Democratiche contro: Melandri vs. Serracchiani

luglio 28, 2011

Per i non sidernesi: nel circolo del Pd ci sono due donne che rappresentano bene le due “anime” del partito.
Una è bionda, professionista e segretario del circolo. Ricorda Giovanna Melandri: donna di governo più che di lotta, che preferisce lavare i panni sporchi in famiglia e non “darli in pasto ai giornali”; l’altra è mora, è giovanissima e studia all’università. E con giornali, conferenze e dibattiti si trova invece a proprio agio. E’ la Serracchiani locale. La rottamatrice che non manda giù tante cose. Questi gli articoli usciti oggi e che riguardano il conflitto interno al circolo del Pd.

Nonostante i 22 anni d’età rappresenta da tempo una delle presenze politiche maggiormente significative nello scacchiere cittadino. Prima come militante dei movimenti studenteschi, poi come la sola candidata ad organizzare, in piena campagna elettorale, un convegno sulla legge Lazzati insieme al giudice De Grazia che ne è il principale estensore. Maria Grazia Messineo, oggi torna nel ruolo di anima critica del circolo locale del Pd e interviene sulla polemica riesplosa tra il segretario cittadino Mariateresa Fragomeni e il leader della minoranza interna Paolo Fragomeni.
«Il nostro intento – spiega la Messineo – non è quello di acuire i toni o scadere nella polemica personale. Tutt’altro. Se poi qualcuno non accetta il confronto, accusandoci di essere polemici, vuol dire che non ha alcuna predisposizione a mediare e a capire che un partito è il quartier generale delle idee, delle opinioni e delle proposte di tutti. Sarebbe – prosegue – un gran passo avanti se qualcuno cominciasse a bearsi un po’ meno dei risultati personali, specialmente se ottenuti in maniera disgiunta».
Ma è solo l’inizio perchè la giovane candidata nella lista dei democrat, nella quale ha ottenuto oltre 160 preferenze alle Comunali 2011 spiega che «L’unico dato incontrovertibile è la sconfitta elettorale, che dimostra come abbia fallito chi ha imposto nel partito, solo attraverso la forza dei numeri, un progetto, una strategia politica che ha portato all’ isolamento, ignorando i pareri altrui. Se si fosse attuata fin da subito una mediazione sana e spersonalizzata, avremmo guidato il paese. Dopo quasi dieci anni di amministrazione Figliomeni, oscura e fallimentare, e dopo tutte le operazioni giudiziarie che hanno visto coinvolta la politica locale, la vittoria del centro-sinistra sarebbe stata agevole.
Scelte ed errori gravi hanno impedito la vittoria. Al di là dei meriti e dei demeriti, delle ragioni e dei torti vogliamo invertire la rotta o apprestarci ad una sconfitta quaternaria? Barricarsi dentro ai propri voti personali, alla bontà dei sogni panettiani conta poco: i risultati bocciano per la terza volta consecutiva».
La Messineo è un fiume in piena e prosegue l’attacco frontale alla segreteria cittadina aggiungendo che «In più, occorrerebbe sindacare sulla cattiva gestione del circolo Pd di Siderno, nonché sulle scelte nell’interesse del partito e non piegate ad un desiderio di assecondare esclusivamente la parte maggioritaria dello stesso. La stessa segretaria dovrebbe garantire più imparzialità e non essere portavoce di qualcuno. Mi domando come questo suo atteggiamento fazioso possa passare inosservato e non sollevare questioni di opportunità politica sulla sua funzione.
Dovrebbe accogliere con più disponibilità le proposte di tutti, dovrebbe pretendere più rispetto nei confronti del partito da parte di tutti gli iscritti, senza che questi entrino ed escano senza preavviso. Più identità e più trasparenza, a cominciare dai tesseramenti».
Concetti, questi, già espressi da tempo dalla Messineo che ora rincara la dose con alcune considerazioni finali.
«Tra l’altro, – aggiunge – premettendo che le mie parole sono suffragate da un incontestabile dato, ci sarebbe da soffermarsi ancora su una questione, che è sotto gli occhi di tutti e che i vertici del partito democratico calabrese, e non solo, farebbero bene ad esaminare. Com’è possibile che il Pd di Siderno a livello comunale raggiunga le 1500 preferenze, surclassando tutte le altre liste, attestandosi come il primo partito, mentre sullo scenario provinciale affonda, “abbandonando” il candidato in quota Pd, che porta a casa circa 700 voti? Non credo affatto si tratti di un dato fisiologico. Tutt’altro. Ritengo, piuttosto, che – conclude – sia emerso agli occhi di chi ancora mantiene un minimo di autonomia di giudizio, un vero e proprio doppio-gioco».

