Quel gran genio del mio amico…

agosto 30, 2010

Ecco il video promozionale di Taranta revolution realizzato da Giovanni Certomà


Un pidiellino dal volto umano

agosto 30, 2010

Il dirigente regionale del Pdl Franco Crinò, senatore del Nuovo Psi due legislature fa, ha scritto questa riflessione (parzialmente ispirata dalla lettura del mio libro e dalla serata di presentazione) pubblicata dal settimanale “La Riviera”.

POLSI, FIORETTI E SCHERMA
Un capitolo per Taranta Revolution
di
Franco Crinò

Provo a scrivere la traccia di un altro capitolo di Taranta Revolution, il libro di Gianluca Albanese.
Polsi: una discussione su una fede che abbaglia anche chi si mette con le spalle al sole, chi non capisce perché per esserci i miracoli debbano esserci prima le sventure. Polsi: capire quanto all’ombra attecchiscano i fiori del male.
L’autore, nella dedica del suo libro, mi ha scritto “a un pidiellino dal volto umano”. Nel “panino” mettiamo sempre la politica. Mi conosce, non sono adulatore o uno che si fa dettare le cose o uno che ha certezze sulle politiche per il Sud.
Sull’immigrazione sono arretrato. Con Tremonti possiamo fare la voce grossa ma non dobbiamo nascondergli nulla degli sprechi. I leghisti (s)parlano sempre ma, poi, si quietano con le quote latte e nelle feste delle loro valli. Sono molto presenti nel sistema degli Enti Locali: grande senso pratico e clientelare e chiacchiere di contorno. Perché impressionarsi? Mi impressionano di più quelli che hanno votato come Massimo o Walter o Niki , che sono tanti di meno di quelli che hanno votato Silvio o Umberto e vogliono per forza ribaltare le cose. Quello che possiamo fare, anzi che dobbiamo fare, è incoraggiare i rivoluzionari sorridenti e i “reazionari” benigni a prendere sul serio la democrazia.
Ce la mette tutta per essere modesto ma diventa sornione e presto solare l’autore nei suoi commenti. “La rivoluzione non la faremo neppure noi che siamo nati per questo, però potremo farli spaventare mettendoli nudi di fronte al loro cinismo questi che chiudono le fabbriche e scappano con i soldi all’estero”, noi lo leggiamo così. E ancora “durante il loro spavento o la loro vergogna noi balleremo la taranta, intensa ed allegra, musica che rapisce i nostri sogni e poi li lancia più lontano di come sapremmo fare noi. Continueremo a gridargli che vinceremo. Non dovranno più derubarci, non dovranno più offenderci!”.
Tra Magris e la Santanchè c’è stato un dibattito sulle offese, le parolacce dette a destra e dette a sinistra. Gara pari, poi abbiamo ascoltato in TV Elisabetta Angius – il padre Gavino era nella mia legislatura al Senato presidente dei DS, non sarà secondaria questa cosa- dare ragione alla sinistra perché “le dice meglio e almeno dopo chiede scusa”.Allora ci schieriamo con gli altri, meno ipocriti.
Le parolacce vanno evitate, i dirigenti politici, i giornalisti orientano ed indirizzano i cittadini, debbono essere da esempio.
Mario Nirta ha una scrittura ricca e (molto) sicura di sé, quando non gli resta più niente da “divorare” “sputa” qualche parolaccia, intera o a metà: non serve. Tocca il…sublime (si può?) quando definisce Polsi una sensazione che –abbiamo capito così- ti è venuta addosso e si irraggia raggiungendo ogni cosa, l’altezza della gratitudine e della fede, le “ruote” dei cristiani, l’organetto e il tamburello, il canto accorato, la grande confidenza con chi parli in cielo, se sei in ginocchio o in viaggio, a digiuno o mentre cacci il sudore del vino libato, quando soffri e riponi speranze. Insomma, così “presi” a Polsi da non separare cera e miele, direbbe Fabrizio De Andrè. A Polsi per vedere segni e per aspettare segni. Non ne arrivano certamente dalla nostra politica e dal nostro sventurato territorio. Se i partiti e le Istituzioni funzionassero a nessuno verrebbe la voglia di deprimersi o di dire le parolacce o di fare le rivoluzioni. Non c’è bisogno di radere tutto al suolo.
Al musicista candidato al Consiglio Comunale di Bovalino che mi diceva con grande buona fede che il “movimento” doveva prendere il Municipio, facevo notare che le stanze piccole e le tante carte rendevano stretto e difficile il passaggio (il percorso) stesso del movimento e, poi, che ci stavano tante di quelle emergenze in quel comune che non c’era spazio e tempo per la fantasia al potere.
Per l’Ospedale di Siderno si aspetta la certificazione di una chiusura che è già avvenuta. Ci sarà una nuova iniziativa per glorificare Polsi lasciando lo studio degli “sgarri” sul suo terreno di competenza. Gianluca Albanese ripeterà che c’è stato quel significativo episodio di Locri che ci ha portati più avanti di Milano nella ribellione al racket. Vedremo il seguito.
Il campo principale delle operazioni sarà dove si battezzeranno le politiche per il lavoro, i progetti di Caligiuri di recuperare un reddito a chi non viene chiamato nella scuola, una sanità che finalmente ti da sicurezza e che alcuni tiranni, come li chiama Ercole Macrì, fin ora hanno impedito.
Un segnale forte è un giovane che ti domanda cosa significhi il crollo dell’economia mondiale e il divario Nord-Sud. Le parole debbono portare buone nuove, dappertutto, anche a Polsi. Se sono sante e sincere possono volare e superare le pareti della montagna che circondano il Santuario. Se sono deviate è bene che “non escano da lì”.

