Tafazzi è sempre più vivo. E lotta con loro

Questa ve la devo raccontare. Ed è fresca fresca. Poco fa incontro in edicola uno storico esponente del Partito Tafazzista Italiano, che da diversi giorni si dice arrabbiato con me perché ho evidenziato le divergenze emerse con alcuni suoi sodali, supportate da fatti, fonti autorevoli e ricostruzioni storiche. Secondo lo storico tafazzista, infatti, «Sono andato sul personale» semplicemente perché ho colto ed evidenziato l’uso, da parte sua, di una terminologia che mal si addiceva al nuovo contesto nel quale è inserito. Mi ha detto che è successo un casino per colpa di quello che ho scritto. Insomma, la colpa non è delle loro divisioni interne, ma mia che le ho accertate ed evidenziate. Ma dove vogliamo andare con questa gente? Siamo alle solite. Da destra a sinistra, appena evidenzi quello che non vorrebbero uscisse fuori, non sei uno che ha fatto bene il suo mestiere – Benedetto Croce diceva che “Il buon giornalista, ogni mattina deve dare un dispiacere a qualcuno – ma un nemico, uno che, per dirla col tafazzista permanente «Arma trastuli». Gli ho semplicemente ricordato che l’informazione politica è questa ed il suo ruolo è quello di riportare i fatti così per come sono. Gli ho altresì ricordato che, sulla piazza, sono L’UNICO a non avere mai avuto incarichi pubblici, assessorili, contributi dal Palazzo e che non vengo dai sottoscala dei politici. Insomma, nessuno può dirmi cosa scrivere e cosa no, specie quando, come è accaduto finora, ciò che riporto è suffragato dai fatti. Qualcuno a Siderno l’ha capito. Un tempo mi considerava acerrimo nemico, poi ha capito la mia onestà intellettuale. I tafazzisti no. Loro scendono in piazza contro la legge bavaglio, ma poi quando leggono cose che li riguardano e che non volevano uscissero fuori, provano un bruciore anale pazzesco. Il rimedio è sempre quello: acqua gelata in abbondanza. E’ la stampa, bellezza.

P.S.: come gesto di ritorsione il tafazzista ha detto che non compra più il giornale sul quale scrivo. E’ questo il loro concetto dell’informazione: un juke-box nel quale metti la moneta e ti suona quello che vuoi tu. Con me non funziona così. Anzi, per dirla col grande Cosimo Papandrea: «Eu su’ comu a lu lupu a passu lentu, e non mi spagnu si abbaianu i cani…». Scusate lo sfogo. Buona domenica

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One Response to Tafazzi è sempre più vivo. E lotta con loro

  1. Virginia ha detto:

    Il fatto è che chi dice delle verità incontestabili in quanto suffragate da dati di fatto dà fastidio a prescindere: una mente libera, funzionante, capace di idee proprie e senso critico non fa comodo a chi vive di bluff e vuole adepti.
    Il tizio che non comprerà più il tuo giornale mi ricorda gli utenti dei vecchi forum politici, che quando venivano messi all’angolo da verità incontestabili, prima davano del disfattista a chi si era permesso di criticare, poi rispondevano con argomenti incoerenti senza entrare nel merito delle contestazioni e poi lasciavano il forum.
    Che dire… spero nella taranta per fare la revolution!

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