Qualunquisticamente

QUALUNQUISTICAMENTE

Non andrò a vedere il film di Antonio Albanese. Un po’ perchè le primissime critiche di persone delle quali mi fido non sono state per nulla benevole; un po’ perchè il riso che inevitabilmente mi provocherebbe la visione di una pellicola del genere sarebbe comunque un riso amaro. Perchè io coi “Cetto La Qualunque” veri ci ho avuto a che fare, e mi dovrò sempre relazionare, visto che mi occupo di politica locale. So benissimo che la realtà supera la fantasia, ma ritengo pure che la spinta propulsiva – minchia, come parliamo, noi veteromarxisti… – del personaggio si sia esaurita da tempo. Ben venga il primo Cetto La Qualunque su Raitre o a Mai dire goal. Venerdì scorso, invece, l’ho visto a Zelig ripetere sempre le stesse cose, fare le stesse battute da diversi lustri a questa parte, e sinceramente mi ha stancato. Tra l’altro, il suo intervento ha fatto seguito a quello di Giancarlo Calabrugovic, altra macchietta del tamarro della periferia milanese di origine calabrese. Mancava solo Franco Neri con la sua valigia di cartone e il cerchio si sarebbe chiuso. Insomma, la Calabria, nell’immaginario collettivo, fa ridere. Involontariamente. E i suoi personaggi sono sempre uguali: rustici, ignoranti, cafoni, cinici e sprezzanti delle regole. Chi vive da queste parti sa che non è sempre così, e che le sacche di resistenza ci sono ma sono sempre più marginali. Ecco perchè preferisco la Calabria dei registi Calopresti e Amelio, dei grandi musicisti come Francesco Loccisano, i Taranproject, i Quartaumentata e Peppe Voltarelli, quello a cui Albanese ha letteralmente rubato la sua “Onda calabra” trasformandola in macchietta sullo stile di Leone Di Lernia. Mi chiedo, alla fine, chi sia il vero rustico sprezzante delle regole.

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20 Responses to Qualunquisticamente

  1. Pietro ha detto:

    Per me la stiamo facendo troppo lunga, con le critiche – e gli elogi – a questo film. Cetto è calabrese, ma è un personaggio che accostato alla politica potrebbe essere padano, del centro o sempliicemente italiano. E’ una parodia che noi co…nosciamo, forse per questo non c’è quel pathos che ci di solito si crea intorno alle novità. Mi capita di sentire, ad esempio, delle interviste a calciatori o allenatori, dalla seria A alla terza categoria, e tutti dicono esattamente le stesse identiche cose. Chiaro che se un attore le ripetesse per anni in tv e poi ci facesse un film non potrebbe contare sull’effetto novità. Quanto a noi calabresi, temo che ci stiamo comportando come la destra, che invece di parlare dei contenuti delle intercettazioni, parla dello strumento che le ha portate alla luce. Dovremmo ribellarci della nullità dei nostri politici, invece di pretendere chissà cosa da un film satirico. Anche perché Cetto è semplicemente l’immagine scherzosa, ma non troppo deformata, della politica di oggi. Non mi sento ridicolizzato da questo film, come calabrese. Stiamo facendo la figura che ha fatto Maroni con Saviano, quando quest’ultimo ha parlato della mafia al nord, che parla con la lega…non passiamo una vita sulle spiagge e non tutti ci sbottniamo troppo la camicia, certo, ma è pur vero che di tamarragine se ne vede ancora molta, in giro per i nostri paesi e le nostre città. Sono d’accordo sul riso amaro e sono d’accordo con gli autori di Onda Calabra.

  2. Pablo ha detto:

    Non mi è piaciuto! Sono uscito dal cinema a testa bassa, scontento, anche un pò arrabbiato. Dal film viene fuori la Calabria come un luogo da farsa permanente, spoglia, arretrata, ignorante. Non una sola inquadratura dei meravigliosi paesaggi che tutti conosciamo, non un riferimento a qualcosa di buono. C’è poco da ridere! Se questa è l’idea che si diffonde della Calabria si capisce perchè incontri gente che viene passare le vacanze da noi perchè: “amo lo spirito d’avventura.”