(Tratto da “La Riviera” del 29/08/10)


E danza cu lu ventu, comu l’unda di lu mari

agosto 26, 2010

Credo che esistano poche soddisfazioni paragonabili a quelle di un autore che firma la dedica del suo primo libro ad uno dei musicisti che ascolta da sempre e grazie al quale ho scoperto il magico mondo della tarantella. Ieri mi è successo.

E devo dire che il maestro ha subito mostrato un certo interesse per Taranta Revolution (Laruffa editore) facendomi anche alcune domande. Spero gli piaccia! 🙂

Ma ieri, al Kaulonia Tarantella Festival è stato soprattutto il giorno dei Taranproject. Come disse un mio collega l’anno scorso, «A Caulonia c’è il “culto” di Cavallaro»; aggiungo io che questo “culto” riguarda anche i Taranproject. Piazza stracolma e pubblico entusiasta, con un coro spontaneo “Chi non salta della Lega è” dopo l’esecuzione di “Brigante se more”. Ma i Taranproject erano già carichi da prima. Ecco Alfredo Verdini che accompagna dal backstage col suo tamburello l’esibizione dei musicisti del basso Lazio

Cosimo e Giovanna, invece, erano alle prese coi loro scherzi, frizzi e lazzi. Compreso quello del dito in bocca in cui ci sono cascato pure io. Pare sia una sorta di “rito di iniziazione” per gli aspiranti Taranproject…

Giovanna è molto simpatica e scherzosa. Ma quando va sul palco non si risparmia e dà il massimo. Eccola, ripresa insieme a Mimmo e Cosimo da una “strana” angolazione.

Stasera osservo un turno di riposo. Domani la sveglia sarà presto. Ma in serata sarò di nuovo lì: ci sono gli Avion Travel.


Un colpo alla piazza e uno alla botte

agosto 25, 2010

Parlare di inizio col botto per il Kaulonia Tarantella festival è quasi pleonastico, ma ieri sera ballavano anche i palazzi, e non è retorica. Pronti, via. Io ho seguito la prima serata dal mio osservatorio privilegiato del backstage, da dove, credetemi, è tutto un altro festival. Ecco alcuni Taranproject in relax

L’atmosfera è gioiosa anche dietro le quinte. Si chiacchiera, si beve qualcosa e c’è chi, come Enzo Avitabile, balla sull’uscio della segreteria, pregustando il proprio concerto. E’ quasi ora di iniziare. La piazza è piena e il grande Carmelo Scarfò rientra nella postazione.

Sul palco si alternano, tra gli altri, Francesco Loccisano, Fabio Macagnino, gli Invece, gli Scialaruga e così via. Tutti nomi molto noti al pubblico calabrese, e non solo. Il maestro Bennato osserva tranquillo.

