Chisti simu

aprile 29, 2011

Qualora ce ne fosse bisogno, la puntata della tribuna elettorale sulle elezioni comunali di Siderno, andata in onda ieri in prima serata su Trs, ha confermato il livellamento verso il basso della classe politica sidernese. Mi chiedo quanto ci vorrà per uscire dagli inferi di banalità trite e ritrite, programmi buttati giù “tanto per” ma quasi sempre privi dei contenuti relativi alle attribuzioni proprie del sindaco e della giunta comunale, silenzio assoluto su operazioni giudiziarie che altrove sarebbero state considerate come degli tsunami, visto che hanno colpito una parte del mondo politico comprensoriale. Mah. Nella vicina Locri, da due consiliature il Comune si costituisce parte civile nei processi di ‘ndrangheta, addirittura ha assunto nell’ente un testimone di giustizia, i candidati sindaci basano i programmi sulla capacità di affrontare la sfida del federalismo e propongono modifiche dello statuto in cui si dice che “La città di Locri ripudia la ‘ndrangheta”. E qua? Non si va oltre “il volano di sviluppo turistico”, “le piantine e le staccionate sul lungomare”, i “pool di esperti” da assoldare a spese dei contribuenti, l’ospedale chiuso per colpa di questa o quella giunta regionale, il collegamento del lungomare a via marina piccola. Quest’ultimo punto mi fa particolaremente imbufalire, in quanto abitante in quella che definiscono impropriamente “via Marina Piccola”: so perfettamente che nessuno farà niente e che questo sarà sempre un tema per la campagna elettorale del 2016. Di tagliare gli staff direzionali del sindaco che non producono nulla, sembra non parlarne nessuno. Date un’occhiata qui, quanto è costato lo staff solo nell’anno 2009:

staff figliomeni deliberacc33.2009

Che risultati ha prodotto Riccardo Ritorto per meritare oltre ventimila euro all’anno come membro dello staff dell’allora sindaco? E Panetta che fa? Non vuole eliminare lo staff di esperti esterni, ma cerca di cambiare le carte in tavola definendolo “pool”. E chi paga tutte queste consulenze? Ma i sidernesi, ovviamente!

Di entrata in vigore della legge Lazzati non ne ha parlato nessuno, di costituzione di parte civile nell’ente nei processi di ‘ndrangheta nemmeno, anche se Panetta ha inserito questo punto nel suo programma dopo i rilievi mossi dal sottoscritto su CO (vedi post dello scorso febbraio dal titolo “Si fa presto a dire programma”). Anzi, a onor del vero ne parlerà questo pomeriggio alle 19 nella sala riunioni dell’Ymca una candidata al consiglio comunale di 21 anni. Si chiama Maria Grazia Messineo ed è stata l’unica, finora, capace di svegliare dal torpore dei calcoli, dei tatticisimi e della campagna elettorale “porta a porta” l’intera classe politica cittadina. Merita attenzione. Perchè – vivaddio – la politica sidernese non è esclusivamente rappresentata dai “fantastici quattro” visti in Tv ieri sera.


Per un 25 aprile permanente

aprile 25, 2011

Oggi, per puro caso, mi è capitato per le mani questo meraviglioso scritto di Antonio Gramsci. L’ho letto oggi, per la prima volta. Il 25 aprile. Quando si dice “segno del destino”. Esprime meglio di ogni altra cosa lo spirito di questa festività, che ha un senso solo se anima pure tutti gli altri 364 giorni dell’anno. Mi ci riconosco totalmente. Si chiama
CONTRO GLI INDIFFERENTI:

«Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e il decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall’impresa eroica. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materua bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada può tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.
Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel bene che si proponevano. I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere. Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte, già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera di cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l’attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia. Odio gli indifferenti.


