Resipiscenza

giugno 27, 2011

Innanzitutto bentornata pasionaria Riccia, che da qualche giorno sei mamma della splendida Cloe! Appena avrò un’ora libera verrò a trovarti. Ora rileggiamo insieme il corsivo pubblicato stamattina su CO, che chiude una lunga e difficilissima pagina della storia di questo paese.

«Sembra passato un secolo, in realtà appena tre anni e mezzo fa tirava tutt’altra aria nel palazzo comunale di piazza Vittorio Veneto. La mancata costituzione di parte civile dell’ente nel processo contro esecutori e mandanti dell’omicidio dell’imprenditore sidernese Gianluca Congiusta, destò grande scalpore all’epoca. Era il 27 dicembre del 2007. Qualche giorno prima Mario, padre della vittima e presidente dell’associazione intitolata al figlio, presentò a tutti i consiglieri l’invito a far sì che il Comune si costituisse parte civile nel processo. Ma il 28 dicembre arrivò agli organi di stampa una nota dell’amministrazione comunale che suonò come una doccia fredda. L’amministrazione comunale, infatti, decise di non costituirsi parte civile. Non lo fece nel corso di un consiglio comunale aperto a tutti, anche alle telecamere delle Tv locali e ai taccuini della stampa. Lo decise durante una riunione di gruppi consiliari e partiti dell’allora maggioranza di centrodestra. Al chiuso. Adducendo come motivazione il parere dei tre avvocati dell’ufficio legale del Comune: «non c’è legittimazione ad agire – scrissero nella nota – in quanto non pare che l’omicidio, seppur deprecabile e in danno di un cittadino onesto e laborioso, abbia provocato un qualsiasi tipo di danno all’immagine dell’ente». Una vicenda, questa, che non rimase nelle pagine del nostro giornale – l’unico che all’epoca dei fatti trattò per diversi giorni la vicenda – e nemmeno nella blogosfera o nella letteratura, ma occupò tutto il paragrafo 3.8 del decreto di fermo dell’ex sindaco di Siderno Alessandro Figliomeni, reso esecutivo lo scorso 14 dicembre. In attesa di sapere se Figliomeni sarà dichiarato dalla giustizia colpevole o innocente, parte dell’attuale amministrazione ha, evidentemente, cambiato idea rispetto ad allora. Ci riferiamo a chi in quella maggioranza del 2007 c’era, come attuali assessori (Alvaro, Mollica e Catalano), consiglieri (Caccamo) e, seppur con un ruolo più tecnico che politico nello staff dell’allora sindaco, l’attuale primo cittadino Ritorto. Ben venga questo mirabile esempio di resipiscenza».

Fin qui il pezzo. Ovviamente, Mollica è l’attuale presidente del Consiglio ed assessore lo era nel 2007. Ma il senso non cambia. Oggi festeggiano tutti. Come se finalmente fosse arrivato il “benestare” per parlare di certi argomenti, passarli al vaglio del Consiglio e farli diventare norma statutaria. Fino a qualche settimana fa eravamo in pochissimi a parlare di queste cose. Ecco perché la nostra gioia è più grande di quella di chi si è accodato da poco. Per convinzione, inerzia o semplice convenienza. Alè.

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Un nuovo libro da leggere

giugno 21, 2011

Che bello quando esce un nuovo libro! DOMENICA 26 GIUGNO ALLE ORE 18 nella sala della libreria Mondadori del centro commerciale La Gru di Siderno verrà presentato “Reticenze”, il romanzo d’amore ambientato nella Locride di Giovanni Carrà. Io ci sarò. Vi aspetto numerosi 🙂


The unforgettable fire

giugno 20, 2011

Fino a ieri sera, per me, era solo il titolo di un grande album degli U2. Poi, l’incendio scoppiato intorno alle 20 nel terreno limitrofo al mio, mi ha fatto passare due ore bruttissime. Vedere le fiamme alzarsi e dirigersi ovunque secondo la direzione scelta da un vento fortissimo non è una bella sensazione, specie se queste fiamme sono a meno di trenta metri da casa mia. Il fuoco è imprevedibile e maleducato: non chiede permesso quando entra in casa d’altri, non avvisa se cambia direzione e si prende tutto quello che trova. Quattro chiamate ai pompieri non sono servite: erano impegnati altrove. Una sola ai Carabinieri, invece, è servita moltissimo. Sono arrivati subito, si sono collocati nei pressi del luogo in cui è scoppiato l’incendio, nel (vano) tentativo di permettere subito ai pompieri di individuare il luogo, seminascosto da una villetta al mare. Ma i pompieri non sono mai arrivati, e alla fine le fiamme sono state domate da una variazione della direzione del vento, dai carabinieri e da me, muniti solo di un tubo per l’irrigazione in plastica, un secchio e una bacinella: dopo aver tribolato tre quarti d’ora abbiamo vinto sul fuoco. Ma quanta fatica e che spavento! Ammetto che se non ci fossero stati i due Carabinieri, col loro senso pratico e con la loro calma, da solo non ce l’avrei mai fatta. Onore al merito a entrambi che sono stati degni della divisa che indossano.


