L’occasione persa

Quest’anno al Roma Tarantella Festival non ci sarò. Chi mi conosce, infatti, sa che ho dei motivi piuttosto seri che m’impediscono di allontanarmi da casa. Però se avessi avuto la possibilità, ci sarei andato volentieri, perchè è ancora vivo il ricordo della prima edizione che mi ha visto tra i protagonisti, seppur per una mezzoretta. Ecco i due pezzi usciti oggi su CO. Il primo sottolinea l’aspetto promozionale per la Locride del festival; l’altro – ahinoi – l’indifferenza degli amministratori nei confronti di una vetrina del genere. Sembra strano, ma è così.

Una grande kermesse musicale che come l’anno scorso attirerà migliaia di appassionati nella splendida cornice di villa Carpegna; ma soprattutto una grande vetrina turistica per l’intera Riviera dei Gelsomini, in tempi in cui gli indicatori di settore non inducono all’ottimismo per quanto riguarda il turismo in Calabria.
Proprio così, la seconda edizione del Roma Tarantella Festival, in programma venerdì 8 e sabato 9 luglio nella Capitale, sarà una grande vetrina per il nostro comprensorio. Come ci ha anticipato il suo patron Valerio Filippi, infatti «Saranno presenti al festival almeno cinque agenzie turistiche con altrettanti stand che promuoveranno le bellezze della Locride agli ospiti del festival; ma non solo. Oltre ai tour operator presenti – ha proseguito Filippi – sarà proiettato a ogni cambio di palco il famoso spot della regione Calabria con i Bronzi di Riace animati e, per tutta la durata dei concerti, saranno proiettate sul palco le immagini di tutti i 42 Comuni della Riviera dei Gelsomini, compresi, naturalmente, i borghi antichi, montani e collinari».
Sarà, insomma, una sorta di megaspot permanente della Locride, e soprattutto, l’ennesima dimostrazione d’affetto per questa terra da parte di un giovane romano che ha conosciuto la Locride, se n’è innamorato, ha sposato una ragazza di Caulonia e non ha mai smesso, per quanto nelle sue possibilità, di promoverne l’immagine nella Capitale.
E così, la prima edizione del Roma Tarantella Festival che è andata in scena il 7 e 8 settembre passati, è stata il frutto di un lungo lavoro teso a far conoscere la nostra musica a Roma e dintorni, continuato con le ripetute date degli artisti locridei (Taranproject e Francesco Loccisano in primis) e col gemellaggio tra il I Municipio di Roma (Rione Monti) e il Comune di Caulonia. Insomma, il fil rouge tra Roma e la Locride non si è mai interrotto, passando per il “No mafia day” dello scorso dicembre, fino alle innumerevoli manifestazioni nelle quali la Locride è stata protagonista nella Capitale.
Tornando ai temi più squisitamente musicali, nella prima serata del festival, la cui direzione artistica è stata affidata a Eugenio Bennato, si darà spazio alla musica popolare laziale, con gli Sciarraballo e la Roma Tarantella Orchestral, con la conclusione che vedrà protagonisti gli Scialaruga di Fabio Macagnino da Caulonia.
Nella serata conclusiva, invece, tutto il meglio della musica locridea (Scialaruga a parte): Francesco Loccisano e la sua chitarra “Battente Italiana”, il cantautore roccellese Stefano “Mujura” Simonetta e, come l’anno scorso, gran finale con Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea e i Taranproject.
Tra le tante sorprese in serbo, la partecipazione delle guest star Bungaro e Carlo D’Angiò, mentre alcuni artisti locridei come lo stesso Loccisano e Mico Corapi, saranno i maestri dei vari corsi che si terranno in collaborazione col college Saint Louis. Particolarmente atteso quello di tamburo e cornice, ma anche quello che insegna a trasformare dei semplici cucchiai in strumenti capaci di fare ballare.

GIANLUCA ALBANESE
g.albanese@calabriaora.it

Del filo diretto tra la Capitale e la Locride, che da tempo hanno stretto un gemellaggio in nome della tarantella, abbiamo scritto diverse volte su queste colonne. E non ci stancheremo mai di farlo pensando all’immagine positiva della nostra terra che i nostri artisti (migliori ambasciatori della Locride nel mondo) sanno dare al di fuori dei nostri confini.
Anche quest’anno, sul palco di villa Carpegna, Francesco Loccisano delizierà il pubblico con la sua chitarra battente e i Taranproject faranno tremare il suolo con la collaborazione di decine di migliaia di persone che danzeranno «cu lu ventu, comu l’unda di lu mari»; Scialaruga insegnerà ai romani che si può prendere in giro i costumi della tamarrìa mafiosa con una “Zzaffratatrance”, così come Mujura, che, con la sua amara ironia, spiegherà loro che «La Santa benedice la Statale 106” e che «La crapa non si scanna se non passa la fiumara”.
Per non parlare poi di Mico Corapi, che quando Scialaruga eseguirà “Esperia” griderà al pubblico capitolino con la sua voce roca da novello Tom Waits «Eu sugnu calabrisi e mi ‘ndi vanti».
E anche noi ci vantiamo dei nostri musicisti nel mondo. Così come ricordiamo di aver dato i natali al rivoluzionario della Repubblica Rossa di Caulonia Pasquale Cavallaro, al quale è dedicato l’intero festival.
Peccato, però, che i sindaci locridei, contattati da Valerio Filippi lo scorso autunno, non abbiamo raccolto l’invito ad esporre gli stand promozionali dei loro comuni al Roma Tarantella Festival.
Non è la Bit di Milano, certo, ma forse una manifestazione che più di ogni altra rende questa terra simpatica, affascinante e turisticamente appetibile, valeva una trasferta capitolina nel secondo fine settimana di luglio.
Valerio Filippi, del resto, non è un cauloniese trapiantato a Roma, ma un romano trapiantato a Caulonia, che rischia di non essere “profeta” nella sua (seconda) patria. Ma a lui non importa. Un festival abituato ad autofinanziarsi, dovrà giocoforza fare i conti con le assenze di alcuni invitati. Una mancanza che sa di occasione persa
. gi. alb.

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