Tarantellopoli/2. Diritto di replica. E di controreplica

agosto 30, 2011

Facendo seguito all’arbitraria ricostruzione pubblicata su Calabria Ora riguardo la scelta del vincitore del Kaulonia Tarantella Future 2011, se davvero dobbiamo dirla, allora è il caso di dirla tutta.
La giuria della finale, convocata direttamente da Eugenio Bennato, oltre ad un giornalista molto vicino alla scena musicale locale, aveva in seno anche 2 membri originari di Marina di Gioiosa Jonica, uno dei quali addirittura parente dei Gioia Popolare, guarda caso, anch’essi di Gioiosani. Sempre casualmente proprio questi 3 membri hanno indicato la giovane band come preferita. In opposizione ai suddetti, gli altri 4 in giuria, seppur indecisi sul vincitore, avevano idee molto chiare sulla band locridea, già giunta in finale tra contestazioni e pressioni di ogni sorta. La stessa Laura Cuomo, assistente personale di Bennato, si era detta sconcertata dalla presa di posizione dei 3 giurati autoctoni, immaginandosi scherzosamente, all’indomani, impiccata in piazza Mese dal direttore artistico in caso di affermazione dei giovani Gioiosani. Del resto, con una vittoria dei Gioia Popolare si sarebbero ottenuti 2 risultati : avremmo decretato la morte del concorso per oggettiva poca credibilità nella scelta del vincitore e il prematuro insuccesso dei Gioia Popolare, band dal buon talento ma ancora troppo acerba per affrontare un palcoscenico nazionale. La mia presa di posizione sugli Astiokena, poi sostenuta con forza dagli altri giurati non “condizionati”, è stato un atto di responsabilità dovuto a chi vuole bene davvero a questo festival. Dall’altra parte c’è chi, non invitato, ha mangiato, bevuto e dispensato sorrisi nel backstage per 5 giorni, per poi denigrare a mezzo stampa nel sesto. Io ho il brutto vizio di parlare chiaro, dritto in faccia e di dire sempre quel che penso. Altri preferiscono fingere sorrisi e poi inviare missive al vetriolo. E’ questo un gioco che, all’occorrenza, so fare anch’io.
MASSIMO BONELLI – CNI MUSIC

Bonelli non si smentisce e non smentisce. E dimentica che chi scrive è un giornalista, e in quanto tale racconta i fatti così come sono accaduti, facendo nomi, cognomi e riportando le dichiarazioni rese in maniera fedele. Lui no. La giuria non è stata convocata da Bennato, che personalmente ho incontrato solo l’ultima delle tre (non cinque) sere in cui sono stato presente, ma dallo stesso Bonelli, un minuto prima della riunione. Non è anomalo che non fosse nota prima del concorso la sua composizione? Così come non è anomalo il fatto che non vi sia traccia nel sito ufficiale http://www.kauloniatarantellafestival.it di uno straccio di regolamento del concorso? Caro Bonelli, il punto non è chi sia risultato primo al “contest”, ma l’approssimazione con la quale si è condotta la kermesse. Con la sua nota, il manager CNI ammette che un gruppo è finito in finale “tra contestazioni e pressioni di ogni sorta”. Che tipo di pressioni? Da parte di chi? Sia chiaro, Bonelli, invece di accusare chi ha espresso il proprio parere, come tutti i giurati, di essere “condizionato” e ci racconti questi lati oscuri della vicenda che, evidentemente, non conosciamo. O misura gli altri col proprio metro? Perchè non ha contestato nel merito la ricostruzione dei fatti contenuta nel mio articolo giornalistico (non “missiva al vetriolo”) ammettendo di aver deciso da solo il vincitore? Ci saremmo aspettati maggiore precisione dal titolare di una società che è costata il 48,4% del bilancio complessivo del festival (52.800 euro contro i 46.050 spesi per cast artistico, corsi e seminari). Quanto basta per «voler bene davvero» al festival e far sentire Bonelli come se fosse il padrone di casa, libero di trattare i giornalisti accreditati come se fossero ospiti indesiderati della “sua” mensa.
Gianluca Albanese

