Cariati non molla!

Con colpevolissimo ritardo (ma sono giorni veramente convulsi, credetemi) torno a scrivere sul blog. E lo faccio dopo aver constatato, con grande piacere, che nell’edizione di ieri il Fatto Quotidiano si è occupato della resistenza dei cittadini di Cariati che non vogliono che il loro ospedale cittadino venga ridimensionato. C’erano anche le dichiarazioni di Cataldo Perri, il mio amico vicesindaco e musicista, che mi ha spedito via e-mail il testo della lettera inviata al presidente Napolitano:

Cariati 18/09/2010 Caro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,dal 16 settembre le popolazioni da noi amministrate sono in lutto .
Il piano di rientro e “riqualificazione “ della sanità in Calabria notificatoci dal presidente della Regione Scopelliti ha difatti cancellato l’ospedale di Cariati(CS) dalla rete ospedaliera per acuti , assegnandogli un ruolo di poliambulatorio specialistico , dieci posti letto di residenza sanitaria per anziani , alcuni posti letto per cronici sotto le cure dei medici di medicina generale ,il mantenimento del servizio dialisi e una postazione di pronto soccorso gestito dal 118.
Le motivazioni slogan addotte dal presidente Scopelliti sono state:basta con gli ospedali sottocasa, basta ai casi di malasanità , dobbiamo ripianare il deficit.
Al tavolo regionale eravamo presenti dieci sindaci in rappresentanza di altri quindici comuni che gravitano attorno all’ospedale .
Dieci sindaci annichiliti , frustrati , indignati , addolorati . L’ospedale Vittorio Cosentino in trent’anni di attività non ha mai prodotto un solo caso di malasanità , ha salvato per contro migliaia di vite umane , infartuati , pazienti in edema polmonare , gravi emorragie , partorienti con gravi complicanze, in silenzio il nostro gioiello sanitario ha restituito la salute, la vita e la serenità a migliaia di famiglie. La buona sanità non fa mai notizia. Il nostro è anche un ospedale di frontiera per tutti i residenti del nostro impervio, svantaggiato e povero entroterra , è difatti l’unica risposta sanitaria per gli eventi morbosi acuti e gravi per un popolazione residente complessiva di 100.000 abitanti , d’estate 200.000 per i flussi turistici. Immagini caro Presidente , un infartuato che scende dalla zona montuosa in auto a percorrere strade tortuose e troppe volte dissestate che impiega anche più di un’ora per arrivare a Cariati , dovrebbe essere messo in una ambulanza del 118 , trasferito all’ospedale di riferimento situato a 35 chilometri di statale 106 (la famigerata strada della morte) per sentirsi dire che non c’è posto e cominciare un pellegrinaggio- calvario infernale. Gli infartuati che fino ad oggi arrivano nel nostro ospedale vengono trattati con adeguata terapia e trasferiti alla cardiochirurgia in meno di tre ore che è il tempo limite per eseguire una angioplastica o un bypass salvavita e soprattutto per garantire qualità di vita e conseguentemente meno spese sanitarie.
La cosa ingiusta e vergognosa di questo piano è che nella nostra area della Sibaritide chiude l’ospedale di Cariati a sud e di Trebisacce a nord, con la soppressione di circa 300 posti letto e la conseguenza palese di un ingorgo dell’ospedale di Rossano e Corigliano, mantenuti in vita a circa 10 chilometri di distanza tra di loro e lasciando sguarnito un territorio per circa 100 chilometri . Con questo piano nella sibaritide non sarebbero rispettati nemmeno i parametri minimi posti letto residenti .
La chirurgia e la ginecologia di Cariati sono state “sospese” nel 2009 a seguito di un sopralluogo dei Nas per mancanza del cosiddetto percorso sporco pulito , lascia perplessi il fatto che l’anno prima le stesse sale operatorie erano state ritenute idonee dagli stessi Nas. Da quel momento l’ospedale avrebbe perso i requisiti per restare nella rete ospedaliera. In Calabria ed in Italia la maggior parte degli ospedali, anche quelli blasonati, sono privi del percorso sporco pulito. Anche per questo motivo riteniamo che il riordino del piano sanitario regionale sia non solo ingiusto ma anche illegittimo , perché vengono salvati altri ospedali che alla stregua di quello cariatese non hanno il percorso sporco pulito. Ora ci viene anche preclusa la possibilità di ricoverare i nostri ammalati affetti da acuzie mediche.
IL Presidente commissario straordinario Scopelliti su direttive del governo centrale deve ripianare il deficit sanitario , un problema economico.
Siamo pienamente consapevoli che i bilanci , in un momento generale di crisi devono quadrare , evitando sprechi , ma al tavolo regionale del 16 settembre non abbiamo nemmeno avuto il tempo e la possibilità di poter esporre un modello di riconversione del nostro ospedale che contempera produttività economica e risposta sanitaria efficace – Le nostre proposte hanno registrato una grande attenzione da parte dell’equipe di tecnici del ministero della salute, che stanno supportando il presidente Scopelliti nella riorganizzazione sanitaria, ma anche loro ci hanno comunicato la loro frustrazione perché un argomento di così vitale importanza non poteva essere liquidato in un incontro frettoloso quasi scandito da una clessidra .La nostra gente sarebbe disposta anche ad un autotassazione per contribuire al mantenimento dell’ospedale. “Ci vorrebbe più tempo per approfondire” ci hanno detto aggiungendo che la scelta definitiva sarebbe stata politica.
Caro Presidente ci appelliamo a Lei garante supremo della nostra costituzione , le chiediamo, a nome di 100.000 calabresi di Italia, di intervenire a difesa della nostra salute e della nostra vita in virtù di uno dei capisaldi dei diritti costituzionali.
L’ economia sanitaria non è un segmento isolato sganciato da altri parametri.
Se chiude il nostro ospedale non si risparmia nulla , ammesso che una vita umana non sia da considerare importante per la logica di mercato.
L’indotto economico nato intorno e grazie al nostro ospedale è un parametro che necessariamente deve entrare in questa analisi. Il turismo nei nostri luoghi è orientato anche dalla presenza di un ospedale . Sarebbe la morte fisica ,sociale ed economica generale di un intero territorio.
Molti nostri concittadini emigrati in Germania stanno venendo a prendere gli anziani genitori per portarli con se preoccupati per un presidio sanitario che non potrà più garantire alcune prestazioni d’urgenza ai loro congiunti.
Il nostro ospedale ha garantito assistenza a tutte le fasce sociali , la stragrande maggioranza della nostra popolazione vive in condizioni economiche disagiate e non potrà far fronte a viaggi in ospedali lontani – Questo piano stranamente chiude strutture pubbliche e non intacca quelle private .
I nostri giovani si sentono abbandonati perché in un territorio che non potrà garantire uno standard di civiltà e di sviluppo non potranno vivere e riprenderanno le valigie della speranza, emigrando . Un paradosso , sono queste le politiche di ripopolamento di paesi abbandonati ?. I nostri figli se ne andranno, se ne dovranno andare dalla nostra- loro terra. Da una terra che registra un altissimo tasso di precari della scuola e di generale disoccupazione da una terra senza strade degne di un paese civile, dove anche i pochi treni vengono tagliati e adesso anche i presidi sanitari .
Se ne dovranno andare da una regione chiamata zavorra da un ministro della Repubblica , dalla Sibaritide che è diventata zavorra per la Regione Calabria. Noi sindaci siamo al fronte dei disagi sociali , delle aspettative e delle speranze di migliaia di persone , siamo sotto il tiro della ndrangheta e delle scelte politiche scellerate. Le chiediamo un incontro Presidente, prima che questo piano assassino di un ospedale e di un territorio venga ratificato giorno 29 settembre.
Verremmo circa 50 Sindaci con le fasce tricolore che portiamo con onore , dignità e alto senso di responsabilità – Ci aspettiamo un Suo intervento come al solito saggio, illuminato, giusto a tutela degli ultimi , se lo aspetta la nostra gente che ha tanto dato per la nostra nazione, con il duro lavoro in terra straniera , con le rimesse che hanno contribuito a fare dell’Italia una nazione ricca e civile, altro che zavorra .
Le chiediamo un’ora della Sua agenda piena di impegni gravosi , ci riceva Presidente.
Il momento è grave , il Sindaco di Cariati , cardiopatico, solo oggi ha interrotto lo sciopero della fame dopo dieci giorni , su richiesta di una popolazione addolorata e profondamente indignata.
Non spenga la nostra ultima speranza , ci faccia sentire ancora il piacere , il dovere, la responsabilità di portare la gloriosa fascia tricolore in una terra bella , complessa, difficile, amara ,di frontiera , ma che ancora ce la può fare.

