Centocinquanta

Non mi piacciono le parate, le fanfare e la retorica. Questo lo si era capito. Quindi la giornata di ieri, per me è stata quasi ordinaria: di mezza festa e di quasi male. Nessuna presenza alle celebrazioni e un malcelato fastidio nel sentire a ogni piè sospinto in Tv l’inno di Mameli in tutte le salse. Un po’ come sotto Natale quando senti ovunque “Tu scendi dalle stelle” suonata per strade e nei carillon di ultima generazione. Non ho sufficiente cultura per sposare le cause meridionaliste di chi pensa che l’Unità d’Italia sia stata una fregatura e non mi avventuro in analisi storiche. E poi – detto tra noi – sono un internazionalista che pensa che “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà” come recita un canto anarchico di inizio ‘900. Quindi, della giornata di ieri salvo il tempo primaverile con “l’aria che è cambiata, che anticipa l’estate e che mi sbrina un po’”, i due coffe break in buona compagnia (uno in tarda mattinata e uno nel pomeriggio a qualche decina di chilometri da casa) e il lavoro fatto nel pomeriggio che mi sembra buono. Nulla più. E se sento menzionare il numero 150, penso a un brano – apparentemente scanzonato – di Francesco De Gregori. Si chiama “Centocinquanta stelle”, e youtube non mi permette di incollarlo al blog. Peccato.

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4 Responses to Centocinquanta

  1. maxreale ha detto:

    Che tristezza vedere gente come Berlusconi, Schifani, Bossi, Calderoli alle celebrazioni…. a volte cerco di rimuovere dal cervello il fatto di essere rappresentato da queste persone ma poi quando la TV ma le sbatte in faccia, la tristezza cresce in me. Ieri per me e’ stata un’occasione in piu’ per vergognarmi di QUESTA Italia.

  2. Virginia ha detto:

    Io invece ho festeggiato parecchio ieri. Soprattutto col video che troverai CLICCANDO QUI

  3. Pietro ha detto:

    Forse sono un po’ strano io, ma il 17 marzo l’ho vissuto isolandomi, in quanto sono arrabbiato con l’Italia.

    L’unità di un popolo è il sentimento che cementifica la socialità, permette di ottenere determinati risultati, permette di uscire da situazioni gravi. Ci voleva questa giornata, ma dietro le quinte, come siamo messi? Siamo messi con il Sud che regredisce invece di progredire; abbiamo permesso a un personaggio di nome Berlusconi di governarci per vent’anni, e ancora non siamo capaci di disarcionarlo dal cavallo sul quale lo abbiamo issato. In Europa abbiamo rappresentanti della “stazza” politica di un certo Borghezio e paghiamo tasse salatissime per mantenere un manipolo di piccoli inividui in cravatta verde che si smarcano dai festeggiamenti per l’Unità D’Italia, credendosi indispensabili. Lo sono, purtroppo, ma non per noi. Personalmente, se fossi andato in piazza, la loro presenza mi avrebbe infastidito. Però, loro, sono stati votati da troppa gente. Questo è il problema. E personalmente è con chi li ha votati che non riesco a sentirmi unito.

    Dicevo del Sud, che vota in massa Berlusconi senza neppure avere la lungimiranza minima per calcolare la distanza tra lui e la Lega, che è prossima allo zero. Intanto, mentre guarda con la lingua penzolante alle cronache delle notti di Arcore, si vede sottrarre treni, uffici postali nei piccoli centri E SENZA NESSUN PROGETTO SERIO, OLTRE IL FEDERALISMO, mentre il territorio frane inesorabilmente. Come se anche la nature fosse stanca e si afflosciasse insieme ai suoi abitanti, che rimangono in piedi aggrappati alle griffe dei propri vestiti di lusso, camminano su strade sempre più dissestate con ai piedi scarpe e calzini sempre di lusso, che comprano macchine pachidermiche senza avere una viabilità degna di un paese membro del G8. Questo al Sud, dove le tasse non sono più basse delle tasse Padane; e che si mischiano in un unico calderone e vanno a pasciare individui vestiti di vessilli verdi, colore di quella speranza che stiamo perdendo. Vanno a pasciare individui già ricchi, che sperperano milioni di Euro per pagare donne che invece di diventare simboli da evitare, ci tocca vederle scendere da macchine lussuose con flash di macchine fotografiche che sembrano i bombardamenti su Bagdad, mentre tanti padri e madri di famiglia si danno fuoco dopo aver perso il lavoro. In mezzo a tutto ciò, ci può stare un 17 marzo? Sì, ci può stare. Ci deve stare, ma non può essere una festa circoscritta e imprigionata in una sola data. Ci devono essere 365 17 marzo; 365 8 marzo; 365 25 aprile; 365 PRIMO MAGGIO e neppure un solo giorno dedicato alle ampolle da riempire alla fonte del Dio Po, con contorno di polenta. Sull’Italia ci vuole una colata di materiale costituito da umiltà, autodeterminazione – soprattutto al Sud – presa di coscienza di cosa stiamo diventando. Ci vuole un argine al baratro, prima di doverci spingere oltre il lecito per ripristinare le basi minime per un ritorno ad una civiltà che ha ormai sforato qualsiasi argine, sia di pudore, buonsenso, vergogna. Ricominciamo da alcuni episodi simbolici di questa festa: la porta di servizio dal quale è uscito il nostro amato Presidente del Consiglio delle Ministre, la faccia di La Russa di fronte alla feroce contestazione della folla, dai fischi a Cota con la cravatta “verde lassativo”, e dalla speranza rinchiusa in quel fiato che alcuni ITALIANI hanno sprecato per fischiare questi piccoli individui. Facciamo sì che quella porta di servizio dalla quale è scappato il puttaniere sia la porta che ci chiudiamo alle spalle. Lo spartiacque di vent’anni di fallimenti e sogni di fumo; chiudiamolo fuori e buttiamo la chiave e poi ritroviamoci, e stavolta ci sarò, a festeggiare l’Unità dell’Italia LIBERA da cravatte verdi, puttane, e divisioni troppo marcate tra Nord e Sud.

    W L’ITALIA UNITA E LIBERATA DAI LEGHISTI E DA BERLUSCONI!

  4. frantic ha detto:

    HAI RAGIONE GIANLUCA ! “DI MEZZA FESTA E DI QUASI MALE” PER DIRLA CON IL GRANDE GUCCINI…!!

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