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Ktf 25/08/11…”Tarantellopoli”

agosto 28, 2011

CAULONIA (RC) Il gruppo vincitore del I Kaulonia Tarantella Future c’è, ed è stato ufficializzato nel corso della conferenza stampa tenutasi nella tarda mattinata di ieri. Il punto è che non è quello scelto dalla giuria riunitasi all’una e trenta del mattino di ieri. Il “contest” era la novità di quest’anno, perchè come spiegò in una nota inviata agli organi di stampa lo scorso 31 luglio Massimo Bonelli, amministratore della Cni music Srl (cui è affidata, come si legge nell’home page del sito http://www.kauloniatarantellafestival.it l’organizzazione generale della manifestazione) «A costo zero per il Comune di Caulonia, incoraggiati dall’entusiasmo dell’assessore Riccio, la Cni music ha istituito e lanciato il Kaulonia Tarantella Future, concorso per nuovi artisti della musica popolare, primo evento del genere in Italia che premia il vincitore con un contratto editoriale e discografico». I gruppi finalisti sono stati sei (uno in più rispetto ai cinque previsti): i calabresi Astiokena da Isola Capo Rizzuto, Gioia Popolare da Marina di Gioiosa Ionica e Lira battente da Vibo Valentia; i siciliani Kaloma da Messina; i pugliesi A3 – Apulia Project da Terlizzi e i salernitani Novarota. Dopo le loro esibizioni di venerdì sera che hanno ricevuto il plauso del pubblico ma hanno fatto storcere il naso a più di un critico presente nel backstage, è stato proprio l’amministratore della Cni Massimo Bonelli a scegliere tra gli astanti gli altri sei giurati che avrebbero dovuto indicare il gruppo vincitore.

Il gruppo, che si è riunito in una saletta sopra i locali della segreteria, era composto, oltre che da chi scrive e da Bonelli, dai musicisti Francesco Loccisano e Mico Corapi, dall’assessore alla Cultura del Comune di Caulonia Ninni Riccio, da Laura Cuomo della segreteria del direttore artistico del festival Eugenio Bennato e da Eleonora Uselli di Parole e dintorni Srl che ha curato l’ufficio stampa della manifestazione. Si è quindi proceduto a concordare i criteri di valutazione, propendendo per la scelta secca di un gruppo per ogni singolo giurato, senza prevedere maggioranze qualificate (o assolute) per decretarne la vittoria. In pratica, avrebbe dovuto vincere chi aveva più voti. A turno, ogni giurato ha espresso la propria preferenza, motivando altresì la scelta, e al termine della votazione, è risultato quanto segue: 3 voti ai Gioia Popolare, 2 ai Lira battente, e uno a testa ad Astiokena e Kaloma. La scelta non è andata giù a Bonelli, che già durante la votazione ha invitato i giurati a «uscire dal provincialismo di chi pensa che la tarantella sia solo ritmo di terzina e tradizione», creando, di fatto, l’impasse che l’assessore Riccio ha cercato di superare proponendo una sorta di ballottaggio tra i due gruppi più votati, ovvero Gioia Popolare e Lira Battente. Proposta cassata da Bonelli, che ha detto «Facciamo un atto di forza, o meglio, un atto d’ufficio ordinativo e scegliamo gli Astiokena», tra lo stupore di molti dei presenti, che all’uscita hanno espresso perplessità sui metodi e i criteri di scelta, che, di fatto, hanno reso vana la presenza di sei giurati su sette. Una decisione che farà discutere, giunta nella penultima serata di un’edizione di un Kaulonia Tarantella festival in cui le polemiche non sono mancate.

GIANLUCA ALBANESE g.albanese@calabriaora.it.

20110828-213114.jpg Nella foto, la faccia di uno dei giurati dopo la clamorosa decisione 🙂


