Una storia “sdisonesta”

ottobre 31, 2010

Com’è cambiato, in poco più di trent’anni, il concetto di “serata distensiva”! Negli anni ’70, infatti, coincideva, grosso modo, col testo della canzone più famosa di Stefano Rosso, dal titolo “Una storia disonesta” e dal ritornello orecchiabilissimo. Altri tempi. Allora Rosso si prendeva gioco dell’Italia un po’ perbenista, dorotea, clericale. Oggi, per passare una serata distensiva, i potenti reclutano un buon numero di ragazze procaci (anche minorenni) e danno vita a riti boccacceschi con la scusa del “bunga bunga”. Certo che, da novello Leone Di Lernia, la tentazione di “attualizzare” il testo del brano di Stefano Rosso è forte. E quindi ci provo, cambiando il titolo in “Una storia sdisonesta”, come si dice da noi, perché mister “Bunga bunga” tiene parecchio a passare per il vecchietto impenitente che si gode la vita alla faccia del popolo bue.

“Se ne fotteva dei problemi dello Stato
fece il falso in bilancio depenalizzato
e giudicava molto male il Parlamento
ridotto ad un acquario di casa l’ornamento

Quando il compare gli portò la marocchina
non lo sapeva che era un poco birichina
aveva il vizio di “grattare” qualche euro
e s’inventò lo zio potente egiziano

Che bello, con Lele Mora, il Viagra e un bel bordello
e la bonazza giusta che ci sta
ed il Paese che importanza ha?
Che bello, usare il Lodo Alfano come ombrello
andare al Quirinale? Certo, ma quando la Repubblica sarà presidenzial”

Se l’idea piace posso completare il testo. Si accettano suggerimenti 😉

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Ci resta solo lui

ottobre 27, 2010

Non oso immaginare come sia rimasta Virginia dopo l’intervista a Marchionne da parte del tremebondo Fazio a “Che tempo che fa”. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino ed autoproclamatosi concorrente alle primarie del Pd, ha detto che le parole del manager italocanadese sono inappuntabili. Giusto per far capire da che parte sta. E allora, ma non è una scoperta dell’ultima ora, a noi popolo di sinistra resta soltanto Nichi Vendola, reduce dal primo congresso di Sinistra, Ecologia e Libertà. Ha tenuto il meglio della sinistra, senza frange c.d. “identitarie” e sempre più minoritarie. E, udite udite, leggendo l’articolo di Luca Telese sul Fatto Quotidiano di ieri, ho scoperto che il gruppo dirigente del partito è fatto quasi completamente da “dilettanti”, ovvero gente che fa politica senza l’assillo della poltrona o indennità di militanza. Vi pare poco? Il carrierismo dei “professionisti della politica”, infatti, ha da tempo contagiato anche la sinistra, trasformando i partiti in una sorta di multilevel marketing in cui più “produci”, più voti trovi e più incarichi ricevi in strutture speciali, enti di sottogoverno e posti vari. Ebbene, la sfida che attende Sinistra, Ecologia e Libertà è proprio questa: rimanere un partito “low cost”, senza carrierismi e compromessi, continuando a tenere quel rapporto in virtù del quale la base s’identifica con la classe dirigente. Quello che non avviene nel Pd, in cui la rispettabilissima base guarda con simpatia a Vendola; e quello che, ahinoi, non è avvenuto nemmeno con gli altri partiti di sinistra. Io, nella mia breve militanza nel Pdci, ho visto una base di grande livello, ma dirigenti che puntavano su “nomi” da candidare di volta in volta (dalemiani, ex democristiani e comunque non comunisti) per racimolare voti, invece di far crescere la base. E’ stato, evidentemente, un gioco che è durato poco. Perchè gli stessi che cedettero alle lusinghe del partito, annusando candidature e ipotesi d’incarichi, furono altrettanto lesti a scendere quando il cavallo non tirava più. L’errore che Sel non deve fare è proprio questo. E Vendola mi sembra abbastanza lungimirante. Crediamo in lui.