  3. Pietro ha detto:

    Paolo, io non ho visto il film, ma mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse quali delle caricature di Cetto non accompagnano le cose belle di cui tu parli. Io stavo provando a costruire, nel mio piccolissimo, qualcosa che promuovesse le cose positive della Locride, ma nessuno mi ha affiancato, ed aspetto ancora delle risposte da persone che stimo talmente tanto da essere convinto che possano rappresentare a pieno titolo la faccia pulita ed onesta della nostra terra. Il bene e il male esistono, convivono nel paradiso abitato dai demoni, e dagli angeli che abitano questo nostro inferno. Le nostre contraddizioni non possono essere mai sdoppiate, finché non riusciremo a sdoppiarle davvero facendo pendere la bilancia dal lato giusto.

  4. Giuseppe ha detto:

    Cari ragazzi, io non ho visto il film e quindi non posso giudicarlo. Ritengo, però, che Antonio Albanese, di origni meridionali, anche senza costituire oramai una novità, metta in luce una Calabria che purtroppo esiste. Come dice Pietro, il personaggio di turno potrebbe essere padano, ma la sostanza non cambia. Non c’è dubbio che in Calabria c’è gente di altissimo livello, ma la satira si rivolge sempre agli aspetti negativi di una comuntà o di una persona, naturalmente, enfatizzandoli. D’altra parte, se questi soggetti emergono sempre e sono i nostri rappresentanti è perchè sono espressione di chi li vota. E chi li vota? I calabresi, in questo caso. La comicità, per così dire “cattiva”, di Antonio Albanese dovrebbe servire a farci indignare,a provocare una reazione. Io sono molto più preoccupato dal fatto che esistono queste situazioni paradossali e, ancora di più, esco a testa bassa dalla stanza di casa mia quando sento certe notizie al telegiornale sul Premier. Ecco, il Premer è la voce di un popolo senza dignità…Non possiamo incazzarci con Albanese, semmai dovremmo ammettere di essere incapaci a rimanere padroni della nostra terra, ridotti oramai al rango di servi.

  5. manlio ha detto:

    capisco che il gestore del blog, in linea col giornale per cui scrive , non possa che denigrare il film di antonio albanese;e capisco pure che la busta paga ha un effetto che veicola l’opinione!!
    Ma sputare veleno sul film, come se contribuisse a far lievitare la cattiva nomea della Calabria , questo francamente mi sembra una boiata!!
    La comicità ,sin dagli albori, si è basata sullo “sfroculiamento” delle corde stonate della società:d’altronde credo che nemmeno il più ispirato Alberto Sordi farebbe ridere se raccontasse la storia del perfetto impiegato che timbra il cartellino alle 8, lavora e poi torna a casa da moglie e figli!
    Io ho visto il film e, pur essendo pieno di luoghi comuni e ovvietà, non mi è dispiaciuto e soprattutto non sono sentito offeso nella mia calabresità.
    Il direttore di c.o. e la sua claque farebbero bene ad indignarsi per cose ben più esecrabili , che di un film che alla fin fine strappa risate lo è!
    Ma capisco anche che fare la parte degli intellettuali di sinistra sia un lavoro che richiede sacrifici ed abnegazione.
    Come ben vedete anche i cosiddetti “intellettuali sinistrorsi” incarnano luoghi comuni:vanno ai concerti di taranta, vanno alle sagre, si emozionano ad ogni film di nanni moretti e soprattutto si indignano sempre!!
    Evviva l’Italia:a destra una banda di mignottocratici e a sinistra una banda di falsi intellettuali che si indigna perchè si ritiene superiore!!

  6. gianlucalbanese ha detto:

    Meno male che Manlio c’è. Il nostro, infatti, grazie al suo frequente uso del doppio punto esclamativo (il primo solleva la propria idea, il secondo rade quella altrui) non si limita a esprimere – come fanno tutti – le proprie opinioni in maniera civile e rispettosa, ma, con una buona dose di presunzione, è convinto di poter arrivare in fondo, fino alla genesi delle idee altrui. Già, perchè ha scoperto che le opinioni non nascono sotto il cavolo e non le porta nemmeno la cicogna. No, nella sua personalissima rivisitazione del materialismo storico marxista, pensa che la struttura materiale (la busta paga) determini la sovrastruttura ideologica (le opinioni sui film di cassetta). Mi spiace deluderlo, ma non è così. Sono orgoglioso, infatti, di lavorare per Calabria Ora sin dal mese e mezzo che ha preceduto la sua prima uscita in edicola, ed ora, a un mese e mezzo dalla festa per il quinto anniversario di vita della testata posso dire che mai nessuno, men che meno chi è sovraordinato a me, si è mai permesso di darmi indicazioni di voto o, addirittura, di cercare di influenzare le mie opinioni. Che rimangono tali. Nonostante il Manlio di turno, al quale non deve interessare come trascorro il tempo libero, i concerti che seguo e le sagre in cui mi ingozzo e brindo anche alla sua salute.

