Estremisti di centro

Qualche anno fa, mentre guardavamo il telegiornale, mia madre mi chiese, molto candidamente: “Ma cos’è ‘sto Pd?”. Risposi ricorrendo ad una semplificazione parecchio forzata, ma comunque immediatamente comprensibile a una persona nata negli anni ’30: “Sono ex democristiani ed ex comunisti che si sono messi insieme e sono contro Berlusconi”. Fuori dalle semplificazioni, credo che per comprendere l’essenza del partito, bisogna cancellare le radici ideologiche dei suoi maggiorenti. Perche? Ve lo spiego subito. Dal 1989 in poi, dopo la cosiddetta “svolta della Bolognina”, i dirigenti del Pds-Ds-Pd, si sono preoccupati di apparire più moderati, per catturare l’elettorato di centro ed avere qualche chance di vittoria alle elezioni. Iniziò, dunque, una vera e propria “corsa al centro”, un dogma che pervase tutti i dirigenti che dalle Botteghe Oscure e dai rapporti privilegiati col Pcus passarono subito ad accreditarsi con la city finanziaria, coi potentati economici, con la Chiesa e perfino con l’esercito. Una corsa al centro infinita, tanto che la forza d’inerzia non ha esaurito la propria spinta propulsiva nemmeno dopo la costituzione del Pd, che se è vero che è il risultato di una “fusione a freddo” tra le sue anime originarie, è altrettanto certo che ha provocato un rimescolamento delle singole identità, tanto che oggi si tende a pensare che “i conservatori interni” siano quelli che provengono dal vecchio Pci (Bersani, Fassino, D’Alema ecc.) mentre quelli più a sinistra sono gli ex democristiani. Proprio così, gli ex Ds, alla fine, a furia di correre verso il centro si sono fatti scavalcare a sinistra dai vari Franceschini, Bindi, e dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, che ha chiesto la “rottamazione” della vecchia classe dirigente del partito. E allora, ben vengano questi ex democristiani che danno lezioni di sinistra agli ex Ds. Anche perchè…repetita juvant.

P.S.: ieri sera su La7 ho visto proprio Matteo Renzi, in un talk show serale, insieme a mister simpatia Belpietro e al grande Luca Telese. Quest’ultimo, mai troppo tenero nei confronti del Pd, una cosa l’ha dovuta riconoscere: se Renzi fosse stato nel Pdl e avesse criticato in maniera così netta la classe dirigente del suo partito, sarebbe stato messo alla gogna. E’ vero, vedi quello che succede ai vari Fini, Granata, Bocchino & Co. E allora il Pd, almeno rispetto al Pdl, qualche aspetto positivo ce l’ha. Insomma, potrebbe diventare un partito. Magari di centrosinistra. Magari di opposizione. Prima però, ci vuole la “rottamazione”.

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2 Responses to Estremisti di centro

  1. Virginia ha detto:

    Secondo me, se rottamano proprio il PD e rifanno due partiti distinti e separati è meglio. Queste fusioni a freddo uniscono solo i vertici ansiosi di mettere il sedere sulle poltrone, ma non l’elettorato, tant’è che il PD non ha più né i voti dei ‘rossi’ né quelli dei biancofiore, noti esponenti del magna magna che sono confluiti tutti nel PDL. Votano PD gli attivisti, che per motivi a me ignoti credono in questa politica senza storia, senza radici, senza connotati specifici se non quella della fotocopia e solipsista, e qualche disperato di sinistra che, per non rendere nullo il voto, da il cosiddetto ‘voto utile’.
    Si dice che l’unione fa la forza, ma questo in un partito o movimento è vero quando si hanno, se non la stessa anima, almeno idee comuni. Tra ex PCI ed ex DC non c’è nessuna idea comune, tant’è che si sono dovuti inventare il nemico, Berlusconi, per poter motivare la formazione di questo aborto di partito, ma poi null’altro li unisce. La visione della vita di un ex PCI non ha nulla in comune con quella di un ex DC, andiamo! Credere che ci si possa unire solo per dare addosso a Berlusconi è una cavolata! Che diventa delitto se protratta all’infinito come sta facendo il PD.
    La mia proposta è: dividiamolo di nuovo questo PD. Facciamo un partito di sinsitra, magari con Vendola a capo ( che se passa col PD si brucia, temo..), e uno centrista con chi gli pare a loro. Le alleanze poi le faremo negli ulivi, nelle querce, negli arbusti, nelle fratte, ma su obiettivi GENERALI e NECESSARI per il Paese (lavoro, precariato, diritti, scuola, sanità e via così), non sulle idee, che vivaddio sono differenti e devono rimanere tali e soprattutto devono sentirsi rappresentate! Io da questo PD non solo non mi sento rappresentata, ma mi sento òproprio un tantinello presa per il c…ollo!
    Io lavoro da 34 anni nella scuola, e mi trovo ogni volta davanti ad anime differenti da unire: beh, se non riesco a creare unità d’intenti tra i ragazzi, mi perdo la classe.
    Chissà se qualcuno dei dirigenti del PD ha mai fatto il maestro, poteva essere una buona palestra.