Lo scoop del secolo

ottobre 26, 2010

Non è ancora ufficiale, ma se la notizia fosse confermata sarebbe quasi una rivoluzione. Da fonti confidenziali della Lapponia, infatti, abbiamo appreso che tra meno di due mesi potrebbe essere Natale. Comprendiamo che la notizia, data in maniera così forte, potrebbe essere presa per una boutade, ma l’analisi delle migrazioni di milioni di renne ben organizzate e al traino di altrettante slitte, sembra presagire all’arrivo, quasi imminente, di una festività che finalmente potrebbe essere il tanto atteso volano di sviluppo dell’economia mondiale; quantomeno per i Paesi occidentali. E’ evidente, infatti, che un evento del genere, rilancerebbe l’industria dolciaria (ahinoi asfittica) attraverso una massiccia produzione di pandoro, panettoni, torroni e quant’altro. Inevitabili, inoltre, le ricadute positive sul piano occupazionale, anche se già immaginiamo l’ala più estrema del sindacato e i partiti della sinistra radicale scendere in piazza contro il ricorso troppo frequente al lavoro interinale per alcune categorie di giovani alla ricerca di prima occupazione, come, ad esempio, i suonatori di novena. Insomma, con tutte le sue possibili incongruenze, sarebbe quasi un new deal, tanto che anche il ministero del Welfare potrebbe pensare a concedere un paio di giorni di festa, proprio per rilanciare i consumi delle famiglie e innescare un circolo virtuoso in cui finalmente si dia respiro all’economia. Tra le categorie più avvantaggiate, composte da soggetti che potrebbero avere accesso diretto alle regalie di stagione, ci sono i bambini, anche se il ministero per la Semplificazione burocratica vorrebbe introdurre un sistema di accesso on line al server di Babbo Natale, in luogo delle tradizionali letterine. Non rimane, dunque, che attendere gli sviluppi, ma siamo certi che tra meno di sessanta giorni le nostre indiscrezioni avranno il riscontro che auspichiamo. Ma, come sempre, vi diamo la notizia con larghissimo anticipo, tanto che sarebbe pronta la bozza di una canzoncina composta ad hoc per celebrare l’evento, della quale vi possiamo anticipare, in esclusiva, alcuni versi: “Jingle bells, jingle bells, jingle all the way…”. A questo punto, fonti accreditate riconducibili all’universo delle festività, assicurano che ai primi di gennaio del prossimo anno potrebbe arrivare la befana. Se così fosse, avremmo fatto due scoop in un colpo solo! 🙂


Minimalismo autunnale

ottobre 25, 2010

Le piogge di questi giorni hanno annunciato tutto d’un fiato che il dio dell’autunno è arrivato. Niente di strano, per carità. Del resto, da queste parti, l’estate è finita improvvisamente l’ultima domenica di agosto. E così, con la tempertura che si è lievemente abbassata, si cerca conforto nel piacere della convivialità, e in quei profumi e sapori invernali che però ancora mancano. Un esempio? Le arance. Il loro profumo è la sensazione più bella dei pomeriggi invernali. Soprattutto da queste parti, laddove solo pochi sfigati come me le comprano, visto che quasi tutti hanno l’albero o qualcuno che gliele porta a casa. Sabato le ho comprate al supermercato. Arrivavano dal Sudafrica, terra che evoca le tragedie dell’apartheid e una figuraccia della nostra Nazionale di calcio. Un mondiale farlocco, come le arance spremute ieri: senza succo e senza profumo. Un fallimento su tutta la linea, che evidenzia come la globalizzazione sia tutto un fallimento. Soprattutto a tavola. Se c’è qualche agricoltore “no-global” disposto a regalarmi una busta di arance locali lo accolgo a braccia aperte 🙂


Bravo Enrico!