  7. manlio ha detto:

    non credo che constatare una cosa palese come il fatto che (guarda caso!!!!!!!)(ops!!!!chiedo scusa per i troppi punti esclamativi!!!)il gestore del blog sia in perfetto accordo sul giudizio del film di albanese con c.o. ,possa rappresentare una mancanza di civiltà e/o rispetto.
    Ho solo voluto sottolineare come ,anche il gestore del blog ,così come la claque di berlusconi, non siano mai in disaccordo con chi può minare la sicurezza del portafoglio.
    Tipico esempio ,più del caso di “qualunquemente”, è stata la mancanza di spazio riservata sul blog, al caso del congedo ingiusto e “forzato” del collega Musolino.
    Ripeto però che capisco come la busta paga e la smania di apparire un intellettuale possano essere un gran deterrente!!!!
    p.s.chiedo scusa per i troppi punti esclamativi, ma di tanto in tanto perdo il controllo delle dita

  8. gianlucalbanese ha detto:

    Tranquillizzo Manlio, che dopo numerosi tentativi, è finalmente riuscito a farsi pubblicare un commento su questo blog. Non ho alcuna smania. Men che meno di apparire qualcosa o qualcuno. E anche se non riuscirà a compiere la straordinaria impresa di farmi i conti in tasca, sappia che la solidarietà la riservo a chi voglio, quando e come voglio. C’è un esempio lampante che smentisce il suo basso pettegolezzo. Vada negli archivi dei mesi precedenti. Cerchi altrove le claque, di qualsiasi colore politico, professione e appartenenza territoriale. E non mi dia più suggerimenti sui contenuti di questo mio spazio virtuale perchè verranno rispediti al mittente. Anzi, se proprio ha voglia di scrivere qualcosa, si faccia un proprio blog.

  9. Pablo ha detto:

    Tornando al film dico che per me è al limite del demenziale. Una cosa è la satira da cabaret e un’altra cosa è presentare una regione come una cloaca. Il personaggio può essere anche padano o romano? Bene! Allora si faccia un personaggio senza connotazione terrirotiale! La verità è che il pregiudizio è duro a morire e lo si costruisce a tavolino. Ricordo un TG di qualche anno fa in cui si davano due notizie. Prima notizia: Bill Clinton nomina capo del suo staff Leon Panetta che tutti noi sappiamo ha origini calabresi (i suoi genitori sono di Siderno e Gerace) ma il mezzo busto lo presenta come di origini italiane. Seconda notizia: avviene una rapina in una banca di una città del nord ad opera di quattro rapinatori e il mezzo busto ci tiene a precisare che uno dei quattro è un calabrese…e gli altri tre? “Parabola significa” diceva mia zia Marietta che il male è sempre localizzato e sta da una sola parte! E’ questo che non riesco a sopportare. Ci sarà pure qualcosa di buono da queste parti!

  10. […] Non ho ancora visto “Qualunquemente” con Antonio Albanese nei panni di Cetto la Qualunque. Non sono un critico cinematografico, lascio ad altri il compito di scrivere di sceneggiatura e altre menate. Qui mi interessa prendere in considerazione la tesi di chi dice “noi calabresi non siamo così”, come leggo su molti blog. […]

