I nostri grandi musicisti…”a chilometro zero”

Tra i tanti buoni propositi per l’anno appena iniziato, c’è anche quello di ridare dei contenuti interessanti a questo inutile blog, da qualche mese appiattito su beghe paesane, pettegolezzi e piccinerie varie. Ma sì, ci vuole qualcosa d’interessante, e che magari riguardi il futuro e la crescita culturale di quest’estremo lembo d’Italia. Voglio dare anch’io, nel mio piccolo, un contributo. Così, giusto per spiegare che questa terra non è solo quella delle grandi contraddizioni, della mafia fatta di riti arcaici e investimenti moderni e della mafiosità fatta di pretese, dietrologie e sottocultura del favore e del sospetto; delle liste infinite di disoccupati e degli odiosi Suv che sulle strade sembrano più delle utilitarie; delle grandi risorse naturali e del rischio di crisi ambientale e dissesto idrogeologico. No, da queste parti, da diversi anni, si produce qualcosa di buono, che va oltre i consueti circuiti enogastronomici. Nella Locride, infatti, si produce – sarebbe meglio dire si crea – buona musica. Letterati famosi ce n’erano già (Alvaro, Perri, Lacava, Strati ecc.); musicisti di buon livello ne stanno venendo fuori tantissimi, ed è giusto dare loro il risalto che meritano. Magari sfruttando anche internet, il mezzo più diretto, economico e diffuso che ci sia. Da questo modestissimo spazio virtuale, dunque, prende il via oggi la campagna “Musica a chilometro zero”, tesa a far conoscere, apprezzare e promuovere commercialmente, i cd degli artisti della Locride, che nulla hanno da invidiare a chi proviene da altre zone più fortunate d’Italia.
Forse iniziò tutto dai Quartaumentata, che da tempo hanno conquistato la ribalta nazionale. Poi, venne il ciclone Taranproject, che ispirò pure le gesta dei protagonisti del mio primo (e finora unico) libro “Taranta revolution”. Al di là della galassia dei gruppi che sono cresciuti negli ultimi anni (penso ai Lisarusa, al Taranquartet, e così via), ci sono fenomeni d’eccellenza come i Marvanza reggae sound di Monasterace, gli Invece di Bovalino e altre band che si ispirano a un sound internazionale.
Oggi, però, è il turno di alcuni artisti che domenica scorsa al Blue Dahlia hanno dato vita a una straordinaria “reunion”: gli ex Tarankhan (Mimmo Cavallaro, Fabio Macagnino, Francesco Loccisano e Stefano Simonetta) che iniziarono insieme una decina d’anni fa per poi prendere strade diverse, mantenendo, però, ottimi rapporti artistici e personali, come dimostra la jam session di un paio di sere fa. L’articolo che riporto integralmente – nella foto il pezzo uscito su Calabria Ora del 3 gennaio – parla di loro, della reunion e dell’ennesimo strepitoso successo di Francesco Loccisano, il re della chitarra battente. Ma non vedo l’ora di ascoltare e promuovere anche i lavori di prossima uscita di Fabio Macagnino e Stefano Simonetta. È la nostra musica, quella che nasce dalle nostre radici e cresce divenendo fruibile ad un pubblico universale. Ce la vogliamo godere tutta, perchè per noi è a chilometro zero. Proprio come i nostri tesori dell’enogastronomia. E quindi, buona lettura del pezzo riportato nella foto:

«Profeti in patria. Anzi…a casa loro. Il concerto dello scorso 2 gennaio del Francesco Loccisano trio al Blue Dahlia di Marina di Gioiosa Ionica, ha assunto il valore di una vera e propria rimpatriata tra i principali artisti della musica popolare calabrese, un movimento cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi due lustri e nato proprio in quell’angolino dell’art cafè vicino al lungomare, quando tutti suonavano insieme prima di intraprendere percorsi artistici autonomi.
Quella che non è passata, però, è la grande amicizia che lega tutti i musicisti che hanno suonato domenica sera, e alla fine ognuno dei presenti ha finito per parlare dei lavori degli altri artisti che si sono esibiti, trasformando quello che era stato annunciato come un semplice concerto in un happening generale arricchito da una jam session dietro l’altra. Va detto, però, che queste ultime sono state una lieta sorpresa, perchè se è vero che il locale era gremito all’inverosimile è stato principalmente per merito del chitarrista nato a poche centinaia di metri da lì, che insieme a Mico Corapi alle percussioni e Vincenzo Oppedisano al basso, costituisce un trio di indiscusso valore artistico, da tempo proiettato verso una dimensione nazionale e internazionale. Già, perchè il sound di Loccisano parte dalla tradizione della musica popolare calabrese ma si arricchisce via via di un respiro cosmopolita, con le corde della chitarra battente che escono dagli angusti confini locali e da un ruolo squisitamente ritmico, per assurgere a grandi protagoniste di una musica particolarissima, che incanta e delizia l’ascoltatore, col basso di Oppedisano a dettare i tempi insieme alle percussioni di Corapi, la cui voce, nelle parti cantate, graffia il cuore degli spettatori ricordando quella del Tom Waits dei tempi d’oro.
E così, la serata è trascorsa proponendo i brani del fortunatissimo cd “Battente italiana”, il primo da solista per Francesco Loccisano.
E poi inediti, vecchi brani rivisitati e “ringiovaniti” e molte, molte sorprese. Il figlio Samuele, infatti, ha suonato le percussioni in un brano, mentre Mimmo Cavallaro ha offerto la propria voce quando è stato chiamato in causa, seguendo il resto del concerto in prima fila, come un fan qualsiasi. Al termine della serata, come dicevamo, il gran finale insieme ai compagni di suonate di un tempo, rimasti amici per sempre. Erano tutti là a seguire lo spettacolo, e alla fine è stato lo stesso Loccisano a chiamarli a suonare con lui. Il primo è stato Stefano Simonetta, che ha presentato anche un brano del suo nuovo lavoro, di prossima uscita. Una canzone dal chiaro sapore cantautoriale che ha subito incontrato il gradimento del pubblico. Idem per Fabio Macagnino, alle prese col suo progetto “Scialaruga” che a breve sarà un cd. Con lui, la musica popolare strizza l’occhio al “ragamuffin” proiettandosi verso le generazioni future. Quindi, tutti insieme per il gran finale: Loccisano, Cavallaro, Simonetta e Macagnino, a ricostituire, per una sera, il gruppo dei Tarankhan, eseguendo un classico della tradizione popolare calabrese: “Li boni festi”».

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

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