Eto’o, la senti questa voce?

marzo 31, 2011

Mister “leinosachisonoio” Eto’o, durante una conferenza stampa a seguito di una partita giocata male dalla nazionale camerunense, invece di rispondere agli appunti mossi, ha puntato il dito contro il giornalista che gli aveva fatto una domanda scomoda, dicendo una serie di corbellerie tra le quali “Lei e quelli come lei dovrebbero ringraziarci perchè veniamo a giocare qui”, “gente come lei non ha ragione di esistere” e “Parlerò col suo editore per farla licenziare”. Massima solidarietà al collega perchè soprattuto l’ultima frase è stata detta anche a me negli anni scorsi; a mister “leinonsachisonoio” Eto’o, invece, va tutto il mio disprezzo. E una risata che – quella sì – lo seppellirà. Chissà se Mentana vorrà assumere anche il collega camerunense qualora dovesse essere licenziato su richiesta di “leinosachisonoio”? Staremo a vedere. Il collega di Equinox si consoli: anche qui, qualche giocatore del campionato di Promozione mi ha tolto il saluto dopo alcune critiche mossegli sul giornale a seguito di alcune partite giocate male. Ma l’indice contro non me lo ha mai puntato. E per questo mi sento molto più fortunato del collega camerunense. 😀
P.S.: il video è visibile sulla home page di http://www.tuttosport.com


L’uomo della provvidenza

marzo 31, 2011

E’ arrivato dal cielo, promettendo di liberare Lampedusa da tutti i profughi entro sessanta ore; ma non solo: ha detto di aver comprato una casa lì e ha promesso una moratoria fiscale per l’isola e la costruzione non di scuole ed ospedali, ma di un casinò. A parte il ragionevole dubbio sull’accento finale dell’ultima parola, non mi resta che proporgli la prossima spaparanzata: venga nelle tendopoli che verranno allestite al parcheggio prima di Gerace e passi una notte in tenda. Il ritorno in termini mediatici potrebbe essere altissimo. L’unico rischio è quello che qualche profugo, complice il digiuno e la rabbia possa fare bunga bunga su di lui. Ma per distrarre l’opinione pubblica dai suoi processi, Gerace val bene una messa.
E non si presenti più con quella tinta rossiccia sfoggiata a Lampedusa, chè non si può proprio guardare 😀


“Cu l’iracheni e i nigeriani, a lu Spiruni ndi stringimu li mani”

marzo 30, 2011

E dai che un po’ di fortuna quell’inutile libercolo che ho pubblicato l’anno scorso l’ha portata…
Quanto sta accadendo in questi giorni, infatti, sa molto di Taranta revolution: un’associazione di Comuni che molto tempo prima dell’ultima ondata di sbarchi e clandestini da Libia e Tunisia, dichiara la Locride “terra di accoglienza” e poi diventa materialmente punto di riferimento per utilizzo di alloggi sfitti e, in ultima analisi, delle tendopoli vicino a città d’arte, località termali tra gli scavi archelogici di Locri Epizephiri la “Firenze del Sud”. C’è anche un sindaco sulla trentina, potenziale rottamatore di una classe politica precedente, che a capo di un’amministrazione civica di un paesino in Aspromonte, rende disponibile per accogliere le famiglie dei rifugiati un immobile confiscato alla ‘ndrangheta. Nelle mie cronache giornaliere sono stato spesso molto critico con i sindaci della mia terra. Oggi stanno dando una grande prova di civiltà e di accoglienza di chi scappa dal Sud del mondo e lo rilevo volentieri. Una civiltà e uno spirito di accoglienza che si contrappongono al “fora da i ball” del solito Bossi.
Oggi sta accadendo qualcosa che somiglia tanto ad una piccola ma significatica “taranta revolution” 😀

“Cu l’iracheni e i nigeriani
a lu Spiruni ndi stringimu li mani
nesci lu suli e ancora ballamu
‘na tarantella e non di stancamu.
Oilì oilà, se mi vo’ beni,
passa lu mari e venimi a cercari..”