  11. Pietro ha detto:

    E io ribadisco che non ho paura della satira (questa paura appartiene all’altra metà del cielo…), soprattutto se rasenta il demenziale. E ribadisco che le cose buone sono soltanto cose normalissime, che certamente non possono essere considerati comportamenti eroici; perché derivano semplicemente da un vivere normalmente. Non capisco quali possano essere i comportamenti che pretendiamo, da Calabresi, fungano da contrappeso alle tantissime nostre contraddizioni.
    Il fatto che ci siano persone serie? Imprenditori seri? Onestà in ogni ambito? Chi dubita di tutto ciò è soltanto prevenuto, così come lo è chi strumentalizza negativamente un film satirico con la pretesa di omologare un’intera Regione al personaggio di Albanese. Ma i nostri politici? Senza voler generalizzare, non somigliano a Cetto?
    E’ vero, la calabritudine, quella vera, stenta ad imporsi per i suoi aspetti che io definirei normali, non certo eroici, del sano vivere in modo civile e senza sconfinamenti nell’oppresione del prossimo; ma guai a nascondere la polvere sotto il tappeto, perché si fa il gioco di chi ci vuole perennemente schiavi di poteri di ogni genere. Il personaggio potrebbe essere padano, certo, ma se non esiste un Albanese padano non lo si può pretendere per par condicio.
    Di sicuro, in questo momento storico, questo sì, una macchietta padana o italiana non si potrebbe discostare molto da Cetto. Albenese l’ha girato in Calabria; se un comico padano facesse nascere un personaggio come Cetto, credo che avrebbe molto più materiale per trascinare questo personaggio per anni e anni. Io amo la mia terra e la mia gente, e chi mi conosce lo sa perfettamente. Sono convinto che abbiamo la forza per rovescaiare la situazione attuale, ma proprio per questo chiedo: perché non lo facciamo?

  12. Giuseppe ha detto:

    Una premessa: Manlio, chiunque tu sia, puoi non codividere l’opinione di Gianluca, ma è scorretto rappresentarlo come una persona “attaccata” alla propria busta paga. Gianluca è un ragazzo perbene che si è formato da solo e con sacrifici. Lascia che venga interrogato dalla propria coscienza che, credimi, è pulita. Mi pare si tratti di vecchi livori insopiti.
    Per Paolo: sai quanto ti voglio bene, ma questa è una delle rare volte che non condivido la tua opinione. Ripeto: finiamola di pensare che il mondo è nostro nemico, come se fossimo chiusi in un bunker da cui non vogliamo uscire. Siamo o no, noi calabresi, responsabili principali, con le nostre azioni quotidiane, del dramma sociale che stiamo vivendo?. Albanese ridicolizza un modo di pensare, una sottocultura. Quante volte i siciliani sono stati presi di mira “coppola in testa” !! In queste affermazioni a difesa della nostra terra, che tra l’altro ho trovato anche nella Riviera di domenica scorsa, sento un malsano odore di provincialismo…Ma scusate, Antonio Albanese doveva fare comicità su Calopresti, su Francesco Panetta, sugli antichi greci, nostri antenati che si sono contrddistinti perchè portatori di democrazia, su professori o professionisti stimati, su Leon Panetta? E’ normale che la comicità, la satira, colpiscano il punto debole del sistema. Se continuiamo ad offenderci rischiamo di diventare i “conti ugolini” della nostra nobile storia.

  13. manlio ha detto:

    Non mi sembra di aver messo in discussione la bontà del gestore del blog.
    Ho solo voluto porre in evidenza di come tutti ,da destra a sinistra,toccato il portafoglio, diventano uguali.
    Purtroppo fin troppe volte, dalla testata più piccola a quelle più importanti, si tende ad indignarsi delle cose degli altri tralasciando le proprie,anche se si tratta delle medesime situazioni.
    Quindi , anche chi si professa libero intellettualmente, risponde in realtà a logiche che hanno poco a che vedere con la rettidudine!
    p.s.quanto al mio livore presunto, il tutto è infondato visto che non conosco il gestore del blog nè tantomeno ho mai avuto da ridire con lui personalmente..
    E’ solo che francamente mi sono rotto le scatole di quelli che guardano la pagliuzza altrui ,tralasciando la trave propria!!
    Evviva l’Italia dei giornalisti politicizzati

  14. gianlucalbanese ha detto:

