Il livello sale

L’ho già detto e scritto: non sono uno di quelli che si scandalizza per i festini a villa Certosa e palazzo Grazioli, o per il bunga-bunga e i vecchietti a stretto contatto con donne giovani e avvenenti. Anch’io, infatti, nel giro di 30-40 anni potrei diventare multimiliardario, dopo essermi iscritto ad una loggia massonica deviata, aver trovato sponsor di ogni genere, acquisito tre reti televisive e fondato un partito populista per tutelare i miei interessi dallo scranno più alto di palazzo Chigi. Insomma, potrei pure io montarmi la testa, sottopormi, in età avanzatissima, ad un intervento di urologia idraulica e sentirmi onnipotente. E quindi, prendo atto che con la dottoressa Sara Tommasi (nella foto) il livello estetico delle frequentatrici delle “serate distensive” è cresciuto notevolmente. Trattasi, tra l’altro, di una ragazza laureata (proprio come Nicole Minetti) e per giunta alla prestigiosa università “Bocconi” di Milano (e qui tralascio ogni tentativo di giochi di parole fin troppo scontati…) che quindi dà l’idea di una certa selezione delle ospiti. Mi scandalizzano, invece, le scelte compiute da questo governo, specie quelle nella direzione dell’impunità per chi evade il fisco e le regole in generale e mostra atteggiamenti sprezzanti verso l’interesse della comunità. E’ qui che i berluscones vanno combattuti. E mi dispiace quando intere trasmissioni televisive o dibattiti parlamentari sono incentrati su queste cose invece che sui problemi reali del Paese, nei confronti dei quali – è evidente – Silvio se ne infischia. Non guarderò più programmi sul “caso Ruby” et similia, preferendo, come ieri sera, rifugiarmi nella lettura dei libri di Carofiglio – quelli sì – che fanno bene al cervello. E al cuore.

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5 Responses to Il livello sale

  1. Pietro ha detto:

    Caro Gianluca, la contaminazione tra la sfera pubblica e quella privata non l’abbiamo voluta noi comuni mortali. Tutto ciò ha un luogo di incontro che certamente non è privato: il Parlamento della Repubblica. E con esso, la Costituzione. E’ quando ci ritrovano la mignottocrazia in sostituzione della Democrazia che sorge il problema. E’ il giro di soldi, pubblici e privati, enorme che confluiscono nei conti di queste nuove statiste che scardina ogni limite del pudore e ci costringe a sconfinare nel moralismo. Non si può tacere oltre, quando c’è un Italia che riesco a vedere semplicemente partendo da casa e facendo trenta km per andare a lavorare. Lì vedo come veniamo soffocati dagli aumenti degli abbonamenti dei treni; la loro sporcizia; gli slalom che devo fare nei sottopassaggi della stazione, la mattina presto, tra i disperati e i senza tetto che aumentano ogni giorno. Il soffocamento inesorabile nel quale ci troviamo per via di un tenore di vita che non abbiamo scelto ma che ci viene imposto attraverso i servizi minimi essenziali, che ormai stanno diventando dei lussi che, molto presto, non potremo più permetterci. E vedo la paura che assale tanti colleghi che temono licenziamenti per colpe “meno” gravi rispetto alle nefandezze di coloro che hanno costituito questa mignottocrazia. Ecco, se la Minetti non percepisse uno stipendio pagato con i nostri soldi, eletta in listini bloccati, la sfera privata rimarrebbe tale.
    Se il Parlamento non sembrasse il cast di un telenovela generalista il tutto si potrebbe ricondurre alla sfera privata; ma così no, non si può. Quindi, il tuo rispettabile punto di vista non credo sia applicabile alla realtà, e lo reputo, per certi versi, troppo comodo a lorsignori. Sarebbe come se, avendone la possibilità, ti trasferissi armi e bagagli nella Redazione di Calabria ora, con famigliari, harem e tutto ciò che ti circonda, e pretenderesti che nessuno ne facesse cenno. E’ lì l’errore grave. Non puoi (lui, non tu…) chiedere privacy se porti tutto il tuo discutibilissimo privato nel pubblico. Purtroppo il limite tra pubblico è privato è imploso tra le sue mani, e genera continuamente confusione, molto funzionale, paradossalmente, ai loro scopi. Si sente il bisogno urgente di ristabilire i giusti confini tra pubblico e privato nelle riforme della Giustizia. Si sente l’urgente bisogno di qualche piccolo esempio di umiltà in questo momento di crisi profonda, sia economica che sociale. Tutto ciò, caro Gianluca, è dovuto ad un giocattolo pericoloso nella mani di un megalomane egocentrico. Come dare una pistola carica ad un bambino. Chi gli ha regalato la pistola, a questo bambino capriccioso, ha un nome e un cognome: Roberto Calderoli. Lega Nord. Non è una “parabellum”, ma ci somiglia, perché quest’arma micidiale, si chiama “Porcellum”. Leggasi legge elettorale. Sì, di quella Lega tra le cui fila ci sono amministratori che negano il pranzo a bambini dell’asilo e delle elementari; e amministratori che non si alzano durante il minuto di silenzio in memoria dei quattro fratellini Rom arsi vivi nel rogo di Roma, continuando a leggere il giornale come nulla fosse, sui banchi di non so quale consiglio comunale, provinciale o cosa non importa. Ecco, il pubblico e il privato, le scelte governative e la vergogna che ci tocca provare non come singoli con i propri difetti ma come popolo intero, sono ormai irreversibilmente contaminati.