Chiara violazione della privacy

giugno 15, 2011

Che c’è di male se Biona viene ritratto mentre prima del consiglio comunale va a salutare un suo storico avversario politico? Ve lo dico io: niente! Vale per Biona come per qualsiasi altro cittadino. E quindi mi fa specie sentirmi dire dallo storico avversario politico di Biona che «Ormai sei diventato come quello là che scatta la qualunque in giro, arrivando a sfiorare la violazione della privacy». Privacy? Nel luogo pubblico per antonomasia come la sala delle adunanze del palazzo comunale? Mah! Ormai c’è la psicosi da foto. Come quella volta che un burocrate, al piano di sopra, mi “intimò” di cancellare quella foto appena scattatagli durante l’esercizio delle sue funzioni. Gli risposi per le rime, dicendo che non eravamo a casa sua e che non l’avevo ripreso sotto la doccia. Ovviamente non cancellai la foto: anzi, il giorno dopo la pubblicai e sto ancora aspettando la querela che mi aveva “promesso”, sempre se non sono scaduti i termini di prescrizione.
Ma è possibile che ci si debba appellare alla libertà d’informazione anche per queste piccolezze? Boh?!?

Intanto vi devo confessare un segreto: il sindaco (quello che non ho mai votato e che con tutta probabilità non voterò mai) ha detto nel suo discorso d’insediamento che il Comune si vorrà costituire parte civile nei processi di mafia che ledono l’immagine dell’ente. Cose mai sentite da queste parti. Se così sarà…bravo sindaco! Anzi, se così sarà in cuor suo dovrà riconoscere che la necessità della costituzione di parte civile dell’ente è stata sempre invocata da pochi irriducibili in questo paese, tra cui il titolare di questo inutile blog. Basta guardare la corposa rassegna stampa o andare indietro negli archivi di questa creatura mediatica.
Vuoi vedere che Siderno comincia ad avvicinarsi alla Svezia? 😉


L’Italia s’è desta

giugno 13, 2011

Confesso che non mi aspettavo un risultato così netto, ovvero non pensavo si andasse così oltre il 50%+1 degli avanti diritto ai quattro referendum. Oggi l’Italia mi sorprende in positivo. E via a parlare di luna di miele col Cav. finita da un pezzo, di coscienza civica ritrovata ecc. Oggi alla radio uno scienziato della politica spiegava che sta accadendo qualcosa di nuovo in Italia: i cittadini non votano più secondo le indicazioni dei loro partiti di riferimento, ma fanno di testa propria. Sconvolgente! L’altra faccia della medaglia di questo ragionamento, però, sta nel fatto che forse chi vota “certi” partiti lo fa senza sapere quello che sta facendo. Sì, insomma, è come chi dice «Non capisco niente di politica, ma voto Pdl». Ora si spiega tutto.
Se poi si passa all’analisi del voto calabrese, come sempre in triste controtendenza, mi viene da citare il Commenda, che davanti a succulente portate a base di stocco di Mammola disse qualche giorno fa: «Da noi le mode arrivano sempre in ritardo; ora a Milano e Napoli si usa votare candidati alternativi, nuovi e di rottura con un certo passato. Qua da noi questa moda arriverà nei prossimi anni». Sempre troppo tardi, purtroppo 😦