Ma quando salgono Enzo Avitabile e i suoi bottari, la piazza esplode letteralmente. Non potevo mai immaginare che quei contenitori di vino potessero offrire un sound del genere…

Avitabile e il pubblico sono una cosa sola. Lui parla napoletano e la gente lo capisce al volo. Incita i “guagliù” a non mollare il ritmo e a un certo punto accenna a una “Bella ciao” che mi canto tutta col pugno al cielo

Molti i volti noti tra la folla. L’obiettivo indiscreto dell’inutile blog ha colto l’editore e il vicedirettore della Riviera

E poi che fa quel mastrone di Avitabile? A un certo punto, scende dal palco e va a suonare il sax tra la gente…un grande!

E io? Mi godo il concerto vicino al palco…e stasera TARANPROJECT!!!!!!!!


Una serata memorabile

agosto 24, 2010

«Caffè alla mattina, poi fumarti il pomeriggio…». E chi se la scorsa la splendida “Una città per cantare” di Ron? Mi è venuta in mente ieri, il gran giorno della prima vera presentazione di Taranta Revolution al World Village della mia Siderno. Meno male che la sveglia è stata prima di mezzogiorno. Ero reduce dall’ennesimo concerto dei Taranproject a Portigliola (grazie infinite a Mimmo Cavallaro che tra una canzone e l’altra mi ha mandato un saluto dal palco, parlando del mio libro…) e quindi ho dormito bene, evitandomi un’intera giornata all’insegna di quella giusta tensione che accompagna sempre un grande appuntamento, e che ha caratterizzato il pomeriggio. Ma la macchina organizzativa è stata perfetta. Grazie soprattutto agli amici della pro loco e del World Village, a Vito che con la sua simpaticissima presenza è arrivato apposta da Catanzaro per essere “della partita”, a Maria Teresa, e a Valerio e i suoi amici che alle 20 erano già là. Il tempo di una doccia velocissima e alle 20,30 di nuovo lì. «Quell’atmosfera di festa che ho dentro allo stomaco» (Vasco Rossi “Lo show”) mi ha impedito di sentire fame o sete. Bevevo litri d’acqua nervosamente, mentre preparavamo la scaletta, con Maria Teresa che è stata bravissima, professionale e perfetta come sempre.

Poi, per stemperare la tensione, abbiamo cantato qualcosina con Valerio. Ricordo “Lu jocu di la palumbella” che poi è stata la “sigla” del nostro appuntamento.

C’era bisogno di qualcuno che presidiasse il tavolo dei libri. Si è offerto il grande Vito, che oltre ad essere uno degli ospiti d’onore, ha fatto ad interim il “rivenditore”. Un grande.

Il primo pensiero è stato alla platea. Ottanta sedie sistemate con cura dal pomeriggio. E un centinaio di sms (nulla più) inviati a mò di inviti. Sembrava impossibile, ma entro le 22 (poco dopo che è stata scattata la foto) erano tutte piene, con gli amici di Gioia Tauro che hanno seguito dal tavolo della paninoteca, tra un sorso di birra e una bruschetta. Dal palco vedevo tutto, ma ricordo solo dei flash: Peppe e Giuliana con la carrozzina; Max e Rosy pure, qualche figura in penombra che non riuscivo a riconoscere e il “trio delle meraviglie” (Mimmo, Pippo e Benny) in piedi. Che bello vedere quasi cento persone che sono venute apposta per me…

E così, alle 22, con mezzora di ritardo sull’orario previsto, siamo partiti.

Il primo a salire per i saluti è stato il presidente della pro loco Agostino Santacroce che non ci ha fatto mancare proprio nulla. Grazie di cuore a lui e a tutto lo staff

Poi, tra una canzone suonata da Valerio e un brano del libro letto da Maria Teresa, il tempo è passato velocemente. Ecco Vito (grande protagonista del libro, anche se a sua “insaputa”) 🙂 durante il suo intervento

Dajè Valè. Il musicista romano, direttore del Roma tarantella festival ha suonato alla grande, sfoggiando una buona pronuncia dei testi in dialetto calabrese. Merito della moglie Simona?

E siccome il libro è stato un lavoro d’equipe, e anche la grafica vuole la sua parte, ecco le “creative”: le bravissime e bellissime Miriam e Francesca durante il loro saluto. Miriam ha disegnato l’ormai celeberrimo logo della copertina; Francesca le illustrazioni interne e ha anche fornito qualche prezioso consiglio durante la stesura della prima bozza.

