Premio Nobel per il Giornalismo a Giovanni Floris

Ecco la vergognosa telefonata del Caimano a Ballarò di ieri sera, alla quale il più grande conduttore della Rai Giovanni Floris ha risposto alla grande, difendendo la dignità della categoria e del servizio televisivo pubblico. Sono questi gli esempi da seguire per chi fa questo mestiere. Perchè da qualche lustro a questa parte sono tanti i piccoli caimani che proliferano anche in provincia. Troppi i potentucci paesani convinti di poter ficcare il naso nel lavoro dei giornalisti liberi e con la schiena dritta. Testa alta e schiena dritta sempre e comunque.
Lo sappia anche chi occasionalmente mi lancia qualche frecciatina dal suo sito (che è roba seria, mica un inutile blog come questo…) e che, guardacaso, è stato l’unico collega dell’informazione che, seppur invitato, non venne alla presentazione del mio libro lo scorso 23 agosto al World Village sul lungomare di Siderno. Non sentì nemmeno la necessità di informarmi preventivamente della sua assenza. Anzi, lo videro passeggiare nei pressi del luogo scelto per la presentazione. Non me l’aspettavo proprio da un gentiluomo come lui. Ma capita, anche nelle migliori famiglie. Di certo può indirizzare altrove i suoi sassolini che di tanto in tanto estrae dalle sue lussuose scarpe. E sappia che penso sempre di non essere debitore nei confronti di alcuno. Ho imparato qualcosa dai grandi giornalisti. Ma non ho avuto mai padri putativi, mecenati o sponsor. Solo il mio impegno, la mia passione, la mia dedizione a questo lavoro, mi hanno permesso di ottenere qualcosa in più, anche se mi considero un eterno studente «Perchè la materia di studio sarebbe infinita, e soprattutto perchè so di non sapere niente». La mia gavetta è appena iniziata e durerà in eterno. Perchè non dirò mai «Io ormai questa cosa non la seguo più», sia essa una finale dei play out di Seconda categoria (vedi Ardorese-Piminoro di qualche anno fa quando in tribuna eravamo in sei, comprese le forze dell’ordine) o la conferenza stampa di una presentazione di una sagra, piuttosto che un’importante riunione istituzionale. Forse il segreto è proprio questo: spendersi sempre e comunque, assecondando quella curiosità giornalistica che sicuramente è il vero motore di questo mestiere. Il resto sono chiacchiere. Anzi, pettegolezzi.

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