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Caro Pietro, la tua analisi non fa una grinza e, se vogliamo, non è poi così distante dalla mia: anch’io penso che una ragazza dell’harem non possa essere messa in lista (peggio ancora in listino…) e fatta diventare consigliere regionale. Anch’io penso che Berlusconi sia un male per la democrazia. E’ che non sopporto questa curiosità pruriginosa di chi vuole sapere se ha fatto sesso, chi c’era, quanto prendeva ogni escort, ecc. E’ un atteggiamento che distrae dai problemi concreti e dalle vere malefatte di quel tale, non ultima quelle in tema di giustizia, laddove si cerca di introdurre il processo breve e – peggio ancora – la non obbligatorietà dell’azione penale. Scandali tra scandali, appunto. Ed è su questo che i talk show dovrebbero soffermarsi, non sul bunga bunga!

  3. Pietro ha detto:

    Credo ci sia ben poco da scoprire, ormai. E credo anche che la curiosità morbosa alberghi in coloro che lo giustificano piuttosto che il coloro che si indignano di fronte a tanto “materiale”.
    In tanti dicono che il governo è fermo e bloccato, per cui sarebbe difficile anche commentare il nulla di fatto. Credo, invece, che queste vicende debbano coinvolgere il più possibile l’opinione pubblica; perché, come abbiamo detto, il pubblico e il privato sono ormai mischiati e a mischiarli sono stati loro. Non si può, dunque, occuparsi di politica senza doversi occupare anche di queste cose. Altro episodio clamoroso della volontà di mischiare pubblico e privato, a seconda della convenienza, è la telefonata in questura per esercitare pressione sul rilascio di Ruby. Prima non era vero, poi era vero ma era una telefonata fatto come privato cittadino, e, infine, quando si è cercato di trasferire l’inchiesta e il giudizio al Tribunale dei Ministri, si è detto che Berlusconi ha agito da Presedente del Consiglio. Come facciamo a tracciare un limite tra pubblico e privato? E come fanno le trasmissioni di approfondimento a non riportare le novità che ogni giorno vengono a galla?

  4. maxreale ha detto:

    ragazzi, io so solo che questo elemento va mendato a casa prima che ci porti ad una guerra civile….. e se per far questo possono essere utili anche le trasmissioni che parlano delle serate a palazzo Grazioli, che ben vengano!!
    Una volta che questo signore sara’ fuori gioco, si potra’ tentare di creare un percorso che porti una politica degna, pulita ed attenta ai problemi della collettivita’ in Italia, non prima.

  5. Pablo ha detto:

    Caro Gianly, hai proprio ragione! Certo l’etica, la morale, l’esempio di chi fa politica è importante e sarebbe una più che buona ragione perchè P2/P3 fosse messo alla porta. Tuttavia il fallimento di P2/P3 sta nell’aver sgovernato il Paese. Non uno dei problemi veri degli italiani è stato risolto ed è su questo che l’opposizione dovrebbe mobilitare le sezioni e le piazze. Abbiamo un’Italia sempre più povera e divisa, giovani senza futuro e padri senza lavoro, cittadini senza servizi efficienti e scuole senza risorse, un meridione rapinato su richiesta della Lega. Ecco su che cosa si costruisce l’unità delle opposizioni: su un progetto unitario che miri a trasformare questo Paese in un paese moderno, giusto, sensibile ai bisogni dei deboli e garante dell’unità nazionale…visto che indietro non si torna!

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