g.albanese@calabriaora.it

Quindi, si passa al corsivo di analisi:

Non ci vuole grande acume e nemmeno troppa memoria per comprendere come la frattura interna al circolo sidernese del Pd, che oggi appare insanabile, sia figlia del fallimento di quella fusione a freddo propedeutica alla nascita del partito benedetto da Veltroni.
Negli anni ‘70 Paolo Fragomeni e Mimmo Panetta erano due giovani e già autorevoli militanti del Pci. Divennero segretari del partito dopo pochi anni, a testimonianza del loro spessore e convissero sotto la bandiera rossa almeno fino alla svolta della Bolognina, quando a inizio degli anni ‘90, Panetta e i suoi lasciarono il partito per accasarsi, pro tempore, in Rifondazione Comunista.
Poi venne tangentopoli, la crisi dei partiti tradizionali che Panetta seppe cogliere al volo come occasione elettorale: fondò il movimento trasversale Alleanza per Siderno e vinse in maniera plebiscitaria le elezioni comunali, divenendo sindaco nel ‘94 e nel ‘96. Da allora lui e Fragomeni furono avversari: Paolo, infatti, rimase fedele al Pci-Pds-Ds e con lui alcuni dirigenti storici di un partito che perse la dimensione maggioritaria. Dopo un lustro in cui si annusarono saltuariamente, Panetta preparò il ritorno in un partito, candidandosi alle regionali del 2005 proprio sotto il simbolo della Quercia, col benestare della corrente di “A testa alta”, che agevolò l’ingresso di Panetta e soci nei Ds un paio d’anni dopo.
La convivenza fu subito difficile, perchè con la forza dei numeri, il gruppo panettiano conquistò, di fatto, un’egemonia traslata e forse anche aumentata dopo la creazione del Pd. E se è vero che strada facendo Panetta conquistò anche qualche altro ex diessino storico, rimase sempre una minoranza interna che, salvo convergenze (parallele?) temporanee mal digerì l’egemonia panettiana nel partito.
Oggi, il leader della maggioranza interna Mimmo Panetta è forte del consenso del segretario Mariateresa Fragomeni (che è sua cugina), del consigliere Agostino Baggetta (suo cognato) e degli inossidabili aficionados, oltre che di molti giovani che, nonostante la sconfitta di maggio, si riconoscono in lui; il leader della minoranza interna Paolo Fragomeni ha con lui Maria Grazia Messineo (sua cugina), l’ex segretario Ds Franco Lombardo e alcuni militanti storici del partito da sempre refrattari al verbo panettiano. In più, Fragomeni sembra essere il punto di riferimento di vecchi e nuovi scontenti, tra i quali potrebbe esserci anche Marcello Cordì, trombato alle elezioni provinciali. In mezzo alle due fazioni ci sono Angelo Errigo e la moglie Gabriella Boccuti (capogruppo in Consiglio) che continuano a predicare unità.
(gi. al.)