Ma Siderno non è in Svezia

aprile 25, 2011

«L’aspetto essenziale ma latente del programma è riassunto nel sovrano concetto di sinergia, racchiuso nel suo valore semantico della citazione “il tutto è maggiore della somma delle sue parti”». Concordia sociale, rispetto delle regole senza imposizioni, dialogo con tutti gli interlocutori teso alla ricerca del bene collettivo rispettando la libertà di ogni individuo. Sono importanti i temi di fondo del programma amministrativo del candidato sindaco pidiellino Riccardo Ritorto. Ma la debolezza di questa proposta progettuale sembra risiedere nel suo insufficiente legame con la realtà storica e ambientale in cui Siderno si trova.
Sì, insomma, se la città che Ritorto vorrebbe amministrare fosse in Svezia o Lussemburgo, il programma sarebbe ottimo. Ma siamo a Siderno, Locride, Italia.
E in tempi di federalismo municipale, quelli in cui, per intenderci, i Comuni devono dimostrare straordinarie capacità di far quadrare i conti e di tagliare le spese insostenibili.
E di economie di bilancio il programma di Ritorto non parla, se non in qualche richiamo alla scelta della gestione dei servizi in unione con gli altri Comuni della Locride come, ad esempio, la raccolta dei rifiuti solidi urbani.
È segno questo, che il candidato pidiellino è a favore dell’istituzione del Comprensorio e del superamento dell’Associazione dei Comuni? Per il resto, a parte l’idea di sviluppare progetti finalizzati ad ospitare ragazzi dell’Unione Europea, che appare come la più praticabile, il programma è ricco d’impegni assai onerosi: pavimentazione di marciapiedi e strade, di lungomare e cimitero; copertura della rete wireless per il collegamento a internet gratuito, consulenze ed esperti di marketing per creare attività imprenditoriali nuove e indissolubilmente legate alle caratteristiche del territorio. Ma i vari uffici relazioni con il pubblico e sportelli amici e antiviolenza che s’intende realizzare in base a quanto riportato dal programma, da chi verranno gestiti? Da volontari o da persone retribuite?
La politica tributaria è completamente assente dal documento programmatico, come se i rilievi della Corte dei Conti non fossero una triste costante per i nostri Comuni spesso incapaci di riscuotere le tasse e troppo avventatamente caduti nelle trappole della finanza derivata nel decennio appena trascorso, e come se il federalismo fiscale fosse un incubo lontanissimo; assente, pure, ogni riferimento alla costituzione di parte civile del Comune nei processi di ‘ndrangheta, come se le operazioni “Crimine” e “Recupero” del 2010 (solo per citare le ultime) non fossero mai state compiute.
A proposito di legalità e senso del dovere, nel programma si cita Giovanni Falcone e si chiarisce che «La cittadinanza tutta non necessita di imposizioni legali o controllo, basta che ognuno di noi faccia il proprio dovere».
Abbastanza ovvio. Se Siderno fosse in Lussemburgo, in Svezia o nel Principato del Liechtenstein.

g.albanese@calabriaora.it

P.S: quello in mezzo alle tifose svedesi non sono io. Purtroppo 😦


Rottamiamo certi dogmi

aprile 25, 2011

Molti si sorprenderanno nel vedermi d’accordo con una proposta fatta dal sindaco di Firenze, nonchè probabile figlio naturale di Pupo, Matteo Renzi. Eppure, credo davvero che nel 2011 sia la sinistra che il sindacato se vogliono mantenere in pieno la rappresentatività del mondo del lavoro, debbano mostrare elasticità e capacità di dialogo e confronto, altrimenti si finisce per fare le riserve indiane che servono a poco. Lo so, parlo da ex sindacalista cislino e firmatario di due contratti collettivi di lavoro in quanto membro della delegazione trattante. Non rinnego quella stagione; anzi, per certi versi la rimpiango perchè è stata un’esperienza unica. Ma torniamo a noi. Cos’ha detto Renzi, da fare arrabbiare così tanto la leader della Cgil Susanna Camusso? Il sindaco di Firenze ha semplicemente proposto ai titolari di negozi e ristoranti dei centri storici delle città d’arte che lo desiderano, di tenere aperte le loro attività anche il Primo Maggio, affinchè i turisti che sicuramente saranno numerosi anche quel giorno non trovino tutto chiuso. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha completato il concetto, ricordando che per certe cose è giusto rimettersi alle scelte autonome di chi opera nel territorio, prevedendo però dei meccanismi di compensazione a vantaggio dei lavoratori. Che, tradotto in soldoni, significa che chi lavora il Primo Maggio avrà diritto a godere del mancato riposo un altro giorno o, nella peggiore delle ipotesi, la giornata di lavoro gli verrà retributa con la maggiorazione per il lavoro festivo e qualche incentivo concordato tra le parti. Vi sembra davvero così scandaloso tutto ciò? A me, sinceramente, no. Specie se penso che ieri, il giorno di Pasqua, i negozi dei cinesi a Siderno erano aperti fino a tarda sera. Vogliamo prestare il fianco a dei potenziali oligopolisti?


