Boicottiamoli!

Su Wikipedia c’è scritto che «Poste italiane S.p.A. è la più grande azienda di servizi italiana. Nata come ente pubblico che gestiva in monopolio i servizi postali e telegrafici per conto dello Stato, ad oggi è una società per azioni il cui capitale è detenuto al 100% dallo Stato italiano attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La società è posta sotto il controllo e la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, già Ministero delle Comunicazioni, ha un organico di circa 150.000 dipendenti ed un utile netto di 1,018 miliardi di euro. Attuale Presidente è Giovanni Ialongo; Amministratore Delegato, Massimo Sarmi» e che «Gli elementi sin qui analizzati resero in definitiva la graduale privatizzazione di Poste una tappa necessaria (l’alternativa poteva essere ad es. il taglio delle attività meno redditizie, abdicando a discapito del servizio universale) e spianarono la strada per un abbandono delle logiche pubblicistiche passate e per intraprendere un nuovo rapporto con lo Stato – costruito di fatto sul Contratto di Programma (Obbligo del Servizio Universale) – più prossimo a principi aziendali di maggiore autonomia tariffaria e relazioni con il personale meno politicizzato (fenomeno ridimensionato, ma nei fatti ancora presente)». Questa è la teoria.
La pratica, invece, è questa:

La foto è stata scattata ieri mattina intorno alle dieci. Una folla di anziani in fila – di cui qualcuno seduto per terra – ad aspettare la propria misera pensione. Come una sorta di supplizio aggiuntivo, per chi è già vecchio, stanco, spesso malato. Una scena straziante che si ripete in maniera quasi sistematica ogni inizio del mese e si protrae fino a giorno 15. Dall’altro lato della “barricata”, impiegati che invitano i correntisti a versare per avere un minimo di liquidità per poter pagare le pensioni. Un cane che si morde la coda frutto di scelte aziendali scellerate, di tagli agli uffici dei paesi piccoli e di campagna, di dimezzamento di orari a quelli più grandi. Insomma, la più grande azienda di servizi sa solo tagliare, rendendo di fatto non fruibili gli altri servizi (ieri ad esempio, era impossibile ritirare una raccomandata perchè non si seguiva nemmeno la logica dei numeretti e dei display) e ancora qualcuno s’illude di poter vendere servizi di tipo bancario o cd e libri – per non parlare del clamoroso flop della telefonia mobile – in un posto del genere, affollato con aria non climatizzata e personale che a furia di tollerare carichi di lavoro così ingenti, diventa spesso scorbutico.

C’è un solo modo per evitare tutto ciò: boicottare Poste Italiane SpA. Hanno voluto la “bicicletta” della privatizzazione? E ora pedalino! Ovvero, si confrontino sul mercato con le poste private e con tutti servizi erogati dagli sportelli abilitati nelle varie tabaccherie, grazie ai quali, ormai, è possibile fare tutti i versamenti che un tempo erano esclusivo appannaggio degli uffici postali. E così, ad esempio, io vado alla Posta solo per ritirare le raccomandate, quando mi è consentito dalla fila e quando l’addetto allo sportello non mi dice «e’ tardi, torna domani», mentre manca circa un’ora alla chiusura.

Quello che vorrei evitare, è vedere anziani sofferenti in fila per ritirare la pensione con la canicola estiva. Vederli prima dell’alba mettersi in fila sulla strada è una scena straziante. E allora mi rivolgo agli uffici dei vari patronati, ultimi avamposti, ormai, di quei corpi intermedi che cercano di avvicinare i cittadini allo Stato: perchè non suggerite a chi va in pensione o fruisce di altri emolumenti per vecchiaia, invalidità, ecc. di fare dei piccoli conti correnti bancari, acreditare lì la pensione e ritirare tutto col bancomat (per chi ha familiarità con queste forme elementari di tecnologia) o comunque agli sportelli bancari che sicuramente sono più celeri e confortevoli di quelli postali? Perchè nel 2011 bisogna assistere ancora a certe scene strazianti? Perchè lasciare a una SpA il sostanziale monopolio di determinati servizi?

4 risposte a Boicottiamoli!

  1. maxreale scrive:

    Tutto vero Gianluca, se ti puo’ far piacere saperlo🙂 io da tanto tempo non ricorro piu’ ai servizi delle Poste.
    Il mal funzionamento di Poste Italiane Spa dipende senz’altro dalle scelte scellerate dei dirigenti e dalle strategie che, come spesso accade in Italia, puntano alla suddivisione degli utili piu’ che al miglioramento dei servizi (e non capiranno mai che le 2 cose possono benissimo andare di pari passo!).
    Pero’ una cosa la devo dire: la foto si riferisce alla Posta centrale di Siderno e li’ ci sono alcuni impiegati che andrebbero mandati a casa a calci in culo. Io non ci vado da mesi e mesi perche’ non ci sto ad essere trattato con quella freddezza e quasi come se mi facessero un favore a servirmi. 10-15 anni fa c’era un’atmosfera quasi familiare con un gruppo di dipendenti gentilissime ed educatissime forse solo una era un po acida, ma oggi ce ne sono almeno tre che forse dovrebbero rendersi meno arroganti e lavorare con piu’ umanita’, visto che hanno la fortuna di avere un posto statale di questi tempi…………….