E io pago…

luglio 27, 2011

Le risorse del bilancio comunale sidernese sono limitate, ma dello staff del sindaco e dell’ufficio stampa dell’ente non se ne può proprio fare a meno.
E’ quanto si evince dalle ultime delibere della giunta Ritorto pubblicate sul portale istituzionale http://www.comune.siderno.rc.it – a proposito, ora le delibere di giunta vengono pubblicate sul sito – che costituiscono, in data 25 luglio, sia lo staff del sindaco (con delibera numero 82) che l’ufficio stampa dell’ente (delibera 83).
Negli atti vengono citate tutte le norme del vigente ordinamento giuridico che permettono la costituzione sia dello staff che dell’ufficio stampa; il primo viene realizzato con la funzione «di supporto alla direzione politica», l’altro, ovviamente per promuovere l’attività dell’ente, anche se non figurano i nomi delle persone «idonee e competenti» che ne faranno parte e che saranno scelte tra il personale estraneo al novero dei dipendenti comunali, perchè come viene riportato nella delibera «attualmente nell’organigramma dell’ente non sono immediatamente disponibili risorse umane che possano essere utilizzate senza pregiudicare l’operatività del servizio».
Fin qui i contenuti essenziali delle due delibere, con le quali vengono istituiti lo staff del sindaco e l’ufficio stampa dell’ente, anche se nessuno dei due atti specifica i nomi dei rispettivi componenti. Ma non solo. Non c’è un’indicazione precisa nemmeno di quanto costeranno ai contribuenti sidernesi lo staff del sindaco e l’ufficio stampa del Comune. Si sa solo, infatti, che i soldi sono stati trovati apportando «Al bilancio di previsione alcune variazioni al fine di impinguare alcuni capitoli deficitari con prelevamento da altri capitoli». Insomma, hanno preso i soldi da un’altra parte del bilancio comunale e li hanno destinati per lo staff e l’ufficio stampa, come di evince dalla lettura della delibera di giunta numero 69 del 15 luglio, che sancisce la variazione del bilancio di previsione per il 2011. Ma quanti soldi hanno preso? Non si sa. Già, perchè nella delibera in oggetto pubblicata nell’albo pretorio on line del sito del Comune, manca l’allegato “A” redatto dall’unità operativa Economico Finanziaria che contiene tutte le variazioni al bilancio di previsione e che dovrebbe essere «parte integrante e sostanziale della delibera numero 69» e invece non c’è.
Almeno in formato digitale.
E così, a questo punto si accettano scommesse: costerà più o meno dello staff dell’allora sindaco Sandro Figliomeni, composto dall’attuale primo cittadino Riccardo Ritorto e dall’ingegner Domenico Barranca che intascarono a testa 20.164 euro all’anno? E l’ufficio stampa, costerà ancora ai sidernesi oltre 38.000 euro l’anno come quello di cui si avvalse lo stesso Figliomeni? Lo scopriremo a breve. Intanto, va ricordato che con la variazione di bilancio necessaria a istituire lo staff del sindaco e l’ufficio stampa «vengono assicurati e garantiti gli equilibri di bilancio» e che la stessa dovrà essere comunque sottoposta a ratifica da parte del consiglio comunale, visto che è stata adottata dalla giunta «data l’urgenza».
Salvaguardati gli equilibri di bilancio, rimane la questione di opportunità politica, visto che al di là della ratifica da sottoporre al civico consesso, sarebbe interessante conoscere il parere dei cittadini sidernesi sull’effettiva necessità o meno di istituire lo staff del sindaco e soprattutto permettere a tutti di valutare le attitudini professionali di chi ne farà parte e, a posteriori, i risultati che produrrà per il bene dell’ente e della comunità.

g.albanese@calabriaora.it


Dove il mare è più mare che qua

luglio 25, 2011

Santa Caterina dello Jonio è uno dei miei luoghi del cuore. Ho imparato ad apprezzare questo gioiello di paese da quando conosco Mimmo Carone, tra i primi dieci dei miei amici più cari. Sarà che il paese è piccolo e anche in alta stagione l’affollamento è accettabile, sarà perchè è tutto così curato, ma in quel posto potrei anche viverci. Il mare è pulito, la spiaggia una distesa di sabbia dorata e uno spiazzo davanti all’ingresso ai lidi – l’unico – dotato di ogni comodità, rendono questo posto assai gradevole, per non parlare della villetta comunale, un angolo di Svizzera in riva allo Jonio. E così, anche quest’anno, abbiamo deciso di dedicare una giornata alla Corrinsieme, la corsa su strada che Mimmo organizza da 16 anni e che costituisce una delle “classiche” del podismo nazionale.
Insieme agli amici Pippo e Carmela, abbiamo seguito la genesi della manifestazione, dal lavoro svolto la mattina in fase di montaggio, fino all’allestimento di “gonfiabili” e gazebo, dalla preparazione dei ricchi pacchi gara, la cui vendita è servita anche quest’anno ad aiutare la ricerca sul cancro.

