Questo sì che è acume

L’altro giorno, un attento osservatore dei fatti politici regionali e del mondo dell’informazione, mi faceva notare come il gran casino mediatico che qualche giorno fa ha investito la testata per la quale lavoro da quasi cinque anni, abbia distratto l’opinione pubblica calabrese da un altro dato incontrovertibile, da un altro fatto. Sì, insomma, ci troveremmo di fronte a un caso di “Scomparsa dei fatti” tanto caro al grande Travaglio. Come mi faceva notare l’acuto osservatore, infatti, l’altro quotidiano calabrese, per citare le parole del mio interlocutore “da quasi un anno ha cambiato la direzione della vela: sta perdonando a Scopelliti quello che non ha mai perdonato a Loiero”. Siamo di fronte a un caso, dunque, in cui si è voluto spostare l’attenzione non sulla Luna, ma sul dito che la indica. Perche? Certamente, non vale il detto “mal comune mezzo gaudio”, perchè gran parte dei miei colleghi sono rimasti al loro posto, a fornire il proprio prezioso contributo giornaliero a questo grande mezzo di comunicazione regionale. E’ questo il dato principale da sottolineare, ed una garanzia di qualità e identità della testata che oggi è più viva che mai. E così, anche se l’acuto osservatore ha sfondato con me una porta aperta, è giusto che sappia che può continuare a leggerci con lo stesso spirito di sempre. Di sicuro, quel processo di “omologazione” degli organi di stampa, come lui stesso l’ha definito, ha investito altri. Già, l’omologazione. Tg e quotidiani, ormai si somigliano troppo, e sapete chi ne sta pagando le conseguenze, sul piano delle vendite e della sopravvivenza economica delle testate? Proprio quelle di sinistra! Leggevo ieri che Liberazione è in crisi, che Manifesto e Unità sarebbero in affanno e che persino Repubblica avrebbe perso parecchie copie. Molte testate sono appese al cordone ombelicale del finanziamento pubblico dei giornali. Tranne una. Che non riceve un euro di finanziamento pubblico e vende tantissimo, grazie ad uno staff di altissima qualità e una politica editoriale dei piccoli passi, che sta pagando, eccome. Sto parlando, ovviamente, del Fatto Quotidiano, che da quando arriva nelle edicole di Siderno sto comprando tutti i giorni. Dedico alla lettura del giornale di Padellaro almeno un’ora della mia giornata, con grande piacere. Anzi, con la meraviglia, davanti a un quotidiano fatto così bene, che provavo nel 1988 quando, all’ultimo anno dell’istituto tecnico, ero un diciassettenne che comprava l’Unità e La Repubblica e nonostante il corso di studi mi stesse portando verso tutt’altra direzione, ero sicuro che prima o poi avrei lavorato nel mondo del giornalismo. Da allora sono passati ventidue anni, scrivo da quindici, e da quasi cinque sono redattore di un quotidiano regionale. Ma l’ammirazione che provo per un grande prodotto editoriale è sempre la stessa!

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One Response to Questo sì che è acume

  1. Virginia ha detto:

    Un bellissimo prodotto editoriale davvero, il Fatto quotidiano. E il suo successo mi fa pensare che in Italia la gente sta ricominciando a ragionare… vabbè, io sono un’inguaribile ottimista! 😀

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