Un pidiellino dal volto umano

Il dirigente regionale del Pdl Franco Crinò, senatore del Nuovo Psi due legislature fa, ha scritto questa riflessione (parzialmente ispirata dalla lettura del mio libro e dalla serata di presentazione) pubblicata dal settimanale “La Riviera”.

POLSI, FIORETTI E SCHERMA
Un capitolo per Taranta Revolution
di
Franco Crinò

Provo a scrivere la traccia di un altro capitolo di Taranta Revolution, il libro di Gianluca Albanese.
Polsi: una discussione su una fede che abbaglia anche chi si mette con le spalle al sole, chi non capisce perché per esserci i miracoli debbano esserci prima le sventure. Polsi: capire quanto all’ombra attecchiscano i fiori del male.
L’autore, nella dedica del suo libro, mi ha scritto “a un pidiellino dal volto umano”. Nel “panino” mettiamo sempre la politica. Mi conosce, non sono adulatore o uno che si fa dettare le cose o uno che ha certezze sulle politiche per il Sud.
Sull’immigrazione sono arretrato. Con Tremonti possiamo fare la voce grossa ma non dobbiamo nascondergli nulla degli sprechi. I leghisti (s)parlano sempre ma, poi, si quietano con le quote latte e nelle feste delle loro valli. Sono molto presenti nel sistema degli Enti Locali: grande senso pratico e clientelare e chiacchiere di contorno. Perché impressionarsi? Mi impressionano di più quelli che hanno votato come Massimo o Walter o Niki , che sono tanti di meno di quelli che hanno votato Silvio o Umberto e vogliono per forza ribaltare le cose. Quello che possiamo fare, anzi che dobbiamo fare, è incoraggiare i rivoluzionari sorridenti e i “reazionari” benigni a prendere sul serio la democrazia.
Ce la mette tutta per essere modesto ma diventa sornione e presto solare l’autore nei suoi commenti. “La rivoluzione non la faremo neppure noi che siamo nati per questo, però potremo farli spaventare mettendoli nudi di fronte al loro cinismo questi che chiudono le fabbriche e scappano con i soldi all’estero”, noi lo leggiamo così. E ancora “durante il loro spavento o la loro vergogna noi balleremo la taranta, intensa ed allegra, musica che rapisce i nostri sogni e poi li lancia più lontano di come sapremmo fare noi. Continueremo a gridargli che vinceremo. Non dovranno più derubarci, non dovranno più offenderci!”.
Tra Magris e la Santanchè c’è stato un dibattito sulle offese, le parolacce dette a destra e dette a sinistra. Gara pari, poi abbiamo ascoltato in TV Elisabetta Angius – il padre Gavino era nella mia legislatura al Senato presidente dei DS, non sarà secondaria questa cosa- dare ragione alla sinistra perché “le dice meglio e almeno dopo chiede scusa”.Allora ci schieriamo con gli altri, meno ipocriti.
Le parolacce vanno evitate, i dirigenti politici, i giornalisti orientano ed indirizzano i cittadini, debbono essere da esempio.
Mario Nirta ha una scrittura ricca e (molto) sicura di sé, quando non gli resta più niente da “divorare” “sputa” qualche parolaccia, intera o a metà: non serve. Tocca il…sublime (si può?) quando definisce Polsi una sensazione che –abbiamo capito così- ti è venuta addosso e si irraggia raggiungendo ogni cosa, l’altezza della gratitudine e della fede, le “ruote” dei cristiani, l’organetto e il tamburello, il canto accorato, la grande confidenza con chi parli in cielo, se sei in ginocchio o in viaggio, a digiuno o mentre cacci il sudore del vino libato, quando soffri e riponi speranze. Insomma, così “presi” a Polsi da non separare cera e miele, direbbe Fabrizio De Andrè. A Polsi per vedere segni e per aspettare segni. Non ne arrivano certamente dalla nostra politica e dal nostro sventurato territorio. Se i partiti e le Istituzioni funzionassero a nessuno verrebbe la voglia di deprimersi o di dire le parolacce o di fare le rivoluzioni. Non c’è bisogno di radere tutto al suolo.
Al musicista candidato al Consiglio Comunale di Bovalino che mi diceva con grande buona fede che il “movimento” doveva prendere il Municipio, facevo notare che le stanze piccole e le tante carte rendevano stretto e difficile il passaggio (il percorso) stesso del movimento e, poi, che ci stavano tante di quelle emergenze in quel comune che non c’era spazio e tempo per la fantasia al potere.
Per l’Ospedale di Siderno si aspetta la certificazione di una chiusura che è già avvenuta. Ci sarà una nuova iniziativa per glorificare Polsi lasciando lo studio degli “sgarri” sul suo terreno di competenza. Gianluca Albanese ripeterà che c’è stato quel significativo episodio di Locri che ci ha portati più avanti di Milano nella ribellione al racket. Vedremo il seguito.
Il campo principale delle operazioni sarà dove si battezzeranno le politiche per il lavoro, i progetti di Caligiuri di recuperare un reddito a chi non viene chiamato nella scuola, una sanità che finalmente ti da sicurezza e che alcuni tiranni, come li chiama Ercole Macrì, fin ora hanno impedito.
Un segnale forte è un giovane che ti domanda cosa significhi il crollo dell’economia mondiale e il divario Nord-Sud. Le parole debbono portare buone nuove, dappertutto, anche a Polsi. Se sono sante e sincere possono volare e superare le pareti della montagna che circondano il Santuario. Se sono deviate è bene che “non escano da lì”.

(Tratto da “La Riviera” del 29/08/10)

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