rimpiangeranno, facendo gli immancabili paragoni con i costumi delle generazioni future. Loro vivono il loro tempo, certo, ma è “il tempo” che hanno trovato, non certo quello che si sono costruiti; che sarà, invece, il tempo che vivranno i loro figli e i loro nipoti. Cosa diranno, loro, ai nipotini?
    Pensa, avevamo soltanto 3 macchine a famiglia! Roba da pezzenti! Però, nel ventunesimo secolo, si poteva ancora vivere…la benzina costava meno di 3 € al litro, le Play Station del secolo scrorso, poi, a pensarle oggi fanno motir dal ridere. Eravamo geniali, come Cannavaro o Materazzi. Con i cellulari riuscivamo a fare soltanto i filmati e dei brevi video, mentre adesso hanno un distributore di bibite – scadenti – incorporato. Per non parlare degli stilisti di allora…di Versace, Armani etc, con i loro abiti da 4 soldi. Tutte le famiglie allevano degli animali: mio nonno, addirittura, aveva 3 cani “meticci di pura razza”, pagati appena 8, 900 €, dal quale si ricavava la lana, giusto per tosarli ad inizio estate, con una macchina tosatrice artigianale ad ultrasuoni costruita in Cina. Oggi neppure i cani sono più gli stessi, perché sono stati selezionati al punto che ognuno può trovarne uno adatto al clima del proprio appartamento, così nessuno, oggi, esegue più la tosatura in famiglia. Potremmo andare avanti all’infinito, ma se posso vorrei dire che sono felice di avere anche soltanto sfiorato un modo di vivere che sembrava povero solo se accostato al progresso che galoppava, ma della quale ricchezza me ne accorgo solo oggi.

  6. Virginia ha detto:

    Naturalmente in queste cose ognuno ha la sua sensibilità, sicchè le discussioni servono solo a socializzare i differenti punti di vista.
    Lungi da me dunque l’idea che quel che dico sia la realtà unica, però continuo ad essere convinta che anche i ragazzini dei campetti in erba sintetica avranno cose da raccontare e da rimpiangere; argomenti per i quali, a 40 anni, diranno ‘all’epoca mia era un’altra cosa, era meglio, non c’è più il mondo di una volta, voglio vedere questi di oggi cosa rimpiangeranno’. Lo dicevano anche i miei genitori 40 anni fa raffrontando la mia esperienza di vita alla loro.
    La nostra generazione ha vissuto un cambio enorme, e siccome il progresso ha sradicato il vecchio mondo tendiamo a pensare che ‘après moi le déluge’, dopo di me il diluvio.
    Io non faccio testo perché in realtà non ho nostalgie, se non per l’età dei progetti, ma non certo per la fatica che facevo in campagna mentre le mie amiche andavano in villeggiatura.
    Ma Gianluca e Pietro ne hanno. Riflettiamoci un attimino: Gianluca ha nostalgia delle partite in jeans e scarponcini, Pietro ha nostalgia della sua realtà contadina: due esperienze in due realtà assolutamente differenti. Se esistesse una ‘vera’ vita da rimpiangere, solo uno dovrebbe avere nostalgie, invece le avete tutti e due. Segno che è la nostalgia di quel che non c’è più che ci fa vedere unica la nostra esperienza. E sarà così anche per i ragazzini di oggi. Rimpiangeranno i telefonini, i blog, facebook, quello che hanno insomma, che tecnologicamente è rapportabile alla tosatrice cinese di cui parla Pietro: mondo era e mondo è, nostalgia avete voi e nostalgia avranno loro.
    Io ho due figli di 26 e 23 anni. E già dicono ‘ai nostri tempi era diverso…’

  7. Antonio ha detto:

    Gianluca,se vuoi vieni a visitare su FB, ho creato tempo fa il gruppo CHIGLI DI PALAZZINI cosi mi aiuti mantenere vivi i ricordi di Palazzini,saluti

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