Rottamiamo certi dogmi

Molti si sorprenderanno nel vedermi d’accordo con una proposta fatta dal sindaco di Firenze, nonchè probabile figlio naturale di Pupo, Matteo Renzi. Eppure, credo davvero che nel 2011 sia la sinistra che il sindacato se vogliono mantenere in pieno la rappresentatività del mondo del lavoro, debbano mostrare elasticità e capacità di dialogo e confronto, altrimenti si finisce per fare le riserve indiane che servono a poco. Lo so, parlo da ex sindacalista cislino e firmatario di due contratti collettivi di lavoro in quanto membro della delegazione trattante. Non rinnego quella stagione; anzi, per certi versi la rimpiango perchè è stata un’esperienza unica. Ma torniamo a noi. Cos’ha detto Renzi, da fare arrabbiare così tanto la leader della Cgil Susanna Camusso? Il sindaco di Firenze ha semplicemente proposto ai titolari di negozi e ristoranti dei centri storici delle città d’arte che lo desiderano, di tenere aperte le loro attività anche il Primo Maggio, affinchè i turisti che sicuramente saranno numerosi anche quel giorno non trovino tutto chiuso. Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha completato il concetto, ricordando che per certe cose è giusto rimettersi alle scelte autonome di chi opera nel territorio, prevedendo però dei meccanismi di compensazione a vantaggio dei lavoratori. Che, tradotto in soldoni, significa che chi lavora il Primo Maggio avrà diritto a godere del mancato riposo un altro giorno o, nella peggiore delle ipotesi, la giornata di lavoro gli verrà retributa con la maggiorazione per il lavoro festivo e qualche incentivo concordato tra le parti. Vi sembra davvero così scandaloso tutto ciò? A me, sinceramente, no. Specie se penso che ieri, il giorno di Pasqua, i negozi dei cinesi a Siderno erano aperti fino a tarda sera. Vogliamo prestare il fianco a dei potenziali oligopolisti?

Annunci

3 Responses to Rottamiamo certi dogmi

  1. Virginia ha detto:

    Un sindacato come la CGIL che sta facendo una battaglia contro l’apertura domenicale non può dire ok all’apertura del I Maggio, giornata del lavoro e quindi assolutamente sacra per i lavoratori. Tu parli dei cinesi: è vero, aprono sempre, ma perché le nostre feste per loro non hanno senso. Quando è il capodanno cinese sono tutti chiusi, però. E poi per lo più i loro esercizi sono a gestione familiare. Ma un dipendente della grande distribuzione, tra domeniche aperte, festività aperte, razionalizzazione del personale, assenze dei colleghi, finisce per lavorare senza soluzione di continuità e soprattutto con questo sistema si rischia di sradicare anche il diritto al giorno di riposo settimanale. E’ pericoloso: ogni volta che rinunci volontariamente ad un diritto, l’hai perso irrimediabilmente. Che aprano i cinesi il primo maggio; non sarà con quella giornata che l’Italia diventerà un oligopolio orientale, e poi in fondo noi siamo internazionalisti, no?

  2. gianlucalbanese ha detto:

    Certo che sono internazionalista, Virginia. E so che non dobbiamo inseguire il modello cinese che, dietro l’usbergo di un partito unico che – non si sa come nè perché – ancora si chiama comunista, nasconde un sistema produttivo basato sul massimo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Iperliberista e destinato, secondo me, a durare poco, perché la ribellione delle masse sfruttate per pochi spiccioli è dietro l’angolo. Però per poter mantenere il nostro sistema di produzione, i nostri diritti, la nostra dignità di lavoratori, non possiamo dimenticare che viviamo in un sistema commerciale basato sulla concorrenza, che i tempi sono quelli che sono e che per poter guadagnare bisogna vendere. Anche a me piacerebbe campare liberato dal lavoro salariato, guadagnare uno stipendio dignitoso indipendentemente dall’andamento di costi e ricavi del mio datore di lavoro, fare dal lunedì al venerdì e non rimanere un minuto in più. Però ci sono contesti in cui si lavora praticamente sempre; o meglio, si lavora quando gli altri sono liberi. Per esempio, oggi ho lavorato al giornale. A Capodanno no, ha lavorato un altro collega. Nelle piccole comunità lavorative ci si organizza così. Ecco perché per un ristorante o un negozio in centro di una città d’arte non è poi così scandaloso organizzarsi in maniera elastica. E’ a loro che si rivolge la proposta di Renzi, integrata dalle considerazioni di Bonanni. Non ai centri commerciali che – vivaddio – almeno il primo maggio possono stare chiusi. Men che meno alle fabbriche o ai negozi in provincia o in periferia. Credo che le battaglie da condurre sul piano delle relazioni tra sindacati e datori di lavoro siano altre, molto più importanti, come dare un minimo di garanzie ai precari o garantire un potere d’acquisto dignitoso agli stipendiati.

  3. Pablo ha detto:

    Sono daccordo con Gianly. Non si rinuncia a nessun diritto tenendo aperto, se lo si vuole, l’attività commerciale il 1° maggio. A parte il fatto che chiudere i negozi per festeggiare il primo maggio non è un diritto, se mai una rivendicazione. L’importante è che sia una giornata all’insegna delle problematiche dei lavoratori e ci sono mille maniere per far emergere ciò.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: