Vent’anni dopo sempre quell’Italia

Qualche ora fa ho visto su blob le immagini del periodo di Mani Pulite. I telegiornali dell’epoca e i protagonisti di diciannove anni fa: Occhetto, Craxi, De Mita, Lamalfa. E qualcuno ancora in auge: Bossi, Fava, Sgarbi (ammesso sia stato mai un rappresentante istituzionale). Ho rivisto perfino Massimo Giletti quando faceva il giornalista. E’ stato inevitabile, quindi, tornare con la memoria a quella stagione, vissuta, come sempre, da spettatore. Il ricordo più vivo è quello dei programmi televisivi: Funari e il suo talk show all’ora di pranzo che guardavo tutti i giorni con Pongo Pongolini a improvvisare blue’s in onore a Di Pietro, i servizi di Andrea Pamparana sul Tg4 con lo sfondo del palazzo di giustizia di Milano, l’Istruttoria di Giuliano Ferrara in tarda serata. Sembravano tutti d’accordo, allora. Tutti uniti contro la corruzione, il malcostume, le mazzette. Tutti alla ricerca di una nuova classe dirigente, pulita e lontana dalla corruzione. Tutti a tifare per Di Pietro e il pool di giudici milanesi. Avrei voluto essere tra quelli che tirarono le monetine a Craxi fuori dal suo albergo capitolino. Ma dovevo lavorare. E abitavo lontano, a una notte di treno da lì quando i treni per Roma passavano ancora da qua. E invece? E invece, dopo quasi vent’anni sto qui a scoprire che la cosiddetta “Seconda repubblica” ci ha portato soprattutto Berlusconi, un piduista che, se è possibile, è peggio pure del suo mentore Craxi; ci ha portato lo strapotere della Lega, la corsa al centro del più grande partito della sinistra europea e la scomparsa della Sinistra dal parlamento. Di Pietro non fa più il Pm, ma il politico a capo di un partito che a livello nazionale opera pure bene, con posizioni molto più a sinistra del Pd, ma che a livello locale e regionale ha fatto spesso fiasco, puntando su dei riciclati che alla prima occasione se ne sono andati senza farsi troppi scrupoli. Insomma, ci sono sempre loro al comando:i craxiani di ieri e berlusconiani di oggi. Di chi è la colpa? Degli italiani, innanzitutto. Ma anche dei partiti, che fino al 1992 invece di fare pulizia al loro interno chiusero un occhio, invece di dare l’esempio e abdicare – definitivamente – dal loro ruolo, dopo quella stagione. Oggi sono quasi sempre dei comitati elettorali di questo o quel candidato. Nel 1992 la divisione tra buoni e cattivi sembrava molto più chiara; oggi, dopo quasi vent’anni lo è molto meno. Segno che è cambiato tutto per non cambiare niente. O no?

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2 Responses to Vent’anni dopo sempre quell’Italia

  1. Virginia ha detto:

    Non so, Gianluca.
    Io ho l’impressione che, se è vero che le persone sono sempre le stesse, a livello politico (dove per politico intendo l’arte di governare le società) sia cambiato tutto.
    In peggio, molto in peggio.
    Sono arrivata a pensare che era meglio la politica della DC, pensa che ti dico! In fondo, quelli sì, si facevano i cavoli loro, ma alla gente qualcosa arrivava, tipo da me dopo il terremoto: è vero che sono stati ripuliti soldi costruendo cattedrali nel deserto, sono state fatte strade che finiscono nel nulla, finanziate industrie che non hanno mai aperto, ma nel frattempo i paesi sono stati ricostruiti, le case sono state ricostruite, abbiamo una provincia che è una bomboniera.
    Insomma, magna tu che magno io ma almeno magnavano tutti.
    Oggi magnano solo loro.
    E non spero né nei vecchi politici, né nei nuovi. I vecchi sono quelli che hanno buttato a mare idee ed etica, i nuovi entrano solo per spartire le ultime fette di culo panato dell’Italia, prima che si arrivi all’osso.
    Sì, temo proprio che non sia rimasto tutto uguale, ma che sia invece peggio, molto peggio.

  2. Pietro ha detto:

    Tangentopoli aveva creato aspettative e speranze sproporzionate, evidentemente. Se oggi mi chiedessero se era meglio con le tangenti oppure oggi con l’affarismo, le banche della lega e la corruzione che aumenta del 100% per ogni anno della legislatura, io direi che per me possiamo anche tornare ai tempi del cinghialone. Forse Craxi avrebbe intascato tangenti per la ricostruzione dell’Aquila, ma non avrebbe riso la notte del terremoto, pensando ai lauti guadagni che avrebbe fatto speculando su quella tragedia.
    Oggi, invece, paghiamo tasse spropositate per mantenere degli incapaci di amministrare ciò che si trova lontano un palmo dal loro naso incipriato, mentre sono molto in gamba quando si tratta di amministrare le risorse pubbliche che fruttano loro milioni di danari. La privatizzazione del danaro pubblico è la riforma delle riforme, la nuova madre di tutte le tangenti. Puttane pagate dai contibuenti, senza nessun pudore o senso della misura. Una delle tante differenze tra allora ed oggi sta nel fatto che allora tutto era molto più celato, più discreto, mentre adesso tutto lo squallore al quale stiamo assistendo era ampiamente preventivanbele, ma il popolo italiano si è guardato bene dall’intervenire.
    Inizia a farlo adesso. Non è mai troppo presto, né troppo tardi, per iniziare un altro capitolo di storia, ma ciò che abbiamo permesso in questi venti anni non lo potrà cancellare nessuno. Ci sono segni di risveglio, tant’è vero che ogni uscita pubblica del nano non è più accompagnata da “bagni” di folla ma da “docce” fredde di fischi e, com’è accaduto oggi, di canzoni che inneggiano ad un ritrovato orgoglio patriottico. Alla buonora!
    Forse, a quell’epoca anche “puttanopoli” avrebbe causato lo stesso terremoto politico di tangentopoli, mentre ai tempi nostri uno scandalo simile non basta neppure a far dimettere un consigliere della Regione Lombardia. A quei tempi si tiravano le monetine, oggi, nel Tribunale dove si svolgeva il processo Mills, c’erano i nuovi Partigiani (scusate se accosto questa nobile parola a questi invasati del nulla…) addobbati di coccarde azzurre che applaudivno un certo Ghedini! L’istruttoria è stata sostituita da “Qui Radio Londra” e colui che moralizzava sulle tangenti è costretto a puntare il dito contro chi fa del moralismo sulle escort e sul bunga bunga. Così è la vita…

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