ottobre 21, 2010

Stamattina il mazzo dei giornali mi ha riservato una lieta sorpresa. Vedere le foto dei miei colleghi conterranei in prima pagina del Fatto Quotidiano, infatti, mi ha riempito di gioia, anche se si parla di colleghi minacciati e intimiditi. Ma far conoscere al resto d’Italia quella che per noi è una triste normalità è essenziale. Facciamo un lavoro bellissimo. Uno dei più “fighi” al mondo. E se lo vogliamo fare bene dobbiamo esporci a qualche rischio, farci tanti nemici (o comunque stare sulle scatole a tanta gente) e non cadere mai nella trappola dei provinciali che si strusciano addosso ai potentucci di turno. E così, onore ai colleghi ritratti e le cui storie sono state riportate nel paginone centrale. E’ la filosofia che ha ispirato “Avamposto” , il libro degli amici Roberta Mani e Roberta Rossi. Credo che portarli all’attenzione della ribalta mediatica nazionale li abbia fatti sentire più orgogliosi del loro mestiere. Anche io, nel mio piccolo, ho maturato in quattro anni e mezzo un modesto curriculum d’inconvenienti, annoverando:
– N° 3 querele farlocche e tutte archiviate (la prima me la fece uno che scrisse in un’altra testata che «La querela è l’arma degli stupidi» ed è il più bel sillogismo che abbia mai pensato)
– una querela ritirata da uno che dopo aver perso la poltrona ha capito che rischiava di perdere la faccia
– qualche telefonata di “strana” cortesia
– le chiacchiere inopportune degli accademici della granita al caffè con panna e i conferenzieri da bar in genere
– Una cacciata dalla sala in cui si stava tenendo una convention dell’allora “casa della libertà” in quanto “giornalista sgradito”: fui messo alla porta da un collaboratore che all’epoca aveva un contratto di lavoro parasubordinato col Comune

Poco, pochissimo. Certo, da allora le cose sono cambiate. Ho tenuto duro, e ora nessuno si permette più di fare osservazioni su quanto da me scritto. Chi ci prova sa che risponderei picche. Semplicemente perché non devo ringraziare nessuno e non mi va di strusciarmi con alcuno: se ho una notizia, la verifico e, una volta ottenuto l’ok, la pubblico. Tutto qua. Anche se mi chiedono per cortesia di soprassedere. Anche se altri ricorrono (per non “guastarsela”) a incredibili circonlocuzioni per salvare capra e cavoli, cercando di evitare i buchi ma senza tradire la fiducia dei compagni di tante passeggiate sul corso. Tornando ai colleghi, le piccole seccature che ho avuto io, non sono nulla al confronto dell’impressione che avrà provato Pietro, minacciato sul cellulare aziendale dopo che stava per salutare moglie e figlio che aveva accompagnato al mare; o Angela, cronista alle prime armi che scrive di una cosa scomoda e si vede sparare la macchina sotto casa; o Agostino, che anche lui è stato “cacciato” (stavolta dalla casa comunale di Gioia tauro) o al quale hanno tagliato le gomme dell’auto. E’ giusto che si sappiano certe cose. Perchè, per fortuna, la nostra categoria non è fatta solo dai Minzolini, Vespa e Mimun. Enrico Fierro e il Fatto Quotidiano, hanno fatto la cosa giusta; molto più giusta di tanti messaggini ciclostilati di solidarietà, magari su facebook, che lasciano il tempo che trovano. Lo dico a quell’anonimo che mi chiedeva come mai non avessi scritto niente dopo il licenziamento di un collega.

P.S.: se volete leggere un altro punto di vista, molto interessante, leggete il blog del collega Agostino Riitano, in cima ai siti amici.


