Addio Enzo, “Ct” per antonomasia

Mi ritengo fortunato per essere nato nel 1970 ed avere avuto, nell’estate del 1982, quasi dodici anni. Ricordo tutto del Mondiale vinto in Spagna, anche perché cominciavo ad assecondare la mia passione per il giornalismo, incollando i tabellini delle partite in un’agenda del Radiocorriere Tv, scrivendo di mio pugno gli articoli relativi ad ogni partita vista in televisione. E così, quello è stato il Mondiale più bello, sofferto e travagliato. Inutile sottolineare il dolore per la scomparsa, ieri, di Enzo Bearzot. Se n’è andato, infatti, uno degli ultimi protagonisti di un calcio dal volto umano e non inquinato dallo show business come quello moderno. Avrei voluto scrivere un mio ricordo personale del “Ct” per antonomasia. Mi ha anticipato la penna delicata e nostalgica di PEPPE RACCO (che oggi fa anche il compleanno), conscio del fatto che non avrei saputo scrivere di meglio. Auguri Peppe e riposa in pace “Vecio” Bearzot.

“Quando se ne va uno come Enzo Bearzot sembra che la morte non sia una condanna uguale per tutti, che faccia da “livella”, come diceva Totò, anzi, proprio in questo momento, a poche ore dalla scomparsa del “Vecio”, riemerge quel distacco naturale tra chi ha vissuto e chi ha condotto la sua esistenza nel fondo della mediocrità. Bearzot non aveva le caratteristiche di un vincente, però vinceva; non aveva l’aspetto del duro, però era tostissimo; non aveva il fisique du role, come tanti allenatori di oggi, ma rappresentava perfettamente la parte del grande allenatore. A differenza di tanti suoi colleghi, osannati dal giornalismo appartenente a color che nel fondo dell’apparenza si appanciano, in quello storico ’82, dopo avere subito insieme ai suoi ragazzi i peggiori commenti sportivi che la stampa possa ricordare, mise in riga l’Argentina di Maradona, il Brasile di Zico, la Polonia di Boniek, la Germania di Rummenigge. Una dopo l’altra. Si faceva prendere a pallonate come tutti gli uomini di resistenza, protetto da una difesa passata alla storia, condotta da un Santo di nome Gaetano Scirea. Si accompagnava ad un centrocampo di grinta, ma anche di qualità. Quell’anno esplose il romanista Conti, con vicino Antognoni, mentre Oriali decideva di condurre una vita da mediano. Fece da padre a Paolo Rossi riacciuffandolo dal baratro del calcio scommesse dove si stava perdendo l’estro vicentino. Lo ripagò al Sarria di Barcellona con quella splendida tripletta e poi ancora una doppietta alla Polonia ed il bacio mortale alla Germania Ovest, prima che fosse definitivamente annichilita da quello splendido gol di Tardelli il cui urlo, lontano dal dolore di Munch, è l’immagine dell’Italia liberata dagli oppressori. L’urlo sociale della piccola Italia diventata grande quella notte al Bernabeu, dove noi si sentiva “italiani” cullati da Pertini, recuperando in un attimo il senso di dignità di un popolo. Non finiremo mai di ringraziarTi caro Bearzot. Se ne va con te una parte della nostra gioventù che nessuno potrà avere più la fortuna di vivere. Se ne va con te una parte di italiani normali, perbene. Se ne va con te una parte di mondo sportivo che crede ancora alle favole. Sappiamo che quell’aereo che ti portò col Presidente e gli altri a casa, passò, per un attimo, dal Paradiso”. (Peppe Racco)

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One Response to Addio Enzo, “Ct” per antonomasia

  1. Giuseppe ha detto:

    Grazie Gianluca, grazie assai…
    Ti voglio bene

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