Cchiù scuru d’a menzanotti non veni

Dopo essermi cancellato da facebook, ho solo il mio inutile blog come spazio virtuale nel quale pubblicare le mie foto. E quella che apre il post è la più recente. Mi è stata scattata intorno alla mezzanotte tra venerdì e sabato dal numero uno, dopo una bella cena in compagnia a Mammola. A parte che sono agghindato come un pupazzo di neve – del resto, la “silhouette” è quella … – il fatto che sia stata scattata a mezzanotte sembra quasi come una didascalia del detto riportato nel titolo, ovvero che «più scuro della mezzanotte non viene». E così, stamattina qualche squarcio di pallido sole è stato accompagnato dall’ascolto della bella intervista realizzata da Linus e Nicola Savino di Radio Deejay allo scrittore Roberto Saviano. Un Saviano diverso, allegro, spontaneo e meno prigioniero del personaggio che, inevitabilmente, gli è stato costruito addosso. Un ragazzo poco più che trentenne, dunque, che ha voglia di ridere e scherzare anche se fuori dagli studi di via Massena c’era la scorta che lo aspettava. Un Saviano che ha parlato della sua vita sacrificata ma anche della sua passione per la mozzarella di bufala di Aversa, inserita tra le dieci cose per cui valga la pena vivere, insieme, tra le altre, a “Redemption song” di Bob Marley, canzone che quando è stata trasmessa qualche istante dopo la risposta di Saviano alla domanda dei conduttori, ho cantato a squarciagola, ricordandomi di una sera di maggio di otto anni fa, quando nel centro di Firenze la cantai accompagnato da un gruppo di studenti seduti sui gradini di una chiesa. Era notte fonda e l’atmosfera era dolce e spensierata. Dopo il concerto partecipai al primo e unico giro di “canna” della mia vita. Tornando a Saviano e alle sue dieci cose, lo scrittore campano ha detto che molti hanno scritto il proprio decalogo personale, seguendo il suo esempio. Non nascondo una certa difficoltà a scrivere il mio, anche perché molte cose le ho già scritte sulla pagina “ciò che mi piace” di questo inutile blog. Diciamo che sono d’accordo sulla canzone scelta, ma il principio vale per tutte le canzoni ascoltate alla radio per caso e all’improvviso. Quelle canzoni che senti talmente tue da non ascoltarle mai, e quasi te ne dimentichi. Poi ricompaiono in un momento di caos, di distrazione, di pensieri. E’ accaduto anche l’altra sera riascoltando “Ogni volta” di Vasco Rossi. Una piccola magia, insomma. Quasi come quelle magie più grandi e importanti come l’innamoramento, una gioia improvvisa, ma anche la certezza dell’amore/affetto altrui, l’adrenalina che mi prende quando seguo un evento e riesco subito a concentrarmi anche se prima o dopo può accadermi di tutto, e la gioia, inarrivabile, di quando imparo qualcosa di nuovo, sia esso un capitolo di storia che non conoscevo, o la tecnica per fare il sugo o lavare i maglioni senza farli infeltrire. O i ricordi piccoli, minimalisti del passato che riappaiono di tanto in tanto inteneriti dall’età, l’entusiasmo travolgente di ogni nuovo viaggio, una domenica libera – come oggi – dopo tante passate a lavorare, la speranza, immarcescibile, che le cose vadano meglio, le grigliate di carne argentina o di pesce appena pescato, la scoperta di un nuovo vino o di una eau de toilette che non conoscevo, e il profumo del caffè al mattino. Gioie piccole, minimaliste, che regalano squarci di sereno dopo una notte talmente scura da sembrare infinita. Non sarà un decalogo, ma è quello che sento.

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5 Responses to Cchiù scuru d’a menzanotti non veni

  1. Pietro ha detto:

    Questo è uno di quei casi in cui l’opzione “Mi piace” sarebbe utile…;-)

  2. maxreale ha detto:

    o Signuri…. non mi potivi fari u sacciu u scrivu accussi’……. Grande Gianluca, sei unico nel rendere l’idea, scrivendo, di quello che senti.

  3. gianlucalbanese ha detto:

    troppo, troppo buoni 🙂

  4. fulvio cosentino ha detto:

    E bravo, il Gianluca delle piccole gioie, in questo margine epocale che getta benzina sulla improponibile politica estera di questo paese mortificato. Comunque, forza ragazzi da Roma, arrivederci a Pasqua, presumo… Buon Lavoro ( il numero uno di CO, ce l’ho pure io, non è quello del caso Callipari? )

  5. gianlucalbanese ha detto:

    Daje sor Fulvio! E’ proprio quello il numero uno. Un abbraccio e arrivederci a presto

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