Kaulonia Tarantella Festival 24/08/11: il backstage

agosto 26, 2011

È un esercito pacifico ma ugualmente efficiente. È quello delle magliette nere dello staff del Kaulonia Tarantella Festival. Sono loro i protagonisti di un backstage tutto sommato tranquillo nella seconda serata della kermesse. Catering, accoglienza, ordine e assistenza continua agli artisti sono assicurati. I due cantanti, invece, hanno vissuto la loro serata in maniera diversa: tranquillo e pacato Carlo D’Angiò, che sul palco ha proposto alcuni grandi classici come “Riturnella”, “Tarantella del Gargano” e “Brigante se more”, attorniato da alcuni lungocriniti musicisti che a fine serata sono usciti carichi di trolley e strumenti in spalla; teso, tesissimo Edoardo Bennato, che con modi assai sbrigativi non ha concesso l’intervista richiesta da un collega. Appare teso persino al tavolo, mentre il resto del backstage (in primis la presentatrice in abito rosa confetto) ballano sulle note dell’orchestra partenopea. Alle 23,30, però, tutto diventa molto rock, con tanto di piacevole e fresca brezzolina spuntata da chissà dove. È il momento di “Capitan Uncino”, che indossa gli occhiali con le lenti blu per nascondere le inevitabili occhiaie. Il tempo passa anche per lui, che però dimostra di non volersi dimettere da rockstar, e sul palco va subito al dunque con i grandi classici ascoltati da piccoli «dentro un juke-box che suonava»: “Abbi dubbi” e “Sono solo canzonette” in primis. Bella e affiatata la band, ma quello che si fa nuotare più di tutti è Gennaro ‘o chitarrista: faccia e fisico da scugnizzo, è suo l’ultimo sorso di birra prima di salire a suonare. Il suono distorto della sua Fender rende tutto inevitabilmente più rock e poco prima della fine si rende protagonista di una vera e propria acrobazia: si rompe una corda della sua chitarra mentre Bennato sta per sfumare l’autobiografica “Cantautore”; con la complicità di un corpulento collaboratore riesce a cambiarla prima della fine del brano, e la scena ricorda la sollecitudine di un pit-stop di Formula Uno, tanto che il riff arriva puntuale con Gennarino che scambia uno sguardo d’intesa con “’O chiatto”, come a dire…«hai visto che ce l’abbiamo fatta?». Intanto, nel retropalco una fila di uomini in divisa e personale del 118 accompagna un giovane in barella vittima di un malore. Sembra nulla di grave. Sono passate quasi due ore dall’inizio del concerto e il pubblico di piazza Mese non ne vuole sapere di tornare a casa. La pausa è brevissima e sulle scale Bennato concorda al volo il lungo bis, che inizia con l’apprezzatissima “Un giorno credi”. Il palco è casa sua. E si vede. g.albanese@calabriaora.it


Calabrian dandy

agosto 23, 2011

Poi non mi dite che sono campanilista e che promuovo solo gli artisti miei conterranei. Il punto è che tra la nouvelle vague dei cantautori del nuovo secolo uno dei migliori è proprio un calabrese. Parlo di Dario Brunori (alias Brunori sas) da Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza. L’ho scoperto tardi ma l’ho subito apprezzato. Temi semplici e diretti, i suoi, con l’utilizzo principale della chitarra acustica (da vero cantautore italiano) e un velo di nostalgia sempre presente che sa provare solo chi conosce “la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia”. Brunori è questo. Con un nome d’arte commerciale proprio per ironizzare su quello che sembrava il suo destino scritto: lavorare nel cementificio di famiglia; ma lui, impertinente, rispose “giammai”. Immediato, quasi scontato il paragone con Rino Gaetano, e non solo per l’appartenenza territoriale, ma perchè, ad esempio, la sua “Guardia ’82” è figlia naturale di “Sfiorivano le viole”: stesse spiagge, stessa introspezione, medesima nostalgia. Spero di poter trovare presto su I-tunes il suo nuovo album “Poveri cristi”. Per ora mi accontento del Volume I la cui canzone più famosa gira da parecchio tempo nelle radio nazionali. Ha la freschezza del primo Bersani di “Freak”. S’intitola “Italian dandy”. Ed è già un classico.


Quando la candalìa va superata

agosto 21, 2011

Ha ragione Virginia: a volte troppa candalìa fa male e cedervi troppo spesso impedisce di passare delle piacevolissime serate come quella di ieri, nella quale – va detto – non sono mancati gli intoppi ma, come si suol dire, tutto è bene quel che finisce bene.

Ore 20,15. La candalìa sulla sdraio nello spiazzo antistante l’ingresso di casa mia era davvero deliziosa. Dopo il lavoro, infatti, trastullarsi un po’, accarezzato da un’inaspettata brezza mi ha fatto davvero rilassare, accomunandomi alle abitudini di chi ha abitato quella casa in passato, in primis i miei nonni e mio zio. Non nascondo che ho pensato «ma chi me lo fa fare a muovermi da qui?». Poi è arrivata l’ora di cena, anche questa tipica di certi usi che da queste parti ti fanno sentire anche i sapori dell’estate: insalata di pomodori ciliegino e cipolle bianche (le mie preferite) condita da un pizzico di sale, origano e uno specialissimo olio extravergine di primissima spremitura, squisito omaggio della famiglia della mia fraterna amica Tonina. Ahhhhhhhh…la scatoletta di Simmenthal è stata il contorno dell’insalata e non il contrario. Poi via, verso Roccella Ionica e la serata finale del festival jazz “Rumori mediterranei”.