    Si commenta da solo: dice di non conoscermi, ma mi classifica in una categoria di gente di persone che «hanno poco a che vedere con la rettidudine!» Allude a pagliuzze e travi, cercando di portarmi dove vuole lui, a farmi dire cose che vuole sentire lui e si ostina a parlare di portafogli, come se facessi questo mestiere solo per i soldi. Mi spiace deluderlo, ma continuerò ad essere me stesso e a fare questo mestiere come ho sempre fatto anche quando, quindici anni fa non venivo pagato; o quando, prima che iniziasse la meravigliosa avventura di Calabria Ora, ero in un’altra testata regionale che mi ha pagato, fino all’età di 35 anni suonati, 4 centesimi a rigo pubblicato: a testa alta, confrontandomi con chiunque e dando spazio a tutti, conciliando rigore professionale e sensibilità umana. Le mie idee, poi, rimangono tali. Ma ho ben chiara la separazione tra fatti e opinioni, quella che forse Manlio ignora o non tiene nella debita considerazione, limitandosi a delle congetture sulla mia persona, e ad attaccarmi. Qualunquisticamente, appunto.

  15. Pietro ha detto:

    Mi dispiace che una discussione scaturita da un film diventa motivo di attacchi personali a Gianluca! Non sempre condivido ciò che lui scrive, ma sulla sua onestà intellettuale ci metto la mano sul fuoco.
    Ad ogni modo, ne approfitto per dire che una macchietta ha innescato una serie di riflessioni che molto probabilmente un film serio non avrebbe innescato.

  16. agoerre ha detto:

    Caro manlio, hai ragione sul film, troppe polemiche e troppi moralismi. Però hai steccato clamorosamente su musolino. Anche tu ti iscrivi alla cerchia dei “santificatori” della domenica. E te lo dice uno cha nn lavora più a co, quindi nn parlo col portafoglio in mano

  17. Virginia ha detto:

    Caro Gianluca, stavolta non riesco a darti ragione, sorry.
    E non ci riesco per un motivo fondamentale: tu sei come me, attento ai fatti: e allora non devi dare una valutazione senza vedere il film, non credi?
    E’ quello che ho fatto io.
    Premetto che avevo letto nei giorni scorsi il tuo e tanti altri articoli poco benevoli su Qualunquemente. Una mia amica che l’aveva visto sabato, inoltre, me ne aveva parlato come di un film appiccicaticcio, montato senza spessore solo per riproporre al cinema gli sketch televisivi e per cavalcare ‘u pilu del momento.
    Ero perciò abbastanza prevenuta oggi, quando sono andata al cinema a vedere il film.
    Beh, per quanto possa valere poco il mio parere, devo dire che a me è decisamente piaciuto.
    C’è tutto quello che mi aspettavo ci fosse: la satira sulla politica nazionale dove le candidature sono studiate a tavolino, la satira sui talk show nei quali chi ha cose serie da dire non riesce a parlare, la satira sui politici che dichiarano che la famiglia è sacra ma intanto ne hanno almeno due, la satira sui beni intestati ai familiari così da non rispondere direttamente di imbrogli e impicci, la satira sulle campagne elettorali vinte a suon di bustarelle, di voti di persone decedute -E’ ancora calda, tutti hanno diritto ad esprimere il loro voto- e di schede bianche ‘pittate’, la satira sul ponte sullo stretto, la satira su Cetto che aspira al Quirinale.
    Una satira sulla politica nazionale, dunque, in tutto simile alla satira che da anni Albanese porta in TV.
    Perché allora disturba? Per una ipotetica ‘offesa’ all’immagine della Calabria? Sinceramente non la capisco questa posizione. E’ come se io mi risentissi quando mostrano la mia terra come la terra della camorra, dello spaccio, della mondezza: non è che la verità. Non l’unica, ma sicuramente una delle verità sulla mia terra. E così è vera la verità che mostra Cetto della Calabria: una delle tante, ma non falsa, non finta, non qualunquista: solo satirica.
    Cetto nel film è un maneggione abusivista: vogliamo negare che in Calabria, come in tutto il sud e in tutta Italia, ci sia abusivismo?
    Cetto nel film non paga le tasse: vogliamo negare che in Calabria, come in tutto il sud e in tutta Italia, i maneggioni come lui non pagano le tasse?
    Cetto nel film ha una casa e un abbigliamento sfacciatamente pacchiano(peraltro la villa in cui hanno girato non è finta, è reale)ed è circondato da pilu: vogliamo negare che i parvenues in Calabria, come in tutto il sud e in tutta Italia, manifestano il loro status di potere proprio con l’ostentazione di brillocchi e barocchismi e facendosi vanto di essere dei grandi sciupafemmine?
    Cetto rimane bloccato sulla SA-RC: vogliamo negare che questo accade?
    Cetto per festeggiare la candidatura fa saltare in aria l’auto dell’avversario: vogliamo negare che in Calabria, come in tutto il sud e in tutta Italia, queste intimidazioni avvengano?
    Cetto nel film candida tutta la sua famiglia: vogliamo negare che in Calabria, come in tutto il sud e in tutta Italia, questo accada?
    Cetto sparacchia su tutto: manifesti, tabelle, sagome; vogliamo negare che in Calabria è uno sport locale crivellare di colpi le tabelle coi nomi dei paesi?
    Senza voler fare paragoni blasfemi fra film di spessore assolutamente diverso, e senza dare croci addosso a nessuno, ma dopo aver visto Qualunquemente e riflettendo sulle critiche che avevo letto mi è venuto da pensare alla scena di ‘C’eravamo tanto amati’, quella in cui i benpensanti del paese, vedendo ‘Ladri di biciclette’ al cineforum, dicono che ‘opere siffatte offendono la grazia, la poesia, il bello. Questi stracci e questi cessi ci diffamano davanti al mondo’. E il professore Palumbo risponde loro che coi suoi cessi e coi suoi stracci quel film fa riconoscere i veri nemici della collettività proprio nei falsi difensori della grazia, della poesia, del bello e di tutti gli altri ipocriti valori della cultura borghese.
    Se ti va, puoi vedere QUI la scena di ‘C’eravamo tanto amati’ che ho citato.
    Ecco, ribadendo che non faccio confronti ma prendo solo spunti, e senza voler estremizzare ma idealizzando il discorso, chiudo con l’augurio che non ci si fermi a valutare solo la facciata del film di Albanese, altrimenti c’è il rischio di rimanere inferiori, come la Nocera di Scola.
    Sempre con stima e con affetto.
    Virginia