E vedere il paese popolarsi ogni anno di tanti atleti è davvero un piacere. Non solo i professionisti reclutati tramite i manager, ma tanti inossidabili Master (alcuni dei quali all’età della pensione ma molto più allenati di me) e soprattutto tanti giovanissimi riempiono il cuore di speranza e gioia. Eccoli alla partenza insieme ai grandi nella “non competitiva”

E poi si rivedono vecchi amici, come Vito da Girifalco, prezioso compagno di scherzi e chiacchierate e involontario protagonista di Taranta revolution

Irrinunciabili cartoline di ogni estate


Si ricomincia

luglio 20, 2011

Già, si riparte. Gli ultimi sette mesi sono stati il periodo più difficile della mia vita e l’epilogo è stato il più triste. Vedere spegnersi gradualmente chi mi ha dato la vita è qualcosa che non si riesce a descrivere. Ma bisogna ricominciare, rituffarsi nella vita quotidiana perchè, in quanto tale va vissuta. Mia madre mi ha trasmesso tanti sani principi e l’attitudine a preoccuparmi sempre per le persone più care. E soprattutto mi ha regalato più di quarant’anni di vita vissuta insieme.

Ai miei amici, tanti, presenti e generosi, i miei più sinceri ringraziamenti per tutte le premure, la vicinanza autentica dimostrata e per la straordinaria capacità di farmi sentire meno solo.

Ora si riparte


Boicottiamoli!

luglio 10, 2011

Su Wikipedia c’è scritto che «Poste italiane S.p.A. è la più grande azienda di servizi italiana. Nata come ente pubblico che gestiva in monopolio i servizi postali e telegrafici per conto dello Stato, ad oggi è una società per azioni il cui capitale è detenuto al 100% dallo Stato italiano attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La società è posta sotto il controllo e la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, già Ministero delle Comunicazioni, ha un organico di circa 150.000 dipendenti ed un utile netto di 1,018 miliardi di euro. Attuale Presidente è Giovanni Ialongo; Amministratore Delegato, Massimo Sarmi» e che «Gli elementi sin qui analizzati resero in definitiva la graduale privatizzazione di Poste una tappa necessaria (l’alternativa poteva essere ad es. il taglio delle attività meno redditizie, abdicando a discapito del servizio universale) e spianarono la strada per un abbandono delle logiche pubblicistiche passate e per intraprendere un nuovo rapporto con lo Stato – costruito di fatto sul Contratto di Programma (Obbligo del Servizio Universale) – più prossimo a principi aziendali di maggiore autonomia tariffaria e relazioni con il personale meno politicizzato (fenomeno ridimensionato, ma nei fatti ancora presente)». Questa è la teoria.
La pratica, invece, è questa:

La foto è stata scattata ieri mattina intorno alle dieci. Una folla di anziani in fila – di cui qualcuno seduto per terra – ad aspettare la propria misera pensione. Come una sorta di supplizio aggiuntivo, per chi è già vecchio, stanco, spesso malato. Una scena straziante che si ripete in maniera quasi sistematica ogni inizio del mese e si protrae fino a giorno 15. Dall’altro lato della “barricata”, impiegati che invitano i correntisti a versare per avere un minimo di liquidità per poter pagare le pensioni. Un cane che si morde la coda frutto di scelte aziendali scellerate, di tagli agli uffici dei paesi piccoli e di campagna, di dimezzamento di orari a quelli più grandi. Insomma, la più grande azienda di servizi sa solo tagliare, rendendo di fatto non fruibili gli altri servizi (ieri ad esempio, era impossibile ritirare una raccomandata perchè non si seguiva nemmeno la logica dei numeretti e dei display) e ancora qualcuno s’illude di poter vendere servizi di tipo bancario o cd e libri – per non parlare del clamoroso flop della telefonia mobile – in un posto del genere, affollato con aria non climatizzata e personale che a furia di tollerare carichi di lavoro così ingenti, diventa spesso scorbutico.