Ore 21,15: la fila in direzione Nord (verso Roccella, appunto) è infinita, e faccio fatica ad inserirmi. Si procede a passo d’uomo, complice la festa patronale di Marina di Gioiosa Ionica, vero e unico grande ostacolo verso la mia meta. Dopo un quarto d’ora avrò percorso sì e no duecento metri e quando vedo qualche automobilista che torna indietro sono tentato di fare altrettanto. Ma resisto, complici i «finestrini aperti a dissetarmi di vento» e quel buon sapore di cipolla che resiste in bocca al passaggio di qualsiasi pasta dentifricia, anche quella del Capitano. Dopo un po’ un’insegna con la “M” gialla e uno strano e sgradevole odore di grassi vari che si sente fino alla riva del mare mi dicono che i metri percorsi sono diventati cinquecento. Quando l’impresa sembrava diventare vana, con doppie e triple file di automobilisti idioti che si formavano nell’unica corsia a disposizione in direzione Nord, si è aperto un varco inatteso: lo svincolo verso la strada di grande comunicazione “Jonio-Tirreno” mi suggerisce un percorso alternativo. Si allunga decisamente, ma ho già in mente il percorso: Marcinà inferiore, Gioiosa Ionica, viale delle Rimembranze e poi la vecchia provinciale che mi conduce fino a via Piero Gobetti. Il percorso è lungo ma mi libera dalla schiavitù dell’alternanza tra prima e seconda marcia, permettendomi finalmente di mettere terza quarta e quinta. La scelta si rivela azzeccata, anche perché le vie interne di Gioiosa Marina si presentano inusitatamente scorrevoli e alle 22,20 raggiungo, finalmente, il lungomare di Roccella Jonica, unico posto laddove è possibile trovare parcheggio.

Ore 22,25: dopo una passeggiata condotta col mio tradizionale passo svelto raggiungo l’anfiteatro al Castello. Un rapido saluto ad alcuni amici e poi vado in cerca del mio posto nelle file riservate alla stampa, visto che ho appeso al collo il mio regolare pass di giornalista accreditato. Mi fanno attendere un po’, per dirmi che i posti riservati alla stampa sono tutti esauriti. Non mi metto a litigare perchè lascio ad altri le discussioni in cui s’inserisce sempre il “lei non sa chi sono io”. Non è il mio stile e poi solo cretini e ignoranti si vantano perchè hanno in tasca un tesserino o un pass appeso al collo. E vi posso assicurare che non sono pochi, ahinoi. Resto a lato del palco, quando sta per finire il primo concerto. Dalla postazione di Radio Roccella mi chiamano per una breve intervista e poi saluto un po’ di bella gente che staziona da quelle parti: Simona, Pasquale, Giusy, Marò, Ciccio Loccisano e i Voicelink. Finalmente inizia lo spettacolo di Nicola Piovani con l’orchestra nazionale dei conservatori italiani. La musica c’entra poco col jazz ma mi rapisce subito, con le note delle colonne sonore di tanti film, realizzate dal maestro.

Lo spettacolo del pubblico assiepato sulle gradinate è impressionante. Saranno stati quattromila, secondo l’autorevole stima del professor Certomà. Tutti rapiti dalla musica del concerto. Tutti in piedi per la standing ovation finale. E tutti usciamo dall’anfiteatro canticchiando o fischiettando il motivetto della colonna sonora de “La vita è bella”.

Il gelato in compagnia del kking e della qqueen mi ha permesso di arrivare fino alle 2, quando la strada del ritorno si è fatta più sgombra, anche a Gioiosa Marina. Insomma, ne è valsa proprio la pena, e non ho potuto fare a meno di pensare che non è vero che un pubblico così numeroso ed eterogeneo lo attirano solo le sagre paesane o le postazioni fisse di Rtl sul lungomare. No, quando c’è musica di qualità tutti vanno ad ascoltarla: giovani, anziani, famiglie e appassionati che non si autoproclamano competenti di musica, come certi tromboni continuano a fare.