  2. Pietro ha detto:

    Sto riflettendo su come sto vivendo la storia politica di un Paese. Sto riflettendo e chiedendomi come si può sbagliare così clamorosamente una valutazione politica fino a questo punto.
    Lo snodo “Tangentopoli” ha rimescolato le carte, con gli ex PC che, dopo la svolta della Bolognina si sono trovati addosso, “Compagno Greganti” a parte, una legittimazione di onestà superiore a coloro che avevano governato fino ad allora ingurgitando tangenti e finanziamenti illeciti. Poi, però, è successo qualcos’altro. La discesa in campo di un ometto. Nulla di male, in un Paese normale può succedere. Ma stavolta non è così. Stavolta si fa saltare il tappo sfruttando abilmente la disaffezione della gente verso i vecchi Partiti proponendo un modello all’apparenza meno ingessato (lo stesso partito dei Verdini, Bertolaso, Scajola, Dell’Utri etc, passando per Previti e Dio sa chi altri!).
    In quella discesa in campo io vedo due valutazioni da parte degli ex PC: quella che un imprenditore come Berlusconi poteva restituire credibilità ai politici (ai politici, attenzione, non alla politica), usciti malconci da Tangentopoli, aiutando gli ex PC ad andare al governo grazie alla loro “quasi verginità” dai fatti di tangentopoli. L’errore, gravissimo, che creerà una storia ben diversa da quella che loro avevano immaginato, sta nell’aver calcolato malissimo la portata dall’effetto che la discesa in campo del Ber-lusco (omen nomen…) avrebbe avuto sulla politica, sui politici e sulla storia italiana. Hanno sbagliato clamorosamente sui tempi di durata del Berlusconi e sull’impostazione delle strategie per combattere quello che è divenuto un fenomeno (anti)culturale che si è radicato nel tessuto sociale italiano, distruggendo quello già esistente e soppiantando un altro modello, il berlusconismo, pericoloso in quanto vuoto e primo di qualsiasi senso di solidarietà e coesione sociale.
    Talmente forte, questo modello, che ha finito per contagiare – e distruggere – gli anticorpi che potevano – e dovevano – combatterlo. Cioè le opposizioni politiche che avrebbero dovuto garantire i pesi e i contrappesi al nuovo fenomeno politico italiano. Il peggio, però, deve ancora venire. Soprattutto a sx. A destra, invece, il modello alternativo è già pronto: Fini. Basta chiudere l’era Berlusconi, creando una discontinuità facilissima da creare ed attuare in quanto basta inserire un minimo di normalità istituzionale e il giochino è fatto. A dx, poi, faranno presto a sostituire il capo: basta averne un altro. Il PD, invece, non ha trovato ancora un approdo. Stanno cercando di rilanciare l’ulivo, con la benedizione di Prodi. Però sarà un ulivo, stavolta, più piccolo ma più coeso. La parte sana della sx, politicamente parlando, sta coagulandosi intorno a Vendola. Se lui si candiderà a guidare la nuova coalizione attraverso le primarie per eleggere il candidato premier, se anche dovesse perdere non credo che dopo potrebbe tirarsi indietro. Il rischio, a mio avviso, sta nel fatto che scopriremo soltanto dopo le primarie quali sono davvero le componenti che costituisco SEL, le aspettative della base che segue Vendola e che peso avrà il risultato delle primarie.
    Ci saranno da fare conteggi per capire se il consenso di Vendola va oltre SEL, trovare equilibri e punti di convergenza programmatiche intorno ai quali far coagulare questo nuovo innesto di ulivo…sì, mentre noi stiamo cercando di fare tutto questo, Suorcombinando Casini è diventato l’ago della bilancia, com’era nei suoi sogni. Adesso, invece di perdersi nel tentativo di creare qualcosa di nuovo che abbia delle reali fondamenta, tutti cercano Casini (come se ne avessimo già pochi…), che non sarà un fenomeno ma farebbe crescere le rispettive coalizioni senza scerverlarsi troppo. Anche perché di tempo per fare tutto ciò non ce n’è. Loro spingono per andare al voto anticipato e farci trovare impreparati. Per cui, per sopperire a questa necessità si cercano i numeri. Di dx o di sx non importa. L’importante è uccidere chi è ormai politicamente morente: Ber-lusco. Non sono, dunque, in grado di costruire. Fanno 2 più 2 e se poi esce 3, pazienza. Ma di costruire e proporre qualcosa di realmente importante, semplicemente, non ne sono capaci.

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