Si viene e si va

aprile 24, 2011

Una delle immagini più simpatiche di questo periodo è quella che ritrae uno che ai sorrisi e alle strette di mano istituzionali è abituato e una che invece appare leggermente imbarazzata. Sono Vincenzo e Simona. Amici oltre che colleghi. Il primo ha ottenuto un prestigioso riconoscimento nell’altro lavoro che fa e dovrà presto ridimensionare il suo impegno col giornale; la seconda è l’ultima arrivata in redazione ma è già una delle sue colonne. Del primo mi mancherà la simpatia, l’equilibrio, la bonomia democristiana con la quale risolveva ogni casus belli e anche, sicuramente, la professionalità; la seconda, invece, ha tante doti, tra cui la facilità di scrittura, una grande curiosità giornalistica e una innata vivacità intellettuale. Insomma, è una vera e propria “diavola”, come si dice nelle nostre campagne di una persona particolarmente sveglia e vivace. Tramite loro due auguro buona pasqua a tutti voi.


Simpatico siparietto

aprile 21, 2011

La campagna elettorale è uno dei momenti più belli per chi fa questo mestiere. Andiamo in giro, facciamo cose, vediamo gente molto più spesso che nei periodi ordinari. Ieri sera sono stato al Noir, locale molto “cool” della Locri da bere. All’ora dell’aperitivo il candidato del Pdl alla provincia Enzo Carabetta (al tavolo coi capelli brizzolati) ha presentato la sua candidatura. Ho seguito l’evento smanettando sullo “Stradivari” e armeggiando con chiavette per collegamento a internet e smartphone vari, riuscendo comunque a concentrarmi sull’evento. A benedire la candidatura di Carabetta c’era il vicepresidente del consiglio regionale Sandro Nicolò (quello al tavolo accanto al candidato) che tra le tante cose dette, ha ribadito uno dei tanti classici del verbo pidiellino «Bisogna porre – ha detto – un limite temporale ai mandati in parlamento e nelle assemblee elettive in genere. Se è vero che il sindaco lo puoi fare per due mandati di fila e poi basta – in realtà dopo il pit stop di un mandato ci si può candidare ancora e gli esempi sono molteplici – non vedo perché – ha detto Nicolò – dobbiamo vedere gente che da cinquant’anni siede in parlamento. Basta! La politica ha bisogno di essere svecchiata, perché abbiamo una classe dirigente vetusta». Bene, bravo, bis. Alla fine della manifestazione, metto a posto il Mac book e le sue pertinenze e attendo che il codazzo di militanti e simpatizzanti sfolli, quindi mi avvicino a Nicolò davanti al buffet degli aperitivi e, con un fare leggermente invadente, gli dico: «Allora lo scrivo che la sua proposta di svecchiamento della classe dirigente vale anche per il presidente del consiglio…». La tartina in mano a Nicolò rimane a mezz’aria e l’espressione del suo viso, da allegra e serena si fa corrucciata: «Io veramente – dice – ho parlato di cariche in assemblee elettive, perché chi fa il parlamentare o il consigliere regionale per troppo tempo poi è più soggetto a generare quelle incrostazioni della politica che sicuramente sono da eliminare. Diciamo che per i leader, i segretari di partito e pochi soggetti di grande rilievo si possono fare delle eccezioni». Appunto. Quando gli ricordo una cosa che mi ripete sempre il mio amico Paolo, ovvero che in Inghilterra Blair si è fatto da parte perché a poco più di cinquant’anni si sentiva “vecchio” per la politica, Nicolò replica che «Ma no, a cinquanta-cinquantacinque-sessant’anni un uomo è nel pieno della maturità politica». Appunto. Questi pidiellini ne sanno una più del diavolo. Hanno superato la soglia delle leggi ad personam per considerare, anche tra le proposte programmatiche, soluzioni fatte su misura di Silvio 😀


Siamo tutti Checco Zalone

aprile 18, 2011

Non avevo visto il film “Cado dalle nubi” fino a un paio d’ore fa. L’ho appena visto in Tv e l’ho trovato molto divertente, intelligente e autoironico. E soprattutto molto romantico, come sappiamo esserlo solo noi che veniamo dalla provincia, dal Sud. Coi nostri sogni racchiusi dentro una valigia di cartone, coi nostri treni e i nostri sapori che adoriamo e vogliamo condividere col prossimo. E il protagonista era proprio questo: un provinciale partito dalla Puglia alla volta di Milano con una chitarra a tracolla e il sogno di diventare famoso. L’incontro col cugino gay,le esibizioni nei covi leghisti, la ragazza carina invaghita del professore e poi divenuta sua moglie, l’epilogo felice tra i trulli e il mare. Checco Zalone ha la freschezza della commedia all’italiana dei vari Verdone, Pieraccioni, Montesano, e l’intelligenza dei film di Virzì. Perché la comicità pugliese non è solo quella delle pellicole “di cassetta” del primo Lino Banfi. Da vedere. Un paio d’ore di serenità sono garantite 😀