Vaju a Bivungi, a Guardavalli, a Maroni

A giorni esce il loro secondo album, ma io li ho scoperti – musicalmente parlando – solo da una decina di giorni. Sto parlando dei Marvanza reggae sound, gruppo di Monasterace, a mezzora da casa mia. Ammetto di aver mostrato un po’ di nasino all’insù quando mi sono approcciato alla loro musica. Già, perché dopo essere cresciuto con i Pitura Freska, ho pensato che in fondo un gruppo di reggae che canta in dialetto non è poi così originale. Poi però li ho ascoltati, e vi ho ritrovato proprio la freschezza dei primi “Pitura”, quelli dei due album di punta come “‘Na bruta banda” e soprattutto “Duri i banchi”, con la differenza che loro sono tutti under 30, parlano, scrivono e cantano il mio dialetto. E allora ci sta un filo di orgoglio territoriale. Il loro primo album si chiama “Frontiere”, ed è uscito due anni fa dopo un lustro passato a suonare nei locali e nelle piazze. Tanto entusiasmo, fino all’incontro col produttore Domenico Panetta, nume tutelare di tanti artisti locridei, che ha raccolto il meglio di questo lavoro “on the road”, ha dato qualche dritta ai quattro di Monasterace e il risultato è ottimo. Un reggae fresco, solare, luminoso. E i brani migliori – a mio modo di vedere – sono proprio quelli più scanzonati, leggeri, estivi. Le tematiche della ribellione civile alle ingiustizie, infatti, sono – purtroppo – una consuetudine delle realtà musicali giovanili. Meglio la freschezza di versi semplici, che descrivono un mondo giovanile al quale – responsabilità e anagrafe permettendo – mi sento ancora di appartenere, soprattutto quando la musica riesce ad entusiasmarmi ancora. E allora ecco “N’euru”, che ho linkato all’inizio del post, che ricorda le collette delle comitive di neopatentati squattrinati, o “Che bella ‘a stati” che descrive nel migliore dei modi le attese e le consuetudini della bella stagione da queste parti. E poi ci sono i “consueti” inni antiproibizionisti: “Pari ca non su dicìa”, come “La pianta” dei Pitura e soprattutto “Cimetta”, vero e proprio inno come l’ormai datata “Ohi Maria” degli Articolo 31. Personalmente non son un fan di cannabis e “cimette” varie, ma la canzone è proprio divertente, tra notti nei chioschi in riva al mare, falò e amici desiderosi di stare bene insieme. Più dolce e raffinata, infine, “Voglio che piova”, con un testo molto poetico che conferma – qualora ce ne fosse bisogno – che anche da queste parti ci sono menti creative degne di grande attenzione. E quindi aspettiamo il secondo album, godendoci queste note che fanno stare i Marvanza con grande merito (e dignità artistica) nel novero dell’ondata musicale che da qualche anno pone questa terra all’avanguardia. Marvanza come Scialaruga, come Francesco Loccisano, come i Taranproject e i Quartaumentata, come Stefano Simonetta e tutti gli altri che ci rendono un po’ più orgogliosi di abitare qui. A proposito…questa è “Cimetta”😉

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