Aridatece Agazio

marzo 25, 2011

Tra la folla di giornalisti e politici ad attendere il Governatore Scopelliti ieri mattina sulla scalinata dell’ospedale di Siderno c’era anche Carmela Carnevale, una piccola donna sulla cinquantina, tutta vestita di nero, accompagnata da due giovani. La donna ha atteso pazientemente al suo posto che il Governatore facesse il suo ingresso in ospedale e appena le è passato vicino ha provato a fermarlo per raccontargli la sua storia. Ci ha provato invano per due volte. Voleva dirgli che suo marito, Cosimo Gerace, sidernese di 57 anni, gravemente ammalato, è morto lo scorso 28 gennaio dopo un travagliato iter ospedaliero. Voleva dirgli che a Siderno non l’hanno potuto ricoverare perché l’ospedale non esiste più e che a Locri lo hanno rifiutato perché non c’erano posti letto. Solo l’interessamento di un medico ha reso in seguito possibile il ricovero presso l’ospedale di Polistena ma li, dopo 14 giorni, il paziente è stato rimandato a casa. Da allora non è stato più possibile ricoverarlo. «Stava molto male-ricorda la donna ancora visibilmente provata dal recente lutto-era scompensato e aveva le gambe gonfie, ma non lo hanno voluto trattenere. E’ tornato a casa e dopo pochi giorni è morto. Doveva fare un esame importante per le sue cure ma l’unica prenotazione disponibile è stata per il primo marzo, ma era una data troppo e non ce l’ha fatta ad arrivare». La signora Carnevale, voleva da Scopelliti qualche garanzia per il futuro; voleva dirgli «che non si può morire per mancanza di posti letto, che la sanità calabrse così com’è non funziona, che solo chi ha soldi si può salvare». Gli avrebbe voluto dire tante cose. Se solo avesse potuto parlargli.
ANTONELLA SCABELLONE
locride@calabriaora.it

Fin qui l’articolo pubblicato oggi dalla carissima amica e collega Antonella. Che dire? Di fronte al dolore umano, alla mancanza di un marito che chiedeva solo un posto letto per poter essere ricoverato si resta basiti e ammutoliti. Forse ieri mattina bastava che quello là si fermasse un attimo con lei, le tenesse la mano, la guardasse negli occhi e le dedicasse almeno un attimo di dolore. Ma sono finezze e non bastano giacca, cravatta, piglio autoritario e tante migliaia di voti per farsele venire.


L’alternativa longilinea

marzo 24, 2011

Tra poco più di un mese e mezzo si vota per il rinnovo del consiglio comunale di questo paese. Mai come oggi si avverte il bisogno di un rinnovamento della classe dirigente. Non è una questione anagrafica, basta mettere dei volti nuovi, anche di uomini di mezza età, purché siano dei punti di riferimento per i nostri giovani offrendo loro quel patrimonio di esperienze e conoscenze accumulate – giusto per fare un esempio – in quasi 45 anni di vita. Oggi più che mai, infatti, c’è bisogno di uno sportello “informagiovani” che sappia dare le giuste risposte sulle grandi priorità che riguardano le nuove generazioni: il dosaggio del minoxidil in testa contro la caduta dei capelli e la frequenza delle applicazioni; la storia e il repertorio dei gruppi pop italiani degli anni ’70, una prima risposta ai disturbi fisici di varia natura pur senza aver avuto una laurea in medicina; le imitazioni di personaggi paesani e il ricorso copioso alle scenette di fantasia che iniziano sempre con “Apriamo il telegiornale con una tragica notizia”. Sì, c’è bisogno di un’alternativa longilinea per la guida di questo paese. Una terra che ha fame di una svolta culturale può e deve partire da una nuova rivoluzione arancione (naturale). C’è bisogno di un futuro longilineo e di candidati in grado di incarnare questi ideali. Per una vera, compiuta ed efficace “neocrazia”.


Di necessità virtù

marzo 23, 2011

Non mi sono mai tirato indietro rispetto alle sfide che la vita mi ha riservato e – quando ho potuto – ho sempre fatto di necessità virtù. E così, da qualche mese ho imparato a cucinare. Non proprio tutto, ma quello che serve. Il banco di prova più importante, ovviamente, era rappresentato dai sughi per condire gli spaghetti integrali che ogni giorno devono essere presenti nel pasto principale. Ho iniziato da quelli pronti ma non mi piacevano; sono passato al sugo fatto in casa con la passata rustica e già andavamo meglio; ieri, il salto di qualità: il sugo di pomodoro fresco che, ovviamente, è tutta un’altra cosa. Sento che però potrei fare meglio: a volte, infatti, ravviso una fastidiosa acidità. A cosa sarà dovuta? Forse all’eccessivo dosaggio di cipolle soffritte o di basilico? In attesa di risposte da chi ne sa più di me, continuerò a sperimentare. E se non dovessero arrivare contributi utili alla mia causa, stasera cambierò strategia: pennette all’arrabbiata con la famosa cascata di prezzemolo, come suggeritomi dall’ultimo rampollo di una nobile dinastia gastronomica 🙂


Le cinque proposte: sotto a chi tocca!