  2. Mimmo Panetta scrive:

    Cosa ho proposto al c.c. del 11/07/011
    I continui disagi a cui sono costretti i cittadini sidernesi quando debbono servirsi dell’ufficio postale, mi spingono a fare appello alla Sua sensibilità ed al ruolo che Lei svolge nel dirigere l’amministrazione comunale di questa Città, affinché assuma una qualche iniziativa in direzione dei vertici delle Ente di cui stiamo parlando, perché prendano provvedimenti finalizzati a rendere più efficiente l’intero servizio. Fermo restando il lodevole impegno e la evidente professionalità dei lavoratori delle agenzie che operano nel territorio comunale, c’è da osservare che le carenze di personale e quindi organizzative scaricano sull’utenza, tutta, il peso di un disservizio, che stà diventando insostenibile. Si evidenzia, infatti, come Siderno, pur essendo nella Locride la Città con un maggior numero di abitanti e, quello che è ancora più significativo, con una notevole movimentazione di atti postali ( essendo Siderno sede di tante imprese, di artigiani e commercianti), ha gli uffici postali aperti al pubblico soltanto nelle ore antimeridiane. Tutto questo comporta sia un notevole carico di lavoro sui pochi dipendenti attualmente in servizio sia, soprattutto, delle file interminabili per il cittadino utente. Quanti di noi non hanno dovuto perdere ore ed ore ad aspettare il disbrigo una banale pratica? O quanti si son dovuto arrendere abbandonando l’Ufficio dopo una inutile attesa di qualche ora?
    Con la presente, a nome delle migliaia di cittadini sidernesi che subiscono una assurda perdita di tempo per il disbrigo di pratiche, che altrove trovano ragionevole soluzione, mi rivolgo a Lei,perché faccia richiesta, ai vertici aziendali, che venga ripristinata l’apertura pomeridiana dell’ufficio postale della sede centrale di Siderno. Questa soluzione, oltre ad alleggerire il numero delle utenze durante il servizio che si svolge la mattina, darebbe altresì la possibilità a coloro che sono impediti, per motivi di lavoro, di poter utilizzare i servizi offerti dagli uffici postali nelle ore pomeridiane. Mimmo Panetta

  3. Giuseppe scrive:

    Carissimo Gianluca e carissimi interlocutori di questo blog, è proprio vero che ormai è sempre più consuetudine acclarata che chi parla lo fa senza sapere e soprattutto senza mettere in moto il cervello, sempre che qualcuno ce l’abbia. In primis vorrei far presente a voi altri che innanzitutto quella che dite di voler boicottare, ad oggi proprio perché ha nel Ministero del Tesoro il suo praticamente unico azionista, grazie alla scelleratezza del suo management, cosa di cui possiamo parlare più nel dettaglioma che è molto lontana dall’idea che avete in merito voi, ad oggi Poste Italiane con i suoi ricavi continua a pagare gli stipendi dei lavoratori statali che svolgono le proprie mansioni in settori vitali quali: la sanità, la scuola, la giustizia ecc.
    Detto ciò ci penserei un attimino a vaneggiare in nome di un boicottaggio che non ha ragione d’essere perchè altrimenti vorrei proprio vedere tutti quei comuni medio piccoli senza l’ufficio postale come farebbero visto che nei comuni fino a 5000 abitanti le Poste Italiane esercitano anche una funzione di inclusione sociale non indifferente proprio perché sono comuni dove anche i medicinali vengono consegnati da Poste alle farmacie del luogo. Pertanto vi prego di astenervi da stronzate senza senso dettate dalla solita cultura dello sfascio tipica delle zone dove il malaffare la fa da padrone proprio come dove vivi tu mio caro Gianluca. Giuseppe

  4. gianlucalbanese scrive:

    Meno male che c’è Giuseppe, unico detentore/possessore/proprietario di un cervello e unico a saperlo usare in maniera congrua. Descrive Poste Italiane come una sorta di associazione di filantropi, intervenendo con inaudita arroganza e col consueto bagaglio di pregiudizi verso l’altro che vive lontano da lui e non la pensa come lui. Conosco diversi farmacisti rurali di paesi inferiori a mille abitanti, e non mi risulta che le loro piccole farmacie vengano rifornite da Poste Italiane, che in quei piccoli centri, piuttosto, chiude gli uffici o li lascia aperti solo un paio di giorni la settimana, e solo di mattina. Così come mi piacerebbe sapere dall’informatissimo Giuseppe, che sicuramente conosce a menadito il bilancio dello Stato, in che misura tutti i servizi statali beneficiano dei proventi di Poste Italiane, che da come parla lui sembra l’architrave su cui poggia l’intero apparato statale. Ma si sa, qui, nel regno del malaffare, laddove i pensionati passano mattinate intere per ritirare le loro spettanze, dove per fare un versamento fai file di ore e per fare una raccomandata o ritirarne una munito dell’avviso devi chiedere mezza giornata di ferie, le Poste hanno un altro volto, che non è quello del quadro idilliaco descritto dal postino Giuseppe, ma rimangono una SpA che nei servizi in cui agisce in regime di concorrenza, è nettamente meno competitiva delle poste private. Continuerò a preferire queste ultime, nonostante l’intervento di Giuseppe da Nonsisadove, che non brilla per senso del dialogo e visione reale della realtà nazionale. E nemmeno per educazione.

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