C’è un solo modo per evitare tutto ciò: boicottare Poste Italiane SpA. Hanno voluto la “bicicletta” della privatizzazione? E ora pedalino! Ovvero, si confrontino sul mercato con le poste private e con tutti servizi erogati dagli sportelli abilitati nelle varie tabaccherie, grazie ai quali, ormai, è possibile fare tutti i versamenti che un tempo erano esclusivo appannaggio degli uffici postali. E così, ad esempio, io vado alla Posta solo per ritirare le raccomandate, quando mi è consentito dalla fila e quando l’addetto allo sportello non mi dice «e’ tardi, torna domani», mentre manca circa un’ora alla chiusura.

Quello che vorrei evitare, è vedere anziani sofferenti in fila per ritirare la pensione con la canicola estiva. Vederli prima dell’alba mettersi in fila sulla strada è una scena straziante. E allora mi rivolgo agli uffici dei vari patronati, ultimi avamposti, ormai, di quei corpi intermedi che cercano di avvicinare i cittadini allo Stato: perchè non suggerite a chi va in pensione o fruisce di altri emolumenti per vecchiaia, invalidità, ecc. di fare dei piccoli conti correnti bancari, acreditare lì la pensione e ritirare tutto col bancomat (per chi ha familiarità con queste forme elementari di tecnologia) o comunque agli sportelli bancari che sicuramente sono più celeri e confortevoli di quelli postali? Perchè nel 2011 bisogna assistere ancora a certe scene strazianti? Perchè lasciare a una SpA il sostanziale monopolio di determinati servizi?


Il partito degli onesti

luglio 3, 2011

«Saremo il partito degli onesti». Così ha dichiarato il neo segretario del Pdl Angelino Alfano dopo la formale investitura (ovviamente per cooptazione e non per elezione, in pieno “stile” Pdl); in un primo momento mi è venuto da ridere. Poi ho capito che la cosa è seria quando Cicciolina ha fondato un nuovo partito, dichiarando immediatamente che «Saremo il partito delle vergini».
Allora sì.


L’occasione persa

luglio 3, 2011

Quest’anno al Roma Tarantella Festival non ci sarò. Chi mi conosce, infatti, sa che ho dei motivi piuttosto seri che m’impediscono di allontanarmi da casa. Però se avessi avuto la possibilità, ci sarei andato volentieri, perchè è ancora vivo il ricordo della prima edizione che mi ha visto tra i protagonisti, seppur per una mezzoretta. Ecco i due pezzi usciti oggi su CO. Il primo sottolinea l’aspetto promozionale per la Locride del festival; l’altro – ahinoi – l’indifferenza degli amministratori nei confronti di una vetrina del genere. Sembra strano, ma è così.

