Quando la candalìa va superata

Ha ragione Virginia: a volte troppa candalìa fa male e cedervi troppo spesso impedisce di passare delle piacevolissime serate come quella di ieri, nella quale – va detto – non sono mancati gli intoppi ma, come si suol dire, tutto è bene quel che finisce bene.

Ore 20,15. La candalìa sulla sdraio nello spiazzo antistante l’ingresso di casa mia era davvero deliziosa. Dopo il lavoro, infatti, trastullarsi un po’, accarezzato da un’inaspettata brezza mi ha fatto davvero rilassare, accomunandomi alle abitudini di chi ha abitato quella casa in passato, in primis i miei nonni e mio zio. Non nascondo che ho pensato «ma chi me lo fa fare a muovermi da qui?». Poi è arrivata l’ora di cena, anche questa tipica di certi usi che da queste parti ti fanno sentire anche i sapori dell’estate: insalata di pomodori ciliegino e cipolle bianche (le mie preferite) condita da un pizzico di sale, origano e uno specialissimo olio extravergine di primissima spremitura, squisito omaggio della famiglia della mia fraterna amica Tonina. Ahhhhhhhh…la scatoletta di Simmenthal è stata il contorno dell’insalata e non il contrario. Poi via, verso Roccella Ionica e la serata finale del festival jazz “Rumori mediterranei”.

Ore 21,15: la fila in direzione Nord (verso Roccella, appunto) è infinita, e faccio fatica ad inserirmi. Si procede a passo d’uomo, complice la festa patronale di Marina di Gioiosa Ionica, vero e unico grande ostacolo verso la mia meta. Dopo un quarto d’ora avrò percorso sì e no duecento metri e quando vedo qualche automobilista che torna indietro sono tentato di fare altrettanto. Ma resisto, complici i «finestrini aperti a dissetarmi di vento» e quel buon sapore di cipolla che resiste in bocca al passaggio di qualsiasi pasta dentifricia, anche quella del Capitano. Dopo un po’ un’insegna con la “M” gialla e uno strano e sgradevole odore di grassi vari che si sente fino alla riva del mare mi dicono che i metri percorsi sono diventati cinquecento. Quando l’impresa sembrava diventare vana, con doppie e triple file di automobilisti idioti che si formavano nell’unica corsia a disposizione in direzione Nord, si è aperto un varco inatteso: lo svincolo verso la strada di grande comunicazione “Jonio-Tirreno” mi suggerisce un percorso alternativo. Si allunga decisamente, ma ho già in mente il percorso: Marcinà inferiore, Gioiosa Ionica, viale delle Rimembranze e poi la vecchia provinciale che mi conduce fino a via Piero Gobetti. Il percorso è lungo ma mi libera dalla schiavitù dell’alternanza tra prima e seconda marcia, permettendomi finalmente di mettere terza quarta e quinta. La scelta si rivela azzeccata, anche perché le vie interne di Gioiosa Marina si presentano inusitatamente scorrevoli e alle 22,20 raggiungo, finalmente, il lungomare di Roccella Jonica, unico posto laddove è possibile trovare parcheggio.

Ore 22,25: dopo una passeggiata condotta col mio tradizionale passo svelto raggiungo l’anfiteatro al Castello. Un rapido saluto ad alcuni amici e poi vado in cerca del mio posto nelle file riservate alla stampa, visto che ho appeso al collo il mio regolare pass di giornalista accreditato. Mi fanno attendere un po’, per dirmi che i posti riservati alla stampa sono tutti esauriti. Non mi metto a litigare perchè lascio ad altri le discussioni in cui s’inserisce sempre il “lei non sa chi sono io”. Non è il mio stile e poi solo cretini e ignoranti si vantano perchè hanno in tasca un tesserino o un pass appeso al collo. E vi posso assicurare che non sono pochi, ahinoi. Resto a lato del palco, quando sta per finire il primo concerto. Dalla postazione di Radio Roccella mi chiamano per una breve intervista e poi saluto un po’ di bella gente che staziona da quelle parti: Simona, Pasquale, Giusy, Marò, Ciccio Loccisano e i Voicelink. Finalmente inizia lo spettacolo di Nicola Piovani con l’orchestra nazionale dei conservatori italiani. La musica c’entra poco col jazz ma mi rapisce subito, con le note delle colonne sonore di tanti film, realizzate dal maestro.

Lo spettacolo del pubblico assiepato sulle gradinate è impressionante. Saranno stati quattromila, secondo l’autorevole stima del professor Certomà. Tutti rapiti dalla musica del concerto. Tutti in piedi per la standing ovation finale. E tutti usciamo dall’anfiteatro canticchiando o fischiettando il motivetto della colonna sonora de “La vita è bella”.

Il gelato in compagnia del kking e della qqueen mi ha permesso di arrivare fino alle 2, quando la strada del ritorno si è fatta più sgombra, anche a Gioiosa Marina. Insomma, ne è valsa proprio la pena, e non ho potuto fare a meno di pensare che non è vero che un pubblico così numeroso ed eterogeneo lo attirano solo le sagre paesane o le postazioni fisse di Rtl sul lungomare. No, quando c’è musica di qualità tutti vanno ad ascoltarla: giovani, anziani, famiglie e appassionati che non si autoproclamano competenti di musica, come certi tromboni continuano a fare.

Insomma, ne è valsa la pena. E pensare che stavo per cedere alla candalìa…

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