  18. Virginia ha detto:

    Ops! Non avevo letto tutta la diatriba su di te…
    Ovviamente mi dissocio da chi trancia giudizi così terra terra. Fregatene, Gianluca!
    Ribadisco affetto e stima

  19. manlio ha detto:

    io non santifico nè tantomeno tento di screditare nessuno!non è mio costume farlo ,nè è mio compito.Cerco di dire solo la mia.
    A me risulta, da quello che ho letto e visto, che quel ragazzo (Musolino) sia stato cacciato senza un valido motivo e per giunta non protetto o difeso da nessun collega!E ripeto mi sono rotto i cosiddetti di vedere persone,specie nel mondo giornalistico, predicare bene e razzolare male!
    Ripeto non era un attacco personale al gestore del blog!
    Era solo diretto alla categoria dei giornalisti “sissignore” che troppo spesso sacrificano la vera realtà delle cose, in nome degli ideali dei vari editori o direttori di turno

  20. gianlucalbanese ha detto:

    Com’è strana la vita. Fai una gavetta infinita, anzi permanente, per arrivare tra i 35 e i 40 anni al “semiprofessionismo” e passi per essere uno yesman che bada prima al portafogli e poi alla coerenza e alla coscienza; trovi i canali giusti per arrivare al pieno professionismo prima dei 30, entri nelle grazie di chi ti “adotta” come figlioccio, e diventi un eroe nazionale. Premetto che ringrazio tutti per i contributi che stanno dando a questa discussione, molti dei quali lunghi e appassionati. Ognuno può dire la sua qui. Come dimostra lo spazio concesso a chi è d’accordo con me e a chi no. I giudizi personali su chi non si conosce no. Non sono ammessi. Vorrei parlare di me, del modo con cui ho cominciato a fare questo mestiere e alle piccole e sofferte conquiste quotidiane. Ma scadrei nell’autocelebrazione. E quindi mi limito a dire che quel poco che ho avuto è stato frutto solo del mio lavoro, dei miei sacrifici, e della voglia di dare sempre qualcosa in più ai lettori, andando al di là del semplice compitino, anche a costo di attirarmi le antipatie di molti. Dico solo che qualche anno prima che iniziasse la meravigliosa avventura di Calabria Ora, avevo intrapreso un’allettante carriera nel mondo del sindacato che pur senza “distacco” (ovvero impegno a tempo pieno nell’organizzazione con stipendio) mi aveva portato a far parte di una commissione nazionale incaricata di condurre le trattative per due contratti collettivi di lavoro. Ero di casa a Roma, nelle sedi dell’organizzazione e in quelle di Confindustria per le trattative, avevo aereo, treno, hotel in centro e vitto pagati, rimborsi a piè di lista per tutto il resto e se fossi rimasto forse avrei avuto delle prospettive d’ingresso nella segreteria nazionale. Sarebbe bastato ancorarsi al carro vincente, entrare nelle grazie di qualcuno (l’allora segretario nazionale di categoria mi conosceva bene…) e fare una vita piena di soddisfazioni professionali e con qualche benefit. Invece no. Non accettai il distacco quando me lo proposero (si trattava di entrare in segretaria provinciale a Catanzaro) perché preferii rimanere a fare il lavoro di sempre. Poi, quando iniziò l’avventura di Calabria Ora, rinunciai anche