Una grande kermesse musicale che come l’anno scorso attirerà migliaia di appassionati nella splendida cornice di villa Carpegna; ma soprattutto una grande vetrina turistica per l’intera Riviera dei Gelsomini, in tempi in cui gli indicatori di settore non inducono all’ottimismo per quanto riguarda il turismo in Calabria.
Proprio così, la seconda edizione del Roma Tarantella Festival, in programma venerdì 8 e sabato 9 luglio nella Capitale, sarà una grande vetrina per il nostro comprensorio. Come ci ha anticipato il suo patron Valerio Filippi, infatti «Saranno presenti al festival almeno cinque agenzie turistiche con altrettanti stand che promuoveranno le bellezze della Locride agli ospiti del festival; ma non solo. Oltre ai tour operator presenti – ha proseguito Filippi – sarà proiettato a ogni cambio di palco il famoso spot della regione Calabria con i Bronzi di Riace animati e, per tutta la durata dei concerti, saranno proiettate sul palco le immagini di tutti i 42 Comuni della Riviera dei Gelsomini, compresi, naturalmente, i borghi antichi, montani e collinari».
Sarà, insomma, una sorta di megaspot permanente della Locride, e soprattutto, l’ennesima dimostrazione d’affetto per questa terra da parte di un giovane romano che ha conosciuto la Locride, se n’è innamorato, ha sposato una ragazza di Caulonia e non ha mai smesso, per quanto nelle sue possibilità, di promoverne l’immagine nella Capitale.
E così, la prima edizione del Roma Tarantella Festival che è andata in scena il 7 e 8 settembre passati, è stata il frutto di un lungo lavoro teso a far conoscere la nostra musica a Roma e dintorni, continuato con le ripetute date degli artisti locridei (Taranproject e Francesco Loccisano in primis) e col gemellaggio tra il I Municipio di Roma (Rione Monti) e il Comune di Caulonia. Insomma, il fil rouge tra Roma e la Locride non si è mai interrotto, passando per il “No mafia day” dello scorso dicembre, fino alle innumerevoli manifestazioni nelle quali la Locride è stata protagonista nella Capitale.
Tornando ai temi più squisitamente musicali, nella prima serata del festival, la cui direzione artistica è stata affidata a Eugenio Bennato, si darà spazio alla musica popolare laziale, con gli Sciarraballo e la Roma Tarantella Orchestral, con la conclusione che vedrà protagonisti gli Scialaruga di Fabio Macagnino da Caulonia.
Nella serata conclusiva, invece, tutto il meglio della musica locridea (Scialaruga a parte): Francesco Loccisano e la sua chitarra “Battente Italiana”, il cantautore roccellese Stefano “Mujura” Simonetta e, come l’anno scorso, gran finale con Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea e i Taranproject.
Tra le tante sorprese in serbo, la partecipazione delle guest star Bungaro e Carlo D’Angiò, mentre alcuni artisti locridei come lo stesso Loccisano e Mico Corapi, saranno i maestri dei vari corsi che si terranno in collaborazione col college Saint Louis. Particolarmente atteso quello di tamburo e cornice, ma anche quello che insegna a trasformare dei semplici cucchiai in strumenti capaci di fare ballare.

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

Del filo diretto tra la Capitale e la Locride, che da tempo hanno stretto un gemellaggio in nome della tarantella, abbiamo scritto diverse volte su queste colonne. E non ci stancheremo mai di farlo pensando all’immagine positiva della nostra terra che i nostri artisti (migliori ambasciatori della Locride nel mondo) sanno dare al di fuori dei nostri confini.
Anche quest’anno, sul palco di villa Carpegna, Francesco Loccisano delizierà il pubblico con la sua chitarra battente e i Taranproject faranno tremare il suolo con la collaborazione di decine di migliaia di persone che danzeranno «cu lu ventu, comu l’unda di lu mari»; Scialaruga insegnerà ai romani che si può prendere in giro i costumi della tamarrìa mafiosa con una “Zzaffratatrance”, così come Mujura, che, con la sua amara ironia, spiegherà loro che «La Santa benedice la Statale 106” e che «La crapa non si scanna se non passa la fiumara”.
Per non parlare poi di Mico Corapi, che quando Scialaruga eseguirà “Esperia” griderà al pubblico capitolino con la sua voce roca da novello Tom Waits «Eu sugnu calabrisi e mi ‘ndi vanti».
E anche noi ci vantiamo dei nostri musicisti nel mondo. Così come ricordiamo di aver dato i natali al rivoluzionario della Repubblica Rossa di Caulonia Pasquale Cavallaro, al quale è dedicato l’intero festival.
Peccato, però, che i sindaci locridei, contattati da Valerio Filippi lo scorso autunno, non abbiamo raccolto l’invito ad esporre gli stand promozionali dei loro comuni al Roma Tarantella Festival.
Non è la Bit di Milano, certo, ma forse una manifestazione che più di ogni altra rende questa terra simpatica, affascinante e turisticamente appetibile, valeva una trasferta capitolina nel secondo fine settimana di luglio.
Valerio Filippi, del resto, non è un cauloniese trapiantato a Roma, ma un romano trapiantato a Caulonia, che rischia di non essere “profeta” nella sua (seconda) patria. Ma a lui non importa. Un festival abituato ad autofinanziarsi, dovrà giocoforza fare i conti con le assenze di alcuni invitati. Una mancanza che sa di occasione persa
. gi. alb.