I Sindaci
Filippo Sero (Cariati) – Gerardo Aiello (Crosia)- Angelo Donnici(Mandatoriccio)
Mauro Santoro (Terravecchia)- Gennaro Bianco(Calopezzati)-Pasquale Manfredi (Campana)- Nicodemo Parrilla (Cirò Marina) Mario Caruso(Cirò)Tonino Sicila(Crucoli
Gino Murgi (Melissa)Luigi Stasi (Longobucco)Mario Salvati (Scala Coeli) Fabrizio Grillo(Cropalati)Pasquale Abenante (Umbriatico) Francesco Pirillo(Caloveto)Giandomenico Ventura(Pietrapaola)- Franco Parise(Verzino)

Ma Cataldo mi ha fatto un altro regalo, inviandomi uno dei bellissimi brani ha scritto e che esegue con la sua band. Si chiama “Il mio Sud” e al di là del testo, molto significativo, ha una bellissima trama musicale, vagamente arabeggiante, che intriga parecchio. Se un giorno imparerò a caricarlo sul blog, ve lo farò ascoltare volentieri! Buona domenica 🙂

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2 Responses to Cariati non molla!

  1. Virginia ha detto:

    Anche dalle mie parti sta succedendo qualcosa di simile: vogliono chiudere i presìdi ospedalieri in alta Irpinia. E oggi leggevo che si parla anche di togliere il medico condotto nei piccoli paesini di montagna. Non so più se pensare che siamo in una situazione economica da Argentina per cui necessitano misure così drastriche, o piuttosto che, se riescono ad ammazzarci tutti, i dividendi saranno maggiori…

  2. giovanni ha detto:

    Ti segnalo il bellissimo report sulla protesta nello jonio cosentino per gli ospedali, “La rivolta dello Jonio”, sul manifesto del 1 ottobre pag 15 e disponibile in rete. Vale 100 volte quello del fatto quotidiano, per come è scritto e per i contenuti

    Giovanni Reale

    emigrante cariatese del Ticino

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