al ruolo nel sindacato. Addio viaggi di lavoro a Roma; addio corsi di aggiornamento nella meravigliosa struttura di Fiesole; addio stage a Pescara; addio feste a Napoli. Feci una scelta di cuore, mai rinnegata neanche per una frazione di secondo. Poi, di tanto in tanto, arrivano le proposte dalla politica: portavoce, addetto stampa di tizio o di caio ecc. Tutte gentilmente rifiutate. Proprio perché un ruolo del genere mi avrebbe tolto libertà di scelta. E legarmi ai carrozzoni non è una cosa che mi riesce. Per niente. Ora arriva uno sconosciuto che mi cataloga nella categoria dei giornalisti politicizzati e tra gli yesman. Beato lui che ha il potere di giudicare senza conoscere. Si scelga pure gli eroi che vuole. Lucio Musolino è un ragazzo simpatico e che ha sempre fatto il suo lavoro col massimo impegno. Un paio di volte, quando si è trovato a scrivere nella redazione della Locride mi ha anche chiesto il favore di leggere i suoi pezzi prima di inviarli, per sincerarsi che fossero scritti bene. Segno che l’umiltà non gli manca. Però non ho memoria di attestati pubblici di solidarietà da parte sua quando furono licenziati altri colleghi. Gli stessi colleghi che poi hanno compiuto in autonomia alcune scelte: chi ha adito le vie legali, chi è tornato quando è stato richiamato dall’editore, chi ha preferito altre strade. Nessuno di loro ha sollevato polveroni a livello nazionale, nessuno di loro è andato ad Anno Zero, nessuno di loro ha avuto proposte di collaborazione da Mentana. Personalmente, mi pongo tutti i giorni la domanda cosa farei se mi licenziassero in tronco. Ci rimarrei male, certo. Ma mi rimboccherei le maniche come sempre, per recuperare quella frazione del mio reddito (circa il 40% di quello complessivo) rappresentata dai compensi del giornale, contro il quale non mi permetterei mai di dire male. Nemmeno se fossi licenziato senza motivo. Anzi, ringrazierei sempre chi mi ha dato l’opportunità di intraprendere quest’avventura. Domando a me stesso e ai miei interlocutori: ma pensate davvero che chi c’era prima di Lucio in quel ruolo o chi è arrivato dopo non faccia il proprio mestiere con coscienza e dignità? O forse lui era l’unico depositario di queste doti? Io penso di no. Così come credo di aver fatto bene ad essere leale con tutti i direttori senza mai diventare il loro figlioccio. E così, oggi mi ritengo fortunato ad aver lavorato con tutti e tre. Ho apprezzato l’estro creativo e la sensibilità umana di Paride e l’entusiasmo dell’allora caporedattore Valter, il rigore professionale di Paolo e lo spirito liberal e garantista di Piero, che sta facendo conquistare al giornale un respiro nazionale. Non mi sono mai esaltato più di tanto dopo complimenti e pacche sulle spalle, e non mi sono mai abbattuto dopo una ramanzina. Sono andato sempre avanti per la mia strada, ben sapendo che nulla è eterno, e che è la cosa migliore è vivere la propria vita professionale impegnandosi giorno per giorno, finendo la giornata di lavoro fieri di quello che si è fatto e l’indomani svegliarsi e rimettersi in discussione sempre.

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