Dignità di cittadinanza

giugno 9, 2011

«Oggi c’è ancora chi vuole dividere il mondo in ricchi e poveri. E dice che i ricchi buoni sono quelli che fanno la carità ai poveri. E poi ci sono i poveri che credono nella dignità del lavoro e che possono sognare un avvenire migliore per i loro figli, basandosi proprio sul lavoro e sui diritti». L’editoriale di Santoro ad Annozero – l’ultimo, purtroppo – è stato molto più efficace di un trattato accademico di scienza della politica. Ha spiegato in parole povere e comprensibili a tutti la differenza (la principale, almeno) tra destra e sinistra. Chi è di destra pensa che i ricchi buoni facciano la carità ai poveri; chi è di sinistra crede in un’esistenza dignitosa anche con ridotta capacità di consumo ma con quella libertà che solo il proprio lavoro, la propria onestà e la coscienza dei propri diritti sanno donare. Perfetto. Così come molto opportuno è stato il riferimento alle umili origini della famiglia del conduttore. Un messaggio forte e chiaro ai figli di papà che il macchinista sui treni (come Santoro senior) non l’hanno mai fatto, a chi in fabbrica e nei campi non ha mai lavorato e a chi si lamenta per l’ingaggio milionario del giornalista salernitano, e poi paga il biglietto per idolatrare Balotelli, Totti, De Rossi, Signori e Materazzi. Bravo Santoro. Anch’io sono figlio di una casalinga e di un impiegato (come Guccini, del resto); io sono arrivato a fare quello che volevo fare sudando e facendo una gavetta che spero duri all’infinito. Non ho mai cercato scorciatoie nelle segreterie politiche, nelle sagrestie, sotto i grembiulini o da chi si sfregia la guancia. Perchè oltre alla dignità del lavoro c’è anche una dignità di cittadinanza. E’ quella di chi si ostina a vivere da cittadino, appunto, e non da suddito. Di chi sa – e gli è stato insegnato – che se ha diritto a una cosa la deve pretendere facendo valere tutti i mezzi legali e leciti a sua disposizione e non cercare scorciatoie diventando inconsapevolmente schiavo di chi farà fruttare (magari a ogni elezione) le “cortesie” fatte. Ecco perché ho parecchie migliaia di euro in meno di chi sa “come va il mondo”, ma cammino libero per strada. Libero dalla schiavitù mentale di chi ancora pensa che «Senza una raccomandazione non vai da nessuna parte» o da chi «vabbè, ogni tanto una marchetta si può fare se puoi hai la tua bella convenzienza». Io e quelli come me siamo liberi di pensare, di scegliere, di decidere di non riverire chi si sente chissà chi solo perchè in giro c’è tanta gente poco dignitosa che si svende con poco. Abbiamo automobili e abitazioni modeste, ma siamo uomini e donne di dignità. Cittadini, appunto. Che continueranno a seguire Santoro e quelli come lui ovunque, perchè «gli editti, siano essi di Siderno o di Sofia, non hanno mai fermato la libera stampa», come scrisse cinque anni fa chi ha lasciato in me un buon ricordo, al punto tale che conservo il suo scritto in una parete familiare. Oggi siamo tutti Santoro, anche se con conti correnti molto più modesti. Una cosa ci accomuna: la libertà di pensarla come vogliamo, anche se «Ogni volta che busso a bastoni, mi rispondono con spade o con denari».


Vaju a Bivungi, a Guardavalli, a Maroni

giugno 5, 2011

A giorni esce il loro secondo album, ma io li ho scoperti – musicalmente parlando – solo da una decina di giorni. Sto parlando dei Marvanza reggae sound, gruppo di Monasterace, a mezzora da casa mia. Ammetto di aver mostrato un po’ di nasino all’insù quando mi sono approcciato alla loro musica. Già, perché dopo essere cresciuto con i Pitura Freska, ho pensato che in fondo un gruppo di reggae che canta in dialetto non è poi così originale. Poi però li ho ascoltati, e vi ho ritrovato proprio la freschezza dei primi “Pitura”, quelli dei due album di punta come “‘Na bruta banda” e soprattutto “Duri i banchi”, con la differenza che loro sono tutti under 30, parlano, scrivono e cantano il mio dialetto. E allora ci sta un filo di orgoglio territoriale. Il loro primo album si chiama “Frontiere”, ed è uscito due anni fa dopo un lustro passato a suonare nei locali e nelle piazze. Tanto entusiasmo, fino all’incontro col produttore Domenico Panetta, nume tutelare di tanti artisti locridei, che ha raccolto il meglio di questo lavoro “on the road”, ha dato qualche dritta ai quattro di Monasterace e il risultato è ottimo. Un reggae fresco, solare, luminoso. E i brani migliori – a mio modo di vedere – sono proprio quelli più scanzonati, leggeri, estivi. Le tematiche della ribellione civile alle ingiustizie, infatti, sono – purtroppo – una consuetudine delle realtà musicali giovanili. Meglio la freschezza di versi semplici, che descrivono un mondo giovanile al quale – responsabilità e anagrafe permettendo – mi sento ancora di appartenere, soprattutto quando la musica riesce ad entusiasmarmi ancora. E allora ecco “N’euru”, che ho linkato all’inizio del post, che ricorda le collette delle comitive di neopatentati squattrinati, o “Che bella ‘a stati” che descrive nel migliore dei modi le attese e le consuetudini della bella stagione da queste parti. E poi ci sono i “consueti” inni antiproibizionisti: “Pari ca non su dicìa”, come “La pianta” dei Pitura e soprattutto “Cimetta”, vero e proprio inno come l’ormai datata “Ohi Maria” degli Articolo 31. Personalmente non son un fan di cannabis e “cimette” varie, ma la canzone è proprio divertente, tra notti nei chioschi in riva al mare, falò e amici desiderosi di stare bene insieme. Più dolce e raffinata, infine, “Voglio che piova”, con un testo molto poetico che conferma – qualora ce ne fosse bisogno – che anche da queste parti ci sono menti creative degne di grande attenzione. E quindi aspettiamo il secondo album, godendoci queste note che fanno stare i Marvanza con grande merito (e dignità artistica) nel novero dell’ondata musicale che da qualche anno pone questa terra all’avanguardia. Marvanza come Scialaruga, come Francesco Loccisano, come i Taranproject e i Quartaumentata, come Stefano Simonetta e tutti gli altri che ci rendono un po’ più orgogliosi di abitare qui. A proposito…questa è “Cimetta” 😉