Insomma, ne è valsa la pena. E pensare che stavo per cedere alla candalìa…


Candalia

agosto 14, 2011

20110814-204115.jpg. Candalia Ho conosciuto quest’espressione da quando ho imparato ad apprezzare gli Scialaruga e ho iniziato a usarla spesso. Rappresenta uno dei pochi lussi che mi posso permettere durante l’anno e solo in certe giornate di ferie. Il mio concetto di candalia va oltre i canoni della messicana siesta: durante la candalia infatti non e’ necessario dormire. Anzi, non si dorme quasi mai. Ci si rilassa, questo si’, ma dopo aver scelto una visuale tale da agevolare il relax. La mia e’ questa: l’aiuola vicino all’ingresso della mia casetta, la casa del vicino sullo sfondo e il lato b della coreana che regge ancora nonostante l’eta’. Durante la candalia ogni pensiero cessa di essere prioritario: tutto e’ tranquillamente rinviabile: dalla spesa a quei lavoretti con zappa e cesoia. Anche l’irrigazione dei vasi con basilico, prezzemolo e salvia puo’ essere rimandata. Perché per me, almeno in questo periodo, dalle 16 in poi non c’e’ altra occupazione che la candalia. A proposito: e’ arrivata una leggera brezza. Vi lascio: ora sono tutto per lei…W la Candalia!


Strepitosa Bandabardò!

agosto 5, 2011

In certi miei momenti forse oziosi, mi chiedo quale sia stata, negli ultimi quindici anni, la realtà musicale tale da farmi appassionare, acquistare gli album dopo aver conosciuto e apprezzato di tutto, dai grandi cantautori italiani al rock, passando per il reggae e la musica popolare. La risposta è semplice. A parte i fenomeni musicali della mia terra (Scialaruga, Loccisano, Mujura e Taranproject), la più bella novità della musica italiana degli ultimi tre lustri si chiama senza dubbio Bandabardò. Li conobbi a metà del decennio scorso e me ne innamorai – musicalmente parlando – subito. Un genere unico quello del gruppo toscano, che spazia dal rock alla canzone d’autore, a quella degli chansonnier con frequenti incursioni nella latino americana.

Ho acquistato a scatola chiusa su I-tunes il loro ultimo album “Il mago scaccianuvole” e mai acquisto fu così gradito. L’opera, infatti, è tra le migliori del loro repertorio.

Si apre con la titol-track che resta nel filone del viaggio in America latina con un richiamo quasi onirico all’arrivo del mago Oudinì. Prosegue con un altro omaggio ai personaggi della storia: dopo il “Che Guevara” di “Tre passi avanti”, stavolta è il turno della rivoluzionaria tedesca Rosa Luxembourg ricordata con affetto e allegria. La terza traccia “Spicchi di mele secche” è un affresco sulla cultura contadina, con affascinanti sonorità acustiche che accarezzano la mente dell’ascoltatore. La realtà contemporanea, invece, è protagonista di “Un paese cortigiano”, una sorta di inno di amore-odio verso l’Italia, della quale vengono descritti gli annosi problemi, gli scandali e anche le delizie. Una sorta di “Aida” di Rino Gaetano quarant’anni dopo. “Spogliati” è passione, ironia, introspezione sullo stile chansonnier, che costituisce il giusto preludio ad “Amore bellissimo”, perfetta sintesi tra una poesia sussurrata alla De Andrè e una sorprendente chitarra acida che ricorda quella dei Pink Floyd di “Animals” o “Shine on you crazy diamond”. A destare dala velata malinconia di quest’ultimo brano, ci pensa “Sant’Eustachio”, ode al protettore dell’udito, in pieno stile Angelo Branduardi e poi due brani scanzonati come “Godi” e “Come i Beatles”. Il finale è in crescendo: prima il lentaccio rock “Interessa la danza”, pieno di eros, e poi la cornucopia di ritmi, suoni e strumenti in “Preoccupato marasma”, fotografia del mondo contemporaneo visto dall’occhio sensibile dell’artista. Si chiude volgendo lo sguardo e l’attenzione verso civiltà che evidentemente hanno a cuore più di noi la spiritualità con “Hanno ragione loro”, che musicalmente ricorda il Battisti di “Nessun dolore”.
Insomma, si tratta di un grande album che non può mancare nella playlist degli intenditori di buona musica. Spero, un giorno, di poterli ascoltare dal vivo. Gli anni in cui suonavano al Blue Dahlia, infatti, sono lontanissimi e allora non li conoscevo 😦