Democrat in caduta libera

ottobre 13, 2010

Il fotomontaggio è tratto dal numero de “Il Misfatto” (inserto domenicale di satira del “Fatto Quotidiano”) di un paio di settimane fa. Il Misfatto è geniale; mi ha riportato ai fasti del “Cuore” di qualche lustro fa, la rivista satirica diretta, tra gli altri, da Claudio Sabelli Fioretti e Michele Serra, nata come inserto de “L’Unità”. Altri tempi. Certo che per quelli del “Fatto” e del “Misfatto” ironizzare sul Pd è come sparare sulla Croce Rossa. Gli ultimi sondaggi, infatti, danno il partito di Bersani al 22%. Ovvero, i voti che aveva l’allora Pds nel 1996, senza la Margherita e i vari “cespugli” insieme ai quali si diede vita al Pd. Consensi stabili, invece, per Idv, mentre cresce Sinistra e Libertà e la Federazione della Sinistra potrebbe riemergere dal limbo in cui si trova, con delle chance di superare lo sbarramento imposto dal “porcellum”. Meno male. Fabrizio Gatti (noto giornalista dell’Espresso), intervistato dalla splendida Beatrice Borromeo, sul Fatto Quotidiano, ha detto che da quando la sinistra non è più rappresentata in Parlamento, la situazione nei “centri di accoglienza” (quasi dei lager) degli immigrati è peggiorata tantissimo: pare, infatti, che chi è rinchiuso là non possa fruire di servizi igienici degni di tal nome in strutture sovraffollate e debba pure subire atti di nonnismo da parte dei militari presenti. Uno schifo. E che dire del Paese reale? Niente di nuovo. C’è bisogno di Sinistra, e non di un Pd che ha una base di militanti lontani, lontanissimi dai vertici del partito; un partito sempre più “veltronizzato”, anzi “lettizzato”. E soprattutto troppo moderato, che insegue ancora il “papa straniero” e si contende una improbabile leadership targata Montezemolo col centrodestra che non si riconosce nel barzellettiere di Arcore. Scavalcare a sinistra il Pd è un gioco da ragazzi. Come dire…«Ti piace vincere facile?». Molti elettori l’hanno capito, e stanno tributando sempre maggiori consensi a Vendola, l’unico leader rimasto nella sinistra italiana, e che, intelligentemente, dialoga col Pd. Del resto, al governo del Paese ci vogliono anche forze moderate, vero? 😉

P.S.: Luciano Violante, ex “toga rossa” ed ex deputato legalitario del Pci-Pds-Ds-Pd ora insegna ai corsi di formazione per dirigenti del Pdl. Davvero è così! E quando? Secondo il corsivo irriverente di Marco Travaglio nell’edizione odierna del Fatto Quotidiano «Nell’ora d’aria». Complimenti, professò! 😦


Onore al gatto Silvestro

ottobre 13, 2010

Lo spettacolo indecoroso offerto ieri sera a Marassi dai nazionalisti estremisti di destra della Serbia, travestiti da tifosi di calcio, mi ha fatto venire in mente quell’episodio di qualche anno fa, quando i tifosi (?) laziali misero uno striscione in omaggio allo “zingaro” Mihailovic con su scritto “Onore alla tigre Arkan”, in memoria di un caporione nazionalista. E i tifosi del Torino – onore a loro, e lo dico da juventino – risposero con un indimenticato striscione con la scritta “Onore al gatto Silvestro”. Intelligente ironia contro stupida apologia di nazionalismo nazistoide. Ieri, il leader dei balordi serbi è stato catturato a notte fonda. Era nascosto nel vano motore di un autobus, come i vigliacchi. E’ sceso a testa bassa, senza spavalderia e nemmeno amor proprio. Dopo aver istigato alla violenza un gruppo di ubriaconi che voleva mettere a ferro e fuoco Genova. I nazionalismi sono sempre da condannare, anche quando espressi con dei simboli in una scuola della provincia bresciana. A questo proposito, stamattina ho sentito su Radio Capital due giornalisti prendere in giro il sindaco di Adro in maniera così elegante che quest’ultimo non se n’è nemmeno accorto. Una lezione di stile e di intelligenza. Alè