E’ finita dopo non so quanto. Non porto l’orologio, ma ad occhio e croce meno di un’ora. Il piacere finale è stato quello di firmare tante, tantissime dediche sui libri appena venduti. A questo proposito, sono veramente contento, perchè anche alcune persone che erano là per caso hanno comprato il libro e hanno voluto la dedica, segno che la presentazione, magistralmente diretta e condotta da Maria Teresa, ha colpito nel segno.

L’ultima immagine, di quelle scattate dal carissimo Ilario Balì, è quella che mi piace di più. Forse per la postura, vagamente da rockstar.

È stata una serata splendida e memorabile. Grazie di cuore a tutti.


Tafazzi è sempre più vivo. E lotta con loro

agosto 22, 2010

Questa ve la devo raccontare. Ed è fresca fresca. Poco fa incontro in edicola uno storico esponente del Partito Tafazzista Italiano, che da diversi giorni si dice arrabbiato con me perché ho evidenziato le divergenze emerse con alcuni suoi sodali, supportate da fatti, fonti autorevoli e ricostruzioni storiche. Secondo lo storico tafazzista, infatti, «Sono andato sul personale» semplicemente perché ho colto ed evidenziato l’uso, da parte sua, di una terminologia che mal si addiceva al nuovo contesto nel quale è inserito. Mi ha detto che è successo un casino per colpa di quello che ho scritto. Insomma, la colpa non è delle loro divisioni interne, ma mia che le ho accertate ed evidenziate. Ma dove vogliamo andare con questa gente? Siamo alle solite. Da destra a sinistra, appena evidenzi quello che non vorrebbero uscisse fuori, non sei uno che ha fatto bene il suo mestiere – Benedetto Croce diceva che “Il buon giornalista, ogni mattina deve dare un dispiacere a qualcuno – ma un nemico, uno che, per dirla col tafazzista permanente «Arma trastuli». Gli ho semplicemente ricordato che l’informazione politica è questa ed il suo ruolo è quello di riportare i fatti così per come sono. Gli ho altresì ricordato che, sulla piazza, sono L’UNICO a non avere mai avuto incarichi pubblici, assessorili, contributi dal Palazzo e che non vengo dai sottoscala dei politici. Insomma, nessuno può dirmi cosa scrivere e cosa no, specie quando, come è accaduto finora, ciò che riporto è suffragato dai fatti. Qualcuno a Siderno l’ha capito. Un tempo mi considerava acerrimo nemico, poi ha capito la mia onestà intellettuale. I tafazzisti no. Loro scendono in piazza contro la legge bavaglio, ma poi quando leggono cose che li riguardano e che non volevano uscissero fuori, provano un bruciore anale pazzesco. Il rimedio è sempre quello: acqua gelata in abbondanza. E’ la stampa, bellezza.

P.S.: come gesto di ritorsione il tafazzista ha detto che non compra più il giornale sul quale scrivo. E’ questo il loro concetto dell’informazione: un juke-box nel quale metti la moneta e ti suona quello che vuoi tu. Con me non funziona così. Anzi, per dirla col grande Cosimo Papandrea: «Eu su’ comu a lu lupu a passu lentu, e non mi spagnu si abbaianu i cani…». Scusate lo sfogo. Buona domenica


La notte bianca della Taranta

agosto 17, 2010

L’attesa è stata lunga, visto che abbiamo fatto il lancio del libro all’una di notte, prima del concerto e dopo le prove, ma la piazza era piena e salire sul palco dei Taranproject è stata un’emozione unica.

Maria Teresa è stata, come al solito, molto professionale nell’introdurre un argomento che dal palco, di norma, non viene mai trattato. E i Taranproject? Assolutamente ospitali, tanto che Cosimo mi voleva offrire il vino prima della presentazione, ma non era proprio il caso… 🙂

Un ruolo importante l’ha avuto anche Pasquale Vozzo, che è rimasto entusiasta del libro e ne ha richiamato alcuni passaggi assai significativi

Per il resto. è stato un bellissimo quarto d’ora

Ecco il grande Mimmo Cavallaro durante il suo intervento