marzo 20, 2011

A circa due mesi dal rinnovo dei consigli comunali di alcuni importanti centri locridei è ancora incerta, in molti casi, la “griglia di partenza” dei candidati sindaci e delle rispettive coalizioni. C’è chi ha già ufficializzato la candidatura, chi è come se l’avesse resa ufficiale, e c’è chi aspetta ancora, magari sperando di poter raggranellare qualche adesione in più a progetti che sono ancora in itinere. Le certezze, insomma, ad oggi sono poche e vengono puntualmente registrate e riportate nelle cronache giornaliere su queste colonne. Ma non è di candidature o liste che vogliamo occuparci oggi, quanto di programmi. Qualcuno l’ha già abbozzato ed è stato analizzato con cura da CO, qualcun altro lo sta scrivendo, magari accettando i suggerimenti dei cittadini. Ecco, oggi ci permettiamo anche noi di fare delle proposte, consci dell’importanza del ruolo che un’informazione libera e indipendente svolge in un territorio difficile come il nostro. Cinque temi, cinque domande che rivolgeremo a tutti i candidati sindaci, pensando che si tratti di qualcosa di concreto che possa tradursi in altrettanti impegni precisi nei confronti degli elettori. È a loro che abbiamo pensato. Ai cittadini. Perchè chi si candida a gestire la cosa pubblica vorrà sicuramente una città più bella, pulita, accogliente, con dei servizi efficienti, bilanci in salute e flussi turistici importanti tutto l’anno. Una città sicura, in cui tutto funzioni a meraviglia e ci sia benessere e vivibilità per tutti, unitamente a svago, divertimento, musica, cultura, sport e tanto verde. Troppo facile: sono le cose che leggiamo ad ogni appuntamento elettorale nei programmi di tutti i candidati. Noi, invece, proponiamo cinque cose semplici, ben sapendo che la nostra esperienza ci ha insegnato che non è affatto scontato che vengano recepite da chi si candida e poi viene eletto per gestire la cosa pubblica. La prima proposta riguarda la costituzione di parte civile del Comune nei processi di mafia. L’assunto di partenza è chiaro: la ‘ndrangheta, i suoi affari illeciti, i suoi delitti rovinano sempre l’immagine di una città e della sua comunità. Sempre e comunque, l’istituzione comunale ha il diritto-dovere di chiedere i danni a chi tanto nocumento ha arrecato e arreca alla sua città. In alcuni contesti, la costituzione di parte civile è quasi una prassi; in altri è poco meno che un’utopia. Per ora, basterebbe anche un impegno preciso in tal senso, perchè la legalità, che di solito occupa un posto di primo piano nei programmi di candidati, ha bisogno di atti concreti per poter essere perseguita. In quest’ottica, vorremmo chiedere di abbassare la soglia minima al di sotto della quale gli appalti per i lavori da eseguire devono passare dalla stazione unica appaltante provinciale. Quest’ultima, infatti, è stata creata per garantire trasparenza e legalità nell’assegnazione degli appalti. Perchè non sottoporre al suo vaglio anche i lavori per un importo minore di quello minimo previsto attualmente? Il concetto di trasparenza, poi, implica che tutti gli atti amministrativi vengano tempestivamente pubblicati sull’albo pretorio on line del sito istituzionale del Comune. Lo dice la legge, ma come ha dimostrato una nostra inchiesta di qualche settimana fa, sembra essere un obbligo al quale non tutti si sottopongono. Vorremmo che diventasse la norma. Così come vorremmo un impegno chiaro per la riduzione delle spese ritenute – secondo un sentire abbastanza diffuso – evitabili. Se l’esigenza di rispettare il patto di stabilità ha reso necessaria la riduzione dei trasferimenti finanziari ai Comuni e il federalismo impone agli stessi maggiore responsabilità nella gestione dei conti, allora non è ammissibile che un ente istituisca uno staff del sindaco pagando profumatamente i propri componenti, spesso scelti in base a logiche di tutela di equilibri politici più che da effettiva necessità. Idem per figure come il portavoce del sindaco che in alcuni casi si sono addirittura aggiunte a quella dell’addetto stampa. S’investa, piuttosto, nel potenziamento degli uffici tecnici, magari assumendo un geologo che possa dire la sua in fase di rilascio delle concessioni edilizie. È una proposta, certo, ma s’inserisce nel quadro degli impegni che ogni amministrazione deve prendere nella prevenzione dai rischi di sismi e dissesto idro-geologico. La nostra, infatti, è una zona ad alto rischio sismico, e bastano giorni di pioggia per causare frani, smottamenti ed alluvioni. Prevenire certe catastrofi è meglio che piangere i danni e le perdite. O no?
Ecco, per cominciare ci basterebbe questo: un candidato sindaco capace d’impegnarsi per la costituzione di parte civile nei processi di ‘ndrangheta, che abbassi la soglia di sottoposizione degli appalti alla Suap, che garantisca la massima trasparenza ed accessibilità agli atti amministrativi, che s’impegni a tagliare drasticamente le consulenze e gli incarichi fiduciari e investa nella politica di prevenzione del dissesto idrogeologico. Chiediamo troppo? Intanto lo chiediamo, poi valuteremo in base alle risposte. Saranno loro a contare e non i simboli di partiti e liste.
g.albanese@calabriaora.it